Internet è dura a morire. Più di quanto si creda, più di molti sistemi fisici, più di molti servizi dai quali ormai dipendiamo ogni giorno. Ma resistere non significa restare intatta. In una guerra moderna — fatta di missili, droni e attacchi cyber — la rete può continuare a reggere anche quando vengono colpiti nodi, infrastrutture e collegamenti, mentre a diventare davvero fragili sono spesso i servizi, le piattaforme e l’ecosistema digitale che vi si appoggia.
È su questo crinale che si muove la nostra analisi: la struttura di Internet, le dorsali, la rete mobile, l’energia elettrica, la cyberwar e la propaganda. Con una premessa netta: in uno scenario nucleare tutto cambierebbe, e per i civili la priorità non sarebbe più restare connessi, ma restare vivi. In quel caso, a sopravvivere potrebbero essere soprattutto le forme più essenziali di comunicazione, come le radio ricetrasmittenti.
Indice degli argomenti
Arpanet, la madre di Internet
Internet si è sviluppata nel tempo sulla base del progetto Arpanet nella seconda metà degli anni ’60 su iniziativa della DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency, del governo degli USA).
Tralasciando qualunque altro dettaglio tecnico, c’è una caratteristica fondamentale di Arpanet completamente ereditata da Internet: la struttura era ed è decentralizzata, non esiste un hub centrale; i dati potevano e possono seguire percorsi multipli per raggiungere la destinazione, migliorando la resilienza contro guasti e attacchi terroristici o militari.
Internet in guerra e la differenza tra rete e servizi
È utile distinguere subito “Internet” come infrastruttura dai “servizi” (email, web, Voice over IP, messaggistica, social, home banking, ecc.) che scorrono su questa infrastruttura. Per fare una (imperfetta!) parafrasi, si può pensare a Internet come a una rete ferroviaria, ai protocolli in uso come a un sistema di controllo (segnalazione e scambi) del traffico ferroviario e ai “servizi” come ai convogli che trasportano merci e passeggeri usando l’infrastruttura e i protocolli. Se Internet è decentralizzata e piuttosto resiliente, non è detto che lo siano i servizi, spesso “centralizzati” (poco, tanto o troppo). Alcuni servizi dipendono da una manciata di hub. Come dire, continuando la parafrasi, la rete ferroviaria c’è, ma alcuni servizi di trasporto merci o passeggeri sono indisponibili.
Nel prosieguo analizzeremo la resilienza di Internet come infrastruttura, formulando poi ipotesi su quali servizi reggeranno in caso di guerra.
Struttura di Internet in guerra: centralizzata, decentralizzata e distribuita
Ben oltre le intenzioni originali di Arpanet, oggi Internet tende a evolvere da decentralizzata a distribuita. Architettura ancor più resiliente, ma ad oggi non completamente realizzata: il più delle volte per motivi politici. Alcuni regimi preferiscono “una sola entrata ed uscita” dalla rete mondiale per controllare meglio quel punto di ingresso/uscita.
In caso di guerra, buon per loro, potrebbero (quasi) facilmente chiudere il cancello. Altrettanto male per loro, se quel cancello fosse colpito, rimarrebbero (quasi) totalmente isolati. Il “quasi” è dovuto al fatto che altre vie di ingresso ed uscita potrebbero rimanere funzionanti, specie quelle satellitari. Comunque, chiudere quei cancelli e l’accesso a Internet in generale potrebbe essere miope e non essere la scelta strategica più intelligente per nessuna delle parti in gioco (v. paragrafo relativo alla Cyberwar).
Da centralizzata a decentralizzata (Arpanet) a distribuita (Internet)

( fonte: https://ffdweb.org/blog/big-ideas-driving-the-decentralized-web )
Attenzione: questa fonte parla di “decentralized” web. L’autore ha sfruttato l’immagine per confrontare visivamente una rete “distributed” rispetto ad una rete “decentralized”. Come già premesso, web e Internet sono correlati, ma non sono la stessa cosa.
La dorsale Internet italiana

Mappa della dorsale Internet nazionale.
( fonte: https://www.media.inaf.it/2016/02/18/sviluppi-della-rete-in-fibra-ottica/ )
In Italia, Internet è ben “distribuita” (distributed) a livello di dorsale nazionale. Questa dorsale è ben connessa con altri paesi continentali. La mappa che segue non tiene conto delle connessioni intercontinentali (v. prossima mappa) che, attraverso fibre ottiche sottomarine, in Italia “approdano” in diversi punti: Roma Civitavecchia, Roma Fiumicino, Genova, Palermo e Catania, in particolare. Anche “colpendo” più nodi dorsali o più fibre ottiche, sarebbe difficile isolare completamente il Paese, sia da sé stesso che da altre nazioni.
Non sarebbe difficile, invece, creare problemi locali colpendo fibre di zona e/o nodi periferici e/o centrali telefoniche urbane e suburbane. Questi problemi locali sarebbero comunque temporanei nella maggior parte dei casi, a meno di non distruggere completamente la centrale o di privarla di energia elettrica per molto tempo. Militarmente sarebbe un’operazione impegnativa e costosa che, per contro, offrirebbe pochi vantaggi tattici o strategici. A meno che da quelle centrali o fibre o nodi non dipendano aziende e servizi critici. Tali aziende e servizi, comunque, sono (dovrebbero essere?) connessi a più operatori con più fibre autonome. Quando non connesse a reti “airgapped”. Quindi, attaccare quei punti periferici sarebbe un’operazione militare con molti costi e pochi vantaggi.
Le reti airgapped e i sistemi critici
Le reti “airgapped” per uso militare e per il controllo di sistemi critici sono escluse da questa mappa e da quella che segue. Queste reti non sono connesse a Internet o a qualsiasi rete esterna. Le principali caratteristiche:
• Isolamento fisico: queste reti operano senza connessione diretta ad altre reti, riducendo il rischio di attacchi informatici;
• Sicurezza elevata: anche se possono essere vulnerabili a minacce interne, l’assenza di connessioni esterne limita l’esposizione a malware e hacking;
• Accesso controllato: l’accesso alle reti “airgapped” è rigorosamente regolato, spesso tramite dispositivi dedicati e protocolli di sicurezza.
Per contro, con le dovute cautele (in particolare la cifratura delle trasmissioni), le forze militari e i servizi critici possono usare la rete Internet “civile” se necessario o utile.
Internet in guerra e le dorsali intercontinentali
Questa è la mappa della rete fibra intercontinentale con cui è collegata l’Italia.

( fonte: https://www.submarinecablemap.com/ )
Andando alla fonte, la mappa diventa interattiva. Qui c’è un’ottima rappresentazione di quella che sembra una potenziale debolezza di Internet. L’Italia è strozzata verso ovest sullo Stretto di Gibilterra e verso est sullo Stretto di Suez? NO! Anche colpendo contemporaneamente questi due soli punti, il traffico passerebbe comunque dalla Francia, dal Regno Unito, dalla Spagna e dal Portogallo verso ovest, e attraverso i Balcani verso est. Senza contare che la Terra è rotonda. Si può arrivare in Thailandia, in Giappone e in Australia anche andando verso ovest. E viceversa, andare a ovest passando da est.
Se isolare un singolo Paese è un’operazione militare costosa con pochi, o nessun, vantaggio strategico o tattico, “fermare Internet” a livello mondiale diventa ancor più difficile, più costoso e privo di qualsiasi vantaggio strategico o tattico. Ne è prova il fatto che nei conflitti in corso (Ucraina e Medio Oriente in particolare) si continua a telefonare, a mandare e ricevere email e a collegarsi al web.
La rete mobile
In Italia, in particolare, la rete mobile 4G e 5G è capillare e molto distribuita (dipende poco da nodi centrali). Quindi colpire una, due o cento torri cellulari sarebbe ancora una volta costoso e privo di alcun vantaggio militare, tattico o strategico. Decine di migliaia di altre torri continuerebbero a funzionare.
La rete mobile può sostituire temporaneamente un’interruzione locale della rete in fibra. Sia il 4G che il 5G supportano, con i loro limiti, la trasmissione dati. Rispetto a una connessione in fibra da 2,5 Gbps, una connessione 4G o 5G offre una larghezza di banda media intorno ai 100 Mbps. Del tutto sufficiente per il consumatore medio. Forse poco, ma meglio di zero per un’azienda.
Inoltre, le torri cellulari sono veri e propri “radio fari”. Possono essere utili all’avversario per guidare i droni in assenza di copertura satellitare di posizionamento (GPS, GLONASS, Galileo e BeiDou). Quindi anche l’avversario ha poco interesse a distruggere l’intera rete cellulare, anche se potesse… e non può!
Le reti satellitari e la radio
Le reti satellitari non saranno approfondite in questo articolo. In Italia, l’accesso a Internet via satellite è molto limitato all’uso civile. In ambito militare, le reti satellitari e radio (e i satelliti sono radio!) sono più sensibili. La cifratura diventa molto importante e i militari italiani in questo sono molto bravi, specie grazie ai reparti C4IEW (ora C5IEW). La difesa dal “jamming” (disturbo dei canali radio) è altrettanto critica, ma affrontabile. Su questi argomenti dedicheremo un articolo a sé stante.
Internet in guerra e la dipendenza dall’energia elettrica
Centrali telefoniche, torri di telefonia mobile e nodi Internet dipendono tutti dall’energia elettrica. Un potenziale “single point of failure” a prima vista, ma meno critico di quanto si possa pensare. Anche la rete di distribuzione dell’energia elettrica è “a griglia”. Come già evidenziato per la rete Internet, creare problemi locali all’energia elettrica è facile, ma poco utile. Creare problemi a livello nazionale è molto difficile e inutile. Le centrali telefoniche hanno riserve di energia a batteria che vanno dalle due alle dieci ore a seconda del tipo di centrale. Le torri di telefonia mobile hanno una riserva di energia standardizzata di quattro ore, magari a prestazioni ridotte per aumentare la durata delle batterie1.
Avere una riserva di energia a batteria e/o generatori diesel diventa importante per aziende e servizi critici, come per esempio gli ospedali. Ciò è fondamentale per non interrompere i propri servizi e perché sarebbe inutile avere una rete Internet funzionante senza poter accedere alla rete!
I servizi che corrono sul web
Se fermare Internet è difficile, costoso, assai improbabile e poco utile, i “servizi” (web, email, cloud, social, ecc.) che corrono e scorrono su Internet sono più critici e vulnerabili. Se, per motivi politici, strategici, economici o di ritorsione, qualcuno decidesse di chiudere i propri servizi, la cosa sarebbe piuttosto semplice: spegne il servizio!
Chi dipende dai grandi “player” per l’email, altri servizi e, soprattutto!, per il cloud, presti molta attenzione. In caso di guerra, non è scontato che alcuni di quei servizi ci siano il giorno dopo! Forse, eccezion fatta per i social (v. Paragrafo dedicato alla “Propaganda”).
La cyberwar
È ancor più probabile che i servizi Internet (web, email, cloud, social, ecc.) non siano affatto chiusi, anzi! Il web e gli altri servizi diverranno solo più insidiosi di quanto già non lo siano oggi e con attori istituzionali meno apparenti di quelli attuali.
I primi due tipi di attacchi sono insidiosi e difficili da riconoscere rapidamente. Questi attacchi mirano a:
• Manipolare i dati per fuorviare o causare confusione nei processi decisionali;
• Spionaggio puro e semplice a scopi di intelligence;
In confronto, gli altri due tipi di attacchi possono essere percepiti più rapidamente. Questi attacchi mirano a:
• Denial of Service (DoS) per rendere indisponibili i sistemi e i servizi correlati;
• Introduzione di virus o malware per interrompere o danneggiare i sistemi.
L’idea che i servizi Internet, anche volendo e potendo, non possano essere completamente fermati, è essenziale. Tentare di chiudere il web e gli altri servizi sarebbe strategicamente dannoso. Internet è il territorio cruciale, il “campo di battaglia” moderno dove si svolgono le operazioni belliche. Tentare di distruggere questo territorio sarebbe come “fare terra bruciata”, strategie di attacco e/o di ritirata difficili da giustificare.
Oggi, come domani, molte persone e organizzazioni non sono consapevoli di essere coinvolte in un conflitto cibernetico, rendendo l’ambiente ancora più complesso e insidioso. La “mancanza di consapevolezza” è il punto critico. Si corre il rischio che l’attenzione, le priorità e i budget relativi alla sicurezza informatica vengano rimandati… fino a quando non sarà troppo tardi!
La propaganda
Se fermare i servizi è molto facile ed anche poco utile strategicamente, i social potrebbero essere comunque al sicuro perché oggi sono il maggiore canale di propaganda.
A differenza della Seconda Guerra Mondiale, non ci sono più “EIAR Roma Radio”, “Radio Londra”, “Deutsche Welle” e “Radio Tokyo”. A differenza della Guerra Fredda, non ci sono più “Radio Mosca”, “Radio Pechino”, “Radio Tirana”, “Radio Bucarest”, “Radio Free Europe” e “Voice of America”.
Oggi non c’è alternativa ai social se non, forse, una operazione alla “volantinaggio su Vienna del 9 agosto 1918”? Ah! Potessimo chiederlo a “il Vate” Gabriele D’Annunzio, la sua risposta sarebbe scontata. Salvo poi spegnere il suo entusiasmo quando dovremo spiegargli che l’operazione sarebbe condotta con dei volgari droni, invece che coi gloriosi e poetici biplani Ansaldo S.V.A…
Conclusione su Internet in guerra
In conclusione, in caso di guerra, internet è dura a morire. i suoi servizi pure, ma diventano ancor più insidiosi di quanto già non siano oggi!













