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Agenti AI nelle aziende: perché solo pochi creano vero valore



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Il report KPMG Global AI Pulse fotografa investimenti, adozione e sfide dell’intelligenza artificiale nelle grandi aziende globali. Gli agenti AI accelerano, ma il valore concreto resta concentrato tra le organizzazioni capaci di scalarli, governarli e accompagnare la trasformazione della forza lavoro

Pubblicato il 12 mag 2026

Carmelo Mariano

Partner KPMG, AI Practice Leader



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L’entusiasmo globale per l’intelligenza artificiale irimane alto, ma solo pochi stanno scalando abbastanza rapidamente da trasformare la spesa in un reale valore di business. I leader prevedono di investire una media globale ponderata di 186 milioni di dollari USA in AI nei prossimi 12 mesi, e il 74% afferma che l’AI rimarrà una priorità di investimento, anche in caso di recessione.

Lo conferma il report KPMG Global AI Pulse che offre una fotografia di come più di 2.000 aziende, di cui tre quarti con ricavi annui superiori a 1 miliardo di dollari USA, in 20 diversi paesi stanno investendo nell’intelligenza artificiale, implementando AI e agenti, e realizzando valore. Il report analizza anche le implicazioni e l’impatto di questa trasformazione su forza lavoro, governance e gestione del rischio.

Agenti AI nelle aziende, il divario tra sperimentazione e vantaggio competitivo

Sebbene la maggior parte delle organizzazioni dichiari che l’AI stia già generando risultati di business significativi, devono affrontare sfide crescenti: la misurazione e quantificazione del valore, l’adattamento rapido dei modelli di governance, la sicurezza dei dati, i rischi informatici e la resistenza della forza lavoro.

Questi rischi e sfide mantengono molte organizzazioni globali nella fase di sperimentazione e di progetti pilota dell’AI, mentre solo una minoranza (l’11% secondo il report KPMG) sta ottenendo un vantaggio competitivo concreto, grazie al deployment di agenti AI, scalati tra le funzioni e coordinati tra i vari workflow.

L’AI crea valore, ma solo per chi riesce a scalarla

Il valore dell’AI è reale, ma viene realizzato in modo disomogeneo tra le organizzazioni. Esiste un chiaro divario tra chi è ancora in fase di sperimentazione e chi ha superato i progetti pilota e sta scalando gli agenti AI per ottenere risultati concreti di business. Sebbene l’adozione dell’AI stia accelerando a livello globale, solo un piccolo gruppo di aziende leader nell’AI sta registrando ritorni evidenti.

Stando ai risultati del nostro report, questi leader sovraperformano costantemente gli altri: l’82% afferma che l’AI sta già generando un valore di business significativo, contro il 62% dei loro pari. Non si tratta solo di un gap di maturità dell’AI: è un divario di performance in aumento tra le organizzazioni che trattano l’AI come una trasformazione a livello aziendale e quelle che cercano di innestarla sui modelli esistenti, ottenendo solo miglioramenti incrementali.

L’adozione degli agenti AI accelera nelle funzioni core

L’adozione degli agenti AI sta accelerando: il 32% li sta implementando e scalando, mentre un ulteriore 27% sta orchestrando più agenti all’interno dell’organizzazione. La differenza tra le aziende leader nell’AI e le altre è sempre più evidente nel modo in cui gli agenti AI sono implementati e utilizzati nell’azienda. Le organizzazioni stanno introducendo agenti nelle funzioni core, in particolare in tecnologia e IT (66%) per accelerare lo sviluppo del codice, nelle operations (55%) per orchestrare i workflow della supply chain e in marketing e vendite (43%) per abilitare esperienze cliente personalizzate.

Ma il vero cambiamento risiede nell’uso di questi agenti: non sono più limitati all’automazione dei task, ma coordinano il lavoro tra funzioni, instradano le decisioni, fanno emergere insight a livello enterprise e individuano in anticipo potenziali problemi. Questo cambiamento è particolarmente evidente tra le aziende leader nell’AI, che diffondono agenti in maniera più ampia rispetto ai concorrenti nelle funzioni aziendali come l’IT (75% contro 64%), le operations (64% contro 55%) ed il marketing (49% contro 43%).

Il valore dell’AI dipende da investimenti continui in persone, comportamenti e fiducia, non solo dalla scala tecnologica

Il valore dell’AI non è guidato solo dalla tecnologia, ma soprattutto dalle persone. Le organizzazioni che scalano l’AI investendo parallelamente nella forza lavoro hanno una probabilità quasi quattro volte maggiore di riportare un valore di business significativo generato dall’AI (77% contro 20%), che include produttività, risparmi sui costi, crescita e qualità decisionale. Le aziende leader nell’AI comprendono che accompagnare le persone nel percorso dell’AI richiede più del tradizionale upskilling; per questo stanno ripensando gli investimenti nei talenti — assumendo persone per ruoli specifici legati all’AI (66% contro 53%), ricorrendo ad acquisizioni per accedere a competenze specialistiche (36% contro 29%) e introducendo programmi di affiancamento agli agenti AI (54% contro 39%).

Le competenze umane restano centrali nell’era dell’AI

Man mano che gli agenti AI diventano parte del lavoro quotidiano, cambiano anche le competenze ricercate dai leader, soprattutto nei ruoli entry level. Il sondaggio mostra che il successo nell’era dell’AI non è più definito solo dalle competenze tecniche.

I leader attribuiscono maggiore valore al pensiero critico e alla capacità di problem solving (49%), all’adattabilità e all’apprendimento continuo (52%), e al pensiero creativo e strategico (41%), confermando che le capacità umane restano essenziali anche mentre gli agenti AI continuano a scalare.

I leader sono più fiduciosi nella gestione dei rischi dell’AI man mano che le organizzazioni maturano

La maturità dell’AI è strettamente legata alla capacità di scalare la governance insieme alla tecnologia stessa, dando alle organizzazioni la fiducia necessaria per muoversi più rapidamente e operare su larga scala. Sebbene le preoccupazioni legate a sicurezza dei dati, privacy e rischio siano diffuse tra il 75% dei leader globali, la maturità cambia il modo in cui questi rischi vengono gestiti.

Tra le organizzazioni ancora in fase di sperimentazione dell’AI, solo il 20% si sente sicuro nella gestione dei rischi legati all’AI. Questa fiducia sale al 49% tra i leader dell’AI, a dimostrazione che i framework di governance si rafforzano man mano che l’AI viene integrata nelle operazioni reali. Piuttosto che preoccuparsi delle prime fasi di sperimentazione, i leader dell’AI spostano l’attenzione sulle sfide legate alla scalabilità — come la qualità e l’integrazione dei dati, le esigenze di governance e sostenibilità e l’aumento della concorrenza da parte di operatori nativi dell’AI.

Spendere di più in AI non basta per creare valore

In conclusione, spendere di più in AI non equivale a creare valore. Le organizzazioni leader stanno andando oltre la semplice abilitazione, implementando agenti AI per riprogettare i processi e ridefinire il modo in cui decisioni e lavoro fluiscono all’interno dell’impresa. Ma non esiste un futuro basato sugli agenti senza fiducia, e non c’è fiducia senza una governance in grado di stare al passo. Il sondaggio evidenzia chiaramente che investimenti costanti nelle persone, nella formazione e nel change management sono ciò che consente alle organizzazioni di scalare l’AI in modo responsabile e di catturarne il valore.

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