l’analisi

Euro digitale, la via alla sovranità monetaria dell’Europa



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L’euro digitale nasce per rafforzare la sovranità monetaria europea e ridurre la dipendenza da reti di pagamento esterne. Il progetto punta anche a tagliare i costi delle transazioni e ad ampliare l’accesso ai pagamenti digitali, ma resta aperto il confronto su limiti, privacy e ruolo delle banche

Pubblicato il 13 apr 2026

Mario Dal Co

Economista e manager, già direttore dell’Agenzia per l’innovazione



euro digitale; fondi transizione 5.0; stablecoin
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L’euro digitale è al centro di una trasformazione che riguarda sovranità monetaria, pagamenti e rapporti di forza tra Europa, Stati Uniti e grandi operatori privati. Il tema si lega subito alla tenuta del sistema monetario e alla convertibilità della moneta nell’economia digitale.

Le radici storiche del sistema monetario moderno

Negli ultimi tre secoli il sistema monetario si è sviluppato dalla scala nazionale a quella europea a quella mondiale. Il contante emesso dalla banca centrale ha svolto un ruolo cruciale nel mantenere la fiducia nella convertibilità della moneta delle banche commerciali in contante. Sebbene la convertibilità sia ampiamente data per scontata, non è scontato che il sistema monetario a due livelli possa necessariamente rimanere stabile.

Se la digitalizzazione in atto riducesse la rilevanza della convertibilità in contante fisico e se non fosse disponibile un’opzione di moneta digitale, entrerebbe in crisi la convertibilità, con ripercussioni che, per esperienze recenti, sappiamo essere gravissime: quando fallì Lehman Brothers la chiusura delle banche poteva portare ad una sospensione della convertibilità dei depositi (la moneta privata) in contante (la moneta della banca centrale). Era quanto accadde negli anni Trenta dopo la Grande Crisi: la fuga dei depositi produsse il crollo del sistema economico-finanziario internazionale. La protezione dei depositi garantita dalla FED e dalle altre banche centrali ha evitato che la crisi Lehman si trasformasse in fuga dei depositanti.

Oggi, anche il sistema monetario internazionale, costruzione avvenuta in un processo evoluzionistico e selettivo durante diversi secoli, è posto in discussione dalle tensioni internazionali, dai conflitti e dalla tecnologia. La contrapposizione tra Stati Uniti ed Europa passa anche per la moneta digitale: l’Europa ha deciso di realizzare l’euro digitale, emesso e gestito dalla Banca Centrale Europea, mentre il governo americano, all’inizio del secondo mandato di Trump, ha deciso di bloccarne la realizzazione. Cercheremo di capire quale strategia guidi l’Europa, mentre Trump come capofamiglia sviluppa proprie valute digitali private, e come presidente degli Stati Uniti, blocca la creazione del dollaro digitale della FED[1].

In questa nota vogliamo approfondire come l’Europa stia reagendo, all’attacco che anche sui sistemi di pagamento internazionali, proviene dagli Stati Uniti, e anche dalla crescita delle nuove economie[2].

Obiettivi generali della valuta digitale della banca centrale (CBDC)

Due semplici esempi servono a capire un aspetto fondamentale della valuta digitale CBDC.

Costi dei pagamenti e accesso più ampio agli strumenti digitali

Il pagamento tramite PayPal dal C/C di una bolletta da 60 euro costa 3 euro, ovvero il 5% con Pago PA. Il pagamento all’INPS dei contributi della colf, (circa 450 euro) costa 3 euro pagati ad Unicredit, pari allo 0,7%. Un tempo agli sportelli delle utilities il servizio di pagamento non costava nulla all’utente, ma costava all’azienda che incassava. Il servizio era costosissimo: sale dedicate, addetti, macchine, energia, gestione del contante[3]. Ora che gli enti non spendono praticamente nulla per la riscossione digitale, le piattaforme di pagamento, siano esse fornite da banche, carte di debito, di credito, Pago PA o PayPal, caricano sull’utente costi che, come nel caso della bolletta, sono elevatissimi.

La cosa è paradossale: il digitale ha ridotto i costi di riscossione a carico dell’ente che incassava, ma ora che la digitalizzazione li ha ridotti, le piattaforme fanno pagare non il ricevente ma il pagante. I vecchi costi elevati a carico del ricevente scompaiono e quelli nuovi sono posti a carico dell’utente… Qualcosa non torna. Uno degli obiettivi della creazione della CBDC è di eliminare i costi di transazione ricorrendo al pagamento digitale. Il secondo obiettivo, connesso ma non sovrapposto al primo, è di agevolare le persone che non hanno carte di credito o altri sistemi elettronici di pagamento, dotandoli di un conto di deposito di valuta digitale senza costi di amministrazione. Quindi, dal punto di vista del cittadino, l’introduzione del CBDC allarga la fruizione di moneta elettronica perché i costi delle transazioni sono annullati. Si estende anche l’accesso ad un conto corrente per quella parte della popolazione che non può sostenere i costi bancari della sua gestione.

La sfida ai circuiti di pagamento dominati da operatori esterni

Altri obiettivi non riguardano il benessere dei cittadini, ma la gestione della politica monetaria sia all’interno del paese, sia all’esterno, nelle transazioni internazionali. Con la creazione dell’euro digitale l’Unione intende rafforzare la sovranità monetaria della Zona euro. Ciò significa creare infrastrutture e servizi di pagamento che rendano accessibile a livello interno ed internazionale la regolazione degli scambi e la realizzazione di investimenti senza dipendere dalle reti di pagamento internazionali esistenti, che sono in mano prevalentemente ad aziende americane. Questa esigenza è diventata sempre più urgente con la divaricazione della politica di Trump rispetto agli interessi europei segnata dalle sue provocazioni, economiche, politiche, finanziarie contro gli alleati europei. La digitalizzazione della moneta ha portato ad una accesa competizione tra le grandi potenze finanziarie, come Stati Uniti, Europa, Cina e non solo.

Gli obiettivi della sovranità europea, in materia monetaria, da non confondersi con un arroccamento protezionistico, sono stati indicati in un recente intervento di Pietro Cipollone:

“Il primo è la disconnessione: la dipendenza da un’infrastruttura extraeuropea rende gli utenti vulnerabili a un’interruzione totale dell’accesso…
Il secondo è la portata extraterritoriale….Gli individui possono essere colpiti direttamente e concretamente, ad esempio non potendo utilizzare le carte bancarie o effettuare transazioni di routine. I giudici della Corte penale internazionale ne hanno recentemente avuto esperienza diretta.
Il terzo è che i fornitori dominanti esercitano unilateralmente il potere di mercato…. Al contrario, i commercianti e i fornitori di servizi di pagamento europei subiscono le regole, non le creano”.[4]

Le tappe dell’euro digitale nel processo decisionale Ue

Il processo decisionale europeo sappiamo essere complesso. Nella tavola 1 sono riassunti gli step del processo, come si è svolto fino ad oggi.

Tra negoziato politico e sviluppo tecnico della BCE

Il ruolo della BCE è tecnico, ma non solo: essa deve anche garantire che la politica monetaria non venga indebolita e che l’equilibrio del mercato monetario non venga alterato dalla creazione dell’euro digitale. Commissione, Consiglio e Parlamento sono i codecisori; ed in particolare il Parlamento è il più esposto alle pressioni delle lobby. Quella delle banche commerciali, fino ad oggi, è stata la più forte. In parte a ragione, in parte per difendere posizioni acquisite e non essere costretti ad una competizione che ridurrebbe i margini di intermediazione, le banche commerciali premono affinché, se si deve sviluppare l’euro digitale, esso non sia troppo competitivo con i depositi privati presso le banche stesse.

CBDC che significa euro digitale fornito al dettaglio, ossia alle famiglie, e all’ingrosso, per le transazioni bancarie con utilizzo di libri mastri distribuiti (blockchain). Ma significa anche spazio per creare gli stablecoin denominati in euro e i depositi bancari digitalizzati (token) Sono questi i quattro sistemi di pagamento che vengono creati con l’euro digitale.[5]

Tavola 1. Euro Digitale – Processo normativo e attuazione tecnica (BCE / UE, fino ad oggi, marzo 2026)

Tavola 1. Euro Digitale – Processo normativo e attuazione tecnica (BCE / UE, fino ad oggi, marzo 2026)
PeriodoProcesso normativo
(Commissione / Consiglio UE / Parlamento)
Sviluppo tecnico
(BCE / Eurosistema)
Ott. 2020BCE pubblica il rapporto esplorativo su un possibile euro digitale. Avvio del dibattito politico-istituzionale a livello UE.Studi interni BCE su modelli di distribuzione, architettura e requisiti tecnici di base.
Ott. 2021 –
ott. 2023
(Fase istruttoria)
Commissione europea prepara il Pacchetto sulla moneta unica: proposta di regolamento per l’euro digitale + proposta sul corso legale del contante. Coinvolgimento di Parlamento e Consiglio.BCE studia opzioni progettuali, modelli di distribuzione tramite PSP, privacy, limiti di detenzione. Coinvolgimento di banche centrali nazionali e operatori di mercato.
Giu. 2023Commissione europea presenta formalmente le due proposte di regolamento (euro digitale + contante). Avvio ufficiale dell’iter legislativo ordinario.
Nov. 2023 –
ott. 2025
(Fase di preparazione)
Trilogo UE in corso. Parlamento europeo e Consiglio discutono emendamenti su privacy, limiti di detenzione, remunerazione dei PSP. BCE fornisce contributi tecnici ai colegislatori.Elaborazione del manuale di norme (rulebook) dello schema euro digitale. Selezione dei fornitori per la piattaforma. Piattaforma di innovazione per sperimentare con operatori di mercato. Ricerca su consumatori vulnerabili e piccoli esercenti.
Ott. 2025Vertice Euro (ottobre 2025): i leader dell’area euro chiedono di accelerare i lavori legislativi e di completare rapidamente l’iter.Consiglio direttivo BCE dichiara conclusa la fase preparatoria e avvia la fase successiva. Tre assi: sviluppo tecnico, coinvolgimento del mercato, supporto al processo legislativo.
Dic. 2025Consiglio UE adotta il mandato negoziale per il regolamento sull’euro digitale. Posizione comune dei governi nazionali definita.

Quali passaggi attendono l’euro digitale dal 2026

Il risultato acquisito fino ad oggi è, anche se in ritardo, di grande rilievo: la convergenza dei governi nazionali, il mandato negoziale per definire tra Commissione, Consiglio Europeo e Parlamento il regolamento dell’euro digitale, con particolare riferimento ai nodi politici del progetto: la remunerazione dei depositi, l’ammontare massimo dei depositi, la tutela della privacy. La BCE deve sviluppare l’infrastruttura tecnica, il coinvolgimento del mercato e fornire supporto tecnico al processo legislativo. La procedura è complessa, ma vi sono altri paesi, come il Regno Unito, che sono più indietro, nonostante una visione meno prudente della sterlina digitale.

Quanto manca? Quali sono i prossimi gradini? Nella tavola 2 abbiamo riassunto gli adempimenti che a partire dal mese di aprile 2026 attendono le istituzioni europee, impegnate in un progetto che mira a restituire autonomia ad un’Europa sempre più minacciata dagli Stati Uniti, un tempo alleato indiscutibile.

Tavola 2. Euro Digitale – Processo normativo e attuazione tecnica (BCE / UE) (da aprile 2026)

Tavola 2. Euro Digitale – Processo normativo e attuazione tecnica (BCE / UE) (da aprile 2026)
PeriodoProcesso normativo
(Commissione / Consiglio UE / Parlamento)
Sviluppo tecnico
(BCE / Eurosistema)
Gen. – maggio 2026Trilogo in fase avanzata. Attese ultime sessioni di negoziato tra Parlamento, Consiglio e Commissione.BCE avvia contatti operativi con PSP per prepararsi al pilota. Avvio selezione dei PSP partecipanti (T1 2026). Revisione del manuale di norme con il gruppo di sviluppo del rulebook.
2026Adozione del regolamento sull’euro digitale da parte di Parlamento europeo e Consiglio UE. Senza questo atto la BCE non può decidere l’emissione.Continuazione sviluppo piattaforma. Aggiornamento del manuale di norme in base al testo finale del regolamento.
2027

Pilota operativo: prime transazioni reali su scala ridotta con un numero limitato di PSP, esercenti e utenti dell’Eurosistema. Durata prevista ~12 mesi.
2028Valutazione del pilota. Eventuali aggiustamenti tecnici e normativi. Decisione formale del Consiglio direttivo BCE sull’opportunità di emettere.
2029Quadro normativo pienamente operativo.Prima emissione dell’euro digitale nell’area euro, se regolamento adottato nel 2026 e pilota concluso con successo.
Fonti: BCE (comunicato 30 ott. 2025 e FAQ mar. 2026), Banca d’Italia, Agenda Digitale (agg. mar. 2026). Il calendario è condizionale: ogni data tecnica è legata all’adozione del regolamento nell’anno previsto.

Tutto il calendario tecnico della BCE, come si vede nelle tavole, dipende dall’adozione del regolamento entro il 2026. L’obiettivo di essere pronti per una prima emissione nel 2029, potrebbe realizzarsi solo se il regolamento viene adottato nel corso di quest’anno.

La decisione finale del Consiglio direttivo sull’opportunità di emettere e sulla data di emissione sarà presa solo dopo l’adozione della normativa. Quindi, tecnicamente, la BCE si sta preparando “a vuoto” rispetto alla certezza normativa, ma in modo flessibile e progressivo.

Il nodo attuale (aprile 2026) è proprio il trilogo: il Consiglio UE ha già definito il mandato negoziale alla Commissione per trattare con il Parlamento, la BCE sta costruendo con il mercato la cassetta degli attrezzi tecnica e il 2026 si sta configurando come l’anno decisivo per chiudere il perimetro normativo e selezionare i primi partecipanti alla sperimentazione.

Nodi e opportunità dell’euro digitale tra banche e stabilità

Il limite massimo dell’ammontare che sarà possibile tenere da parte del privato cittadino è ancora in fase di negoziazione, ma l’intervallo in discussione è compreso tra 500 e 3.000 euro a persona.

Limiti ai depositi, commissioni e equilibrio con il sistema bancario

Su richiesta dei colegislatori, la BCE ha analizzato gli effetti sulla stabilità finanziaria di ipotetici limiti di detenzione compresi tra 500 e 3.000 euro a persona, sia in uno scenario di business-as-usual, sia in uno scenario di estrema fuga verso beni rifugio. Stime più recenti indicano una cifra tra 3.000 e 4.000 euro a persona, sebbene non sia ancora stata definita a livello legislativo. Il limite massimo definitivo sarà stabilito dalla BCE all’interno di un intervallo definito dal Consiglio. La limitazione del volume massimo di deposito al dettaglio è fortemente richiesta, in Europa, dalle banche commerciali, specie quelle locali, che temono di perdere depositi per effetto dell’euro digitale.

L’Eurosistema prevede di eliminare completamente le commissioni di base e di elaborazione, ovvero le commissioni che Visa e Mastercard attualmente addebitano agli esercenti e che, in ultima analisi, incidono sui prezzi. Gli esercenti continuerebbero a pagare alcune commissioni al proprio PSP[6] per i servizi a valore aggiunto, ma il costo principale della rete verrebbe eliminato.

La logica finanziaria del progetto dell’euro digitale è coerente:

· Sicuro come il contante (garantito dalla BCE, nessun rischio di credito);

· Comodo come una carta (online e offline, paneuropeo);

· Gratuito al momento dell’utilizzo (nessun interesse maturato, nessuna commissione fissa);

· Non minaccioso per le banche (limiti di detenzione, nessuna remunerazione).

Se questa combinazione sia politicamente e commercialmente stabile nel tempo, soprattutto con l’evoluzione del fintech e delle stablecoin, è questione aperta. Le banche commerciali non vogliono che i conti in euro digitali siano remunerati con interessi, perché temono una fuga dei depositi. Ma la BCE sa che senza interessi, la sua capacità di governo della moneta si riduce ed è assai probabile che spinga per non perdere questa leva della politica monetaria.

Stablecoin, token e ruolo del settore privato

Secondo alcuni osservatori la creazione dell’euro digitale offre un’opportunità all’Europa di uscire da una condizione di subordinazione rispetto agli Stati Uniti e al sistema monetario internazionale incentrato sul dollaro e sulle monete digitali private legate (come gli stablecoin) al dollaro.

Ma occorre “integrare le euro-stablecoin nell’infrastruttura BCE” come sostiene la nota della Fondazione M&M.[7] Occorre che l’euro digitale apra la strada allo sviluppo delle innovazioni nei sistemi di pagamento, che vengono dal settore privato. Il settore privato non va solo protetto in ragione della stabilità finanziaria, va anche stimolato perché accresca la sua competitività.

L’euro digitale e l’unificazione dei pagamenti europei

Uni dei punti decisivi dell’euro digitale è la spinta verso l’unificazione dei mercati monetari frammentati nei singoli paesi europei: oggi i clienti devono affidarsi a fornitori di carte o portafogli elettronici non europei per effettuare pagamenti nell’area dell’euro. Rendendo obbligatoria l’accettazione di un euro digitale, gli effetti di rete immediati contribuirebbero a unificare l’attuale mercato frammentato.

Una rete paneuropea per ridurre frammentazione e dipendenze

Un euro digitale ridurrebbe i costi per commercianti e imprese fornendo l’infrastruttura di rete per un sistema di pagamento a livello continentale senza scopo di lucro. Aumenterebbe il potere contrattuale nei confronti dei circuiti di carte internazionali sia per le transazioni in presenza che per l’e-commerce. Un euro digitale promette quindi di abilitare un sistema di pagamenti rapido su scala continentale, direttamente nel punto di interazione (POI) tra clienti ed esercenti.

Infine, l’euro digitale fornirebbe una base per sviluppare l’innovazione fintech in tutto il continente. Una piattaforma paneuropea standardizzata consentirebbe ai fornitori privati di innovare, beneficiando al contempo delle economie di scala della rete dell’euro digitale sottostante, riducendo in definitiva i costi sia per i consumatori che per le imprese.

La “distribuzione al dettaglio” della moneta della banca centrale mantiene il rapporto diretto tra lo Stato e il cittadino. Rafforza la consapevolezza pubblica che la stabilità monetaria è intrinseca alla sovranità. Questa considerazione è particolarmente rilevante in un contesto europeo, dove la moneta unica è vista come un meccanismo fondamentale per una maggiore integrazione economica e politica tra i paesi membri. Al di là dei suoi ruoli economici e monetari, l’euro è un importante simbolo di unità europea.

Per realizzare questi obiettivi non basta, però, creare l’euro digitale. Occorre che si sviluppi un ecosistema di pagamenti internazionali non più dipendenti dalle reti esistenti. Questo risultato dipenderà dalla capacità innovativa delle aziende finanziarie e delle banche in particolare. Senza gli investimenti privati, come insegna l’esperienza americana e cinese, non si svilupperanno reti internazionali efficienti di pagamento e di regolazione degli investimenti.

Note

[1]) Zachary B. Wolf, Trump is primed to cash in on the crypto gold rush he’s helping create,

CNN, Sep. 3,2025.

[2]) Mario Dal Co, Alessandro Longo, Perché avremo l’Euro digitale e che significa per tutti noi, Agenda Digitale, 13 febbraio 2026.

[3]) Mario Dal Co, Valuta digitale, contante e criminalità: cosa sta cambiando, Agenda Digitale, 2 dic. 2025.

[4]) The digital euro in a fragmenting world: ensuring Europe’s resilience and autonomy in payments,Public lecture by Piero Cipollone, Member of the Executive Board of the ECB, at an event hosted by the Stockholm School of Economics in Riga and Latvijas Banka Riga, European Central Bank, 1 April 2026,

[5]) Isabella Bufacchi, Euro digitale, stablecoin e token:piano Bce per la difesa della moneta, Il Sole 24 Ore, 2/4/2026.

[6]) Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) sono: banche commerciali, Istitutindi pagamento (Nexi, Pay Pal, Stripe…) Istituti di moneta elettronica (IMEL), Operatori postali e fintech autorizzate. I PSP costituiscono i partner privati della banca centrale per la distribuzione degli euro digitali. Secondo il Regolamento della Commissione Europea proposto nel giugno 2023, i PSP sono obbligati a distribuire l’euro digitale se già offrono servizi di pagamento analoghi e riceveranno una compensazione dalla BCE per i costi di distribuzione, ma non potranno usare i dati delle transazioni in euro digitale per profilazione commerciale. Vedi: Commissione Europea. Pacchetto moneta unica: nuove proposte per sostenere l’uso del contante e presentare un quadro per l’euro digitale, 28 giugno 2023.

[7]) Minima Moralia, Stablecoin europee: ora o mai più, Marzo 2026.

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