Teglie di pasta al forno e ordinanze di custodia cautelare. Sullo sfondo una cucina, il letto o l’ingresso di un carcere italiano. La protagonista pesa e imbusta cibi secondo le regole dell’amministrazione penitenziaria, abbraccia i figli o prepara bagagli, con la stessa solennità con cui Penelope tesseva e disfaceva la sua tela. “Adda passà”, “marit mij carnal”, “ti aspetto”, gli hashtag. Migliaia i follower e i commenti. La post-verità delle mogli dei detenuti della criminalità organizzata su TikTok si manifesta attraverso una narrazione epica, a colpi di emoji di leoni e catene, dove la quotidianità diventa performance e contribuisce a divulgare l’estetica e il sistema di valori della cultura dei clan.
lo studio
Le donne dei detenuti di mafia su TikTok: il marketing del male
L’ultimo rapporto “Le mafie nell’era digitale” di Fondazione Magna Grecia fa luce sulla presenza mafiosa sui social: approfondiamo qual è la condizione femminile in questa mafiosfera. Tra rapporti tossici, maschilismo come strumento di interpretazione della realtà e un linguaggio semantico forte fatto di leoni e catene, le donne dei detenuti di mafia portano avanti la loro post-verità con una narrazione su TikTok fatta di quotidianità, sentimenti e distorsioni
Giornalista professionista, redazione AgendaDigitale.eu

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