Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

LA RUBRICA DI A. VISCONTI

Bambini e tecnologia: come dimostrare ai figli che gli vogliamo bene? (Video)

L’undicesima puntata della rubrica “rimbambire i bambini con la tecnologia” di Andrea Visconti

08 Mar 2019

Ieri sera sono tornato a casa tardi e sono passato dalla camera dei bimbi per dargli il bacio della buonanotte e mi sono fermato 5 minuti a guardarli. Avrei voluto abbracciarli e dirgli “vi voglio bene” ma non volevo svegliarli e allora mi sono chiesto: come facciamo a dimostrare ai nostri figli che gli vogliamo bene? Perché se ieri sera li avessi svegliati per dirglielo mi avrebbero mandato a stendere!

Ma allora come fai a dimostrarglielo? Il problema è che mentre dici “Ti voglio bene”, implicitamente è come se dicessi: “è ovvio che ti voglio bene, con tutti i sacrifici che abbiamo fatto per te. Ormai gli unici soldi che spendiamo sono per voi, figurati se non ti voglio bene”.

Allora mi è venuto in mente questo esempio di quando noi diciamo ai nostri figli ti voglio bene: è un po’ come se gli scrivessimo un whatsapp con scritto “ti voglio bene” ma il vecchio Zuckerberg (che controlla tutte le nostre conversazioni) intercettasse il messaggino e lo modificasse. A tuo figlio il messaggio arriverebbe più o meno così: “quanto ti vorrei più bene se… non passassi ore e ore al pc, riordinassi la stanza, andassi bene a scuola, fossi forte a calcio, danza, musica, inglese.. quanto ti vorremmo più bene se dopo tutti i  sacrifici che abbiamo fatto per te, tu fossi il figlio che noi vorremmo avere..”

Solo che un figlio che percepisce questo (e lo percepisce, nessun genitore queste cose le dice esplicitamente.. spero.. ma il figlio comunque le percepisce) Un figlio che percepisce questo si sente sbagliato, inadeguato. Sente il peso di dover rendere felici i genitori e a questo il figlio si ribella.. giustamente. Perché questo non è volere bene, questo è un ricatto e di fronte al ricatto il figlio si ribella perché sente che va contro la sua libertà.

Se carichi così di aspettative un figlio, gli farai sentire che gli vorrai bene solo se sarà un figlio perfetto, se andrà bene a scuola, sarà forte a calcio, se farà danza, ma vale anche se l’aspettativa è diventare un genio del computer, e magari diventare il nuovo steve jobs e risolverci tutti i problemi economici della nostra famiglia..

Il figlio in questo modo si sente misurato, si sente di valere in base al risultato delle cose che fa e non può essere felice. 

A volte mi faccio questa domanda: ma ho messo al mondo i miei figli perché fossero felici o perché mi rendessero felice? 

Se il figlio vede i genitori felici (non grazie a lui, ma felici di esserci, felici che il figlio ci sia e che sia così com’è), se il figlio vede i genitori felici è più felice anche lui e se si sente felice e voluto bene così com’è, allora avrà più facilmente la forza di provare a cambiare le cose che deve cambiare (che sa benissimo quali sono, è inutile ripetergliele allo sfinimento).

Perché se a un figlio dici di non usare la tecnologia, gli dici studia, riordina la stanza, non stare tutto il giorno al pc, implicitamente gli stai dicendo non usare il pc perché è sbagliato, studia perché è giusto. E se ad un figlio dici così lui si ribella e ti dice “falla tu sta roba. Io voglio usarlo lo smartphone”! 

Se parti da volerlo correggere lui fa fatica a farsi correggere. Se invece parti dal volergli bene per quello che è, allora lui troverà anche la forza di correggere ciò che deve correggere.

Questo non significa non sgridarlo mai o non essere severi.

Quindi non partire cercando di cambiarlo pensando che se tuo figlio riordina la stanza, fa i compiti e non tocca il pc allora lo hai educato bene, ma fallo sentire amato e voluto con i suoi difetti e i suoi errori e lui accetterà di più quando gli dirai “adesso spegni il pc” oppure “il telefono a tavola non lo porti perché te lo dico io, perché a tavola ci guardiamo negli occhi e parliamo”. Poi però anche tu il telefono a tavola non lo devi portare, sennò tuo figlio si sente tradito, ma di questo ne abbiamo già parlato nell’ultimo video.

Spero che questo video ti sia piaciuto, la settimana prossima il titolo del video sarà: non possiamo educarli come siamo stati educati noi.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4