C’è una scena, nell’esperimento pubblicato a dicembre scorso sulle Proceedings of the National Academy of Sciences, che vale la pena immaginare con cura. Un robot umanoide viene toccato leggermente su un braccio: sorride. La pressione aumenta, fino a superare una soglia critica. A quel punto il robot ritrae il braccio di scatto, prima ancora che il suo processore centrale abbia elaborato il segnale, e il suo display mostra qualcosa che somiglia, inequivocabilmente, a una smorfia di dolore.
ingegneria neuromorfica
Il robot che “prova dolore”: la soglia che stiamo superando ora
Una pelle elettronica neuromorfica permette ai robot di reagire al danno prima di elaborarlo, come un riflesso spinale. Il risultato apre applicazioni utili e sicure, ma solleva una domanda difficile: cosa stiamo costruendo quando progettiamo macchine che evitano il dolore?
AI & Robotics Ethicist

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