L’annuncio del ministro Adolfo Urso alla XXVIII edizione di Futuro Direzione Nord, in Assolombarda a Milano, ha il tono dell’evento storico: l’Italia si candida ufficialmente a ospitare una delle gigafactory europee per l’intelligenza artificiale, le mega-infrastrutture da 100.000 processori AI previste dal programma InvestAI della Commissione europea.
Il consorzio che presenta la proposta, Leonardo, Eni e Fondazione di Torino, viene descritto come un unicum nel panorama continentale: l’unico Paese ad aver costruito una candidatura coordinata a livello nazionale tra grandi campioni industriali e istituzioni. Tra la retorica della competitività e la realtà delle infrastrutture, i numeri raccontano una storia più complicata.
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Gigafactory AI in Italia: candidatura forte, ma piani diversi
La prima distinzione che manca nel racconto pubblico è quella tra le AI Factory EuroHPC, già selezionate e finanziate, e le gigafactory InvestAI, ancora in fase di bando. L’Italia sul primo fronte ha già ottenuto un risultato concreto: IT4LIA, l’AI Factory al Tecnopolo DAMA di Bologna, è operativa dal settembre 2025, gestita da Cineca con un investimento complessivo di 420 milioni di euro a cofinanziamento paritario UE-Italia. Il 22 aprile 2026 è stato firmato il contratto per il supercomputer dedicato: 290 milioni, prodotto da Dell Technologies, integrato da E4 Computer Engineering, con oltre 160 exaflops di potenza per inferenza AI. Bologna è già nella rete delle 19 AI Factory europee, classificata tra le due più potenti.
Il confine tra IT4LIA e InvestAI
La gigafactory è un’altra scala. Il programma InvestAI, lanciato al Summit AI di Parigi nel febbraio 2025, mobilita fino a 20 miliardi di euro per costruire quattro o cinque campus di calcolo sovrano, ciascuno con circa 100.000 chip AI di ultima generazione, progettati per il training di modelli con trilioni di parametri. Il bando ufficiale, previsto per il quarto trimestre 2025, è slittato al primo semestre 2026. La competizione è densa, oltre settanta progetti presentati da sedici Paesi membri. Confondere i due piani significa far passare il successo già acquisito di IT4LIA come garanzia di fattibilità per una sfida di ordine completamente diverso.
Gigafactory AI in Italia: il nodo di energia e rete
Ogni campus gigafactory richiede almeno 1 GW di elettricità per restare operativo, la potenza di una piccola città. Per l’Italia, questo dato si scontra con una realtà infrastrutturale che non lo supporta. La capacità energetica dedicata ai data center nel Paese è oggi circa 500 MW. Le stime più ottimistiche di Politecnico di Milano, Elettricità Futura, principali analisti globali, proiettano tra 1,4 e 2 GW effettivi entro il 2030, e fino a 4,5 GW al 2035. Una singola gigafactory assorbirebbe tra il 50% e il 70% di tutta la nuova capacità data center che il Paese può realisticamente costruire nei prossimi quattro anni.
Il collo di bottiglia non è solo la generazione, ma la rete di trasmissione. A fine gennaio 2026, Terna registrava 449 pratiche di connessione per data center, per 78,79 GW richiesti, una cifra che, se interamente soddisfatta, richiederebbe di raddoppiare l’intero parco di generazione nazionale. Ma la rete non è dimensionata per questo: i tempi tecnici di allacciamento alla RTN, la concentrazione di oltre il 65% delle richieste tra Lombardia e Lazio, le congestioni locali già in atto rendono lo scenario di una connessione da 1 GW per una gigafactory un problema ingegneristico e autorizzativo di prima grandezza.
La Romania e il vantaggio dell’energia dedicata
Il confronto con i concorrenti è istruttivo. La Romania ha presentato il progetto Black Sea AI Gigafactory con una proposta energetica dedicata: fino a 1.500 MW di energia a emissioni zero, prevalentemente nucleare, in due fasi a Cernavodă e Doicești. L’Italia non ha nulla di paragonabile. L’HPC6 di Eni a Pavia è un asset di supercalcolo, non una fonte di energia. Il piano Terna prevede 16,6 miliardi di investimenti per il quinquennio 2024-2028 e il raddoppio delle rinnovabili installate da 50 a 107 GW entro il 2030, ma sono target di sistema pensati per la transizione energetica nel suo complesso, non specificamente dimensionati per infrastrutture di calcolo a scala giga.
Soldi per gigafactory AI: il 17% UE non basta
La struttura finanziaria del programma InvestAI è meno generosa di quanto la narrazione pubblica lasci intendere. A differenza delle AI Factory EuroHPC, dove il cofinanziamento europeo raggiunge il 50% (come nel caso dei 420 milioni di IT4LIA), per le gigafactory il contributo UE copre il 17% del CAPEX sull’infrastruttura di calcolo. Per un progetto da 3-5 miliardi di euro, la stima riportata per la proposta italiana a doppio polo Lombardia-Puglia, questo significa un apporto europeo tra 500 e 850 milioni. Il resto va coperto con investimento nazionale e privato.
I 450 milioni dal Fondo AI di CDP citati da Urso e i finanziamenti dell’Istituto AI per l’Industria a Torino sono cifre di un ordine di grandezza inferiore a quanto necessario. La domanda che il consorzio Leonardo-Eni-Fondazione di Torino dovrà dimostrare di saper risolvere non è solo industriale, ma finanziaria: chi mette i 2-4 miliardi rimanenti, con quale struttura di governance e quale ritorno atteso?
Gigafactory AI Italia e competenze: la scala spezzata
C’è poi un’ironia strutturale nell’annuncio di Urso. Lo stesso ministro che presenta la candidatura per un’infrastruttura di frontiera globale è costretto ad ammettere che il 37% delle imprese italiane segnala carenze di competenze AI. I dati che lui stesso ha citato a febbraio 2026 a Torino sono ancora più netti: l’adozione di tecnologie AI nelle imprese con almeno 10 addetti è raddoppiata dall’8% al 16% in un anno, ma resta sotto la media UE del 20%, con oltre l’83% del sistema produttivo che non utilizza alcuna soluzione di intelligenza artificiale.
Costruire un campus da 100.000 processori per training AI in un Paese dove la stragrande maggioranza del tessuto produttivo non ha ancora adottato le tecnologie AI di base è l’essenza di quello che in altra sede abbiamo definito scala spezzata, una dinamica in cui le economie investono massicciamente nei piani alti dell’infrastruttura tecnologica, supercalcolo, modelli di frontiera, hardware sovrano, mentre i gradini intermedi che dovrebbero collegare quella potenza alla base produttiva restano fragili, sottodimensionati o inesistenti. Le alleanze università-ITS-imprese che Urso invoca come risposta sono necessarie, ma operano su cicli di cinque-dieci anni. La gigafactory dovrebbe essere operativa entro il 2028.
Gigafactory AI Italia: dove la candidatura resta credibile
Sarebbe un errore leggere questo quadro come un esercizio di puro scetticismo. La candidatura ha punti di forza reali. Il formato consortile unico è un vantaggio procedurale che in un bando competitivo con settanta candidature frammentate può fare la differenza. L’ecosistema HPC esistente, Leonardo a Bologna (quarto supercomputer al mondo alla sua installazione), IT4LIA in fase di potenziamento, Davinci-1 a Genova, HPC6 a Pavia, dimostra capacità di delivery su progetti complessi. La legge quadro sull’AI allineata all’AI Act e la Strategia nazionale 2024-2026 forniscono il quadro regolatorio che Bruxelles valuta. La proposta a doppio polo Nord-Sud risponde a una logica di coesione territoriale che la Commissione ha più volte indicato come criterio rilevante.
Però la credibilità di una candidatura si misura sulla capacità di chiudere il divario tra il piano alto e i gradini mancanti. Energia dedicata, rete dimensionata, permitting accelerato, modello finanziario sostenibile, e, non ultimo, un piano di competenze che non sia una lista di buone intenzioni: sono questi i test che separeranno un annuncio politico da un progetto industriale.
Il rischio, altrimenti, è quello di avere una infrastruttura di frontiera che parla all’Europa con i piedi di argilla.
Per approfondire: il programma europeo delle AI Gigafactory è definito nell’ambito del Regolamento (UE) 2026/150 che modifica il Regolamento (UE) 2021/1173 sulla EuroHPC Joint Undertaking. La call ufficiale InvestAI è attesa nel primo semestre 2026. IT4LIA AI Factory: it4lia-aifactory.eu












