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Hybrid cloud, come governare la migrazione in modo selettivo e sostenibile



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Per supportare le imprese nei progetti di evoluzione infrastrutturale adottando l’hybrid cloud, è importante puntare sull’analisi puntuale dell’esistente, un approccio selettivo alla migrazione e un servizio di cloud privato interamente gestito

Pubblicato il 18 giu 2026



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L’hybrid cloud è oggi uno dei modelli adottati dalle imprese per combinare flessibilità, continuità operativa, controllo dei dati e sostenibilità economica. Il passaggio ad architetture ibride, però, richiede una valutazione puntuale dei sistemi esistenti e una migrazione selettiva: non tutti i carichi di lavoro e i processi aziendali sono adatti a essere trasferiti integralmente sulla nuvola.

L’hybrid cloud per definizione prevede che parte dei carichi di lavoro risiedano su architetture dedicate (on-premise o private cloud) e parte su architetture condivise (public cloud)

Dunque, se inizialmente la migrazione veniva interpretata come massiva di tipo lift and shift, attualmente presuppone un approccio ibrido e la capacità di scelte tecnologiche diversificate: “Non tutti i carichi di lavoro – osserva Lucio Graziani, Senior Innovation Manager di ViData, società vicentina del gruppo Horsa e partner di Ibm – possono essere spostati indifferentemente verso il cloud: alcuni devono restare necessariamente on premise, mentre altri si prestano a essere trasferiti”. Da qui deriva l’importanza dell’assessment come punto di partenza.

L’importanza dell’assessment nelle strategie di hybrid cloud

Infatti, come spiega Graziani, “nell’approcciare l’hybrid cloud l’elemento più importante è proprio l’analisi puntuale dello status quo e delle esigenze dell’impresa”.

Come suggerisce il manager, l’assessment è un’attività troppo spesso sottovalutata, (“magari per la fretta di portare carichi computazionali in cloud”), ma è fondamentale per evitare criticità successive. Connessioni applicative non mappate, integrazioni con database o limiti di connettività possono infatti compromettere progetti apparentemente semplici.

Non si tratta solo di scegliere una piattaforma tecnologica per la migrazione, ma di costruire una roadmap coerente con gli obiettivi del business e con i vincoli operativi dell’organizzazione.

Ecco perché, come traspare dalle dichiarazioni di Graziani, il supporto di un consulente assume un ruolo centrale nell’eseguire una corretta valutazione dell’esistente e nel definire quali carichi migrare o mantenere in locale, garantendo la stabilità e l’efficienza dell’intero sistema.

Come scegliere la corretta strategia di migrazione

Una volta mappato accuratamente lo scenario aziendale, il passo successivo consigliato dall’esperto di ViData consiste nell’identificare la corretta strategia di migrazione.

Le alternative metodologiche sono principalmente due: il trasferimento “as is” per cui i sistemi aziendali vengono replicati in cloud senza apportare modifiche; oppure l’implementazione “greenfield” che prevede la creazione di un ambiente completamente nuovo dove reinstallare le componenti applicative ottimizzate e spostare i dati.

La scelta finale può dipendere da fattori tecnologici (come la presenza di software datati non più aggiornabili che obbliga a un approccio “lift and shift”), ma anche operativi (ad esempio, le finestre di fermo macchina che il business può tollerare visto che l’opzione “ex novo” può richiede tempi più lunghi).

I vantaggi di un partner specializzato

Graziani afferma che, nello scenario descritto, l’offerta di un partner specializzato come ViData permette un vantaggio competitivo rispetto ai grandi hyperscaler.

Innanzitutto, avendo accesso diretto alle proprie risorse infrastrutturali, l’azienda vicentina è in grado di prelevare fisicamente una copia dei sistemi e delle virtual machine installate presso il cliente per integrarla nel proprio data center, aggirando i limiti della migrazione solo via rete che vincola i cloud tradizionali e può essere inficiata da connettività insufficiente.

L’approccio ibrido impone inoltre di gestire il tema dell’evoluzione e ottimizzazione infrastrutturale da una duplice prospettiva: non soltanto il passaggio verso la nuvola, ma anche il rinnovamento dei sistemi destinati a restare on-premise e la valorizzazione delle soluzioni esistenti che risultano sottoutilizzate. Anche qui, il supporto del partner può fare la differenza, guidando l’azienda nelle scelte tecnologiche ottimali.

“Un esempio classico – argomenta Graziani – è il caso di un’azienda che vuole trasferire il file server in cloud, quando invece potrebbe trasferirlo direttamente all’interno dell’ecosistema Microsoft 365 di cui ha già le licenze. Il nostro consiglio è di sfruttare le risorse in essere, si tratta di onestà intellettuale”.

Il valore di un private cloud fully managed

Un altro elemento differenziante della strategia ViData è la disponibilità di un public cloud fully managed, che punta a liberare le imprese dalle attività quotidiane di manutenzione infrastrutturale, consentendo ai team IT di concentrarsi sull’innovazione applicativa e sui processi aziendali.

“L’idea – afferma Graziani – è dire al cliente: tu devi occuparti del tuo business. Fino al all’hypervisor ci pensiamo noi e tu non devi preoccuparti di niente”.

Il cloud gestito va così a intercettare le attuali necessità delle imprese. Per molte aziende, infatti, specialmente se di piccole o medie dimensioni, la gestione di un’infrastruttura complessa rappresenta una sfida, poiché richiede certificazioni specialistiche costose e difficili da reperire sul mercato. Inoltre, il personale IT sta evolvendo di ruolo, abbandonando le mansioni hardware per offrire supporto diretto alle linee di business.

Oltre a indirizzare le criticità di gestione infrastrutturale, il modello di public cloud proposto da ViData risponde anche al tema della sovranità e controllo del dato, particolarmente sentito dal mercato italiano. Avere la certezza che il patrimonio informativo aziendale risieda in un data center specifico nello Stivale, accessibile e recuperabile in qualsiasi momento, offre una tranquillità che i service provider globali non sempre garantiscono.

“Abbiamo visto che la consapevolezza della localizzazione – evidenzia Graziani – è molto di aiuto alla clientela, soprattutto medio piccola, dove il concetto di proprietà e posizionamento del proprio dato è molto forte”.

La specializzazione sulle tecnologie Ibm

Graziani porta infine l’attenzione su un ulteriore plus dell’offerta ViData ovvero la messa a disposizione di carichi di tipo IBM i su sistemi Power.

“Abbiamo implementato l’infrastruttura – conclude il manager – e recentemente abbiamo testato con successo funzionalità avanzate per lo spostamento a caldo delle partizioni IBM i senza alcun impatto sull’operatività (Live Partition Mobility). Così possiamo offrire una risposta concreta alle aziende che faticano a rinnovare le competenze interne sulla gestione dei sistemi Power. Si tratta infatti di conoscenze ormai rare sul mercato del lavoro, che stanno letteralmente sparendo e su cui abbiamo investito moltissimo”.

Per approfondire il tema dell’Hybrid Cloud, partecipa alla tavola rotonda di ViData all’evento IBM “Tech Excellence | Quando la tecnologia genera successo” del 7 luglio a Vicenza.

Articolo realizzato in partnership con ViData 

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