videogiochi e propaganda

La banalità dei pixel: così i gamer diventano pedine del potere



Indirizzo copiato

Dai giochi mobili ai tornei esport, Stati e gruppi armati usano i videogiochi per sorvegliare, reclutare, normalizzare narrazioni e costruire consenso. Il giocatore crede di scegliere, ma piattaforme, governi e interessi geopolitici trasformano l’interattività in uno strumento di influenza politica

Pubblicato il 20 lug 2026

Marco Ongaro

Cantautore, librettista, saggista



shutterstock_2487456635


Medgar Evers fu assassinato il 12 giugno 1963. Dylan scrisse la canzone Only a Pawn in Their Game (Solo una pedina nel loro gioco) in pochi giorni. Un brano di denuncia ma soprattutto un’analisi politica. Non cercava il mostro, cercava il meccanismo. L’assassino era quasi irrilevante. Contava la catena dei politici che soffiavano sull’odio razziale, delle istituzioni che addestravano alla conformità, della scuola che non insegnava a pensare. La pedina che aveva sparato non era libera e non sapeva di non esserlo.

Continua a leggere questo articolo

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x