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Workflow e workforce, perché l’AI umano-centrica cambia le aziende



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Le aziende che integrano AI, processi e capitale umano possono ottenere incrementi di produttività significativi. L’approccio umano-centrico parte dalle persone, ripensa workflow e workforce insieme e punta a superare inefficienze organizzative, competenze insufficienti e complessità accumulate nei modelli operativi

Pubblicato il 11 mag 2026

Mauro Colopi

Partner Bain & Company



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Molte aziende continuano a ricercare il giusto assetto per tradurre il potenziale tecnologico in risultati concreti e sostenibili. Per la maggior parte di loro, i benefici si limitano a miglioramenti incrementali e a modeste evoluzioni del loro modello operativo, lontani dalle aspettative iniziali.

Ciò che manca è un’attenzione fondamentale alla connessione tra la modernizzazione dei flussi di lavoro (workflow) e la modernizzazione della forza lavoro (workforce). La prima richiede una profonda riprogettazione dei processi, la loro semplificazione e un’applicazione mirata della tecnologia. La seconda, si basa invece su modalità di collaborazione più intelligenti, una pianificazione strategica della forza lavoro più solida e attività dinamiche di riqualificazione e riallocazione del personale. Queste due dimensioni sono intrinsecamente interdipendenti, ma nelle trasformazioni reali tendono a evolvere a velocità diverse, con la forza lavoro sistematicamente in ritardo rispetto ai flussi.

AI umano-centrica, il nodo dell’adozione nelle aziende

Il nodo centrale non è quindi la diffusione dell’AI, ma il modo in cui viene adottata ed assorbita nei modelli operativi: troppo spesso si parte dagli strumenti e solo successivamente si pensa alle persone. Per ottenere valore reale dall’AI, è necessario adottare un approccio “umano-centrico”, in cui le persone rappresentano il punto di partenza della trasformazione, non una variabile da gestire a valle. Le realtà che riescono a massimizzare il ritorno sugli investimenti in AI sono quelle che non si limitano a introdurre nuove tecnologie, ma ripensano in modo integrato il lavoro, i processi e le competenze. In altre parole, non considerano l’impatto sulle persone come una conseguenza da gestire, bensì come una leva strategica da attivare fin dall’inizio.

Le aziende più lungimiranti stanno convergendo su quattro leve ad alto impatto: adottano l’AI con un approccio incentrato sull’uomo per accelerare coinvolgimento e adozione; investono nello sviluppo di capacità tecnologiche e risorse umane che abilitano un motore di miglioramento continuo capace di riallineare dinamicamente flussi e forza lavoro, ridefinendo costantemente la distribuzione dei compiti tra persone e agenti; affrontano in modo sistematico il workflow debt (inefficienza e complessità nei flussi aziendali) accumulato, in particolare nei processi basati su competenze avanzate; rafforzano la proposta di valore per i dipendenti per attrarre, trattenere e motivare i talenti che fanno la differenza.

Capitale umano e produttività nell’era dell’AI

Già prima della diffusione su larga scala dell’AI, era evidente come la gestione del capitale umano fosse un determinante chiave di produttività e vantaggio competitivo, al pari del capitale finanziario e fisico. Secondo una ricerca Bain & Company, sistemi di gestione inadatti e un impiego inefficace del capitale umano possono erodere fino al 40% della capacità produttiva di un’impresa.

Il capitale umano è ancora più centrale nell’era dell’AI. Le persone restano la principale fonte di innovazione e i principali driver nella creazione e valorizzazione degli asset intangibili, rappresentando il 92% del valore di mercato dell’S&P 500. Le aziende che cattureranno i maggiori guadagni di produttività saranno quelle capaci di coniugare innovazione tecnologica e piena valorizzazione del potenziale produttivo oggi inespresso delle proprie persone.

Le aziende che hanno adottato questo approccio stanno già registrando incrementi di produttività tra il 15% e il 20%, a seconda dell’ambito, con l’ambizione di portare questo indice al 30-40% nei prossimi 18/24 mesi. Quando correttamente applicata ai contesti giusti, l’AI diventa il motore abilitante di una trasformazione umanocentrica della produttività, in grado di abilitare trasformazioni su larga scala.

Workflow e workforce come leve inseparabili

La chiave è trattare workflow e workforce come leve inseparabili. Da un lato, i processi vengono ripensati end-to-end, eliminando attività a basso valore e riducendo la complessità. Dall’altro, si ridefinisce il modo in cui il lavoro viene svolto, investendo in nuove competenze, modelli di collaborazione più fluidi e una pianificazione strategica della forza lavoro.

Le aziende che adottano un approccio umano-centrico ottengono risultati economici significativamente superiori, arrivando a generare oltre il doppio del rendimento totale per gli azionisti rispetto ai competitor.

Alla base di questo modello c’è un deciso cambio di mentalità. La domanda non è più quali use case implementare, ma identificare quali attività eliminare, semplificare o ridisegnare per avvicinarsi maggiormente alle esigenze del cliente e liberare capacità produttiva.

Il nuovo ruolo delle persone nella trasformazione AI

In questo scenario, il ruolo delle persone evolve in modo sostanziale. Non sono più utilizzatori di strumenti, ma attori centrali nella creazione di valore. La loro capacità di interpretare, adattare e integrare l’AI nei processi operativi diventa il principale fattore di successo. Per questo motivo, le organizzazioni più avanzate investono in modo mirato nello sviluppo delle competenze, nella riqualificazione e in modelli organizzativi che favoriscono una collaborazione efficace tra uomo e macchina.

I leader non modernizzano tutto contemporaneamente, né automatizzano processi inefficaci. Partono da una “pagina bianca” sui processi più critici. Non si limitano ad adattare i processi esistenti, inseguire benchmark o ottimizzare marginalmente l’efficienza. Definiscono obiettivi integrati su esperienza cliente, qualità, costo e velocità, e progettano a ritroso i flussi necessari per raggiungerli. In questo esercizio chiariscono cosa deve essere svolto da persone, cosa da persone abilitate dall’AI e cosa può essere affidato ad agenti autonomi. Questi nuovi flussi di lavoro diventano la base per la pianificazione della forza lavoro e per la progettazione dei ruoli in un contesto uomo-macchina.

Workflow debt, il freno alla scalabilità dell’AI

Se i leader tecnologici parlano di “tech debt” (scelte non ottimali o scorciatoie per accelerare il rilascio di un prodotto), molte aziende convivono anche con un significativo “workflow debt”: attività non necessarie accumulate nel tempo tra riunioni, approvazioni, passaggi intermedi, eccezioni e policy ad hoc, che rendono complessa anche l’esecuzione di attività semplici. Quando una modifica apparentemente semplice richiede settimane o mesi e molteplici passaggi, si è in presenza di un “workflow debt”.

L’AI amplifica il sistema in cui viene inserita. In presenza di flussi di lavoro inefficienti, automazione e agenti rischiano di moltiplicare la complessità anziché ridurla. A differenza delle persone, gli agenti AI non possono interpretare ambiguità o aggirare incoerenze: richiedono regole chiare, flussi stabili e diritti decisionali ben definiti. In loro assenza, il lavoro viene restituito agli umani o produce risultati che erodono la fiducia. Per questo, la riprogettazione dei processi è un prerequisito per scalare l’AI, non un’attività successiva.

Verso una forza lavoro sempre più ibrida

Guardando al futuro, la forza lavoro sarà sempre più ibrida. Comprenderà persone che utilizzano strumenti standard di AI, “super umani” potenziati da soluzioni avanzate, agenti autonomi o semi-autonomi e robot umanoidi. Questi elementi opereranno all’interno di workflow integrati, con una progressiva riallocazione delle attività. Le persone si concentreranno sempre più su ciò che genera maggiore valore: relazioni, sviluppo dei talenti, innovazione, crescita e governance delle decisioni complesse. Agenti e robot assumeranno una quota crescente delle attività operative. Dashboard intelligenti consentiranno di gestire in modo dinamico la distribuzione del lavoro tra queste diverse componenti.

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