Negli ultimi mesi il dibattito sul futuro delle criptovalute in Italia si è riacceso dopo la diffusione di alcuni dati elaborati dall’Organismo Agenti e Mediatori (OAM) relativi all’andamento del mercato nel 2025. Secondo queste rilevazioni, il numero di clienti segnalati dagli operatori iscritti al registro dei prestatori di servizi relativi alle valute virtuali avrebbe registrato una diminuzione significativa tra il primo e il terzo trimestre dell’anno.
Il dato più citato riguarda una riduzione di circa il 30% dei clienti comunicati dagli operatori all’OAM, un numero che ha alimentato interpretazioni spesso drastiche sullo stato del settore crypto nel Paese.
Letto in modo superficiale, questo dato potrebbe far pensare a una fuga generalizzata degli investitori italiani dalle criptovalute. Tuttavia, un’analisi più approfondita mostra come la realtà sia molto più articolata.
I cambiamenti osservati nel mercato non possono essere compresi senza considerare il contesto normativo, tecnologico ed economico in cui il settore degli asset digitali sta evolvendo in Europa.
Indice degli argomenti
Il ruolo del registro OAM nel mercato delle criptovalute in Italia
Per comprendere il significato dei dati diffusi nel 2025 è necessario partire dal quadro normativo italiano che disciplina gli operatori crypto.
Dal 2022, infatti, le società che offrono servizi relativi all’utilizzo di criptovalute – come exchange, piattaforme di conversione o operatori che facilitano operazioni tra valuta fiat e asset digitali – devono iscriversi a un registro speciale gestito dall’OAM.
L’introduzione di questo registro ha rappresentato uno dei primi tentativi in Europa di monitorare sistematicamente il mercato delle criptovalute, richiedendo agli operatori registrati di comunicare periodicamente una serie di informazioni relative alle proprie attività.
Tra i dati trasmessi figurano, ad esempio:
• il numero di clienti attivi
• il volume delle operazioni effettuate
• le conversioni tra criptovalute e valuta legale
• alcune informazioni aggregate sulle attività svolte dagli utenti
Questo sistema di reporting ha consentito alle autorità di raccogliere per la prima volta una base informativa relativamente ampia sul settore.
Allo stesso tempo, tuttavia, è importante sottolineare che i dati raccolti dal registro rappresentano solo una parte dell’ecosistema crypto italiano, ovvero quello legato agli operatori registrati nel Paese.
Cosa indicano davvero i dati OAM sul calo degli utenti crypto
La diminuzione del numero di clienti segnalati dagli operatori all’OAM nel corso del 2025 è stata interpretata da alcuni osservatori come un segnale di perdita di interesse verso le criptovalute.
In realtà, questo tipo di conclusione rischia di essere fuorviante.
Il numero di utenti comunicato dagli operatori non coincide necessariamente con il numero complessivo di cittadini italiani che detengono o utilizzano criptovalute. Gli investitori possono infatti accedere al mercato attraverso numerose piattaforme internazionali che operano al di fuori del sistema di registrazione italiano.
Questo significa che una riduzione dei clienti registrati presso operatori italiani non implica automaticamente un calo equivalente dell’interesse verso gli asset digitali.
In molti casi, il fenomeno può riflettere piuttosto una redistribuzione delle attività verso operatori esteri o verso servizi che operano su scala europea.
Un secondo elemento da considerare riguarda la fase di transizione normativa che il settore sta attraversando.
L’impatto di MiCAR sul mercato europeo delle criptovalute
Il mercato europeo delle criptovalute sta vivendo un momento di profonda trasformazione a causa dell’entrata in vigore del Regolamento MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation), il primo quadro normativo organico adottato dall’Unione Europea per disciplinare gli asset digitali.
MiCAR introduce una serie di regole comuni per tutti gli Stati membri e stabilisce requisiti uniformi per le società che intendono offrire servizi legati alle criptovalute.
Tra gli aspetti più rilevanti della normativa vi sono:
• l’introduzione della licenza di Crypto-Asset Service Provider (CASP)
• requisiti di governance e gestione del rischio per gli operatori
• obblighi di trasparenza e tutela degli utenti
• norme specifiche per l’emissione di stablecoin
• standard di sicurezza e custodia degli asset digitali
Uno degli elementi più innovativi del regolamento è il cosiddetto passaporto europeo.
Una volta autorizzato in uno Stato membro, un operatore potrà offrire i propri servizi in tutta l’Unione Europea senza dover richiedere ulteriori autorizzazioni nazionali.
Questo cambiamento è destinato a ridisegnare profondamente il mercato.
Molti operatori stanno già riorganizzando le proprie strutture per adeguarsi ai nuovi requisiti normativi e prepararsi alla competizione su scala europea.
Un processo di selezione del mercato crypto
Le fasi di transizione regolatoria sono spesso accompagnate da processi di consolidamento del settore.
Nel caso delle criptovalute, l’introduzione di requisiti più stringenti in termini di compliance, sicurezza informatica e governance aziendale comporta investimenti significativi da parte delle imprese.
Non tutte le realtà presenti nel mercato sono in grado di sostenere questi costi.
Di conseguenza, il settore tende ad attraversare una fase di selezione naturale, in cui gli operatori meno strutturati riducono l’attività o escono dal mercato, mentre quelli più solidi rafforzano le proprie infrastrutture e i propri modelli organizzativi.
Questo fenomeno non è insolito nei settori tecnologici emergenti.
Processi analoghi si sono verificati, ad esempio, nel mercato dei pagamenti digitali, nel fintech e nelle piattaforme di servizi online.
In molti casi, queste fasi di consolidamento rappresentano un passaggio necessario per trasformare un settore innovativo ma frammentato in un mercato più stabile e maturo.
L’evoluzione dell’ecosistema blockchain oltre la speculazione
Parallelamente ai cambiamenti normativi, il mondo delle criptovalute sta vivendo una fase di evoluzione tecnologica che va ben oltre il semplice investimento speculativo.
Negli ultimi anni la tecnologia blockchain ha iniziato a trovare applicazioni in numerosi ambiti dell’economia digitale, tra cui:
• pagamenti internazionali
• tokenizzazione di asset finanziari e reali
• gestione di identità digitali
• infrastrutture per la finanza decentralizzata
• mercati NFT e asset digitali collezionabili
Queste applicazioni stanno progressivamente trasformando il modo in cui valore e informazioni vengono scambiati su Internet.
In questo contesto, le criptovalute rappresentano solo una delle componenti di un ecosistema tecnologico molto più ampio.
Il ruolo degli operatori europei nel nuovo scenario MiCAR
Con l’introduzione del quadro normativo europeo, il ruolo degli operatori regolamentati diventerà sempre più centrale nello sviluppo del mercato.
Le aziende che intendono operare nel settore dovranno dotarsi di strutture organizzative simili a quelle degli intermediari finanziari tradizionali, includendo:
• sistemi avanzati di gestione del rischio
• procedure antiriciclaggio e di identificazione dei clienti
• infrastrutture di sicurezza informatica robuste
• processi di governance aziendale trasparenti
Per realtà come Chainblock, impegnate nello sviluppo di servizi e infrastrutture legate agli asset digitali, questa fase rappresenta un passaggio cruciale.
L’obiettivo non è soltanto offrire servizi crypto, ma contribuire alla costruzione di un ecosistema europeo regolato, sicuro e tecnologicamente avanzato.
Verso un mercato crypto più maturo
I dati sul calo degli utenti registrati nel 2025 devono quindi essere interpretati alla luce di questa fase di trasformazione del settore.
Più che indicare un disinteresse verso le criptovalute, il fenomeno sembra riflettere un momento di transizione in cui il mercato si sta riorganizzando attorno a nuove regole e nuovi modelli operativi.
Nel medio periodo, l’introduzione di un quadro normativo europeo uniforme potrebbe contribuire a rafforzare la fiducia degli utenti e a favorire lo sviluppo di nuovi servizi digitali basati su tecnologia blockchain.
Se accompagnata da politiche di innovazione e da un dialogo costruttivo tra istituzioni e operatori del settore, questa evoluzione potrebbe trasformare l’Europa in uno degli ecosistemi più avanzati al mondo nel campo degli asset digitali.
Cosa aspettarci
Il dibattito sulla presunta fuga degli investitori crypto dall’Italia rischia quindi di semplificare una realtà molto più complessa.
Il settore degli asset digitali sta attraversando una fase di ridefinizione strutturale in cui regolazione, tecnologia e modelli di business stanno evolvendo simultaneamente.
Il passaggio verso il quadro normativo europeo introdotto da MiCAR rappresenta una delle trasformazioni più rilevanti nella storia recente del mercato delle criptovalute.
Per gli operatori e per l’intero ecosistema fintech europeo, la sfida dei prossimi anni sarà quella di trasformare questa fase di cambiamento in un’opportunità di crescita, innovazione e sviluppo dell’economia digitale.
In questo scenario, la capacità di coniugare innovazione tecnologica, sicurezza e conformità normativa sarà il fattore determinante per costruire un mercato crypto più maturo e sostenibile nel lungo periodo.













