L’evoluzione del giornalismo nell’era delle macchine sfugge ormai alle lenti interpretative del gatekeeping o delle routine redazionali più tradizionali. Appare riduttivo affidarsi esclusivamente a concetti quali il data journalism o il giornalismo computazionale: colgono la trasformazione tecnica, ma rischiano di trascurare la dimensione umana e sociale, pilastro fondamentale per la tenuta democratica dell’informazione.
In questo scenario di profonda incertezza epistemologica, propongo un nuovo paradigma: quello di “super-giornalismo”1. “Super” non in senso celebrativo, ma perché il “fare informazione” si inserisce oggi in uno spazio-tempo ibrido, dove produzione umana e automatizzata si intrecciano. Il “nuovo” giornalismo alterna momenti di consapevolezza a fasi accelerate dalle macchine, richiede performance pubblica oltre alla mediazione dei fatti e agisce in un ecosistema frammentato in cui deve ricomporre senso, affidabilità e coerenza.
Indice degli argomenti
Verso il super-giornalismo tra efficienza e responsabilità
Non si tratta meramente di descrivere un potenziamento tecnologico della professione, ma di definire un quadro teorico capace di governare l’interazione tra giudizio umano, infrastrutture digitali, informazione e intelligenza artificiale. La validità critica di questo modello risiede nella capacità di superare la dicotomia tra uomo e macchina, proponendo una visione sistemica in cui la tecnologia non è un sostituto neutrale, ma un attore che co-evolve con la soggettività del giornalista e le strutture organizzative.
L’importanza vitale di questo approccio è corroborata da evidenze empiriche che svelano un paradosso cruciale: l’automazione, se lasciata a se stessa, produce efficienza, ma non necessariamente verità o profondità. In un contesto di trasformazioni rapide, la posta in gioco non è soltanto “fare prima”, ma presidiare le condizioni di responsabilità informativa e di legittimazione pubblica del lavoro giornalistico.
Il caso “Il Foglio AI”: quando l’automazione non basta
Il quotidiano italiano “Il Foglio AI”, pubblicato in Italia nel marzo 2025, ha affidato inizialmente, per circa una settimana, all’intelligenza artificiale la generazione completa dei contenuti, riservando ai redattori il solo ruolo di revisori. Nonostante la qualità formale dei testi, l’esperimento ha evidenziato limiti strutturali che diventano centrali quando l’obiettivo è informare, non solo produrre.
Errori, contesto e responsabilità editoriale
Sono emersi errori fattuali, mancate contestualizzazioni e perfino episodi di plagio, confermando come la sola automazione non garantisca né profondità né responsabilità. Di fronte a minacce sistemiche come la polarizzazione, la viralità della disinformazione e la manipolazione algoritmica, il super-giornalismo si pone come cornice teorica inedita, in grado di bilanciare la velocità di diffusione con l’accuratezza della verifica, integrando la potenza di calcolo con una rinnovata consapevolezza dei rischi cognitivi.
Super-giornalismo e credibilità: l’ecosistema ibrido delle news
Uno studio del 2025 su 1.500 quotidiani statunitensi ha rilevato che oltre il 9% degli articoli pubblicati conteneva testo generato o parzialmente generato da intelligenza artificiale, con quote molto più alte nelle redazioni locali rispetto a quelle nazionali e quasi nessuna trasparenza sull’uso dell’IA. In questo quadro, la credibilità non è un output dell’algoritmo, ma il frutto di una gestione responsabile e trasparente dell’interdipendenza tra tecnologia avanzata e giudizio critico del professionista.
L’urgenza di adottare il paradigma del super-giornalismo trascende la mera sopravvivenza tecnica o economica delle redazioni e risponde a una necessità sociologica: preservare la funzione culturale del giornalismo come istituzione deputata alla costruzione-mediazione della realtà sociale condivisa. Se in passato le redazioni operavano come mediatori relativamente stabili, oggi ci muoviamo in un “ecosistema socio-tecnico complesso” in cui la circolazione delle notizie è modellata dall’interazione continua tra algoritmi, comportamenti del pubblico e decisioni editoriali.
Trasparenza nel super-giornalismo: dal gatekeeping alla logica reticolare
La tecnologia non è più un semplice canale di diffusione, ma un attore che plasma attivamente dinamiche umane e organizzative. Il super-giornalismo diviene essenziale per interpretare il passaggio da una logica lineare di gatekeeping a una logica reticolare, dove la rilevanza si costruisce e si contesta in tempo reale. Sotto il profilo socio-culturale, un’adozione acritica dell’intelligenza artificiale rischia di disgregare il tessuto fiduciario che lega i media alla società, rendendo opachi i processi che dovrebbero restare rendicontabili.
Disclosure e fiducia: perché la trasparenza è parte della qualità
Quando l’uso dell’IA non viene dichiarato, il pubblico fatica a valutare metodi, limiti e responsabilità. In un ambiente informativo già frammentato, la trasparenza non è un dettaglio “tecnico”, ma una condizione di legittimazione: contribuisce a ricostruire coerenza e affidabilità, e a rendere verificabili scelte editoriali e procedure di controllo.
Camere dell’eco e algoritmi: perché serve super-giornalismo
Gli algoritmi, spesso progettati per massimizzare l’engagement più che la ricerca della verità, tendono a creare “camere dell’eco” e a frammentare il pubblico, minando quella base di conoscenza comune necessaria per il dibattito democratico. Un sondaggio, condotto da scienziati della Cornell University su oltre 500 giornalisti, ha mostrato che quasi il 90% teme che l’uso dell’IA possa aumentare drasticamente i rischi di disinformazione, errori e perdita di controllo sulla qualità delle notizie.
Il super-giornalismo interviene riconoscendo che la produzione di notizie è un atto intrinsecamente sociale, non solamente computazionale. La tecnologia, se non governata criticamente, può compromettere la funzione democratica dell’informazione; per questo il paradigma proposto mira a integrare competenze tecniche con strumenti culturali e organizzativi capaci di presidiare verifica, responsabilità e impatto civico.
Identità e competenze nel super-giornalismo: tecnica, etica, soggettività
La soggettività del giornalista non è un bias da eliminare con l’automazione, ma una risorsa cognitiva ed etica indispensabile per navigare le ambiguità di un contesto sociale che una macchina non può comprendere. Nell’era delle macchine il giornalista professionista non può ridursi a operatore isolato poco credibile: dovrebbe imporsi ed esporsi nella sfera pubblica come nodo attivo in una rete di relazioni che include macchine intelligenti e cittadini.
Senza consapevolezza critica, si rischia una dipendenza tecnologica che svuota di senso la responsabilità sociale dell’informazione, riducendo la notizia a merce virale priva di impatto civico. Parlare di super-giornalismo significa affermare che la qualità dell’informazione futura dipenderà meno dalla tecnica in sé e più dalla capacità di governare le conseguenze imprevedibili delle interazioni socio-tecniche, garantendo che l’innovazione serva a rafforzare, e non a erodere, il patto di fiducia con i pubblici.
Bibliografia
Buoncompagni G. (2026), Super-Journalism, The Blackwell Encyclopedia of Sociology; Wiley (in fase di pubblicazione)
Buoncompagni G. (2026), Out of time. Downbeat Rhythms in Contemporary Journalism, Mimesis International, Milano-Londra (in fase di pubblicazione)













