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Cinisello Balsamo testa la CIE del futuro: ecco cosa cambia



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La Carta d’Identità Elettronica evolve da documento identificativo a strumento di identità digitale nazionale. Con 56 milioni di emissioni, diventerà obbligatoria per l’espatrio dal 2026. Cinisello Balsamo sperimenta applicazioni innovative per servizi PA e firma digitale

Pubblicato il 12 gen 2026

Andrea Tironi

Project Manager – Digital Transformation



identità digitale e diritti digitali validità carta identità cartacea; Intesa CIE

la Carta d’Identità Elettronica (CIE) non è più solo un semplice documento identificativo, ma evolve per diventare chiave d’accesso universale ai servizi della Pubblica Amministrazione, in linea con le richieste dell’EUDI Wallet.

Dalla carta al digitale: la CIE verso l’obbligatorietà 2026

La CIE ha raggiunto 56.823.789 e dall’Agosto 2026 diventerà indispensabile per l’espatrio non essendo più valida la CIC (la carta d’identità elettronica). La CIE permette di identificarsi di persona (come faceva la CIE), del resto ha anche altri due funzioni: firma elettronica avanzata utilizzabile mediante l’app CIESign per apporre firma digitale verso le PA e strumento di identificazione digitale laddove le Pa presentano il pulsante “Entra con CIE”.

Ormai l’esperienza utente di uso della CIE è molto simile a quello di SPID, grazie all’app CIEID e questo la rende un efficace alternativa all’utilizzo di un’identità digitale gestita da Identity Provider Privacy.

SPID vs CIE: il sorpasso nell’accesso ai servizi pubblici

Il rapporto di utilizzo, fatti 100 gli accessi con SPID e CIE, è anora rispettivamente di 95 a 5, ma CIE sta prendendo sempre più piede grazie alla sua maggiore sicurezza e alla spinta nazionale al suo utilizzo.

Cinisello Balsamo laboratorio nazionale: la partnership vincente

Il progetto CIE sta inoltre evolvendo nel comune di Cinisello Balsamo in cui recentemente si è aperta una sperimentazione annuale, in collaborazione con il Dipartimento per la Trasformazione Digitale e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che punta a trasformarla in una vera e propria chiave di accesso quotidiano ai servizi della PA.

L’accordo nasce da un rapporto di fiducia costruito nel tempo durante le attività del PNRR. La collaborazione tra Comune, Dipartimento e Zecca è quindi stata naturale. Se da un lato le strutture centrali offrono competenze e strumenti tecnologici, dall’altro il Comune porta l’esperienza sul campo, fondamentale per progettare applicazioni realmente diffuse e utilizzabili dai cittadini. Cinisello Balsamo diventa così un laboratorio nazionale: testare soluzioni in modo strutturato, analizzare criticità, sviluppare modelli replicabili è l’obiettivo condiviso.

Firma digitale e atti amministrativi: il nodo normativo da sciogliere

La sperimentazione ha preso il via con l’individuazione dei primi casi d’uso della CIE nei processi amministrativi e nei servizi al cittadino. Anche solo l’analisi degli ostacoli riscontrati rappresenta un valore aggiunto, perché consente di costruire soluzioni più efficaci.

Tra i temi in evidenza c’è la questione della firma: oggi la CIE consente la firma elettronica avanzata, già sufficiente per accettare documenti firmati digitalmente dai cittadini. Tuttavia, si guarda oltre: l’obiettivo è usare la CIE anche per la firma di atti amministrativi da parte degli stessi enti, integrandola nei sistemi gestionali. Per farlo servono chiarimenti normativi e servizi di certificazione adeguati, ma le prospettive sono promettenti e sicuramente l’utilizzo porterebbe uno snellimento e certificazione delle procedure interne agli enti, oltre che una riduzione dei costi di approvvigionamento di firme.

Educazione digitale: formare i cittadini all’uso quotidiano della CIE

Il progetto mira anche a rendere la CIE uno strumento quotidiano, non solo un documento. Per farlo, il Comune ha già avviato attività di sensibilizzazione, incontri con associazioni di cittadini, in particolare anziani, e ha attivato uno sportello di facilitazione digitale. L’idea è semplice ma potente: ogni cittadino possiede già la CIE e può usarla per accedere a servizi fondamentali come la prenotazione di visite, il ritiro di referti, o l’accesso ai portali comunali e nazionali. Spesso i cittadini pensano che la CIE sia la plastificazione della CIE e non sanno della firma digitale o dell’identità digitale associate. Formarli su questi aspetti aiuta a dare valore alla CIE e a far capire la sua trivalenza funzionale.

Recupero PIN intelligente: l’assistente virtuale con QR code

Un’altra innovazione interessante riguarda la riemissione di PIN e PUK della CIE. A differenza dello SPID, la CIE consente ai Comuni di seguire direttamente il cittadino in questa fase. Cinisello sta quindi sviluppando un assistente virtuale basato su intelligenza artificiale, che guiderà l’utente passo passo nel recupero dei codici. Sarà accessibile via web, ma anche tramite QR code posizionati in punti strategici della città. L’ispirazione arriva dall’esperienza dei musei diffusi, dove QR code posizionati vicino a delle opere permettono di vedere animazioni tridimensionali degli eventi rappresentati dall’opera, ma stavolta applicata alla cittadinanza digitale.

CIE come badge aziendale: un’opportunità per enti e imprese

Ultimo ma non per importanza il tema della CIE come badge di ingresso. Chi lavora negli enti ma così anche nelle aziende riceve un badge personalizzato: e se invece usassimo la CIE come badge visto che Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ha messo a disposizione strumenti per la lettura del codice univoco associato alla CIE? Potrebbe essere un risparmio in costi, in tempo diventando uno standard e in ambiente evitando troppe tesserine di plastica. Un uso semplice ma sicuramente efficace della CIE.

Replicabilità e scalabilità: un modello per tutti i comuni italiani

Inoltre, la replicabilità del modello CIE è un punto chiave. Non tutti i Comuni hanno le stesse risorse o competenze, ma l’obiettivo è rendere gli strumenti utilizzabili anche in contesti più piccoli o con minori capacità tecnologiche e per questo Cinisello diventa un laboratorio che vuole prevedere anche un esempio di replicabilità. Per questo si lavora su piattaforme aperte e su modelli organizzativi scalabili, cercando finanziamenti che rendano sostenibile l’adozione delle soluzioni sperimentate.

IT-Wallet e ecosistema integrato: la CIE come porta d’ingresso

Infine, tutto questo si collega direttamente al progetto nazionale dell’IT-Wallet. La CIE, insieme ad AppIO e ad altre piattaforme abilitanti, rappresenta la chiave d’ingresso a un ecosistema digitale sempre più integrato.

La vera sfida, oggi, è creare un’abitudine diffusa all’uso di questi strumenti: una volta che i cittadini saranno abituati a usare la CIE per accedere ai servizi, ogni nuova tecnologia introdotta avrà un terreno fertile per diffondersi rapidamente.

Verso una PA nativa digitale: il caso Cinisello come modello nazionale

Cinisello Balsamo non sta solo digitalizzando servizi: sta costruendo un modello di PA nativa digitale, in cui tecnologia, organizzazione e cittadinanza si muovono insieme, utilizzando gli strumenti che tutti abbiamo già a portata di mano, nel vero senso della parola per la CIE. Un esempio concreto di come, partendo dal locale, si può contribuire a trasformare l’intero sistema pubblico nazionale.

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