scenari

Bitcoin, segnali di stabilizzazione in un mercato ancora fragile



Indirizzo copiato

Bitcoin ha testato l’area sotto i 60.000 dollari tra deflussi dagli ETF spot, pressioni macroeconomiche e capitolazione dei long-term holder. I segnali on-chain indicano però un accumulo crescente, mentre MiCAR apre una nuova fase regolamentare per il mercato europeo delle cripto-attività

Pubblicato il 25 ago 2026



bitcoin
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti


L’ultimo mese del mercato crypto (fino al 17 luglio) è stato soprattutto un test di resistenza. Bitcoin ha attraversato una nuova accelerazione ribassista, è sceso sotto i 60.000 dollari e ha toccato un minimo in area 58.300, prima di recuperare verso 62.000-65.000 dollari. Il rimbalzo non ha però modificato definitivamente la struttura del mercato: gli indicatori suggeriscono il passaggio da una fase di distribuzione a una di accumulo e costruzione di una base, ma manca ancora la conferma di una vera inversione.

Tra la seconda metà di giugno e l’inizio di luglio, la pressione è arrivata soprattutto dal contesto macroeconomico e dalla riduzione dell’esposizione istituzionale. La Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi per la quarta riunione consecutiva, mentre rendimenti obbligazionari elevati e dollaro resistente hanno limitato l’interesse verso gli asset più rischiosi. In questo scenario Bitcoin ha perso il supporto dei 60.000 dollari, aumentando lo stress tra gli investitori entrati nelle fasi più recenti del ciclo.

Bitcoin sotto 60.000 dollari e segnali on-chain contrastanti

I dati on-chain hanno fotografato una situazione particolarmente delicata: circa 10,83 milioni di BTC risultavano in perdita, contro 9,22 milioni ancora in profitto. Quando la quantità di offerta “sott’acqua” supera quella in guadagno, aumenta il rischio che gli investitori meno convinti capitolino e vendano.

Contemporaneamente, tuttavia, sono comparsi segnali di segno opposto. Il Net Position Change dei long-term holder è tornato positivo e l’Accumulation Trend Score è migliorato tra diverse categorie di wallet, dai piccoli detentori fino agli indirizzi con migliaia di bitcoin. Mentre una parte del mercato vendeva in perdita, investitori con orizzonti temporali più lunghi assorbivano progressivamente l’offerta.

La crisi dei flussi negli ETF spot su Bitcoin

La prima grande notizia del periodo è stata proprio la crisi dei flussi istituzionali. Gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno attraversato tredici sedute consecutive di deflussi, durante le quali sono usciti complessivamente circa 4,4 miliardi di dollari. La sequenza si è interrotta il 5 giugno con un afflusso marginale, insufficiente però a modificare la tendenza del mese.

La divergenza è apparsa evidente: gli ETF, espressione del capitale istituzionale più tattico e sensibile al prezzo, riducevano l’esposizione, mentre long-term holder e compratori presenti sugli order book spot iniziavano ad accumulare. Non si trattava ancora di una ripartenza, ma di un possibile trasferimento di bitcoin dalle mani più fragili a quelle con maggiore capacità di sostenere il drawdown.

Il tentativo di costruire una base dopo il minimo

Dopo il minimo di 58.300 dollari, Bitcoin ha recuperato fino a circa 64.400, entrando nella seconda fase del mese: il tentativo di costruire una base. Il prezzo è però rimasto sotto due riferimenti strutturali decisivi, la True Market Mean, indicata intorno a 76.600 dollari, e lo Short-Term Holder Cost Basis, inizialmente vicino a 72.200 dollari e successivamente sceso verso quota 69.000.

Quest’ultima soglia rappresenta il prezzo medio di carico degli acquirenti degli ultimi mesi. Avvicinandosi al pareggio, molti investitori potrebbero essere incentivati a vendere, trasformando l’area dei 69.000 dollari nella prima vera resistenza del recupero.

La capitolazione dei long-term holder

Il principale elemento di fragilità è stato la capitolazione dei detentori di lungo periodo. Le loro perdite sono arrivate a rappresentare il 43% del valore realizzato complessivo, con un picco vicino a 280 milioni di dollari al giorno, il livello più elevato dalla fine del 2022. La correzione, quindi, non coinvolgeva più soltanto gli investitori entrati vicino ai massimi, ma anche una parte delle mani storicamente più solide.

Sui derivati, nel frattempo, il mercato ha iniziato a ridurre il rischio. Il put/call ratio sull’open interest è sceso fino a 0,56, minimo del 2026, indicando un posizionamento meno orientato al ribasso. Il funding dei perpetual è rimasto vicino alla neutralità e la volatilità implicita, misurata dal DVOL, si è compressa verso i minimi annuali.

Le opzioni hanno comunque continuato a segnalare prudenza. Lo skew è rimasto favorevole alle put, mostrando che gli investitori erano ancora disposti a pagare per proteggersi da nuove discese. Il mercato dei derivati stava dunque smontando le posizioni più pessimistiche, senza che questo riposizionamento fosse ancora accompagnato da una domanda spot sufficientemente forte.

Accumulo e segnali di stabilizzazione del mercato

Nelle ultime due settimane sono infine emersi segnali più incoraggianti. La perdita realizzata dai long-term holder ha iniziato a diminuire rispetto al picco e la loro presa di profitto si è quasi azzerata. L’offerta venduta in capitolazione ha trovato compratori, mentre l’accumulo si è distribuito tra wallet piccoli e grandi. Per la prima volta in questa fase ribassista, la metrica che aveva descritto il processo di capitolazione ha smesso di peggiorare.

La seconda grande notizia del mese è arrivata dall’inflazione statunitense. Un dato più contenuto ha ridotto le aspettative di un ulteriore irrigidimento monetario e favorito un recupero selettivo degli asset rischiosi. Bitcoin ha reagito più vigorosamente di alcuni indici azionari, tornando temporaneamente sopra 65.000 dollari per la prima volta in circa un mese.

Anche gli ETF spot hanno registrato una seduta con circa 181 milioni di dollari di afflussi, interrompendo almeno temporaneamente la dinamica negativa. Una singola giornata non è sufficiente per certificare il ritorno degli investitori istituzionali, ma rappresenta un primo segnale di stabilizzazione dopo i pesanti riscatti di giugno.

MiCAR e la nuova fase europea delle cripto-attività

La terza notizia determinante riguarda invece l’Europa. Con la conclusione del periodo transitorio, MiCAR è entrato nella sua fase pienamente operativa per i prestatori di servizi in cripto-attività. Il regolamento introduce requisiti comuni in materia di autorizzazione, governance, trasparenza, organizzazione, custodia e tutela della clientela.

In Italia, al 1° luglio, Consob indicava nove soggetti abilitati a operare nel nuovo quadro, mentre a livello europeo numerose aziende non avevano ancora completato il percorso necessario per ottenere una licenza. MiCAR potrebbe quindi accelerare la selezione degli operatori, favorire il consolidamento del settore e rendere più semplice l’operatività transfrontaliera attraverso il passaporto europeo.

“Operare con un’autorizzazione significa innanzitutto «costruire fiducia», condizione necessaria per dialogare con investitori e partner istituzionali”, afferma Gianluca Sommariva CEO di Hodli. “Il tema supera il caso della singola società: la maturazione del mercato italiano dipenderà sempre più dalla capacità degli operatori di integrare custodia, gestione del rischio, trasparenza e processi verificabili”.

Bitcoin tra accumulo, resistenza a 69.000 dollari e conferme mancanti

Il quadro complessivo resta dunque costruttivo, ma incompleto. La capitolazione dei long-term holder sta rallentando, l’accumulo coinvolge un numero maggiore di investitori, la volatilità è compressa e le posizioni ribassiste sui derivati si stanno riducendo. Mancano però due conferme fondamentali: il ritorno continuativo degli acquisti spot, soprattutto attraverso gli ETF, e il recupero stabile dello Short-Term Holder Cost Basis intorno a 69.000 dollari.

Un superamento sostenuto di questa soglia potrebbe permettere a Bitcoin di uscire dalla zona di equilibrio e riaprire il percorso verso l’area compresa tra 72.000 e 76.000 dollari. Un rifiuto, al contrario, manterrebbe valido il range attuale e lascerebbe aperto il rischio di un nuovo test dei supporti sotto 60.000.

Dopo un mese di forte stress, il mercato non ha ancora dichiarato conclusa la correzione. Per la prima volta da settimane, però, i segnali on-chain, macroeconomici e regolamentari stanno iniziando a convergere: meno distribuzione, maggiore accumulo e un’infrastruttura europea progressivamente più selettiva. La base sembra essere in costruzione, ma la conferma arriverà soltanto quando il capitale spot tornerà sul mercato con continuità.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x