Lone wolf terrorist

Il terrorista solitario sfida l’intelligence: nessun identikit funziona



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Il terrorismo individuale sfida i modelli classici di intelligence perché il lone wolf agisce senza reti né strutture. L’analisi di 93 casi rivela un fenomeno eterogeneo: nessun profilo unico, tre gruppi distinti, radicalizzazione digitale e prevenzione affidata a ecosistemi sociali e informativi integrati

Pubblicato il 3 apr 2026

Antonio Teti

Responsabile Settore Sistemi Informativi di Ateneo, Innovazione Tecnologica e Sicurezza Informatica. Responsabile per la Transizione Digitale di Ateneo e Referente di Ateneo per la Cybersicurezza Docente di Fondamenti di Cybersecurity al Dipartimento di Economia Aziendale



Lone wolf terrorist

Nel lessico della sicurezza contemporanea esistono poche figure tanto sfuggenti, perturbanti e difficili da prevenire quanto quella del cosiddetto “lone wolf terrorist“, il terrorista che agisce da solo, o quasi, senza un supporto operativo diretto, senza una struttura gerarchica visibile, senza una catena di comando classica, e spesso senza lasciare dietro di sé quelle tracce organizzative che, storicamente, hanno consentito alle intelligence e alle forze di polizia di intercettare le minacce prima che si trasformassero in attacco.

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