15 maggio 2026, il presidente della Corte Suprema indiana, Surya Kant, paragona i giovani disoccupati dell’India a “scarafaggi”, “parassiti della società”. Dal giorno successivo i ragazzi non si fanno trovare impreparati e quell’appellativo diventa l’occasione per una protesta senza precedenti nella storia globale.
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Dal post sugli scarafaggi alla protesta dei memi in India
Tutto inizia quando il trentenne Abhijeet Dipke, il giorno successivo alle dichiarazioni di Kant, scrive un post provocatorio su X “What if all cockroaches come together?” (Trad: Cosa succede se tutti gli scarafaggi si uniscono?), come a dire che gli scarafaggi sono piccoli, ma sono tanti; perciò, un’eventuale organizzazione di tutti questi insetti potrebbe rappresentare una minaccia per il potere. Il post viene subito accolto in massa dai ragazzi, rappresentando la scintilla di quella che è stata definita dagli analisti come una delle proteste più importanti dell’India contemporanea. Eppure, nonostante importanza storica e politica, la nostra stampa ne ha parlato veramente poco.
Il sistema degli esami e il malcontento dei ragazzi
Il malcontento dei ragazzi condensava diverse situazioni incresciose. Il sistema scolastico indiano è noto per essere molto duro, in particolare medicina ha uno sbarramento ai limiti dell’impossibilità: per essere ammessi bisogna superare un esame chiamato NEET-UG, National Eligibility cum Entrance Test. Il test d’ingresso del maggio 2026 è stato annullato per irregolarità: sembra che siano stati venduti i quesiti d’esame prima della prova. Non è la prima volta che accade una fuga di notizie di questo test… Nel 2024 più di 80 studenti avevano ottenuto il punteggio massimo di 720/720, cosa statisticamente improbabile considerando che dal 2016 al 2024 solo sette studenti in totale ci erano riusciti. Quell’anno l’esame non venne annullato. Nel 2024, tra l’altro, erano state compromesse anche le prove CUET e UGC NET, rispettivamente i test di ingresso a tutte le altre università non-mediche e per ottenere l’abilitazione all’insegnamento universitario. Insomma, un sistema corrotto alla base.
La nascita del Cockroach Janta Party
Torniamo agli scarafaggi. Dal post su X, Dipke lancia il giorno stesso un modulo di iscrizione e un’immagine con la scritta “Main Bhi Cockroach”: “Anch’io sono uno scarafaggio”. In 48 ore si iscrivono 25.000 persone. In quattro giorni il profilo Instagram raggiunge i 10 milioni di follower, superando quello del BJP, il partito di governo di Modi. Nasce il Cockroach Janta Party, il “Partito Popolare degli Scarafaggi”, parodia nel nome stesso del Bharatiya Janata Party. Piccola precisazione: Janta e non Janata. In entrambi i casi significa popolare, del popolo, ma janta lo è di più. È come in hindi si dice quotidianamente, informalmente “popolare”, quindi sottende una frecciatina: noi siamo veramente nella massa per la massa, tu dici che sei del popolo ma scegli una scrittura antica, che nessuno userebbe più: fake! Lo slogan ufficiale inoltre è di nuovo ironia: “Voice of the Lazy & Unemployed”, la voce dei pigri e dei disoccupati. Da questo incipit si capisce in che senso la protesta della generazione Z è stata rivoluzionaria: l’ironia e prendere il meglio del web e portarlo in piazza, insomma è l’immagine dell’infosfera e della sua comunicazione, in una resistenza attiva e non violenta.
Dal web alla piazza, la protesta degli scarafaggi
Il 21 maggio, cinque giorni dopo la fondazione del partito, il governo blocca l’account X del CJP, il profilo Instagram e il sito web, invocando la Sezione 69A dell’Information Technology Act. Si tratta di una legge pensata per minacce alla sicurezza nazionale; in questo caso utilizzata contro un meme. X (ovviamente) esegue l’ordine bloccando l’account sul territorio indiano. Dipke apre un secondo profilo: @Cockroachisback. “Gli scarafaggi non muoiono”.
Il 6 giugno la protesta esce dagli schermi, o meglio dimostra che il dualismo (virtuale vs reale) non esiste. Come ho spesso affermato, il dualismo è stato utilizzato come arma per squalificare ragioni e ingiustizie nate nel www: “è solo online”. Eppure è ormai assodato, discusso, esaminato che gli ambienti si compenetrino e che non ci sia più confine e separazione nemmeno nella legge: il blocco di Dipke esisteva solo in India, bastava una VPN per mostrare che il web è intrinsecamente fuzzy.
Il linguaggio e le motivazioni si mischiano e questa protesta ne è la prova ulteriore, motivo per cui ne parlo su Agenda Digitale e motivo per cui essa rappresenta un capitolo fondamentale della nostra storia attuale, delle proteste dopo il web (come la Primavera araba, definita anche “Rivoluzione di Twitter” o “Rivoluzione di Facebook”).
Insomma, centinaia di ragazzi si presentano a Jantar Mantar, il cuore delle manifestazioni di New Delhi, con maschere da scarafaggio, libri di preparazione agli esami in mano e cartelli esilaranti, memi, segno di un’intelligenza raffinata: “Dimmi di cosa ridi e saprò definire la tua cultura e intelligenza”. Seguono sette settimane di sit-in. La polizia risponde con manganelli e lacrimogeni.
Il potere sovversivo dell’ironia
Attraverso i memi, i ragazzi hanno ribaltato i significati di scarafaggio. Insomma, è esattamente il potere sovversivo dell’ironia, quando una volta all’anno a Roma ci si scambiava i ruoli e il servo faceva il potente e tutto era concesso. Uno sfiatatoio per la frustrazione accumulata. Stesso discorso vale per il medioevo e il giullare: ribaltamento del re, uno con una corona floscia e uno di metallo. L’inversione era tipica del messaggio e del simbolismo medievale. Dall’osculum infame, ironizzazione e sovvertimento del bacio di investitura. Spesso la filosofia ha trattato l’ironia come una forma di potere e di superiorità del forte sul debole che poteva permettersi di ridere di. C’è anche questo, altrimenti il potere concesso al debole sul ricco, l’inversione non avrebbe valore. Tuttavia, si è spesso scordata di questa caratteristica di lotta di classe, di possibilità di controbattere, di risata innocente per farsi le proprie ragioni e liberare thanatos. Aime lo spiega molto bene in Uccelli della Solitudine a proposito delle tribù nel Mali: la risata è strumento per impedire altri tipi di sfoghi, cioè la guerra e la violenza interna. Viktor Frankl, nella logoterapia usa il riso come tecnica di allontanamento dalla nevrosi: ridere di ciò che ti opprime crea uno spazio tra te e il dolore, tra te e il “problema” e quello spazio è libertà. Frankl racconta che nei lager lui e i compagni si imponevano di inventare almeno una battuta al giorno. Non perché la situazione fosse comica, ma perché chi ride di qualcosa se ne distacca, e chi se ne distacca non ne è più prigioniero. Gli scarafaggi del CJP creano esattamente spazi di libertà e di manovra; i lacrimogeni e i manganelli della polizia sono niente di fronte a persone libere che ridono.
I ragazzi dell’India, insomma, traducono la non-violenza alla Gandhi (una non-violenza che passa per la rinuncia, per il corpo che soffre e si espone, per il digiuno) in una resistenza analogamente non-violenta, ma divertita, irriverente, ironica. Da Schopenhauer al vero nichilismo attivo. Non più il corpo che soffre in silenzio, ma il corpo che ride in faccia a chi lo opprime.
Umberto Eco ha basato tutta la sua filosofia sulla risata. Nel nome della rosa dice in molte pagine come il comico sia sovversivo perché dissolve l’autorità ed è per questo che viene istituzionalizzato (vedi appunto il carnevale e la quaresima, o i Saturnalia romani), altrimenti è l’elemento più preoccupante per il potere: non c’è nulla di tanto osceno come Franti che ride.
Il CJP ha fatto esattamente quello che Eco descrive a proposito del potere dell’ironia sul potere: prendere la parola che cade dall’alto e restituirla con un significato nuovo, opportunamente svuotato della sua violenza. “Scarafaggio” nelle mani del giudice è un insulto disumanizzante; “scarafaggio” nelle mani dei ragazzi diventa invincibilità, numero, resistenza. E la possibilità è data esattamente dai tropi, ironia, metafora, metonimia. Di seguito alcuni dei memi che mi hanno colpito maggiormente.
I memi contro il potere politico

L’uso del linguaggio pop per delegittimare
Un cartello con la copertina di GTA e la scritta “DHARMENDRA-JI, GTA-6 PC PE LEAK KARA DO!” chiede al ministro dell’istruzione, dato che è così bravo a far trapelare gli esami, di far trapelare anche GTA 6 sul PC del manifestante. Inoltre, un’altra chicca di questo capolavoro è che nel cartello di GTA si vedono Modi e il ministro come fossero personaggi del videogioco (e tutti sappiamo che genere di personaggi c’è in GTA!).
Un altro mostra la foto di Pradhan con la scritta “WHEN WILL AI TAKE HIS JOB??”, sottintendendo che se saremo sostituiti dalle macchine ci sarà la buona notizia che anche i politici (corrotti) saranno rimpiazzati.

Un terzo: “MR PRADHAN, WE GET YOU — RESIGNATION HUM LIKH DENGE, TUM ANGOOTHA CHHAP” — ti scriviamo noi le dimissioni, tu metti l’impronta del pollice. In India l’impronta è la firma degli analfabeti (l’equivalente della nostra x). Insomma, i ragazzi, a cui il governo ha rubato l’esame e che nonostante le qualifiche vere si ritrovano disoccupati e perfino ridicolizzati da chi avrebbe dovuto agire con misure per il lavoro, dicono al ministro che non sa scrivere (in India è forte il malcontento per i titoli falsi che hanno acquistato ministri, procuratori e persone ai vertici).
La retorica machista di Modi
Il primo ministro si è vantato pubblicamente di avere un petto da 56 pollici. Un cartello chiede: “56 INCH CHATI KE LIYE BRA KAHA MILEGI?” dove trovi un reggiseno taglia 56? Un altro manifestante mostra Modi drappeggiato in un sari o con unghie e labbra a canotto, a cui fanno interpretare la tipica donnetta sessualizzata di Bollywood, mentre canta “Uff uff… Garmi haye haye garmi”, lamentela per il caldo (in senso piccante). Il doppio livello è il caldo letterale (l’India ha un problema enorme di ondate di calore e il governo non fa niente – vale anche qui) e il caldo sessuale con un Modi reso ridicolo nella posa femminilizzata. Insomma, la virilità che esibisce costantemente il capo indiano quale essenza della sua comunicazione, brand politico, smontata totalmente con le battute.
Ancora, si vede un ragazzo con occhiali da sole che regge un foglio: “MODI JI’s BODY COUNT ~ 1.48 Billion.” 1,48 miliardi è la popolazione dell’India e il significato è dunque che Modi si sta f**tendo l’intero paese. Stesso concetto su un altro cartello in cui si vede uno screenshot finto di Pornhub con la foto ufficiale del primo ministro e il titolo “Man f*cks entire country at once”.
La narrativa del complotto straniero

Il BJP ha accusato la protesta di essere finanziata dalla Cina o dal Pakistan. La risposta dei ragazzi: “Nobody funds me, I hate this corrupt government for free.” In un video diventato virale, un ragazzo chiama Xi Jinping in marathi: “Ho sentito che finanzi la protesta. Ho comprato tre chai, ti mando il QR code, pagameli.” L’accusa di essere burattini di potenze straniere viene resa ridicola e il ridicolo, come stiamo vedendo, è una confutazione più efficace di qualsiasi smentita, esattamente sulla scia di Rabelais in cui tutto è deformato, come deformante il riso su una faccia liscia. Il riso mostra i denti, ricordiamocelo. Nei libri dell’opera satirica Gargantua e Pantagruel c’è uno spaccato della società, si ride perché la si può guardare da lontano e, senza contraddizione, da vicino, come un telescopio puntato sulle macchie lunari. “Every Joke is a (Tiny) Revolution.”, recita un altro cartello, giocando sulla verità di Orwell, e su quel Tiny tra parentesi aggiunto come a continuare a prendersi poco sul serio. È l’unico modo per vincere, non permettere agli altri di deridere perché noi stiamo già ridendo di noi stessi.
Conclusione
Insomma, è tutta rabbia canalizzata, ironia priva di volgarità. La protesta dei memi una non-violenza indiana, il Buddha cinese che ride, invece del Siddhartha magro che medita. La leggerezza insegnata dalla versione panciuta del Budai come arma.
La pornografia, diceva sapientemente Pasolini, è mancanza di espressione. E i Gen Z in India con la loro capacità di ridere con intelligenza hanno ragione a tuonare: “U FUCKED WITH THE WRONG GENERATION.” E infatti il 25 luglio, il ministro dell’istruzione Dharmendra Pradhan si dimette. Adesso viene chiesto il risarcimento delle famiglie dei ragazzi che si sono suicidati a causa dell’annullamento dei test per medicina, e qualche altra dimissione…












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