modernità liquida

Società solida, liquidità e digitale: come cambia il vivere sociale



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La società moderna nasce da strutture stabili e istituzioni forti, ma globalizzazione e individualizzazione ne incrinano l’equilibrio. La modernità liquida descrive questa transizione e la società digitale la radicalizza, ridefinendo identità, potere e relazioni attraverso piattaforme, dati e mediazione tecnologica

Pubblicato il 20 apr 2026

Marino D'Amore

Docente di Sociologia della comunicazione, Università degli Studi Niccolò Cusano



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Il concetto di società solida è caratterizzato da strutture stabili, ruoli definiti e istituzioni forti, che affrontano il conflitto, lo gestiscono, all’interno di un quadro normativo e istituzionale definito.

Secondo Durkheim la coesione sociale si fonda su una duplice solidarietà: quella meccanica, che caratterizza le società tradizionali, e quella organica, comun denominatore di quelle moderne, in cui la divisione del lavoro produce un’interdipendenza funzionale tra i suoi membri (Durkheim, 1926).

In tale contesto l’ordine si attualizza come il risultato dell’interiorizzazione di regole all’interno di processi di socializzazione fortemente istituzionalizzati, dove famiglia, scuola, stato e religione costituiscono postulati esistenziali e pilastri di stabilità futuri.

Come nasce l’ordine nella società digitale e nella modernità precedente

Max Weber individua nella razionalizzazione il tratto distintivo della modernità: un processo burocratico con le sue regole formali, in cui si concretizza l’idea di un ordine sociale forte, basato sul concetto di prevedibilità (Weber, 1922), all’interno di una crescente razionalizzazione della vita sociale.

Parsons concepisce un modello sistemico in cui la società è concepita come un insieme di sottosistemi funzionali, che cooperano sinergicamente per il raggiungimento dell’equilibrio (Parsons, 1951).

La società solida, dunque, dove l’integrazione normativa è il meccanismo chiave della stabilità si caratterizza per:

  • carriere lavorative lineari;
  • appartenenze collettive relativamente durature;
  • forte mediazione istituzionale delle relazioni sociali;
  • confini territoriali chiari.

La stabilità non significa immobilismo o stagnazione, ma presenza di coordinate di riferimento relativamente stabili nel tempo.

La crisi della solidità: globalizzazione e individualizzazione

Dagli anni Settanta del secolo scorso, i processi di globalizzazione economica, deregolamentazione finanziaria e rivoluzione tecnologica intaccano la solidità delle istituzioni moderne. Ulrich Beck parla di “società del rischio”, nella quale la produzione sociale di rischi globali (ambientali, economici, tecnologici) mina la fiducia nelle strutture tradizionali (Beck, 1986): l’individuo è chiamato a costruire biografie riflessive, assumendosi responsabilità prima attribuite alle istituzioni.

Perché la società digitale affonda le radici nella modernità liquida

Anthony Giddens descrive la modernità avanzata come un contesto in cui le tradizioni perdono influenza normativa e l’identità diventa un progetto di riflessione continua (Giddens, 1991) dove aumenta l’autonomia, ma con essa cresce, in modo direttamente proporzionale, l’insicurezza. La dissoluzione delle strutture solide ha sicuramente un’eziologia economica, ma anche profondamente esistenziale: le traiettorie di vita diventano meno prevedibili, il lavoro stabile si dissolve in forme flessibili e precarie e le comunità territoriali si indeboliscono. È in questo scenario che Zygmunt Bauman introduce la celebre metafora della “modernità liquida” (Bauman, 2000), che indica una condizione in cui le forme sociali non mantengono abbastanza a lungo la propria configurazione per fungere da cornici di riferimento stabili.

I tratti distintivi della liquidità sociale

Nella società liquida:

  • le relazioni sono reversibili;
  • le identità sono flessibili;
  • il lavoro è precario;
  • il consumo diventa principio organizzatore dell’esperienza sociale.

Bauman osserva come la logica del mercato penetri nelle relazioni interpersonali: i legami diventano “connessioni” facilmente disattivabili, la libertà individuale aumenta, ma al prezzo della sicurezza (Bauman, 2000).

Il precariato descritto da Guy Standing rappresenta la traduzione economica della liquidità (Standing, 2011). La frammentazione del lavoro produce insicurezza cronica e indebolisce la solidarietà collettiva. Tuttavia, la liquidità non implica assenza di potere, al contrario, il potere si rende più invisibile e meno territorializzato.

Dalla liquidità alla società digitale

La digitalizzazione non nasce in un vuoto sociale, ma si innesta in una modernità già liquida. Tuttavia, essa introduce una trasformazione qualitativa, perché la mediazione tecnologica diventa struttura portante dell’interazione sociale. La società digitale non rappresenta una cesura assoluta rispetto alla modernità liquida, ma ne costituisce una naturale continuazione radicalizzata e infrastrutturale, in cui la mediazione sopracitata diviene principio ordinatore delle relazioni sociali.

Le infrastrutture della società digitale tra reti e piattaforme

Manuel Castells definisce la “società in rete” come un concetto in cui la logica dinamica dei flussi informativi sostituisce quella dei luoghi (Castells, 2009). In questo modo le reti digitali riconfigurano e risemantizzano economia, politica e cultura. Per Nick Couldry e Andreas Hepp, invece, viviamo una fase di “mediatizzazione profonda”, in cui la realtà sociale è costantemente modellata da infrastrutture mediali (Couldry, Hepp, 2016), non si tratta più solo di comunicazione, ma di costruzione della realtà attraverso sistemi digitali che si caratterizzano secondo i seguenti elementi:

  • centralità delle piattaforme;
  • raccolta massiva di dati;
  • governance algoritmica;
  • economia dell’attenzione.

Algoritmi, capitalismo della sorveglianza e identità digitale

La digitalizzazione introduce nuove forme di potere. Shoshana Zuboff definisce l’attuale fase come “capitalismo della sorveglianza”, in cui i dati comportamentali diventano materia prima per la previsione e la modifica del comportamento antropico (Zuboff, 2019). David Lyon parla di cultura della sorveglianza diffusa, nella quale il monitoraggio digitale è normalizzato (Lyon, 2018): la governance algoritmica orienta scelte, preferenze e visibilità sociale. La concentrazione del potere nelle grandi piattaforme produce una nuova asimmetria informativa (Srnicek, 2017), dove il controllo non è più solo istituzionale, ma infrastrutturale.

Visibilità, metriche e costruzione del sé online

Nella società digitale, l’identità diventa performance continua: Danah boyd mostra come i giovani costruiscano la propria attraverso networked publics, all’interno di spazi pubblici mediati tecnologicamente (boyd, 2014). La pressione che si genera dall’esigenza di una visibilità permanente genera dinamiche di comparazione costante, l’attenzione diventa una risorsa scarsa (Davenport & Beck, 2001) e la soggettività è plasmata da metriche di like, follower e engagement che si intersecano costantemente. La società digitale radicalizza la liquidità:

  • accelera i tempi;
  • amplifica la precarietà;
  • estende la mediatizzazione.

Ma introduce anche discontinuità:

  • l’automazione decisionale;
  • l’estrazione sistematica di dati;
  • la dipendenza infrastrutturale globale.

Quale equilibrio cercare nella società digitale contemporanea

La società solida è stata caratterizzata da strutture stabili e istituzioni forti, mentre la società liquida ha mostrato la fragilità, la flessibilità e la precarietà delle relazioni sociali che attualizza. Nella società digitale, queste tendenze si manifestano come parte di un processo più ampio di mediatizzazione totale, in cui la tecnologia digitale, con la sua pervasività, ne rappresenta lo strumento principale, ma anche un’infrastruttura sociale che ridefinisce la socializzazione, influenza la comunicazione e riconfigura i modi di vita, le relazioni, l’identità e il potere.

Capire questa evoluzione è fondamentale per riflettere e intervenire criticamente sulle dinamiche sociali contemporanee, promuovendo una società digitale più equa, sostenibile e umanamente significativa. Non viviamo semplicemente in una società più veloce, ma in una in cui la mediazione digitale diventa condizione ontologica e irrinunciabile dell’esperienza sociale stessa.

La sfida non è nostalgicamente ricostruire la solidità perduta, ma elaborare forme nuove di regolazione, responsabilità e cittadinanza digitale capaci di coniugare libertà, giustizia, confronto e dignità umana.

Bibliografia

Bauman, Z. (2000). Liquid modernity. Cambridge: Polity Press.
Beck, U. (1986). Risikogesellschaft: auf dem weg in eine andere moderne. Frankfurt am Main: Suhrkamp.
boyd, d. (2014). It’s complicated: the social lives of networked teens. New Haven: Yale University Press.
Castells, M. (2009). The rise of the network society (information age series). Oxford: Wiley-Blackwell.
Couldry, N., Hepp, A. (2016). The mediated construction of reality. Cambridge: Polity Press.
Davenport, T., Beck, J. (2001). The attention economy: understanding the new currency of business. Boston: Harvard Business Review Press.
Durkheim, É. (1926). De la division du travail social. Paris: Alcan.
Giddens, A. (1991). Modernity and self-identity: self and society in the late modern age. Cambridge: Polity Press.
Luhmann, N. (1997). Die gesellschaft der gesellschaft. Frankfurt am Main: Suhrkamp.
Lyon, D. (2018). The culture of surveillance: watching as a way of life. Cambridge: Polity Press.
Parsons, T. (1951). The social system. Glencoe (IL): The Free Press/Macmillan.
Srnicek, N. (2017). Platform Capitalism. Cambridge: Polity Press.
Standing, G. (2011). The Precariat: The new dangerous class. London: Bloomsbury Academic.
Weber, M. (1922). Wirtschaft und gesellschaft. Tübingen: Mohr.
Zuboff, S. (2019). The age of surveillance capitalism: the fight for a human future at the new frontier of power. New York: Public Affairs.

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