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Ecco primi robot umanoidi per la guerra: i nodi tecnici ed etici



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Stati Uniti e Cina stanno accelerando nello sviluppo di robot umanoidi destinati ad applicazioni militari. Tra prototipi, intelligenza artificiale, modelli industriali divergenti e nodi etici ancora aperti, la robotica umanoide emerge come nuovo terreno della competizione strategica globale

Pubblicato il 16 giu 2026

Maria Beatrice Versaci

Junior Analyst Hermes Bay S.r.l.



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A inizio giugno 2026, la startup americana Foundation Robotics ha aperto le porte della sua sede alla stampa per presentare il suo primo prototipo di robot umanoide sviluppato per applicazioni militari, denominato “Phantom”[1].

La startup californiana si presenta come l’unica azienda statunitense a lavorare esplicitamente su sistemi antropomorfi per la difesa. Il ventaglio di missioni previste comprende supporto logistico, ricognizione, recupero di feriti e attrezzature, ispezione di ambienti pericolosi. Ma include anche, nella componente più dibattuta del progetto, quello che Pathak definisce “frontline weaponisation“: l’ingaggio e la neutralizzazione diretta di minacce.

Il Phantom MK-1 e i limiti dei robot umanoidi militari

L’attuale versione, il Phantom MK-1, è ancora lontana dall’operatività. Non dispone di batteria autonoma, non è impermeabile né resistente alla polvere, non è in grado di rialzarsi autonomamente dopo una caduta. Le mani mancano di forza e precisione. La seconda generazione, il MK-2, attualmente in costruzione, dovrebbe colmare alcune di queste lacune critiche: autonomia energetica di circa sei ore, protezione dagli agenti atmosferici, capacità di recupero autonomo dopo cadute, e soprattutto mani riprogettate per riuscire a impugnare e azionare armi convenzionali. Gli obiettivi produttivi dichiarati sono ambiziosi: 40.000 unità annue entro fine 2027, a un costo unitario inferiore ai 20.000 dollari nel lungo periodo.

Foundation Robotics ha già ottenuto 24 milioni di dollari in contratti di ricerca con il Dipartimento della Difesa statunitense, con test limitati alla gestione (non all’impiego) delle armi. Due unità sono già operative in Ucraina, dove la sperimentazione della componente offensiva è attiva[2].

Cortex, l’intelligenza artificiale del Phantom

Il sistema nervoso del Phantom è un’IA denominata Cortex, anch’essa in fase di aggiornamento, la cui architettura si articola su due livelli complementari: il primo è un modello di ragionamento addestrato su esempi di compiti specifici, che interpreta l’obiettivo assegnato e pianifica la sequenza di azioni; il secondo modello è addestrato su video reperiti in rete e su dati raccolti dal robot durante le sessioni di interazione libera con l’ambiente fisico, con la funzione precisa di generare dati proprietari di grounding nel mondo reale. La visione è assicurata da un casco con copertura a 360 gradi, che alimenta il modulo di percezione dell’IA con immagini sufficienti ad adattare i movimenti in tempo reale.

La Cina e la normalizzazione del robot combattente

Anche la Cina sta sviluppando robot umanoidi per applicazioni militari. A novembre 2025[3], ad esempio, durante la 12ª Settimana internazionale dei cadetti militari[4] organizzata dall’Università di ingegneria del PLA (People’s Liberation Army) a Nanchino, è stato mostrato un robot da combattimento controllato tramite sistema di motion capture: l’operatore indossava un dispositivo leggero di rilevamento del movimento e il robot ne replicava i movimenti in tempo reale con accuratezza notevole. In parallelo, la competizione “Mech Combat Arena“[5], organizzata da China Media Group a Hangzhou nel maggio 2025, ha presentato robot capaci di eseguire mosse di arti marziali apprese tramite motion capture: una vetrina di soft power tecnologico con l’obiettivo implicito di normalizzare l’immagine del robot combattente.

La dottrina militare cinese sostiene esplicitamente questo sviluppo. Il PLA Daily, organo di stampa ufficiale dell’esercito cinese, ha descritto gli umanoidi come sistemi capaci di trasformare la percezione del futuro della guerra, sottolineando come la loro struttura bionica li renda adatti ad ambienti complessi di battaglia, e ricercatori della National University of Defense Technology hanno argomentato che gli scenari bellici contemporanei (centri urbani, zone industriali, aree agricole) siano ambienti fondamentalmente antropocentrici, e che i robot con forma umana possano integrarsi con i sistemi esistenti in modo più efficace di qualsiasi altra piattaforma[6].

La fusione civile-militare nella strategia cinese

Dietro questi sviluppi c’è inoltre la fusione civile-militare come principio costitutivo della strategia industriale cinese. Il 15° Piano quinquennale (2026-2030), recentemente approvato, inserisce la robotica al cuore del modello di crescita economica, promuovendo quella che Pechino chiama intelligenza embodied come nuovo motore produttivo. La sovrapposizione tra sviluppo civile e interessi militari è istituzionalizzata: il Comitato Tecnico Nazionale per la Standardizzazione degli Umanoidi, include esplicitamente rappresentanti di università legate al PLA e dirigenti di aziende strategicamente sensibili. Inoltre, le prescrizioni di standardizzazione imposte dal Comitato prevedono crittografia nazionale obbligatoria e standard di cybersicurezza che limitano fortemente l’interoperabilità con piattaforme straniere.

Questi dati assumono una valenza interessante se si considera che, a maggio 2026, la Cina risulta controllare circa l’80% del mercato globale dei robot umanoidi, con oltre 140 produttori nazionali e più di 330 modelli distinti lanciati nell’ultimo anno. Attualmente, il 54% dei robot industriali installati a livello mondiale nel 2024 è stato rilasciato in Cina, dove il parco operativo supera i due milioni di unità, ossia circa 4,5 volte il secondo paese al mondo, il Giappone. Questi numeri non riguardano ancora gli umanoidi da combattimento, ma mostrano come la base manifatturiera e tecnologica che li renderà possibili è già costruita su scala industriale[7].

Stati Uniti e Cina, due modelli di innovazione a confronto

L’ambito della robotica militare umanoide rappresenta quindi una nuova faccia della competizione tra Stati Uniti e Cina, che riflette più ampie differenze strutturali nei rispettivi modelli di innovazione.

Il modello americano è frammentato e market-driven, all’interno del quale Foundation Robotics, con i suoi 24 milioni di contratti governativi, ricopre un ruolo relativamente modesto. L’ecosistema statunitense conta su aziende come Ghost Robotics (quadrupedi per pattugliamento e ricognizione adottati da Air Force e Marines) e su programmi come l’xTechHumanoid[8] dell’Esercito, che seleziona tecnologie emergenti attraverso competizioni aperte.

Il modello cinese è sistemico e state-driven: aziende come Unitree, AgiBot e UBTECH ricevono ordini diretti da enti statali (China Mobile ha acquistato robot umanoidi domestici per 17 milioni di dollari nel 2025[9]) e beneficiano di sussidi, accesso a enormi dataset nazionali e standard produttivi. La proiezione di RBC Capital Markets[10] colloca a 9.000 miliardi di dollari il mercato globale degli umanoidi entro il 2050, con la Cina in posizione dominante.

Il vantaggio cinese nel volume produttivo e nei costi è già oggi significativo. Il vantaggio americano risiede nella qualità dell’IA, nell’architettura software e nella capacità di integrazione con sistemi C4ISR avanzati come il JADC2 (Joint All-Domain Command and Control), testato durante le esercitazioni del 2025-2026 per sincronizzare veicoli autonomi con unità tradizionali[11].

Autonomia, armi e controllo umano nei conflitti futuri

Rimangono, tuttavia, delle sfide tecniche aperte, in primo luogo l’autonomia energetica. Inoltre, la gestione di ambienti aperti e imprevedibili – la vera condizione del combattimento – è ancora irrisolta per qualsiasi sistema autonomo disponibile. E la capacità di impugnare armi progettate per mani umane rimane un problema di ingegneria aperto.

Il nodo regolatorio delle armi autonome letali

Sul piano etico e regolatorio, il panorama è altrettanto complesso. Il 1° dicembre 2025 l’Assemblea Generale ONU ha adottato con 164 voti favorevoli e 6 contrari[12] la risoluzione A/RES/80/57 sulle armi autonome letali (LAWS: Lethal Autonomous Weapons Systems). L’anno in corso è decisivo per capire se la comunità internazionale riuscirà a costruire un quadro normativo vincolante prima che la tecnologia renda il negoziato puramente accademico. A dispetto dell’attuale non impiegabilità di questi sistemi in un contesto bellico reale, ha senso ritenere che i robot umanoidi saranno una componente rilevante dei conflitti futuri, e che il vantaggio in questo dominio valga l’investimento. La domanda non è ormai se questi sistemi entreranno sui campi di battaglia, ma quando, in quale forma e sotto quale livello di controllo umano.

Note

[1] https://www.bbc.com/news/articles/cedpxwe26l1o?mc_cid=3ffddbfd8a&mc_eid=b9b4a7aa98

https://thenextweb.com/news/foundation-humanoid-robot-soldiers-pentagon

[2] https://blog.robozaps.com/b/humanoid-robots-in-military-and-defense

[3] https://humanoid.guide/china-shows-motion-controlled-humanoid-robot-for-military-tasks/

https://www.bgr.com/2063885/china-motion-controlled-military-robot-remote-combat

[4] http://eng.mod.gov.cn/2025xb/N/I/16419759.html

[5] https://news.cgtn.com/news/2025-05-27/Kung-fu-bots-China-launches-world-s-1st-humanoid-robot-combat-arena-1DIDIN2zYNa/p.html

[6] https://www.scmp.com/news/china/military/article/3312303/humanoid-robots-are-leading-charge-intelligent-warfare-pla-daily

[7] https://etcjournal.com/2026/05/21/the-widening-gap-chinas-humanoid-robotics-dominance-may-2026/

[8] https://xtech.army.mil/competition/xtechhumanoid/

[9] https://chinapower.csis.org/china-industrial-robots/

[10] https://www.rbccm.com/en/insights/2026/03/the-9-trillion-opportunity-in-humanoid-robotics

[11] https://blog.robozaps.com/b/humanoid-robots-in-military-and-defense

[12] https://digitallibrary.un.org/record/4095989

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