Il rapporto Istat “Cittadini e ICT” 2025, recentemente pubblicato, consente di approfondire l’analisi sul livello di competenze digitali della popolazione italiana e il suo uso di Internet, in un quadro di positivo incremento rispetto alla rilevazione 2023, anche se ancora con livelli inferiori alla media europea.
Come già sottolineato dopo la pubblicazione dei dati Eurostat 2025 sull’area della “Digital economy and society”, l’Italia, infatti, registra sulle competenze digitali il maggiore incremento nella Ue dopo quello Danimarca, passando dal 45,7% al 54,3% della popolazione con livello di competenze digitali almeno di base e quasi dimezzando il divario rispetto alla media Ue che si attesta al 60%. Nel 2025 l’87,3% delle famiglie dispone di un accesso a Internet, con un incremento di circa un punto in un anno.In questo quadro rimane notevole (circa 16 milioni) la dimensione della popolazione che è utente di Internet non avendo competenze digitali di base.
L’analisi dei dati pubblicati da Istat consente, in particolare, approfondimenti sui diversi fattori correlati al livello di competenze digitali, come la fascia di età e il sesso, il livello di istruzione e lo stato occupazionale, l’area geografica e il tipo di comune.
In Italia, come in altri Paesi europei, infatti, l’uso di Internet e le competenze digitali sono caratterizzati da forti divari associati a queste specifiche caratteristiche. Esaminiamo come.
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Fascia di età e genere
Nel 2025 il 71,7% dei ragazzi di 20-24 anni ha competenze digitali almeno di base. Una quota che scende rapidamente con l’età, per arrivare al 49,1% tra i 55-59enni e al 27,4% tra le persone di 65-74 anni. La dinamica è positiva, nel biennio, rispetto a tutte le fasce d’età, con un’accelerazione significativamente oltre la media nella fascia 20-34 e in quella 45-54. Aumenta pertanto il distacco tra il dato della fascia 20-24 e quello della fascia 16-19, circa 7 punti in meno. Incrementi significativi sono da registrare anche per la fascia 65-74 anni, che comunque migliora di oltre 8 punti, nonostante la quota rimanga molto bassa e a fronte di una quota del 72,5% di utenti di Internet
Allo stesso modo, aumentando di oltre 3 punti in un anno, è adesso il 63,9% delle famiglie composte esclusivamente da over 65 a disporre di un accesso a Internet da casa, riducendo la distanza, ancora significativa, dalle famiglie con almeno un minore (98,7%) e da quelle senza minori ma con membri non esclusivamente over 65 (95,1%). Il principale motivo indicato dalle famiglie che non dispone di accesso a Internet da casa è l’incapacità di utilizzo, con una forte correlazione, pertanto, con la carenza di competenze digitali.
Rispetto al livello di competenze digitali almeno di base non si è ridotto nel biennio il divario complessivo a favore degli uomini, che vale circa 4 punti percentuali, ma è da rilevare che è presente dopo i 45 anni, mentre fino ai 34 anni di età si registra un vantaggio femminile, significativo soprattutto tra 16 e 24 anni.
Livello di istruzione e stato occupazionale
Come sottolinea il rapporto Istat, le competenze digitali continuano a essere “prerogativa principale delle persone con titolo di studio elevato“. Nonostante sia presente un quadro complessivo di miglioramento rispetto al 2023, la percentuale di persone nella fascia 25-54 anni con competenze digitali almeno di base e istruzione terziaria (l’86,1%) è in linea con la media UE, mentre se il titolo di studio è inferiore la percentuale scende al 33,5, in presenza di un incremento inferiore a quello medio nazionale. Il divario, quindi, non si è ridotto.
Anche la correlazione con lo stato occupazionale rimane elevata e il divario tra occupati e persone in cerca di occupazione rimane significativo (18 punti percentuali), così come rimangono rilevanti e stabili le differenze tra i livelli di competenze digitali in stretta correlazione con le posizioni professionali (è di circa 37 punti percentuali la distanza tra la quota di direttivi, quadri e impiegati da una parte e operai dall’altra).
Il divario rispetto al titolo di studio è presente anche nell’ambito dell’uso di Internet: il 98,5% delle famiglie con almeno un componente laureato ha la connessione Internet, il 94,9% di quelle in cui il titolo di studio più elevato è il diploma superiore, mentre è solo del 66,5% tra quelle in cui il titolo di studio più elevato è la licenza media.
Livello di istruzione e stato occupazionale, d’altra parte, anche in ambito UE, sono fattori correlati tra loro in modo significativo, e hanno una influenza rilevante, con la fascia d’età, sulle possibilità (innanzitutto strumentali e culturali) di acquisire adeguate competenze digitali.
Aree geografiche e tipo di comune
Analizzando le dinamiche territoriali si evidenzia un divario significativo tra regioni del Centro-Nord e del Sud sia sull’uso di Internet che sul livello di competenze digitali. Per quanto riguarda Internet questo divario è pari a circa 5 punti percentuali, con i valori più alti riscontrati in Toscana (90,9%), Provincia Autonoma di Trento (90,6%) e Veneto (89,5%) e quelli più bassi in Sicilia (82,0%), Basilicata (81,8%) e Calabria (80,1%)
Un quadro simile emerge anche rispetto ai livelli di competenze digitali, in uno spettro che va dal 60,3% delle regioni del Nord-Ovest al 43,5% delle regioni del Sud, con un divario notevole nonostante gli incrementi territoriali riscontrati in tutte le regioni, e tutti superiori al 4%.
Come sottolineato nel rapporto Istat, le regioni in migliore posizione in questo ambito sono l’Emilia-Romagna (61,2%) e la Provincia Autonoma di Trento (61,1%), con una nota di rilievo per la Liguria che ha registrato il maggior incremento (13,9%). Tra l’altro le regioni che hanno le percentuali più basse, Campania (42,7%) e Calabria (40,2%), hanno comunque registrato nel biennio un incremento molto significativo (rispettivamente del 10,4% e dell’8%).
Rispetto alla tipologia di comune è da rilevare come, in presenza ancora di una prevalenza dei comuni centro dell’area metropolitana, dove si registrano quote più alte di popolazione con competenze digitali almeno di base, si riducono le differenze con i comuni dell’area metropolitana, in cui si riscontra il maggiore incremento, e dei comuni medi e piccoli, segno positivo della diffusione capillare delle infrastrutture e delle iniziative di supporto all’uso di Internet e dei servizi digitali.
Dove sono più rilevanti le carenze
Il rapporto evidenzia anche dove si collocano le maggiori carenze rispetto alle cinque dimensioni in base alle quali è calcolato l’indicatore, in relazione al DigComp, di cui è da poco stata pubblicata la traduzione italiana della nuova versione. In particolare, si riscontra la quota più alta di persone con competenze avanzate nel dominio Comunicazione e collaborazione, seguito dall’Alfabetizzazione su informazioni e dati, e nella Sicurezza, dove è stato rilevato anche l’incremento maggiore nel biennio (oltre il 14%) per la quota di popolazione con competenze digitali almeno di base.
Le carenze maggiori risultano quelle relative al dominio Creazione di contenuti digitali, dove si registrano le quote più elevate di persone con nessuna competenza digitale (27,7%) e la quota più bassa (62,6%) per le competenze almeno di base.
Utilizzi di servizi, identità digitale e strumenti di IA
Dal ricco rapporto Istat focalizziamo altre tre aree di indagine:
- per quanto riguarda l’uso di strumenti di IA generativa, nonostante sia da considerare che si tratta della prima rilevazione e che quindi siamo all’interno di un percorso di sviluppo, è stato riscontrato un dato nazionale (19,9%) inferiore alla media UE (32,7%), con una diffusione soprattutto nella fascia giovanile (51,2% tra i 14-19enni e il 43,1% tra i 20-24enni). Il principale fattore di correlazione, oltre l’età, è il livello di istruzione (sono usati solo per il 3,6% tra coloro che hanno al massimo la licenza media) e la principale motivazione sul non utilizzo è la mancanza di necessità;
- il 49% della popolazione oltre 14 anni ha fatto acquisti online nei 12 mesi precedenti l’intervista, con un piccolo aumento sull’anno precedente, e soprattutto con acquisto di prodotti. Un fattore penalizzante sembra essere quello della fiducia, dato che Il 41,2% di chi ha acquistato online negli ultimi tre mesi riporta di aver riscontrato almeno un problema durante l’acquisto, soprattutto relativo ai tempi di consegna, a consegne mancanti o errate e merci difettose;
- il 53,2% della popolazione tra 16 e 74 anni che ha utilizzato Internet negli ultimi 12 mesi ha utilizzato il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) o la Carta d’Identità Elettronica (CIE) nei 12 mesi precedenti l’intervista per accedere a servizi online, valore di poco superiore alla media Ue (52,3%).
Sono tutti dati da analizzare in dettaglio per comprendere i fattori specifici che possono favorire sviluppi ancora migliorativi.
Nel caso della rilevazione sull’uso dell’IA generativa l’analisi, inoltre, dovrà considerare le motivazioni di alcune casistiche come la percentuale non alta (57%) di ICT professional che dichiara di utilizzare tool di IA generativa (rispetto a una media Ue del 73%).
Brevi riflessioni conclusive
Mentre la media Ue sulla popolazione con competenze digitali almeno di base complessivamente progredisce, anche se con un ritmo ancora non sufficiente rispetto all’obiettivo 2030 dell’80%, la riduzione del divario da parte dell’Italia, con un incremento dell’8,5% sul 2023, sostanzialmente in linea con la roadmap nazionale che prevede il raggiungimento dell’obiettivo europeo nel 2030, è una nota molto positiva, da valorizzare e, al tempo stesso, da porre nel quadro di un percorso ancora difficile.
In particolare, i dati del rapporto Istat credo spingano ad alcune considerazioni utili per affrontare questo percorso:
- l‘incremento è stato diffuso su tutte le dimensioni in cui si articola la popolazione (età, genere, livello di istruzione, stato occupazionale, aree geografiche e tipologie di insediamenti), segnale indubbio e positivo di azioni che sono state realizzate in modo globale e capillare;
- I divari, d’altra parte, quasi mai si sono ridotti. In alcuni casi, anzi, si sono accentuati, segnale del fatto che il recupero del ritardo è sentito necessario anche da chi si trova nelle posizioni più favorevoli, ma anche che il superamento di questi divari richiede uno sforzo ancora più mirato e pronunciato;
- la popolazione con competenze superiori a quelle di base ha avuto un incremento notevole, passando dal 22% al 31,5%, in linea con la media Ue, effetto probabilmente di un’attenzione maggiore alla proposizione di corsi avanzati nei diversi settori e a una maggiore formazione professionalizzante;
- l‘attenzione ai corsi e alla formazione avanzata è stata anche alla base dell’incremento molto rilevante che si riscontra sull’area Sicurezza, dove un fattore significativo è stata l’attenzione alla sensibilizzazione e alla formazione, soprattutto specialistica ma non solo;
- il ritardo sull’area Creazione di Contenuti Digitali denota le difficoltà presenti nel passaggio a un ruolo di realizzatori di contenuti e non solo di utenti, e quindi nell’acquisire le capacità tecniche necessarie, sapendo che il ruolo di realizzatori è quello che favorisce maggiormente l’acquisizione della consapevolezza digitale;
- come sottolineato in altra occasione, se si considera anche la popolazione italiana con “basse” competenze (quindi che raggiungono o superano il livello base su quattro delle cinque aree di competenza DigComp) la percentuale complessiva sale al 71%, rispetto a una media Ue del 77%, il che può portare elementi di valutazione per un eventuale percorso di rimodulazione dell’obiettivo europeo del programma del decennio digitale.
L’incremento è un risultato dei primi effetti delle iniziative finanziate dal PNRR sulle competenze digitali, come il Servizio Civile Digitale e la Rete dei servizi di facilitazione digitale, e di quelle che hanno trattato in generale l’incremento delle competenze digitali dei lavoratori, oltre che della validità di puntare a un approccio organico all’attuazione della strategia per le competenze digitali, mobilitando e favorendo sinergie in una logica multistakeholder (come avviene con l’iniziativa della Coalizione Repubblica Digitale).
Se quindi è importante riconoscere il valore del miglioramento avviato, e di cui sono evidenti i primi risultati, allo stesso tempo alcuni elementi sono da considerare per il percorso del prossimo futuro:
- l‘alfabetizzazione al digitale e all’IA, che emerge sempre più come necessità e come diritto, richiede interventi capillari e modulati rispetto ai fattori di svantaggio, mirati in modo strutturato al superamento dei divari che sono riscontrati dai dati;
- accanto a una necessaria attenzione del sistema educativo, del settore pubblico e delle imprese verso la formazione avanzata, occorre considerare l’esigenza di procedere in modo sempre più diffuso allo sviluppo di capacità tecniche di base, essenziali per la diffusione di una adeguata consapevolezza e di una comprensione maggiore dell’IA;
- in questo quadro, gli interventi devono mirare complessivamente a soddisfare l’esigenza di sviluppare e consolidare un sistema di apprendimento permanente, costruendo una correlazione dinamica e organica tra istruzione, università, mondo del lavoro, contesto sociale;
- se i primi risultati sono significativi ed evidenti, è importante che il percorso si sviluppi rafforzando gli interventi che li hanno prodotti, indirizzandoli in modo che meglio possano avere impatto su quegli aspetti che richiedono maggiore cura e sforzo. Questo è il caso dell’infrastruttura di oltre 4000 Punti Digitale Facile di cui hanno già fruito oltre 2,8 milioni di italiani per servizi di formazione e facilitazione digitale. Questa infrastruttura, che ha una programmazione e regia regionale coordinata e supportata centralmente, si sviluppa con una declinazione territoriale che ha consentito di costruire una rete di autonomie locali, terzo settore, privati, e forti sinergie con le altre iniziative correlate.
Il percorso su cui procedere è ambizioso, difficile, e allo stesso tempo necessario. I dati ci inducono alla consapevolezza di aver però costruito e di disporre di asset validi su cui poter basare uno sviluppo positivo.













