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l'analisi

Facebook, la multa da 5 miliardi è la punta dell’iceberg

La multa e l’accordo con l’americana FTC, per il caso Cambridge Analytica, non è il vero grande problema che l’azienda dovrà fronteggiare. La vera “notizia” è che questo accordo non porrà fine ai problemi di Facebook con la giustizia americana (ed europea). Ecco perché

13 Lug 2019

Michele Gentili

consulente ICT e Digital transformation


Non c’è solo una multa record da 5 miliardi di euro, ma anche un accordo “amichevole” a cui Facebook dovrà sottostare negli Usa. E non è finita, ora arrivano batoste anche in Europa.

Il motivo? Le numerose carenze rilevate nella protezione dei dati personali dei suoi (quasi) 3 miliardi di utenti mensili.

Oltre la multa infatti ci sarebbe un “accordo” tra la società californiana e il governo degli Stati Uniti che dovrebbe contenere le nuove modalità con cui Facebook dovrà utilizzare, i dati personali. L’accordo ovviamente sarà molto più restrittivo di quanto avvenuto fino ad ora.

Va detto che il ministero della giustizia deve ancora approvare questo accordo (multa compresa) mentre la Federal Trade Commision Americana (FTC) lo ha già convalidato. Questa multa record dimostra l’importanza del regolamento per la protezione dei dati nell’era digitale e come, questo provvedimento nella sua interezza, diventerà un monito per tutte le aziende riguardo l’importanza della protezione delle informazioni private.

Sorpresa ma non troppo: il caso Cambridge Analytica

L’indagine della FTC parte da molto lontano, ben prima di questo accordo e già dal 2011 venne avviata un’indagine per determinare se Facebook avesse violato un accordo transattivo in cui la compagnia si era impegnata ad ottemperare al rispetto e la protezione dei dati personali e la trasparenza che doveva essere garantita nella sua piattaforma. Il fascicolo è stato riaperto proprio in seguito allo scandalo “Cambridge Analytica” nel marzo 2018.

Ricordiamo che alla base dello scandalo c’era un’app di terze parti, usata per test psicologici che aveva avuto accesso ai dati di 87 milioni di utenti e li aveva usati per tentare di influenzare le presidenziali americane del 2016.

Se 5 miliardi sembrano pochi (per Facebook)

Per Facebook, la multa comunque non è una sorpresa. La società si aspettava questa multa e aveva annunciato già a  fine aprile la “vendita” di accantonamenti del valore di 3 miliardi di dollari.

Se i 5 miliardi sembrano davvero tanti, ricordiamo che di certo non è un importo che potrà danneggiare finanziariamente la compagnia. Per l’anno fiscale 2018, Facebook registra oltre 22 miliardi di profitti per un fatturato di circa 55 miliardi di dollari. Ante sanzione, l’utile netto di Facebook ha raggiunto i 2,43 miliardi nel primo trimestre del 2019.

La vera “notizia” è che questo accordo con la FTC non porrà fine ai problemi di Facebook con la giustizia americana (ed europea). Molte voci “autorevoli” chiedono addirittura lo smantellamento, pezzo dopo pezzo,  della piattaforma. Queste voci arriverebbero addirittura dall’interno della compagnia stessa, e da persone molto vicine al fondatore Mark Zuckerberg. Uno dei co-fondatori (sembra Chris Hughes) avrebbe paventato l’idea di separare Facebook, Instagram e WhatsApp al fine di ridurre la troppa influenza che l’azienda ha sul mercato.

In Europa le multe già sono arrivate

In Europa e in Italia, l’istituzione del GDPR (regolamento 679/16), entrato in vigore effettivo già da oltre un anno, consente un controllo molto più definito sull’uso dei dati personali. Ci sono infatti già state sanzioni per il colosso dei Social Network, sia in Italia che in Germania. Recentissimo il provvedimento dell’ufficio Federale di Giustizia Tedesco (BfJ) che ha multato Facebook, per 2 milioni di euro, per non aver elencato tutte le denunce riguardanti i contenuti illegali presenti all’interno della sua piattaforma nel rapporto sulla trasparenza che ha presentato per il primo semestre del 2018.

Anche il garante italiano ha già multato Facebook per 1 milione di euro e proprio in merito alla scandalo Cambridge Analytica. La sanzione, che è stata in questo caso comminata sulla base del vecchio Codice Privacy, fa seguito al provvedimento del Garante del gennaio di quest’anno con il quale l’Autorità aveva vietato a Facebook di continuare a trattare i dati degli utenti italiani.

Il Garante aveva infatti accertato che 57 italiani avevano scaricato l’app Thisisyourdigitallife attraverso la funzione Facebook login e che, in base alla possibilità consentita da questa funzione di condividere i dati degli “amici”, l’applicazione aveva poi acquisito i dati di ulteriori 214.077 utenti italiani, senza che questi l’avessero scaricata o fossero stati informati della cessione dei loro dati o avessero espresso il proprio consenso a questa cessione. La comunicazione da parte di FB dei dati alla app Thisisyourdigitallife era dunque avvenuta in maniera non conforme alla normativa sulla privacy.

Se la vicenda fosse avvenuta durante il regime di vigore del GDPR, la multa sarebbe stata, con tutta probabilità, di portata ben superiore.

Nuove iniziative di Facebook sotto la lente

Sappiamo bene come Facebook sia nell’occhio del ciclone anche per l’ultimo progetto della compagnia, che prevede la creazione di una criptovaluta chiamata Libra, anche questa oggetto di molte critiche, compresa quella, assolutamente non velata, di Donald Trump. Le critiche però non sono mancate anche dalle istituzioni europee che sono pronte a sorvegliare e ad usare tutti i controlli resi disponibili dal regolamento per la protezione dei dati personali, per assicurare che anche questa nuova iniziativa, di vastissima portata, non ne violi i principi fondamentali.

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