Sei imprese cinesi di intelligenza artificiale (Deepseek, Moonshoot AI, Alibaba, MiniMax, StepFun e Z.AI) avrebbero commesso atti di appropriazione abusiva “su scala industriale” di segreti commerciali delle loro competitor basate negli U.S.A. La notizia, di impatto e rilevanza politica internazionale, è stata ripresa da diversi organi di stampa sulla base di un’informativa delle agenzie statunitensi ai vertici delle strutture di sicurezza informatica della nazione, tra cui FBI (Federal Bureau of Investigation), NSA (National Security Agency) e CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency).[1]
Sulla scorta di tali fonti risulta che il metodo utilizzato dalle imprese cinesi per attuare le violazioni consisterebbe nella “distillazione”, cioè nell’addestramento di modelli di intelligenza artificiale più piccoli utilizzando i dati sottratti ai modelli più grandi e più tecnologicamente avanzati, al fine di estrarre “funzionalità e capacità proprietarie riservate”. Si afferma che per fare ciò le imprese cinesi utilizzerebbero “stazioni di trasferimento[2]” e altre reti di intermediari dei servizi on-line per aggirare il c.d. geoblocking, le misure di protezione tecnologica e i termini e le condizioni di contratto stabilite dai fornitori statunitensi di intelligenza artificiale.
Indice degli argomenti
Le accuse alle imprese cinesi e la distillazione dell’IA
In particolare, DeepSeek avrebbe estratto da modelli di imprese d’oltre oceano, che includono Chat GPT-4, GPT-5 e Claude, alcune funzioni della loro capacità di ragionamento, oltre che alcune funzionalità di “agente” e di ottimizzazione specialistica, con la finalità di sviluppare i propri modelli R1 e V3. Inoltre, la Anthropic avrebbe subito oltre 16 milioni di scambi con il suo modello Claude attraverso l’impiego di circa 24.000 account illegali collegati alle aziende cinesi sopra identificate.
Se questi sono i fatti, pur essendo vero che la semplice consultazione di un’API pubblicamente disponibile per interrogare un modello di intelligenza artificiale e osservarne gli output non costituisce di regola un’appropriazione illecita di un segreto commerciale, va precisato che quando l’accesso: a) richiede l’uso di un account; b) è soggetto a restrizioni geografiche e c) lo stesso viene ottenuto tramite il ricorso a intermediari o con la commissione di atti abusivi, l’uso cessa di essere “pubblico”. Tale circostanza è ulteriormente avvalorata dal fatto che i titolari dei diritti hanno adottato sui propri apparati misure tecnologiche di protezione “destinate a impedire o limitare atti non autorizzati su opere o materiali protetti dal diritto d’autore”.[3]
A fronte dei riscontri in proprio possesso, il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha minacciato sanzioni nei confronti della Cina e l’inserimento delle imprese cinesi contraffattrici in una “Entity List”[4] rivolta alle imprese che violano in modo grave la proprietà intellettuale[5]; in questo caso ci troviamo di fronte ad accuse serie di appropriazione tecnologica su ampia scala, potenzialmente legate a uno specifico Stato, e non di una semplice controversia commerciale sul diritto d’autore.
Segreti commerciali e norme statunitensi applicabili
Avuto riguardo alle norme applicabili al caso che stiamo prendendo in esame e la cui sussistenza va verificata, la violazione commessa dalle imprese cinesi potrebbe giustificare l’enforcement delle norme volte a sanzionare il furto di segreti commerciali compiuto con l’intento di avvantaggiare un governo straniero, un ente straniero o un agente straniero.
Ci riferiamo alle disposizioni del Defend Trade Secrets Act, al Titolo 18 U.S.C. §§ 1836–1839 rientrante nell’ambito dei “civil rights”, normativa che trova il proprio corrispondente nell’alveo del diritto penale nell’Economic Espionage Act del 1996, Titolo 18 U.S.C. §§ 1831–1832. Il § 1831, il quale più specificamente, incrimina il furto di segreti commerciali compiuto con l’intento di avvantaggiare un governo straniero, un ente straniero o un agente straniero[6]. La stessa legge al § 1837 prevede, in determinate circostanze, l’efficacia extraterritoriale della normativa ai sensi del Titolo 18 U.S.C.
La disciplina giuridica sopra ricordata si applica ai “segreti commerciali” a condizione che il titolare dei diritti abbia adottato misure ragionevoli per mantenere le informazioni segrete e se le informazioni traggono valore economico autonomo proprio dalla loro riservatezza.
Riferita ai modelli di intelligenza artificiale, la disciplina delle due leggi sopra ricordate rileva se consideriamo il valore e la complessità tecnologica dei modelli sviluppati dalle imprese statunitensi, le loro capacità peculiari, come pure la sequenza di elaborazione e di addestramento loro proprio che sono oggetto di privativa, al pari del comportamento operativo dei modelli. Tali peculiarità possono costituire segreti commerciali se trattati e mantenuti dai detentori come informazioni segrete.
Accesso non autorizzato ai modelli di IA e CFAA
Le violazioni che il Governo degli Stati Uniti ascrive alle imprese cinesi del settore dell’intelligenza artificiali possono assumere rilievo anche sotto altro aspetto, quello delle norme del CFAA, cioè il Computer Fraud and Abuse Act, Titolo 18 U.S.C. § 1030. Questa norma sanziona penalmente diverse tipologie specifiche di condotte informatiche riguardanti l’accesso non autorizzato ai cosiddetti “computer protetti”[7] allo scopo di ottenere dati riservati o documenti finanziari. La norma punisce anche il Cyber-spionaggio di chi sottrae o acquisisce informazioni c.d. “classificate” relative alla difesa nazionale e alle relazioni estere degli U.S.A.
Fra le diverse ipotesi di reato ipotizzabili nel caso di specie, la normativa in questione colpisce anche il traffico abusivo di password: è vietato il vendere o lo scambiare password informatiche qualora ciò incida sul commercio internazionale. Inoltre, nel caso che ci occupa ci troviamo di fronte a un’ipotesi che include: la creazione di migliaia di account fraudolenti; l’uso di reti proxy e di “stazioni di trasferimento” per eludere le restrizioni geografiche; l’elusione di misure tecniche di protezione e di controllo degli accessi, tutte fattispecie contemplate da tale normativa.
A tale stregua, alla luce della sentenza della Corte Suprema in Van Buren v. United States, 593 U.S. 374 (2021)[8], l’uso di proxy per eludere i blocchi geografici e l’uso di credenziali fraudolente per ottenere l’accesso ai modelli di IA potrebbero essere qualificati come atti di accesso non autorizzato.
Distillazione dell’IA e diritto d’autore negli Stati Uniti
Le violazioni penali sopra elencate non esauriscono tutte le ipotesi di reato previste dalla legge statunitense[9], ma in questa sede ci pare opportuno svolgere alcune riflessioni anche nell’ambito del diritto d’autore. Si possono trovare in tal senso alcuni spunti interessanti, seppure non direttamente riferiti alla violazione dei modelli di intelligenza artificiale per il tramite della “distillazione dell’IA” in un caso risalente all’anno 2003, noto come “Bucklew v. Hawkins”, 329 F.3d 923 (7th Cir. 2003)[10]
Si tratta di una controversia sul diritto d’autore relativa alla rivendicazione della tutela autorale di un software per moduli di fogli di calcolo, che includeva anche contestazioni di truffa, appropriazione indebita e violazione della legge RICO[11]. Tuttavia, la sentenza enuncia diversi principi in materia di diritto d’autore e risarcimento danni che offrono analogie utili per valutare sotto il profilo giuridico la distillazione dell’IA.
Infatti, la decisione del caso “Bucklew” nel ribadire il principio fondamentale stabilito nella causa “Baker v. Selden”, 101 U.S. 99 (1879)[12] secondo cui il diritto d’autore tutela l’espressione originale, non l’idea, il metodo, il sistema o la funzione sottostanti, supporta il convincimento per cui, seppure l’architettura e gli aspetti prevalentemente funzionali di un modello di IA potrebbero non costituire espressione tutelabile, il loro specifico codice sorgente può godere di protezione.
In riferimento al tema della “distillazione” dell’IA di cui ci occupiamo in questo brano, poiché tale procedimento estrae il comportamento funzionale di un modello di intelligenza artificiale, ovvero la sua capacità di eseguire un compito, senza copiare l’espressione tutelata, va quindi valutato se tale comportamento possa costituire o meno violazione del diritto d’autore.
Applicando alla fattispecie i principi enucleati dal caso Bucklew è possibile sostenere che se il modello o l’algoritmo di addestramento di IA riproducono elementi espressivi originali, la tutela del diritto d’autore trova positiva applicazione anche nel caso in argomento. Infatti, la sentenza sopra richiamata chiarisce che l’esistenza di una copia abusiva può essere dedotta anche dalla presenza nella copia di dettagli sorprendentemente simili rispetto all’originale (tema che riprende il concetto di “substantial similarity” elaborato dalla giurisprudenza statunitense[13]), talvolta addirittura senza richiedere una prova diretta dell’accesso all’opera da parte del soggetto contraffattore.
Gli elementi per valutare la violazione
Elementi rilevanti per determinare la sussistenza di atti in violazione dei diritti d’autore nell’addestramento e nella distillazione dell’IA possono emergere qualora:
- un modello riproduca schemi distintivi non funzionali, frasi simili o peculiarità stilistiche tratte dai dati di addestramento di altro modello;
- gli output del modello di IA corrispondano a un’opera nota protetta da diritto d’autore, presentando una sequenza di dettagli difficilmente generabile in modo indipendente; oppure
- i soggetti tesi ad accertare l’eventuale violazione utilizzino “trappole per il diritto d’autore”, come frasi-spia (“canary sentences”), filigrane digitali o metadati, per rilevare l’uso non autorizzato delle proprie opere nei dati di addestramento o negli output del modello di IA che si assume contraffattivo.
Se un modello di intelligenza artificiale riproducesse tali elementi espressivi distintivi, si potrebbe dedurre che vi sia stata la copia dal modello originario o quella dei suoi dati di addestramento protetti, proprio allo stesso modo con cui la Corte del Settimo Circuito dedusse la copia abusiva del software dell’appellante incidentale dalla presenza di schemi arbitrari in grassetto e dal carattere tipografico “svizzero” utilizzati da Bucklew.
Controlli all’esportazione e sicurezza nazionale degli U.S.A.
Inoltre, in base alla normativa vigente negli Stati Uniti, l’esportazione o la riesportazione di modelli avanzati di IA, di software o di dati tecnici relativi all’intelligenza artificiale – specialmente se tali azioni sono commesse attraverso intermediari o stazioni di trasferimento – possono richiedere l’esistenza di un contratto di licenza o, addirittura, essere del tutto vietate se sono dirette verso determinati paesi o verso taluni utenti finali.
Di tal guisa, le controversie sulla distillazione dell’intelligenza artificiale possono diventare non solo questioni penali o civili di proprietà intellettuale, ma anche materia di applicazione dei controlli all’esportazione, oltre che a dare l’abbrivio ad azioni e sanzioni e di tutela della sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Infatti, come si è appreso dalla stampa, il governo federale U.S.A. sta ora trattando le pratiche cinesi di distillazione dei modelli di IA su larga scala come una priorità di sicurezza nazionale e di applicazione delle inerenti norme di legge, non solo come una questione di contenzioso privato.
In tal senso, i fatti presi oggi in esame riguardano in misura minore il diritto d’autore, risolvendosi principalmente in violazioni di segreti commerciali, nell’accesso non autorizzato a sistemi informatici protetti, che richiedono controlli all’esportazione e le susseguenti potenziali sanzioni legate alla violazione degli interessi economici degli Stati Uniti e dell’intero Occidente.
Note
[1] La tensione fra Stati Uniti e Cina in materia di proprietà intellettuale ha radici che affondano in tempi lontani. Qui viene riportata la notizia delle violazioni – in particolare – ai diritti dei produttori di programmi per elaboratore e di opere musicali riscontrate in Cina dal Presidente della MPAA, Jack Valenti, nell’anno 2004: https://www.spokesman.com/stories/1996/apr/09/sanctions-make-em-watch-showgirls/↩︎
[2] Le c.d. “stazioni di trasferimento” utilizzano account di servizi di intelligenza artificiale creati con identità false, credenziali rubate, carte di credito clonate o acquistati illegalmente e “instradano” i contenuti dei modelli di IA attraverso l’utilizzo di proxy API, cioè attraverso server intermediari che inoltrano le richieste verso le API dei modelli di intelligenza artificiale, mascherando la vera origine del traffico.↩︎
[3] Questa è la definizione offerta dall’art. 102-quater della LDA italiana introdotto con D. lgs. 68/2003 attuativo della Direttiva Infosoc, la quale è perfettamente allineata alle analoghe norme del DMCA (Section 1201).↩︎
[4] Ciò evidenzia la possibilità dell’adozione di possibili azioni nei confronti della Cina e delle imprese contraffattrici ai sensi delle misure applicate dai seguenti organismi:International Emergency Economic Powers Act (IEEPA);Office of Foreign Assets Control (OFAC);Export Administration Regulations (EAR) del Dipartimento del Commercio;oltre alle misure previste dalla già ricordata Entity List.A queste sanzioni si possono aggiungere ulteriori specifici provvedimenti esecutivi applicabili in materia di intelligenza artificiale e di tecnologie critiche.↩︎
[5] Abbiamo osservato, nell’articolo cui rimandiamo (nota n. 3), raggiungibile qui: https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/ai-la-causa-anthropic-e-uno-smacco-per-il-diritto-dautore-e-lue/, come il tema della tutela della proprietà intellettuale sia di grande importanza per il Governo degli Stati Uniti, il quale ha da molti anni istituito un’apposita lista degli Stati che non si attivano adeguatamente a tutelare i diritti di privativa, denominata “Special 301”, la cui violazione comporta sanzioni commerciali significative per i paesi trasgressori.↩︎
[6] Diversamente, il § 1832 incrimina il furto di segreti commerciali commesso al fine di un vantaggio commerciale o economico, senza che rientri nella fattispecie il coinvolgimento dello Stato estero↩︎
[7] La norma considera “Computer protetto” qualsiasi dispositivo utilizzato nel commercio o nelle comunicazioni interstatali o con l’estero, o che abbia un impatto su di essi; ciò include praticamente tutti i computer e gli smartphone connessi a Internet negli Stati Uniti, nonché i sistemi finanziari e governativi.↩︎
[8] La sentenza della Corte Suprema ha introdotto il test “Gates-Up-or-Down”, un criterio strutturale per determinare la legittimità o meno dell’accesso a un computer di terzi. Un soggetto “eccede l’accesso autorizzato” solo se dispone del permesso di accedere al sistema informatico, ma successivamente naviga verso aree specifiche — quali file, cartelle o database — che gli sono completamente precluse. La decisione è raggiungibile a questo link: https://www.supremecourt.gov/opinions/20pdf/19-783_k53l.pdf↩︎
[9] La fattispecie riportata dagli articoli a stampa fa altresì riferimento all’uso di account creati a fini criminali e a false dichiarazioni per ottenere l’accesso ai modelli di intelligenza artificiale. Tali fatti possono integrare anche le seguenti violazioni:• frode telematica, Titolo 18 U.S.C. § 1343;• frode postale, Titolo 18 U.S.C. § 1341;• frode d’identità o uso di credenziali false;• frode mediante l’uso di strumenti di accesso abusivo, Titolo 18 U.S.C. § 1029; e• ove ne ricorrano le condizioni, il reato di associazione a delinquere (Conspiracy).↩︎
[10] Qui si trova la decisione sopra ricordata: https://law.justia.com/cases/federal/appellate-courts/F3/329/923/576409/↩︎
[11] Questi, in sintesi, i fatti di causa. Stephen Bucklew aveva sviluppato e ottenuto la tutela del diritto d’autore per un software destinato all’uso con le applicazioni di fogli di calcolo come Lotus 1-2-3 ed Excel. Il software sviluppato da Buckley era rivolto ad aiutare gli enti locali per l’edilizia residenziale pubblica nella compilazione di moduli richiesti dal HUD (Dipartimento per l’Edilizia Abitativa e lo Sviluppo Urbano), eseguendo semplici trasformazioni aritmetiche e visualizzando i risultati in formato tabellare.Bucklew intentò causa contro due società collegate alla HUD, indicate collettivamente come “HAB”, contestando loro, la violazione del diritto d’autore, la frode, l’appropriazione indebita e la violazione della legge RICO (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) incluso nel Titolo 18 U.S.C. §§ 1961-68.Il tribunale distrettuale rigettò tutte le domande dell’attore, ad eccezione di quella per violazione del diritto d’autore. La giuria emise un verdetto a favore di Bucklew per un importo di 660.000 dollari, cifra che il giudice distrettuale ridusse a 395.000 dollari. HAB presentò appello; Bucklew propose appello incidentale avverso il rigetto delle domande non attinenti al diritto d’autore.La Corte d’Appello del Settimo Circuito, con la sentenza redatta dal giudice Posner, confermò in parte e riformò in parte la decisione di primo grado, rinviando la causa al giudice di primo grado per la rideterminazione del risarcimento danni.La Corte stabilì che HAB aveva violato il diritto d’autore di Bucklew su uno dei quattro moduli software — nello specifico, il modulo elettronico corrispondente al modulo HUD 52566 — ma non sugli altri tre moduli.↩︎
[12] Qui la sentenza della Corte Suprema USA: https://supreme.justia.com/cases/federal/us/101/99/↩︎
[13] Per una comprensione dell’ampiezza della teoria giuridica statunitense si può leggere questo brano: https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/diritto-dautore-il-caso-apple-gregorini-e-la-complessa-analisi-giuridica-plagio/↩︎














Partecipa alla community