sicurezza dei dati

Accessi abusivi e insider threat: come ridurre il rischio aziendale



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Le minacce interne alla sicurezza dei dati coinvolgono dipendenti, collaboratori ed ex dipendenti con credenziali legittime. Accessi eccedenti, download massivi e mancata revoca degli account possono generare rischi privacy, responsabilità personali e contenziosi penali per imprese e organizzazioni

Pubblicato il 7 mag 2026

Paola Pucci

partner di Toffoletto De Luca Tamajo



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Le violazioni dei dati di un’impresa o un’organizzazione non arrivano solo dall’esterno. Sempre più spesso l’origine è interna: dipendenti o ex dipendenti che utilizzano in modo improprio credenziali e accessi legittimamente assegnati. In questi casi non si pone soltanto un tema di privacy e compliance, ma anche di possibile responsabilità penale personale per accesso abusivo a sistemi informatici, rivelazione di segreto professionale o danneggiamento di informazioni, dati o programmi informatici.

Per le funzioni HR, Legal e IT la gestione dell’“insider threat” non è quindi solo una misura di sicurezza tecnica, ma un presidio di governance che incide direttamente sul rischio giuridico.

Cos’è un insider threat aziendale

Per insider threat si intende una minaccia alla sicurezza dei dati o dei sistemi proveniente da un soggetto interno all’organizzazione – dipendente, collaboratore o ex dipendente – che dispone o ha disposto di credenziali valide.

Gli scenari più ricorrenti in ambito HR e commerciale includono:

• consultazione non autorizzata di fascicoli del personale;
• estrazione di database clienti eccedenti rispetto ai compiti assegnati o prima delle dimissioni;
• download massivo di documenti riservati;
• accesso ai sistemi aziendali dopo la cessazione del rapporto.

La peculiarità dell’insider threat è che l’accesso iniziale è formalmente legittimo: ciò che diventa illecito è l’uso eccedente, distorto o successivo alla revoca dei poteri, con evidenti violazioni di natura penalistica, civilistica e in materia di protezione dei dati personali.

Responsabilità aziendale e responsabilità personale

In caso di accesso abusivo, il primo livello di analisi riguarda la conformità al Regolamento (UE) 2016/679: adeguatezza delle misure di sicurezza (art. 32), rispetto dei principi di integrità e riservatezza (art. 5, par. 1, lett. f), eventuale obbligo di notifica di data breach (artt. 33-34).

Tuttavia, in molti ordinamenti europei l’accesso non autorizzato a sistemi informatici o la sottrazione di dati aziendali integra anche fattispecie penali autonome. Può risponderne personalmente chi accede a sistemi dopo la cessazione del rapporto, chi utilizza credenziali non più autorizzate e chi copia o divulga informazioni riservate per finalità concorrenziali o personali.

Per l’organizzazione questo significa che una carenza nei processi di gestione degli accessi può esporre non solo a sanzioni amministrative, ma anche a contenziosi penali che coinvolgono persone fisiche.

Offboarding e revoca degli accessi aziendali

Una parte rilevante dei casi si concentra nella fase di uscita del dipendente. Se la revoca delle credenziali non è tempestiva e sistematica, il rischio aumenta sensibilmente.

Un processo di offboarding efficace dovrebbe prevedere:

• disattivazione immediata e automatizzata degli account alla cessazione;
• revoca di VPN, accessi cloud e credenziali amministrative;
• mappatura preventiva dei privilegi associati al ruolo;
• verifica periodica degli account attivi.

La segmentazione dei privilegi – secondo il principio del “least privilege” – riduce l’impatto potenziale di comportamenti opportunistici.

Audit log e monitoraggio: prevenzione e prova

Audit log e sistemi di tracciamento degli accessi costituiscono misure di sicurezza rilevanti ai sensi dell’art. 32 GDPR. Oltre alla funzione preventiva, hanno una valenza probatoria: consentono di ricostruire accessi anomali, download massivi o utilizzi non coerenti con le mansioni assegnate.

Naturalmente tali strumenti devono rispettare i principi di proporzionalità e trasparenza, evitando forme di controllo occulto. L’informazione preventiva ai lavoratori e la definizione chiara delle regole di utilizzo degli strumenti aziendali sono elementi essenziali per la legittimità del sistema.

Policy interne e cultura della responsabilità

La prevenzione dell’insider threat non è solo tecnologica. Occorre rafforzare il quadro organizzativo attraverso policy chiare sull’uso dei sistemi informatici, clausole di riservatezza aggiornate, richiamo esplicito alle conseguenze disciplinari e, ove previste, penali e formazione periodica su data governance e sicurezza.

La consapevolezza delle possibili responsabilità personali, specie in fase di cessazione del rapporto, svolge una funzione deterrente significativa.

La gestione efficace del rischio interno richiede cooperazione strutturata tra funzioni:

• HR presidia il ciclo di vita del rapporto;
• IT governa accessi e monitoraggio;
• Legal valuta i profili di responsabilità e le azioni conseguenti.

Senza un modello integrato, l’intervento è spesso solo reattivo, quando il danno economico o reputazionale è già avvenuto.

Dalla compliance alla governance del rischio interno

L’insider threat rappresenta oggi uno dei fronti più delicati della data governance aziendale. Non basta garantire la conformità formale alla normativa privacy: occorre assicurare che gli accessi siano coerenti con le mansioni, limitati nel tempo e tracciabili.

La possibilità che un ex dipendente possa rispondere penalmente per accessi abusivi rafforza l’esigenza di processi di offboarding rigorosi, segmentazione dei privilegi e audit strutturati.

Nel contesto digitale attuale, la sicurezza dei dati non è solo una misura tecnica. È una responsabilità organizzativa che coinvolge persone, processi e cultura aziendale.

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