La tutela dei minori online è diventata una priorità legislativa in tutto il mondo. Francia, Australia e Spagna hanno avviato riforme strutturali che vanno ben oltre la semplice regolamentazione dell’uso degli smartphone a scuola: il loro obiettivo è ridisegnare le condizioni stesse di accesso all’ambiente digitale per chi non ha ancora raggiunto la maggiore età. Un percorso che parte dall’aula scolastica e arriva alle soglie anagrafiche per l’iscrizione ai social network.
Indice degli argomenti
Francia, Australia e Spagna: un paradigma fondato su tutela preventiva del minore e responsabilizzazione delle piattaforme
Francia, Australia e Spagna rappresentano tre ordinamenti emblematici di una trasformazione più ampia: l’emergere di un paradigma regolatorio fondato sulla tutela preventiva del minore e sulla responsabilizzazione delle infrastrutture digitali. Non si tratta semplicemente di politiche educative o di reazioni episodiche a fenomeni mediaticamente rilevanti.
Le scelte normative si inseriscono in un quadro argomentativo alimentato da evidenze empiriche relative alla riduzione dell’attenzione, all’impatto sulla qualità del sonno, all’aumento di fenomeni di ansia e depressione in età adolescenziale, nonché alla diffusione di dinamiche di cyberbullismo e dipendenza algoritmica.
In questo contesto, smartphone e social network cessano di essere considerati strumenti neutrali e vengono riconosciuti come ambienti relazionali strutturati da logiche di cattura dell’attenzione, capaci di incidere sistemicamente sullo sviluppo cognitivo e psicosociale dei minori. Il tratto comune dei modelli analizzati consiste nello spostamento dell’intervento pubblico dal piano meramente repressivo a quello strutturale: non soltanto sanzione dell’abuso, ma configurazione preventiva delle condizioni di accesso.
La Francia: la scuola come spazio protetto dalla connessione
La Francia, con la modifica del Code de l’éducation del 2018, ha vietato l’uso dei telefoni cellulari nelle scuole primarie e nei collèges per l’intera giornata scolastica. Non si tratta semplicemente di una regola organizzativa, ma di un’affermazione simbolica: la scuola viene concepita come spazio protetto dalla connessione continua, luogo in cui l’attenzione e la relazione educativa devono essere sottratte alla pressione notificatoria e algoritmica.
La successiva introduzione del dispositivo “Portable en pause”, che prevede il deposito fisico dei telefoni all’ingresso degli istituti, traduce la norma in pratica concreta e rafforza l’idea di una sospensione strutturata dell’iperconnessione. L’iniziativa “Portable en pause” si inserisce in una più ampia strategia di “numérique raisonné” che include altre misure: formazione degli studenti a un uso critico e responsabile delle tecnologie digitali, con l’obiettivo di sviluppare competenze digitali consapevoli; sospensione delle notifiche e degli aggiornamenti automatici negli spazi digitali di lavoro e nelle piattaforme di vita scolastica nelle ore serali e nei fine settimana per favorire una forma di “diritto alla disconnessione”; coinvolgimento delle famiglie in azioni di sensibilizzazione e accompagnamento all’uso equilibrato degli strumenti digitali.
Accesso ai social dei minori e consenso dei genitori in Francia
Parallelamente, la Francia è intervenuta sull’accesso ai social network, subordinando l’iscrizione dei minori di quindici anni al consenso dei genitori e promuovendo un rafforzamento dei meccanismi di verifica dell’età. L’impostazione francese è chiaramente preventiva: si ritiene che l’esposizione precoce a piattaforme strutturate su logiche algoritmiche intensive possa incidere sullo sviluppo psicosociale, e che lo Stato abbia il compito di stabilire soglie di età e contesti appropriati.
La Francia ha approvato nel gennaio 2026, alla Camera bassa del Parlamento (Assemblée Nationale), una versione del disegno di legge n. 2107 che introduce un divieto generale di accesso ai social network per i minori di 15 anni tramite l’inserimento di un nuovo articolo (3-bis) nella legge sulla fiducia nell’economia digitale. La norma è il risultato di un iter parlamentare rapido e articolato, che ha visto audizioni, emendamenti e l’adozione di raccomandazioni derivanti da una Commissione d’inchiesta parlamentare istituita per esaminare gli effetti psicologici e sociali delle piattaforme digitali sui minori, con particolare riferimento a TikTok.
La Commissione d’inchiesta parlamentare francese su “TikTok e gli effetti psicologici sui minori
La Commissione d’inchiesta parlamentare dell’Assemblée Nationale francese su “TikTok e gli effetti psicologici sui minori” ha costituito uno dei riferimenti fattuali più importanti per la proposta di legge diretta a vietare l’accesso ai social network sotto i 15 anni (relativo al disegno di legge n. 2107).
I lavori della commissione si sono svolti per circa sei mesi con audizioni, consultazioni pubbliche e raccolta di testimonianze: oltre 170 esperti (esperti di salute mentale, neuroscienziati, pedagogisti, giuristi, rappresentanti delle piattaforme), famiglie e influencer sono stati ascoltati, e una consultazione pubblica ha raccolto oltre 30.000 risposte – molte delle quali di studenti e genitori – sui rischi associati all’uso intensivo di TikTok e di altri social da parte dei giovani. Il rapporto finale, presentato l’11 settembre 2025, utilizza una terminologia severa nel descrivere gli effetti psicologici della piattaforma sui minori, sottolineando che l’algoritmo tende a “intrappolare” gli utenti giovanissimi in cicli di contenuti che possono esacerbare vulnerabilità esistenti o favorire l’insorgere di comportamenti rischiosi (ad esempio esposizione a contenuti legati a suicidio, autolesionismo o disordini alimentari), con conseguenze su ansia, disturbi del sonno e difficoltà cognitive.
Oltre alla proposta di vietare l’uso dei social network ai minori di quindici anni, la commissione ha formulato un insieme articolato di raccomandazioni – oltre 40 in totale – che vanno dall’introduzione di un “coprifuoco digitale” per gli adolescenti tra i 15 e i 18 anni (con social indisponibili tra le 22:00 e le 08:00), alla promozione di un pluralismo algoritmico che consenta agli utenti di scegliere tra differenti logiche di raccomandazione.
Il rapporto ha altresì suggerito misure volte ad aumentare le risorse umane, tecniche e finanziarie per l’applicazione efficace del Digital Services Act (DSA), nonché l’istituzione di nuovi strumenti normativi, come un reato di “negligenza digitale” per genitori che non sorvegliano l’uso, e interventi volti a regolare pratiche pubblicitarie e incentivi economici che gravano sui minori. Il lavoro della commissione non si è limitato alla sola piattaforma TikTok ma ha ragionato in termini più generali sui social network: l’obiettivo dichiarato è stata la definizione di un ambiente digitale che effettivamente protegga bambini e adolescenti, attraverso interventi normativi, tecnici ed educativi.
I risultati dell’inchiesta hanno costituito la base fattuale e argomentativa per l’inserimento nell’iter legislativo della disposizione che proibisce l’accesso alle piattaforme per gli under 15 e l’espansione del dibattito pubblico in Francia sul ruolo delle piattaforme stesse e sulla responsabilità degli algoritmi nella modellazione dei comportamenti giovanili. Questi esiti si collocano in un contesto più ampio, in cui le autorità francesi ed europee stanno anche affrontando l’adeguamento delle norme comunitarie per garantire che gli obblighi in materia di tutela dei minori siano effettivamente implementabili.
La legge francese sui social network: iter e contenuto
Secondo il testo approvato all’Assemblée Nationale, l’accesso a un servizio di social network online fornito da una piattaforma è vietato ai minori di quindici anni. La disciplina prevede una definizione generale di “servizi di social network online” e, in linea di principio, esclude determinate categorie come enciclopedie online, directory educative o scientifiche e piattaforme per la condivisione di software libero. In sede di esame parlamentare sono state introdotte anche disposizioni specifiche relative alla pubblicità rivolta ai minori e alle pratiche promozionali di influencer, finalizzate a prevenire l’esposizione eccessiva dei giovani a messaggi commerciali potenzialmente dannosi per la loro salute fisica o mentale.
Il progetto di legge fa esplicito riferimento all’innalzamento della soglia minima di età, consolidando l’età di 15 anni come requisito per l’accesso alle piattaforme di social network, rispetto al valore convenzionale di 13 anni adottato su molte piattaforme in applicazione dell’approccio internazionale (lo standard del Children’s Online Privacy Protection Act negli USA).
Il testo approvato dall’Assemblée Nationale non è definitivo: dovrà ora essere esaminato dal Sénat per la conferma finale e potrebbe essere oggetto di ulteriori emendamenti, soprattutto rispetto alla coerenza con il quadro di regolazione europeo. La prospettiva legislativa prevede un’entrata in vigore nella seconda metà del 2026 o nell’anno scolastico successivo, con l’obiettivo di rendere operativo il divieto in concomitanza con l’avvio dell’anno scolastico.
Australia: il modello più incisivo, dall’aula scolastica alle piattaforme
L’Australia ha adottato un modello ancora più incisivo e sistemico. A livello statale, l’uso degli smartphone è stato vietato per l’intera giornata scolastica in tutte le scuole pubbliche, con modalità organizzative che prevedono la custodia o il deposito dei dispositivi. L’esperienza del New South Wales è particolarmente significativa: a un anno dall’entrata in vigore del divieto, un sondaggio condotto dal Centre for Education Statistics and Evaluation del Dipartimento dell’Istruzione del NSW su quasi 1.000 dirigenti scolastici ha registrato un consenso pressoché unanime (95%) rispetto alla misura.
I dati riportati evidenziano effetti percepiti come ampiamente positivi: – l’81% dei presidi ritiene che l’apprendimento degli studenti sia migliorato; – l’87% segnala una riduzione significativa delle distrazioni in classe; – l’86% afferma che la socializzazione tra studenti è aumentata dopo il divieto. Politiche analoghe sono state adottate in Victoria, Western Australia, South Australia e nel Northern Territory, in cui i telefoni devono rimanere spenti e riposti per tutta la giornata scolastica salvo eccezioni legate a esigenze di salute o a usi didattici specifici.
Queste scelte sono motivate dal desiderio di ridurre distrazioni in classe, aumentare la sicurezza relazionale, contrastare fenomeni di cyberbullismo e favorire interazioni sociali non mediate da dispositivi, nonché di migliorare la concentrazione sul lavoro educativo. Tuttavia, l’elemento più innovativo del modello australiano riguarda l’accesso ai social network.
L’Australia ha introdotto una disciplina federale sul piano della sicurezza online con l’Online Safety Amendment (Social Media Minimum Age) Act 2024, che modifica la più ampia Online Safety Act 2021. Questa legge, approvata dal Parlamento australiano nel novembre 2024, stabilisce per la prima volta al mondo un limite minimo di età per la creazione e mantenimento di account su piattaforme di social media per gli under 16, imponendo agli operatori di tali servizi di implementare sistemi di verifica dell’età e rimuovere profili non conformi, sotto pena di sanzioni economiche significative. Le piattaforme interessate includono Instagram, Facebook, Snapchat, TikTok, YouTube, X, Reddit, Twitch e altre la cui funzione principale è l’interazione sociale. La regolazione non vieta in modo assoluto la visualizzazione di contenuti da parte di utenti non registrati, ma ne limita le funzioni interattive (postare, commentare, messaggiare).
La scelta normativa è motivata ufficialmente dalle autorità – fra cui l’eSafety Commissioner – con riferimento alla necessità di proteggere i minori dai rischi connessi all’esposizione precoce ai social media, fra cui cyberbullismo, contenuti nocivi, dinamiche di dipendenza algoritmica e impatti negativi sulla salute mentale percepiti a livello pubblico e governativo.
Ciò che distingue questo intervento non è soltanto la soglia anagrafica elevata, ma l’inversione dell’onere regolatorio: non è il minore a dover dimostrare la propria età, bensì la piattaforma a dover adottare misure ragionevoli per impedirne l’accesso. L’enforcement è affidato a un’autorità indipendente, dotata di poteri sanzionatori significativi. In questo modo, la responsabilità non ricade primariamente sulla famiglia o sull’istituzione scolastica, ma sull’infrastruttura tecnologica stessa.
L’adozione di questa disciplina ha suscitato dibattito pubblico interno: sondaggi mostrano un sostegno maggioritario nella popolazione per il limite di età, pur con dubbi sull’efficacia delle tecnologie di verifica attuate, e reazioni contrastanti fra genitori, educatori e adolescenti direttamente coinvolti.
Spagna e tendenze internazionali: un movimento in espansione
La Spagna si colloca in una posizione intermedia e più policentrica. L’uso degli smartphone nelle scuole è stato oggetto di linee guida nazionali, ma l’attuazione concreta è rimessa alle Comunità Autonome, molte delle quali hanno introdotto divieti sostanzialmente generalizzati durante l’orario scolastico. Sul piano dell’accesso ai social network, la Spagna aveva già fissato a quattordici anni l’età del consenso digitale autonomo, in applicazione del GDPR. Negli ultimi mesi il governo ha annunciato l’intenzione di innalzare la soglia a sedici anni e di rafforzare i sistemi di verifica dell’età. Il modello spagnolo si fonda su un’integrazione tra diritto della protezione dei dati e politiche educative, con un forte investimento nell’alfabetizzazione digitale. Non si tratta soltanto di vietare, ma di accompagnare e formare. Accanto a questi tre casi, si osserva un più ampio movimento internazionale. L’iniziativa australiana ha agito da catalizzatore, stimolando riflessioni in Europa e oltre. In Francia e Spagna il dibattito sull’innalzamento delle soglie di età è apertamente collegato alla tutela della salute mentale dei minori. In diversi Stati membri dell’Unione europea si discute di standard armonizzati di verifica dell’età, anche in relazione al Digital Services Act. La questione non è più soltanto educativa, ma strutturalmente regolatoria: si interroga la responsabilità delle piattaforme come architetture che organizzano l’esperienza relazionale dei giovani.
Questioni giuridiche aperte: libertà, dati e ruolo dello Stato
Questa evoluzione solleva interrogativi di rilievo giuridico. In primo luogo, si assiste a una ridefinizione del rapporto tra libertà individuale e tutela preventiva. L’intervento statale non è più confinato alla repressione dell’abuso, ma mira a modellare l’accesso stesso all’ambiente digitale. In secondo luogo, l’effettività delle misure di verifica dell’età implica soluzioni tecnologiche potenzialmente invasive, con evidenti implicazioni in materia di protezione dei dati personali. In terzo luogo, emerge un nuovo ruolo dello Stato come regolatore dell’ecosistema informativo, con possibili tensioni rispetto alla libertà di espressione e alla partecipazione digitale.
Convergenza internazionale: la traiettoria comune
Nel complesso, i modelli analizzati mostrano una convergenza significativa: la scuola viene riconosciuta come spazio di protezione dall’iperconnessione, l’accesso ai social network viene sottoposto a soglie anagrafiche più elevate e le piattaforme vengono progressivamente responsabilizzate. Le differenze riguardano l’intensità e la tecnica normativa, ma la traiettoria è comune. Si afferma l’idea che l’esposizione digitale debba essere proporzionata all’età e allo sviluppo del minore, e che il diritto possa intervenire non soltanto per sanzionare l’abuso, ma per ridisegnare le condizioni strutturali dell’accesso.










