Le risposte automatiche alle e-mail costituiscono uno strumento di continuità operativa la cui utilità è indubbia, con vantaggi pratici per mittente, destinatario ed eventuali relativi enti di appartenenza. Lo stesso Garante privacy ancora nel 2007 suggeriva l’attivazione di sistemi di risposta automatica ai messaggi di posta elettronica ricevuti (..) che consentano di inviare automaticamente, in caso di assenze (ad es., per ferie o attività di lavoro fuori sede), messaggi di risposta contenenti le “coordinate” (anche elettroniche o telefoniche) di un altro soggetto o altre utili modalità di contatto della struttura”[1]. In caso di cessazione del rapporto di lavoro, sempre il GPDP di recente ha ribadito, previa disattivazione dell’account, l’opportunità dell’“adozione di sistemi automatici volti a informarne i terzi e a fornire a questi ultimi indirizzi alternativi”[2]. Tali indicazioni si collocano nel solco dei principi di correttezza, trasparenza e continuità operativa del Titolare e quadro degli obblighi organizzativi in materia di protezione dei dati personali.
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Risposte automatiche alle e-mail, meno si dice meglio è: ecco i rischi cyber
Le risposte automatiche alle e-mail aiutano la continuità operativa, ma possono anche esporre dati personali, informazioni organizzative e dettagli tecnici utili agli attaccanti. Per questo vanno valutate con un approccio di risk assessment che bilanci esigenze operative, minimizzazione dei dati e sicurezza.
Ingegnere, consulente e formatore, Consultia Srl
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