Politecnico di Milano

Regolazione AI: ruolo e obiettivi del Center for Digital Regulation Strategy



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Presentato ufficialmente durante l’evento LENS 2026, il nuovo centro del Politecnico di Milano punta a superare la frammentazione normativa europea. Attraverso una piattaforma AI proprietaria, il progetto trasforma il complesso “corpo normativo” in una soluzione operativa per lo scaling up delle imprese

Pubblicato il 30 mar 2026



alessandra perrazzelli center for digital regulation strategy
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Punti chiave

  • La competitività europea è limitata non dalle regole ma da fattori strutturali: mercato unico dei capitali, bassa propensione al rischio, scarsa attrattività dei talenti, frammentazione normativa e gap in ricerca, infrastrutture e finanziamenti.
  • Il Center for Digital Regulation Strategy del Politecnico di Milano unisce giuristi e ingegneri per una piattaforma normativa intelligente, allenata su basi dati certificate e sull’EU AI Act, che fornisce soluzioni operative e supporto alla strategia digitale.
  • Introduce lo stress test normativo per simulare l’impatto delle regole su startup, scale‑up e grandi imprese, promuovendo un dialogo proattivo con i regolatori e favorendo centralizzazione e poteri rafforzati (es. ESMA) verso un mercato unico digitale.
Riassunto generato con AI

Nel corso dell’evento LENS 2026, Alessandra Perrazzelli, Direttore Scientifico del Center for Digital Regulation Strategy, ha scardinato il luogo comune che vede nell’eccesso di norme il principale freno all’innovazione europea. Attraverso l’integrazione di competenze giuridiche e ingegneristiche, il neonato Center for Digital Regulation Strategy mira a creare una piattaforma intelligente capace di guidare le imprese — dalle startup ai campioni industriali — in un percorso di adozione consapevole dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture critiche.

Dicotomia tra regole e innovazione

Nel panorama tecnologico attuale, l’industria spesso lamenta come le regole siano una “palla al piede” che impedisce il libero sviluppo di soluzioni digitali. Il confronto con il modello statunitense, dove storicamente non è stata applicata una regolazione ex-ante, viene spesso citato per giustificare la nascita e il successo dei giganti del settore. Tuttavia, una lettura più profonda suggerisce che il ritardo europeo non sia imputabile esclusivamente al peso normativo: le prime norme organiche sul digitale in Europa sono arrivate nel 2010, ma anche nel periodo precedente il continente non ha visto la fioritura di Big Tech paragonabili a quelle d’oltreoceano.

La vera sfida per la competitività europea si gioca su fattori strutturali che vanno oltre il mero codice legislativo:

  • Mercato unico dei capitali: è necessaria un’architettura finanziaria che garantisca risorse di investimento massicce, superando l’attuale realtà “bancocentrica” europea.
  • Propensione al rischio: serve un cambio di paradigma nell’atteggiamento verso il rischio d’impresa, che in Europa resta ancora troppo conservativo rispetto agli ecosistemi della Silicon Valley.
  • Attrattività dei talenti: l’Europa affronta un doppio problema: non riesce a richiamare talenti dall’esterno e vede i propri professionisti migliori emigrare. Il 76% delle aziende del continente dichiara difficoltà nel reperire e trattenere figure specializzate in AI.
  • Frammentazione normativa: l’esistenza di norme diverse tra i 27 Stati membri favorisce la nascita di tante piccole imprese locali ma ostacola la creazione di veri “campioni europei”.
  • Infrastrutture e ricerca: nonostante l’Europa contribuisca al 15% delle pubblicazioni globali sull’AI (contro il 9% degli USA), fatica enormemente a trasformare questa ricerca in brevetti, fermandosi a una quota del 3% contro il 14% statunitense.

Il gap è evidente anche nei flussi di capitale: nel 2024, le startup AI europee hanno raccolto 19 miliardi di dollari, una cifra irrisoria se confrontata ai 109 miliardi investiti negli Stati Uniti. In questo scenario, la regolazione non deve essere un ostacolo, ma deve diventare “strategica”, ovvero capace di difendere i valori europei agendo al contempo come elemento abilitante per il percorso di innovazione.

Center for Digital Regulation Strategy: dove giuristi e ingegneri progettano l’implementazione normativa

La risposta del Politecnico di Milano alla complessità del panorama legislativo attuale è il Center for Digital Regulation Strategy. Non si tratta di un semplice centro studi accademico, ma di un’iniziativa nata dalla necessità di colmare il solco tra il dettato normativo e la sua applicazione tecnologica. Come sottolineato da Alessandra Perrazzelli, il cuore del progetto risiede nell’incontro tra giuristi ed ingegneri per creare una base comune di comprensione.

L’obiettivo è trasformare la norma da un’imposizione “ex-ante” a un processo di co-impostazione. Il fulcro tecnologico del Centro è una piattaforma normativa intelligente, le cui caratteristiche principali sono:

  • Allenamento su basi dati certificate: il modello viene istruito non solo sul corpo normativo nazionale, ma sull’intero framework europeo, inclusi i regolamenti più recenti come l’EU AI Act.
  • Superamento del concetto di repository: a differenza dei classici data center o database giuridici, il sistema è progettato per essere interrogato dalle imprese per ottenere soluzioni operative.
  • Supporto alla strategia digitale: la piattaforma analizza l’impatto delle regole sulla specifica operatività aziendale, supportando le startup nei primi passi e le grandi aziende nella conferma delle scelte strategiche.
  • Ruolo proattivo: il know-how generato permette alle imprese di non limitarsi a “obbedire”, ma di diventare soggetti attivi nel dialogo con i regolatori, proponendo eventuali modifiche basate su evidenze tecniche.

Questo modello di relazione mira a scardinare il classico rapporto gerarchico tra regolatore e vigilato, dove spesso chi deve applicare la norma si sente in una posizione di svantaggio.

Stress test normativo: prevedere l’impatto delle regole sulla strategia d’impresa

Uno dei pilastri del Center for Digital Regulation Strategy è l’introduzione del concetto di “stress test normativo”. Mutuato dall’esperienza di Alessandra Perrazzelli in Banca d’Italia, dove questi test vengono condotti annualmente per valutare la resilienza finanziaria, lo stress test applicato al digitale serve a misurare l’impatto reale di una nuova norma prima che questa diventi un ostacolo operativo.

Le aziende devono comprendere se una regolazione le spinga verso l’innovazione o, al contrario, le tagli fuori dal mercato. La piattaforma del Centro permette di simulare questi scenari, offrendo risposte concrete su diverse scale dimensionali:

  • Per le startup e il mondo Fintech: fornisce una guida sui primi passi operativi da compiere in un mercato densamente regolamentato.
  • Per le medie imprese (Scale-up): supporta i processi di espansione, garantendo che la crescita dimensionale sia accompagnata da una solida struttura di compliance.
  • Per le grandi aziende: funge da strumento di validazione per scelte strategiche già avviate, confermando la direzione tecnologica intrapresa.

L’urgenza di questo approccio è dettata dalla cronaca legislativa: si pensi alla riforma dell’AI Act, attualmente in fase di rimodulazione e implementazione. L’industria ha espresso forti preoccupazioni sulla genericità della prima stesura; qui interviene il Centro, allenando l’intelligenza artificiale non come un semplice archivio dati, ma come un sistema dinamico capace di generare soluzioni operative che impattino direttamente sulla strategia digitale.

In Italia lo stress test diventa la chiave per trasformare la compliance da costo a opportunità competitiva. Solo attraverso la misurazione preventiva è possibile capire come le norme possano aiutare lo sviluppo anziché frenarlo.

Un dialogo proattivo con le Autorità: verso un mercato unico digitale uniforme

Il Center for Digital Regulation Strategy non si rivolge esclusivamente al mondo privato; la sua ambizione è di agire come un ponte bidirezionale che includa tra i suoi stakeholder primari i regolatori e le autorità di vigilanza.

Il Centro si propone di facilitare questo processo attraverso l’integrazione delle competenze per superare il rapporto gerarchico tra chi detiene il potere sanzionatorio e chi deve applicare la norma, promuovendo una “co-impostazione” delle regole. A questo si aggiunge il supporto alla centralizzazione: in linea con le recenti richieste dei ministri di sei Paesi europei (inclusa l’Italia) per un rafforzamento dei poteri dell’ESMA, il Centro sostiene la necessità di autorità centralizzate per gestire la trasformazione digitale.

La partnership con il Politecnico permette, inoltre, di portare ai regolatori dati empirici e casi d’uso concreti derivanti dagli Osservatori, rendendo le norme più aderenti alla realtà tecnologica.

Per quanto riguarda l’orizzonte settoriale, il dialogo non è limitato al settore bancario o fintech, ma si estende a infrastrutture e aziende che utilizzano l’intelligenza artificiale come motore di sviluppo.

L’obiettivo finale è ambizioso: contribuire alla creazione di un’industria comunitaria sovrana e indipendente.

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