Don't kill the disc

Perché non basta “accedere” a un videogioco per sentirlo nostro



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Il passaggio dai videogiochi fisici alla distribuzione digitale modifica il rapporto tra giocatori, opere e memoria personale. Tra proprietà psicologica, identità, nostalgia, conservazione culturale e diritti d’accesso, il possesso digitale dei videogiochi diventa una questione più ampia del semplice formato

Pubblicato il 21 lug 2026

Marco Lazzeri

Cyberpsicologo specializzato in psicologia dei videogiochi, intelligenza artificiale e tecnologie immersive. Membro della società scientifica SIPSIOL e consulente in Video Game Therapy per l’Azienda USL Valle d’Aosta



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La distribuzione dei videogiochi sta attraversando una profonda trasformazione. Il tradizionale modello fondato sul possesso di un supporto materiale lascia progressivamente spazio a un ecosistema basato su download digitali, servizi in abbonamento e piattaforme online. Questo mutamento non modifica soltanto le modalità di acquisto e distribuzione, ma ridefinisce il legame che le persone costruiscono con le opere digitali: il modo in cui vi accedono, il significato attribuito al loro possesso e il ruolo che queste assumono nella costruzione della propria storia personale.

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