Musica e cinema in lockdown, così il digitale sta cambiando tutto | Agenda Digitale

l'analisi

Musica e cinema in lockdown, così il digitale sta cambiando tutto

Segmenti dati per spacciati hanno trovato nuova vita e aree di business inesplorate, giudicate in contrapposizione con le attività “core” si sono provate complementari e potrebbero costituire una linea autonoma di ricavi. Ecco come il repentino adattamento al digitale potrebbe aprire nuove opportunità per musica e cinema

13 Gen 2021
Enzo Mazza

CEO F.I.M.I. (Federazione industria musicale italiana)

Thanks to Oscar Keys for sharing their work on Unsplash.

In due settori molto colpiti dalla pandemia, musica e cinema, si intravedono – oltre la crisi dovuta al lockdown – nuove opportunità legate a un adattamento al digitale molto repentino, per il quale, cioè, in tempi normali, ci sarebbero probabilmente voluti anni, in particolare in Italia.

Pure in alcuni segmenti, come nella musica registrata, dove il digitale, in particolare lo streaming, era già una realtà, la crescita è stata ulteriormente esponenziale, guadagnando oltre dieci punti di percentuale in sei mesi.

Lo streaming delle piattaforme audiovisive ha anch’esso visto un notevole salto, pur con un’offerta limitata di novità cinematografiche. Gli abbonati a piattaforme come Netflix e Amazon sono cresciuti in maniera significativa così come i numeri di nuove realtà entrate più di recente nel mercato, come Disney.

Quello che è però interessante osservare è come molta di questa innovazione, che vedremo nel dettaglio più avanti, ha avuto anche il pregio di trascinare un mondo che possiamo più in generale definire “analogico” e che si è trovato di fronte a grandi opportunità che in prospettiva diverranno una parte integrante dell’offerta. Segmenti dati per spacciati hanno trovato nuova vita e aree di business inesplorate, giudicate in contrapposizione con il core business si sono dimostrate complementari e in futuro potrebbero costituire una linea autonoma di ricavi.

Musica, trend: concerti in live streaming e rinascita del vinile

Secondo i primi dati di mercato di USA e Regno Unito, due dei più grandi mercati della discografia a livello mondiale, nell’anno nel quale lo streaming ha raggiunto la quota più elevata di consumi, si è assistito a vendite record di vinili. Nella settimana natalizia, in USA, secondo Billboard, sono stati venduti quasi 2 milioni di vinili in formato album, stabilendo il record di vendite dal 1991.

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E questo in piena pandemia, con negozi di dischi spesso chiusi o con grandi difficoltà di movimento per cittadini in molte città. Nel Regno Unito le vendite di vinile dovrebbero sfondare la cifra record di 100 milioni di sterline per il 2020 facendone l’anno migliore dal 1990.

In pieno lockdown, e con lo streaming in crescita a doppia cifra, i fan di musica, orfani dei grandi eventi dal vivo sembrano aver deciso di mettere mano alla propria collezione di dischi in vinile incrementando i numeri. Un fenomeno che non ha visto coinvolti solo gli adulti o i nostalgici del supporto, ma tanti giovani. In Italia, ad esempio, gli album rap hanno sistematicamente occupato diverse posizioni nella top ten dei vinili nel corso del 2020.

Progressi rilevanti si sono visti anche nel mondo dei concerti, contesto difficilissimo a causa del totale fermo, ma dove si sono moltiplicate iniziative che sicuramente favoriranno, alla ripresa dell’attività, anche il segmento più tradizionale. L’offerta di live streaming, iniziata con eventi di charity e poco di più, si è via via strutturata e ha raggiunto tutti i settori, dalla musica pop, all’opera, alle filarmoniche. Eventi con ticket a pagamento, come il grande concerto globale della boyband coreana BTS o di Dua Lipa hanno riscosso un successo oltre ogni previsione e i dati mostrano che questo segmento si svilupperà addirittura di più quando riprenderanno i concerti da vivo.

I BTS, durante la loro ultima apparizione, in un concerto di Capodanno con altre band k-pop, sempre in streaming hanno portato davanti agli schermi di computer e smartphone 30 milioni di fan, da 186 paesi diversi. I biglietti sono stati venduti a prezzi simili a quelli di un concerto dal vivo, ovvero fino a 60 dollari a seconda del pacchetto scelto. Con i ticket HD Multi-view da 47 dollari, acquistabili da chiunque, si poteva disporre della videocamera principale del concerto e di una videocamera multipla a tre schermi. Altri davano l’accesso anche al “Meet&Greet”, dove i fan hanno potuto incontrare virtualmente gli artisti del concerto nel backstage. Lo scorso giugno, settecentocinquantamila persone hanno comprato biglietti per quasi 20 milioni di dollari per assistere a un loro live streaming di 90 minuti.

Per assistere allo show di Dua Lipa sulla piattaforma LIVENow, erano disponibili due tipi di ticket: uno standard, al prezzo di 13,99 euro e il biglietto VIP al prezzo di 22 euro (con accesso a filmati esclusivi pre-show e backstage, ma anche la possibilità di seguire l’After Show Party con Dua Lipa e ospiti DJ)

Chi acquistava il biglietto poteva rivedere lo show senza riacquistare l’esperienza anche nelle 24 ore successive.

Cinema, superato il “dogma” delle finestre di uscita?

Un altro settore gravemente colpito dal Covid-19, il cinema, potrebbe raccogliere qualche frutto dalla repentina necessità di adattarsi all’evoluzione divenuta necessaria in questi mesi di lockdown.

Lo dimostra la recente decisione di Warner Bros, con l’annuncio che le nuove release pubblicate nel 2021 usciranno in contemporanea su HBO e nei cinema. Una decisione che sarebbe stata impensabile fino a poco tempo fa ma che la crisi sanitaria ha reso necessaria. Come per la musica live non è detto che questo significhi la fine della sala. Le dinamiche del mondo del cinema potrebbero beneficiare dell’innovazione in corso in altri settori degli eventi dal vivo.

Secondo gli esperti la situazione del settore è così grave che, ad esempio in USA, si prevede che molte sale non riapriranno dopo la pandemia e quelle che resteranno saranno concentrate nelle grandi città e con prezzi elevati dei biglietti. Se così fosse, si renderebbe necessario integrare l’offerta della sala con altre alternative raggiungibili da una pluralità di pubblico che già oggi è in parte escluso dall’offerta cinematografica. Anche qui le potenzialità per il settore di raggiungere un pubblico più vasto potrebbero in realtà essere dietro l’angolo, ampliando la platea invece di ridurla, così come già visto per la musica live.

La pandemia, in questa fase, ha sicuramente creato una situazione di grave crisi ma questa disruption potrebbe anche avere generato profonde riflessioni sull’opportunità di generare nuove proposte di consumo che prima erano ritenute in forte conflitto con l’offerta principale.

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