Lo sviluppo del quantum computing in Italia non dipende solo da grandi strategie nazionali, ma anche dalla capacità dei territori di costruire poli di competenza in cui ricerca, imprese e istituzioni cooperano in modo continuativo. Nel corso del convegno Quantum Shift: the future starts now, organizzato dall’Osservatorio Quantum Computing & Communication del Politecnico di Milano, Stefano Buscaglia, direttore generale della Fondazione LINKS, ha illustrato come l’area torinese stia sperimentando un modello peculiare di aggregazione, in cui infrastrutture, laboratori, formazione avanzata e attrazione di investimenti convergono per sostenere la crescita del settore.
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Torino come polo emergente: una tradizione industriale che incontra il quantum
Buscaglia apre il suo intervento ricordando che il territorio torinese ha alle spalle una lunga tradizione tecnologica, soprattutto nei settori manifatturiero, elettronico, automotive, aerospaziale e nell’ICT. Questa eredità industriale, sottolinea, costituisce una base favorevole per l’inserimento delle tecnologie quantistiche in un tessuto già abituato all’innovazione. La presenza di centri di ricerca consolidati, università di riferimento e un distretto industriale diversificato consente di avvicinare il quantum computing non come un settore isolato, ma come un’estensione di competenze già radicate.
Secondo Buscaglia, questa continuità tra passato e futuro permette di accelerare la costruzione di casi d’uso e sperimentazioni. Non si tratta solo di trasferire tecnologie avanzate nella produzione, ma di comprenderne le implicazioni, adattarle ai processi e valutare quali ambiti potranno realmente beneficiarne nel medio periodo. L’intervento suggerisce che Torino rappresenti uno dei contesti in cui questa transizione è già visibile e misurabile.
Lavoro qualificato e capitale umano: un patrimonio che attrae progettualità
Uno degli elementi più significativi del racconto di Buscaglia riguarda la disponibilità di lavoro qualificato. Il territorio, afferma, può contare su una base ampia di professionisti con competenze scientifiche e tecniche avanzate, formati attraverso percorsi universitari e centri di ricerca locali. Questa disponibilità, unita a una cultura della collaborazione pubblico-privata, crea le condizioni per avviare progetti di sperimentazione legati al quantum computing.
Buscaglia cita il dato dei «48.000 posti di lavoro qualificati» presenti nell’area torinese, una massa critica che consente alle iniziative di trovare un terreno fertile. La presenza di figure esperte in elettronica, fotonica, informatica e fisica applicata riduce il gap tra ricerca e applicazione, facilitando lo sviluppo di progetti pilota. Il tema della formazione avanzata, già emerso negli interventi di altre sessioni, assume qui un carattere territoriale: il capitale umano non è un elemento astratto, ma la base reale su cui il polo costruisce i propri progetti.
Infrastrutture e facility: dalla camera bianca al laboratorio di cybersecurity
Buscaglia dedica una parte rilevante del suo intervento alla descrizione delle infrastrutture già operative o in via di potenziamento. Tra queste rientra una camera bianca utilizzata per attività di caratterizzazione e ottimizzazione di componenti elettronici e fotonici, indispensabili per l’hardware quantistico. La presenza di una facility di questo tipo permette ai ricercatori di lavorare su materiali e microsistemi con un livello di precisione difficile da ottenere altrove.
Accanto alle strutture orientate alla componentistica, Buscaglia menziona un laboratorio attivo sulle tecnologie di cybersecurity avanzata, che svolge ricerche sulle forme di protezione post-quantistica e sulle tecnologie di comunicazione quantistica, come QKD e protocolli resistenti agli attacchi di futura generazione. Questa duplice presenza – hardware e sicurezza – mostra come l’ecosistema torinese non si limiti a un’area specifica del quantum computing, ma consideri la tecnologia come un insieme interdipendente di competenze e applicazioni.
Il ruolo delle imprese e la collaborazione con attori internazionali
Un altro punto centrale riguarda la collaborazione tra imprese locali e attori internazionali. Buscaglia sottolinea che il territorio ospita installazioni di macchine quantistiche – come il sistema a 5 qubit realizzato da IQM – che consentono di svolgere sperimentazioni reali e non solo teoriche. Queste macchine rappresentano una piattaforma per testare algoritmi, valutare capacità hardware e formare specialisti in grado di interagire con sistemi di nuova generazione.
Il relatore evidenzia che la collaborazione con aziende estere non implica una dipendenza passiva, ma può essere interpretata come uno strumento per accelerare la crescita locale. L’accesso a tecnologie sviluppate all’estero permette di attivare percorsi di apprendimento, stimolare la ricerca applicata e comprendere meglio i limiti e le potenzialità delle varie architetture.
Cybersecurity quantistica e protezione dei dati: un ambito di ricerca strategico
Tra i temi affrontati da Buscaglia emerge con forza quello della sicurezza. Il laboratorio dedicato alla cybersecurity quantistica sviluppa attività che riguardano tanto la protezione dei sistemi attuali dai futuri computer quantistici quanto l’analisi delle tecnologie già disponibili per la comunicazione sicura. Buscaglia spiega che l’obiettivo è comprendere come i protocolli di sicurezza debbano evolvere e quali soluzioni potranno essere implementate dalle imprese e dalle istituzioni.
Questo focus sulla sicurezza riflette un trend più ampio, già osservato nel dibattito internazionale. Il polo torinese, avendo infrastrutture dedicate e competenze verticali, può contribuire a definire linee di ricerca che saranno determinanti per l’adozione del quantum computing in settori che gestiscono dati sensibili: finanza, sanità, telecomunicazioni e pubbliche amministrazioni.
Il ruolo di Finpiemonte e la costruzione di una massa critica locale
Buscaglia dedica un passaggio alla collaborazione con Finpiemonte, evidenziando come il supporto allo sviluppo di progettualità locali sia legato anche alla capacità di istituzioni e fondazioni di favorire l’incontro tra ricerca e imprese. Secondo il relatore, questo sostegno contribuisce alla costruzione di un mercato della sperimentazione, in cui aziende e ricercatori possono disporre di risorse, mentorship e contatti necessari per portare avanti idee che richiedono tempi lunghi di maturazione.
È un elemento importante perché spiega come, nel caso torinese, il quantum computing non sia percepito come un insieme di progetti isolati, ma come un settore capace di generare ricadute su processi industriali, sviluppo locale e attrazione di nuove iniziative. L’intervento suggerisce che, in assenza di questi strumenti, sarebbe difficile trasformare la ricerca in un ecosistema strutturato.
Torino come laboratorio nazionale: opportunità e limiti
Nel complesso, il racconto di Buscaglia presenta Torino come un laboratorio nazionale per il quantum computing in Italia. La presenza di infrastrutture avanzate, il coinvolgimento dell’università, l’interazione con attori internazionali e la disponibilità di lavoro qualificato costituiscono elementi che permettono al territorio di giocare un ruolo significativo.
Tuttavia, la lettura giornalistica impone di evidenziare anche ciò che emerge implicitamente dal quadro: l’ecosistema è in fase di costruzione e non è ancora consolidato. La presenza di una macchina a 5 qubit, pur rilevante, rappresenta solo il primo passo verso capacità più avanzate. La formazione deve crescere per poter supportare l’espansione del settore. La collaborazione tra imprese deve diventare sistemica e non episodica. E la sostenibilità degli investimenti richiede una visione che vada oltre i singoli progetti.
L’intervento di Buscaglia fornisce però un’indicazione chiara: il futuro del quantum computing italiano passerà anche attraverso poli territoriali in grado di sperimentare, integrare e sviluppare tecnologie avanzate. Torino, in questa prospettiva, si configura come uno dei primi esempi concreti.










