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Competenze AI in Italia: il ritardo che pesa su lavoro e produttività



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Alcuni rapporti italiani su occupazione e mismatch non considerano l’AI, mentre nel resto del mondo la carenza di competenze rischia di costare miliardi. L’adozione nelle aziende cresce, ma la formazione non tiene il passo. Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti reagiscono con strategie diverse; l’Italia parte da una base digitale più debole

Pubblicato il 4 mar 2026

Mario Dal Co

Economista e manager, già direttore dell’Agenzia per l’innovazione



comptenze ai (1)

Due recenti rapporti previsivi sull’occupazione in Italia e sul cosiddetto mismatching, ossia lo scarto tra caratteristiche della domanda di lavoro e caratteristiche dell’offerta di lavoro, non prendono neppure in considerazione l’intelligenza artificiale.

Afflitti dai limiti del discorso politico italico, quei due rapporti, caso pressoché unico, non parlano di AI se non per inciso, en passant. Si dilungano sulla domanda di lavoratori stranieri, come se il datore di lavoro esprimesse quella preferenza quando assume qualcuno.

Come se il mercato del lavoro fosse regolato dall’ideologia invece che dalla forze del mercato, dalla pressione della tecnologia. Siamo indietro non solo nella realtà produttiva e formativa, ma anche nell’analisi statistica e previsiva dei nostri problemi[1]. Ma affronteremo questo aspetto nell’ultimo paragrafo destinato all’Italia, buona ultima tra i paesi considerati.

Secondo IDC, la carenza di competenze AI potrebbe costare all’economia globale fino a 5.500 miliardi di dollari entro il 2026, a causa di ritardi nei prodotti, problemi di qualità, mancati ricavi e perdita di competitività[2].

Adozione e limiti del modello “chat”

L’approccio individualistico di Sam Altman all’intelligenza artificiale (AI) ha contribuito alla sua rapida diffusione: veicolata come chat ha trovato terreno fertile nell’utenza dei social network.

Questo modo di accedere ad AI costituisce, d’altra parte, un fattore di limitazione dell’utilizzo di AI nelle organizzazioni, perché il disegno attuale di AI comporta l’accesso individuale, che mal si concilia con le esigenze dei processi complessi, che richiedono non solo competenze individuali, ma anche competenze organizzative e di processo, per ridisegnare entrambe, nonché la ridefinizione delle responsabilità e delle sicurezze interne.

Competenze AI: formazione insufficiente e “shadow AI” nelle aziende

Mentre il 75% delle aziende sta adottando l’AI, solo il 35% dei lavoratori ha ricevuto formazione specifica nell’ultimo anno. Ma tre quarti dei lavoratori della conoscenza usa AI e il 78% degli utenti AI porta i propri strumenti sul lavoro senza approvazione formale dell’organizzazione – un fenomeno di “shadow AI” che segnala come le aziende non abbiano ancora acquisito il controllo strategico della transizione.

Entro il 2030 circa il 40% dei lavoratori vedrà messe in discussione le proprie capacità professionali: è un numero elevato, ma inferiore alle previsioni degli anni precedenti, segno che i lavoratori si stanno muovendo e che le loro competenze evolvono nella direzione richiesta dal mercato.[3]

L’incremento di produttività è stimato del 66% nelle attività concettuali[4], minore in quelle di routine.[5]

Adozione aziendale: crescita, disomogeneità e ruolo della dimensione

L’adozione in azienda di AI è più che raddoppiata dal 2024 (dal 3,7% al 9,7%), ma rimane altamente disomogenea: il settore dell’informazione adotta AI a un ritmo 10 volte superiore rispetto a settori come ristorazione e recezione. La dimensione dell’azienda conta, ma non come si potrebbe immaginare. Di nuovo, la caratteristica modalità di accesso ad AI favorisce un utilizzo, magari meno formalizzato e strutturato, anche delle aziende di piccole dimensioni.

I ruoli esposti all’AI evolvono più velocemente degli altri e ottengono in media un premio salariale di oltre il 50% rispetto a lavori comparabili[6].

Dal reskilling al redesign: competenze AI e cambiamento dei ruoli

Le evidenze indicano una sfida strutturale profonda, non solo un problema di formazione. Le aziende devono riprogettare i ruoli, non solo riqualificare le persone. Il lavoro si sta spostando dall’esecuzione all’orchestrazione: gli esseri umani supervisionano e collaborano con agenti AI invece di svolgere compiti direttamente. Questo richiede nuovi modelli organizzativi, nuove attribuzioni di responsabilità e nuovi approcci alla leadership.

Ma poiché AI generativa è nata come chat, ossia come interazione singolo-AI, i problemi organizzativi da affrontare sono complessi: alcuni usano AI per ridurre lo sforzo, a parità di salario, e l’azienda fatica a misurare questo che per lei è un mancato guadagno e per il lavoratore un minore impegno.

Abbiamo definito questo paradosso rendita del lavoratore.[7] AI aiuterebbe, e molto, ad ottimizzare i processi organizzativi, per far emergere questi mancati guadagni, ma ciò richiederebbe competenze non-AI proprio per saper usare AI a questo fine, per organizzare il lavoro di AI nell’ambito dell’organizzazione.

AI nei processi: semplificazione, loop e labirinti procedurali

AI risponde alla richiesta di chiarimento su una procedura burocratica in modo assai più chiaro dell’originale, perché le procedure sono il risultato di sedimentazioni sw che raramente vengono riviste alla luce delle nuove possibilità di semplificazione che le tecnologie offrono. Esse si stratificano in modo incongruo, creando loop o punti privi di sbocco da cui si esce solo lentamente. AI ripercorre questo labirinto e ne scopre sia i cul de sac sia le uscite.

È questo il motivo, per richiamare un’esperienza comune, che spiega come mai è più facile pagare con PayPal che con gli strumenti della propria banca: PayPal è nato con l’obiettivo di cavalcare la tecnologia per semplificare, mentre le applicazioni delle banche si accumulano l’una sull’altra, creando problemi di sicurezza che richiedono ulteriori strati di software, ingarbugliando le procedure.

Il ruolo della formazione professionale

La risposta al problema delle competenze AI in Germania è canalizzata principalmente attraverso il sistema duale di istruzione e formazione professionale (Berufsausbildung).

L’Istituto Federale per la Formazione Professionale (BIBB) si concentra su progetti che integrano con successo l’AI nella formazione degli apprendisti, riflettendo la crescente influenza in molti ambiti – dall’orientamento professionale alla formazione quotidiana, fino alla formazione continua in azienda e alla modernizzazione dell’apprendistato di AI nella formazione ed educazione vocazionale (VET). La Strategia Nazionale sull’AI, lanciata nel 2018, include un campo d’azione dedicato alla trasformazione degli apprendistati attraverso l’AI, con spazi di apprendimento e sperimentazione e centri regionali per il futuro destinati a sostenere le PMI nell’implementazione dell’AI[8].

La Germania persegue un approccio umano-centrico e liberale nella formazione professionale, chiedendo ampie competenze sociali in AI, tuttavia mancano misure concrete per la formazione degli insegnanti[9].

Francia: guida statale e obiettivi di massa

La Francia ha adottato un approccio più centralizzato e guidato dallo Stato, in coerenza con la sua tradizione istituzionale. Lo sviluppo più eclatante è il piano Osez l’IA: due ministri – responsabili rispettivamente del Lavoro e dell’AI – hanno lanciato l’Académie de l’IA, con l’ambizione di formare 15 milioni di francesi sull’intelligenza artificiale entro il 2030, accessibile a tutti indipendentemente dalla professione, dal livello o dal settore, inclusi dipendenti, autonomi, dirigenti d’azienda, apprendisti e disoccupati[10].

La scala della sfida è documentata dalla ricerca settoriale francese: l’Osservatorio paritetico (datori-sindacati) sul lavoro (OPIIEC) stima che entro il 2030 quasi 287.000 dipendenti dovranno essere formati o sensibilizzati sull’AI. Attualmente il 64% delle aziende nei settori digitale, ingegneria, consulenza ed eventi utilizza già soluzioni AI, e il 28% ha già creato ruoli specifici legati all’AI[11].

Sul fronte privato, il numero di professionisti formati sull’AI in Francia si è moltiplicato per 6 dal 2016. Microsoft si è impegnata a formare 100.000 francesi sull’AI generativa entro fine 2024, rivolgendosi principalmente alle PMI e alle associazioni. Il governo francese ha stanziato un budget di almeno 200 milioni di euro su cinque anni per la formazione professionale continua in AI[12]. L’obiettivo più ambizioso punta a formare 400.000 persone all’anno entro il 2030 nelle professioni del futuro[13].

Entrambi i paesi condividono lo stesso problema di fondo: privilegiano la modernizzazione dei curricula dell’istruzione superiore, trascurando la preparazione degli insegnanti della formazione professionale. Chi dovrebbe erogare la formazione sulle competenze AI spesso non è attrezzato per farlo: un gap di secondo livello che nessuno dei due paesi ha pienamente risolto, ma le risorse mobilitate sono ingenti.

Regno Unito: verso la leadership nel G7

Il Regno Unito ha lanciato quello che definisce il più grande programma di formazione mirata dalla fondazione dell’Open University di Harold Wilson. L’AI Skills Boost è un’iniziativa governo-industria per migliorare la preparazione della forza lavoro britannica, con l’obiettivo di formare 10 milioni di lavoratori UK in competenze AI entro il 2030 – aumentato rispetto all’obiettivo originale di 7,5 milioni annunciato dal Primo Ministro nel giugno 2025 durante la London Tech Week[14].

La dimensione del problema giustifica questa ambizione: solo il 21% dei lavoratori britannici si sente sicuro nell’usare l’AI al lavoro, e solo una impresa su sei nel Regno Unito aveva adottato l’AI a metà 2025, con le microimprese meno propense ad adottare l’AI rispetto alle grandi aziende.

Il programma è gratuito e universale: brevi corsi di recente benchmarking, disponibili attraverso un rinnovato AI Skills Hub, permettono ai partecipanti di ottenere un badge virtuale governativo di ”fondamenti IA” dopo aver completato una formazione che può richiedere meno di 20 minuti[15]. I partner industriali fondatori includono Accenture, Amazon, Barclays, BT, Google, IBM, Microsoft e Salesforce, con aggiunte successive tra cui NHS, CBI, Federazione delle Piccole Imprese e associazioni degli enti locali. Una più ampia adozione dell’AI porterebbe fino a 140 miliardi di sterline di produzione economica annua aggiuntiva, ma questo richiede una forza lavoro adeguatamente qualificata e consapevole[16].

Il Regno Unito ha anche ristrutturato la governance delle competenze. Skills England è stata pienamente istituita il 2 giugno 2025, rilevando dall’Istituto per gli Apprendistati e l’Istruzione Tecnica (IfATE). Il nuovo Growth and Skills Levy, che sostituisce il precedente apprenticeship levy, sarà inizialmente utilizzato per finanziare “nuovi corsi brevi in aree come digitale, intelligenza artificiale e ingegneria” a partire dall’aprile 2026. È stata creata anche una nuova AI and the Future of Work Unit, sostenuta da un gruppo di esperti di imprese e sindacati, per fornire analisi ed evidenze sull’impatto dell’AI sull’economia e sul mercato del lavoro.

Gli apprendistati vengono sempre più utilizzati nelle competenze AI: l’apprendistato digitale è più che raddoppiato negli ultimi anni (2020-2024). Un pacchetto da 725 milioni di sterline lanciato nel dicembre 2025 mira a creare 50.000 nuovi apprendistati e a finanziare integralmente la formazione per gli under 25 nelle PMI. Oggi, iI lavoratori con competenze AI guadagnano in media in quinto in più della media.

A livello universitario, le domande per lauree in AI sono cresciute del 15% nel 2025, sebbene siano ancora numeri piccoli rispetto ai corsi informatici in generale. Nel frattempo, la proporzione di studenti universitari britannici che riferisce di utilizzare qualsiasi strumento AI è balzata dal 66% dell’anno scorso al 92% nel 2025, sebbene solo il 29% degli studenti concordi che la propria istituzione li “incoraggi” a usare l’AI. E questo dato fa il paio con l’altro relativo al fatto che due terzi degli studenti usa AI perché lo ritiene essenziale, mentre solo un terzo dichiara di aver ricevuto una formazione per AI[17].

Nonostante le ambizioni, il Regno Unito deve affrontare sfide di fondo profonde: 10 milioni di lavoratori britannici mancano ancora delle competenze digitali essenziali, 7,3 milioni (18%) mancano delle competenze digitali necessarie per il posto di lavoro, e 1,6 milioni di persone sono ancora completamente offline. Costruire competenze AI su una base di competenze digitali di base fragile è un problema che si aggrava in modo significativo – uno che si collega direttamente alle preoccupazioni sull’esclusione digitale e l’erosione della responsabilità umana nei sistemi automatizzati[18].

Stati Uniti: competenze AI tra traino privato e incertezza politica

Il tratto distintivo degli USA rispetto ai paesi europei esaminati (e ancor più rispetto all’Italia che esamineremo per ultima) è la risposta alla sfida delle competenze AI guidata dal settore privato – in particolare dalle grandi imprese tecnologiche. L’OCSE ha calcolato che negli Stati Uniti tra lo 0,3% e il 5,5% dei corsi di formazione analizzati eroga contenuti sull’AI – una proporzione bassa rispetto alla domanda crescente, che suggerisce come il sistema formativo pubblico fatichi ad adattarsi[19].

Jobs for the Future mostra che l’uso dell’AI al lavoro è balzato dall’8% al 35% tra il 2023 e il 2024, ma più della metà dei lavoratori dichiara di non sentirsi pronta ad usarla nel proprio lavoro. E tra i giovani, il 38% usa strumenti AI regolarmente per studio, lavoro o uso personale, quasi la metà li ha solo sperimentati, e solo il 14% non li ha mai provati[20].

L’attitudine dei giovani americani verso AI è nel complesso prudente.

L’interesse si distribuisce in modo diverso tra i sessi, tra le età, la prospettiva scolastica, l’area geografica di residenza, l’orientamento politico, come si vede dalla tabella 1.

L’amministrazione Trump ha prodotto in luglio 2025 il documento Winning the Race: America’s AI Action Plan, strutturato su tre pilastri. Sul versante della forza lavoro, il piano prevede misure di supporto dei lavoratori statunitensi impattati dall’IA, orientando i fondi per l’istruzione e la formazione verso lo sviluppo di competenze IA, istituendo un hub di ricerca per studiare l’impatto dell’AI sul mercato del lavoro, e attivando percorsi rapidi di riqualificazione per i lavoratori sostituiti dall’IA.

In aprile 2025 erano stati firmati due Executive Orders: il 14277 Advancing Artificial Intelligence Education for American Youth e il 14278 Preparing Americans for High-Paying Skilled Trade Jobs of the Future, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere un milione di nuovi apprendisti attivi. Il Dipartimento del Lavoro ha stanziato quasi 84 milioni di dollari in grant per tutti i 50 Stati e Territori per espandere i programmi di Registered Apprenticeship.

È la scala degli investimenti privati in formazione che fa la differenza con gli altri paesi.

Investimenti privati e programmi aziendali

Amazon ha lanciato il programma ”Upskilling 2025” con un impegno da 1,2 miliardi di dollari per formare 300.000 dipendenti in ruoli ad alta domanda – cloud computing, robotica, AI agentica e cybersecurity. I programmi includono AWS Tech U (un residency program di 48 settimane) e la Machine Learning University, con moduli di sei settimane tenuti da scienziati Amazon.

Microsoft intende formare 2,5 milioni di studenti americani, lavoratori e membri di comunità locali in competenze AI nel solo 2025, con una particolare attenzione ai community college, in partnership con il National AI Consortium for Community Colleges.

Le grandi società di consulenza non sono da meno: PwC ha impegnato 1 miliardo di dollari per integrare strumenti AI nelle operazioni e formare fino a 100.000 dipendenti in AI generativa; EY ha annunciato un impegno da 1,4 miliardi sotto il programma EY.ai per la formazione della sua forza lavoro di 400.000 persone; KPMG investirà 2 miliardi in cinque anni; Accenture investe 1 miliardo all’anno in formazione e ha lanciato un programma triennale da 1 miliardo per il reskilling di clienti e dipendenti

Aziende come Intel, Dell e Amazon hanno investito per l’educazione AI nei community college per costruire un bacino di forza lavoro qualificata. Intel ha partnership con oltre 100 istituti in 39 stati, fornendo 700 ore di contenuti IA, formazione per i docenti e orientamento all’implementazione. Houston Community College ha già laureato la prima coorte di studenti con una laurea triennale in IA.

Tuttavia, i recenti tagli federali all’istruzione STEM durante l’amministrazione Trump, hanno colpito duramente i community college.

Il paradosso americano è chiaro: da un lato troviamo l’ambizione geopolitica esplicita nell’IA, dall’altro ci confrontiamo con i tagli ai finanziamenti federali per l’istruzione scientifica e tecnica proprio nel momento in cui la domanda di competenze esplode. Come osserva il preside della Kogod School of Business, “tradizionalmente le business school portano idee e innovazione al settore privato, ma nell’AI il settore privato è molto avanti rispetto all’accademia”[21].

Il rischio è che il modello americano – dove la formazione AI è trainata dai giganti tecnologici e dai grandi datori di lavoro – amplifichi le disuguaglianze esistenti: chi lavora per grandi aziende accede a formazione di qualità, chi è nel piccolo commercio, nell’agricoltura, nell’economia informale o nelle regioni meno connesse rischia di restare indietro senza l’equivalente delle reti pubbliche europee di supporto.

L’Italia su un terreno digitale fragile

Secondo l’ISTAT, solo 8 imprese italiane su 100 utilizzavano l’AI l’anno scorso – una percentuale inferiore a Francia e Spagna, e ben al di sotto del 20% della Germania. Solo il 45,8% degli italiani tra 16 e 74 anni possedeva competenze digitali di base nel 2023, rispetto a una media UE27 del 55,5% e a obiettivi europei dell’80% entro il 2030. Questa percentuale scende al 36,1% nel Mezzogiorno[22].

La quota di specialisti ICT sull’occupazione totale si attestava al 4% nel 2024, al di sotto della media UE del 5%. Il brain drain aggrava il problema: nel 2023 l’Italia ha visto emigrare 21.000 professionisti altamente istruiti, con un aumento del 21,2% rispetto all’anno precedente, e una perdita netta di 97.000 giovani lavoratori qualificati tra 25 e 34 anni nell’arco di un decennio[23]. Un salasso particolarmente grave considerando la crisi demografica del Paese.

Si stima che l’AI possa assistere il 58% dei lavori in Italia e contribuire a un incremento dell’8% del PIL nei prossimi dieci anni, ma la mancanza di competenze specifiche rappresenta una delle principali barriere all’adozione.

Strategie e misure: dalla PA alle imprese

La risposta a queste criticità è affidata alla Strategia Nazionale per l’AI 2024-2026, che indirizza gli obiettivi in quattro macro-aree: Ricerca, Pubblica Amministrazione, Imprese e Formazione, con l’obiettivo della condivisione di buone pratiche e dello scambio di conoscenze tra il mondo accademico, le imprese e la pubblica amministrazione. Slogan già visti e già falliti con i programmi smart city.

Il Piano Triennale ICT 2024-2026 per la Pubblica Amministrazione ha posto l’obiettivo di formare 100.000 persone in competenze ICT entro il 2025 tramite il Fondo per la Repubblica Digitale, e di aumentare la quota di specialisti ICT tra gli occupati dal 4% al 5% entro il 2026. Quest’ultimo obiettivo è talmente minimale da risultare facilmente inerziale, anche senza interventi pubblici. Prevede inoltre la formazione obbligatoria in competenze digitali per tutti i dipendenti pubblici attraverso la piattaforma gratuita Syllabus, e l’attivazione dei corsi della Scuola Nazionale dell’Amministrazione sul ruolo dell’AI nei processi decisionali del settore pubblico.

Per la formazione professionale continua nelle imprese, il Fondo Interprofessionale Fondimpresa, stanzia 5 milioni di euro per piani formativi sperimentali sull’AI per i lavoratori di aziende che stanno implementando soluzioni AI, con finanziamento a fondo perduto al 100% dei costi di docenza.

Per una formazione socialmente mirata, il Fondo per la Repubblica Digitale e Google.org hanno congiuntamente lanciato il bando vIvA, con 2,6 milioni di euro disponibili per progetti finalizzati a sviluppare competenze AI specificamente per persone vulnerabili e a rischio di esclusione, con un focus sui settori del Made in Italy inclusi agroalimentare, moda, turismo e manifattura.

Sul piano della ricerca, il PNRR ha finanziato la creazione di FAIR (Future Artificial Intelligence Research) nel 2023, un partenariato pubblico-privato coordinato dal CNR che mette in rete 25 università ed enti di ricerca in tutta Italia con 114 milioni di euro, coinvolgendo oltre 500 ricercatori.

Il panorama che emerge è una serie di piccole iniziative, una tattica di bricolage più che una strategia di intervento.

Il divario tra le ambizioni politiche e il punto di partenza strutturale rimane enorme: perfino Unioncamere, nella sua previsione sui fabbisogni occupazionali non riesce a mettere insieme un dato di previsione su AI[24].

Siamo lontani, molto lontani, dal contesto europeo più avanzato e non abbiamo giganti tecnologici che suppliscano alla carenza di politiche pubbliche, come accade negli Stati Uniti. Dovendo costruire competenze AI su una base digitale notevolmente più debole rispetto ai partner europei, mentre perde i suoi giovani più brillanti a un ritmo accelerato, l’Italia deve decidersi ad investire nella scuola, nell’università, nella ricerca. Deve puntare come scelta prioritaria a ridurre lo svantaggio dei lavoratori qualificati rispetto ai colleghi degli altri paesi, a partire dalla Pubblica Amministrazione. L’unica strada per non perdere le nostre migliori risorse.

Note

[1]) I due rapporti sono: Unioncamere, Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025-2029), Roma, 2024; e Unioncamere – CNEL, Report sul mismatchting tra domanda e offerta di lavoro – numero 1, 2025. Nessuno dei due studi cita un solo dato sul gap tra competenze AI domandate e offerte.

[2]) Gina Smith, Closing the Gap: Verifying AI Skills in the Enterpris, IDC, February 2025.

[3]) World Economic Forum . Future of Jobs Report 2025, January 2025.

[4]) Jakob Nielsen, AI Improves Employee Productivity by 66%, NN/Group, July 16, 2023.

[5]) The Interview Guys, The State of AI in the Workplace in 2025: Why 170 Million New Jobs Will Offset the ‘AI Apocalypse’ – A Comprehensive Research Report, August 21, 2025.

[6]) Price Waterhouse Cooper (PwC), The Fearless Future: 2025 Global AI Jobs Barometer, June 3, 2025.

[7]) Mario Dal Co, Dazi e crisi del lavoro: ecco il costo delle politiche sovraniste, Agenda digitale, 10 novembre 2025.

[8]) CEDEFOP, Germany: AI emerging as key VET competence, 25 July, 2025.

[9]) Hannes Tegelbeckers, André Dietrich, Frank Bünning, Sebastian, European insights: AI integration in TVET – policies, practices and pathways for inclusive innovation, Atlas of emerging trends in new qualifications and competencies in TVET, Unesco, 2025.

[10])Ministère du travail et des solidarités, Former 15 millions de Français à l’IA : les ministres Astrid Panosyan-Bouvet et Clara Chappaz en déplacement au siège de La Poste, 29/07/2025

[11]) OPIIEC, Les besoins en compétences, emplois et formation en matière d’intelligence artificielle en France, 5 Juin 2025.

[12]) Guillaume Cossu, Comment se former à l’IA en France en 2025? Alliancy, 15 oct. 2024 | Mis à jour le 1er juill. 2025.

[13]) OECD, Progress in implementing the EU coordinated plan on AI (vol. 1): France, 2025.

[14]) Department for Science, Innovation and Technology, AI Skills Boost explainer, 28 January 2026.https://www.gov.uk/government/publications/ai-skills-boost-explainer

[15]) Jermy Werner, UK Launches Free AI Training Drive to Upskill 10 Million Workers by 2030, babl, 01/30/2026.

[16]) Department for Science, Innovation and Technology, Skills England and The Rt Hon Liz Kendall MP, Free AI training for all, as government and industry programme expands to provide 10 million workers with key AI skills by 2030. https://www.gov.uk/government/news/free-ai-training-for-all-as-government-and-industry-programme-expands-to-provide-10-million-workers-with-key-ai-skills-by-2030.

[17]) Higher Education Policy Institute, Student Generative AI Survey 2025,

[18]) Ayesha Gulley, Upskilling the UK AI Workforce in the age of AI, TechUK, 3 Nov. 2025.

[19]) OECD, Bridging the AI skills gap: Is training keeping up?Policy Brief 24 April, 2025.

[20]) Marc Ethier, Young Americans Want AI Training – But Aren’t Getting It, Poets&Quants, October 30 2025.

[21]) Marc Ethier, AI Skills Gap Widens: New Report Pressures B-Schools To Lead The Way, Poets & Quants, October 29, 2025.

[22]) Thomson Reuters, Just 8% of Italian enterprises using AI, many people lack digital know-how, WHBL, May 21, 2025.

[23]) Reuters, Just 8% of Italian enterprises using AI, many people lack digital know-how, May 21, 2025

[24]) Unioncamere, op cit.

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