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meglio riderci su

Come far fallire il proprio profilo LinkedIn in cinque semplici mosse

Cinque consigli infallibili per affossare definitivamente il proprio profilo personale su LinkedIn: perché spesso (sui social) farla finita è molto meglio che vivacchiare

26 Feb 2019

Gianluigi Bonanomi

formatore sulla comunicazione digitale


Da anni tengo corsi sull’uso strategico di LinkedIn in tutta Italia. Per contrastare l’“uso tragico” che se ne fa. E nel corso della mia ormai lunga esperienza ho visto cose che voi utenti Facebook e follower Twitter non potreste immaginarvi: foto da influencer (senza follower), summary con frasi alla Maradona (gente che parla di sé in terza persona), curriculum che si confondono con fedine penali (o anamnesi), network da sociopatici (un collegamento solo: la madre) e tanto altro.

Nelle prossime righe condenso cinque semplici accorgimenti per affossare definitivamente il tuo profilo LinkedIn personale. Perché lasciarlo vivacchiare così? Tanto vale farla finita.

Un’immagine vale più di mille parolacce

Stai per caricare come immagine del profilo la fototessera della patente. Quella dove sembri un cadavere. Aspetta un attimo, se vuoi respingere definitivamente eventuali contatti buoni, compreso il cliente che ha budget (figura mitologica) o il datore di lavoro che vuole riempirti di buoni pasto da 5 e 29, fai una di queste tre cose.

  • Non inserire la foto. Consigliatissimo per i latitanti.
  • Indossa occhiali da sole. Ideale se ti chiami Leonardo Del Vecchio.
  • Inserisci un’immagine a figura intera. Perfetta per mostrare l’ultimo tatuaggio alla Fabrizio Corona che hai fatto sul malleolo.

Puoi anche fare tutte e tre queste cose contemporaneamente. Ma non saresti il primo.

Skill…er

Nell’elenco delle tue skill – soft, hard e porn (uno ha davvero inserito “sesso” tra le competenze LinkedIn) – fai come quei manager a cinque o sei zeri che, non avendo mai sistemato le competenze, si trovano come skill più confermata “Microsoft Office”. È sempre importante mostrare di essere cintura nera di tabelle Pivot e “cerca verticale”! Non fa niente se nemmeno Bill Gates ha inserito Word ed Excel tra le sue skill.

Dettonondetto

Se vuoi che il tuo profilo si tenga in equilibrio tra il detto e il non detto (molto affascinante), non completarlo. Per esempio: non inserire tutte le tue posizioni lavorative: del resto, se fai il commercialista, a chi importa il fatto che in un’altra vita facevi il gelataio, anche se avevi inventato il gelato blu al gusto di Viagra? In questo modo, quando i selezionatori vedranno un buco, o una voragine, inizieranno a pensare a che cosa diavolo facevi in quegli anni in contumacia. Il ministro senza portafoglio? Il visagista delle dive? Il pentito sotto copertura?
Se invece sei stato in galera, scrivilo: “Galeotto senior presso San Vittore Headquarter”.

Italian horror story

Bello lo storytelling, ma siamo sicuri che vada usato anche nella sezione contatti? Un Riepilogo LinkedIn ben scritto pompa di più, ma se vuoi (letteralmente) massacrare il tuo profilo, fai così: lasciati ispirare dal manuale di scrittura/biografia “On writing” di Stephen King e inserisci omicidi, bestie sataniche e scenari post-apocalittici nel racconto della tua vita professionale. Ne risulterà certamente un racconto colorato. Di rosso.

L’introspezione

LinkedIn è il social network professionale per eccellenza. Anche se una volta ho conosciuto un tizio che usava solo Xing: ma si metteva i sandali con i calzottoni bianchi di spugna, e ci siamo capiti. Anche se si parla solo di business, conviene infarcire il tuo profilo di fatti tuoi: danno quel tocco personale in più. La gente non vede l’ora di leggere – tra un video pirupiru di Montemagno e la supercazzola di quello che vuole convincerti a fare un funnel anche per prendere il sole – il racconto dettagliato della tua ultima colonscopia. Anzi, l’esame era così interessante, ma soprattutto dalla morale arguta (“ogni tanto serve un po’ di introspezione”), che conviene inserirla nella sezione Progetti.

In ogni caso, mi raccomando, scrivi senza esitazione che lavori o hai fondato l’“azienda leader di settore”. Su Google se ne trovano solo 40.000 in Italia. Manca solo la tua.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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