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Perché avremo l’Euro digitale e che significa per tutti noi



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L’Europa valuta l’euro digitale tra pressioni della BCE e timori delle banche per depositi e commissioni. Il testo confronta CBDC, criptovalute e carte, spiega perché i token privati non reggono come moneta e racconta la strategia cinese del renminbi digitale contro SWIFT. Per l’Italia, possibili risparmi e meno contante

Pubblicato il 13 feb 2026

Mario Dal Co

Economista e manager, già direttore dell’Agenzia per l’innovazione

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu



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L’Europa si sta muovendo verso l’Euro digitale, ossia la valuta digitale emessa dalla banca centrale (CBDC) in Ue.

Ma subisce forti pressioni contrarie da parte del sistema bancario europeo, che teme di veder ridotti i depositi, i margini di intermediazione e i fee sulle transazioni internazionali.

Questa settimana il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione di sostegno all’euro digitale, chiedendo esplicitamente che la nuova moneta pubblica sia disponibile sia online sia offline e definendola uno strumento “essenziale” per rafforzare la sovranità monetaria dell’Unione e ridurre la dipendenza da circuiti extra-UE come Visa e Mastercard

Il meccanismo decisionale complesso dell’Unione sta producendo rimpalli e ritardi. Un gruppo di economisti legati al Fmi ha rilanciato la necessità di accelerare il processo europeo, superando le lobby delle banche regionali.

Euro digitale: il piano dell'Europa per l'indipendenza dei pagamenti

Insistono sulla necessità per l’Europa di rafforzare la propria sovranità monetaria per reagire, anche su questo piano, all’allentamento dei rapporti con gli Stati Uniti. La BCE, come vedremo, è dello stesso avviso.

Oltre il 90% delle banche centrali nel mondo sta esplorando la validità dell’emissione della valuta digitale con molte sperimentazioni in corso.

Prima di approfondire le ragioni di questo interesse, chiediamoci che cos’è la moneta digitale e in che cosa differisce quella emessa dalla banca centrale dalle altre già esistenti. Si palesano così le funzioni che la moneta digitale svolge, nelle sue forme, e quale di queste funzioni è destinata a svolgere la moneta digitale della banca centrale nei diversi contesti economico-istituzionali in cui si colloca.

Cos’è l’euro digitale e perché è centrale per la sovranità monetaria europea

L’euro digitale sarebbe una forma di moneta pubblica emessa dalla banca centrale e resa utilizzabile tramite intermediari (banche e prestatori di servizi di pagamento) con un’esperienza simile a un wallet: pagamenti tra persone, in negozio e online, con accredito immediato e regolamento su infrastruttura europea.

Una CBDC – Euro digitale da noi – offre un’alternativa ai pagamenti in contante e all’utilizzo dei servizi delle banche e delle carte di credito, riducendo i costi di transazione per i cittadini e per le imprese, attivando pagamenti internazionali meno onerosi dell’attuale sistema SWIFT basato sul dollaro.

Un punto chiave del progetto è la doppia modalità: online per l’uso quotidiano connesso e offline per pagare anche senza rete, con livelli di privacy dichiarati “paragonabili al contante” nel disegno BCE.

La sua creazione riduce l’attrattiva delle criptovalute, attrattiva che invece sta a cuore all’amministrazione americana.

In questo semplice elenco è racchiusa una serie di valenze economiche, finanziarie e politiche della CBDC.

CBDC e altre valute digitali: cosa cambia per l’euro digitale

La moneta digitale esiste già in varie forme: pagamenti via bancomat, carte di credito, telefoni, ovvero criptovalute come Bitcoin, Ethereum etc. Per memoria, Bitcoin capitalizza (inizio febbraio 2026) oltre 1.500 miliardi di dollari, ossia circa la metà del PIL italiano.

Perché creare un’altra moneta digitale da parte della banca centrale? Che differenza c’è tra moneta digitale della banca centrale e le altre forme di moneta digitale esistenti?

Criptovalute: volatilità, costi e meccanismi di consenso

Le criptovalute non sono mezzi di pagamento efficienti: la loro volatilità è troppo elevata e le transazioni di piccolo taglio costose. Inoltre comportano costi di gestione in termini di consumi energetici particolarmente elevati, come nel caso di Bitcoin.

Le criptovalute sono forme di investimento, come l’oro, con elevati rischi a breve ed eccellente remunerazione a lungo termine se si ha la capacità di liquidarle al momento giusto. Le criptovalute funzionano su tecnologia a libro mastro distribuito, il che significa che più dispositivi in tutto il mondo, non un unico hub centrale, verificano costantemente l’accuratezza della transazione.

La divisione critica all’interno delle criptovalute è tra i due meccanismi di consenso che realizzano la certificazione. Nel PoW (proof of work) i miner competono risolvendo enigmi computazionalmente intensivi; nella PoS (proof of stake) un processo di selezione algoritmica basato sulla quantità di moneta nativa detenuta da un validatore riduce significativamente il consumo energetico, accelerando la certificazione delle transazioni.

Carte di credito: architettura multilivello e costi della filiera

Le carte di credito funzionano invece su un’architettura multilivello centralizzata. Le transazioni con carta di credito avvengono in un processo in due fasi – autorizzazione e regolamento – che coinvolge il titolare della carta, l’esercente, la banca acquirente, la banca emittente e le associazioni di carte (Visa e Mastercard).

L’architettura di rete tipica è una catena di fornitori di servizi, ognuno dei quali fornisce un valore alla transazione di pagamento aggiungendo costi: esercente, punto vendita SaaS, aggregatore, rete di carte di credito e banca emittente. L’intero flusso, dal contatto all’approvazione, richiede pochi secondi, ma il regolamento completo al commerciante richiede da 1 a 3 giorni lavorativi.

I loro costi sono elevati ma garantiscono già ora la circolazione di moneta digitale: non dimentichiamo che anche il contante ha costi assai elevati di produzione, circolazione e manutenzione.

Differenza tra carte e CBDC

Il problema delle carte di credito è che quelle usate generalmente sono legate ad aziende non Ue (Usa), quindi non rispettano le esigenza di sovranità europea. Le commissioni finiscono nelle tasche di aziende non europee e favoriscono i conti degli Usa; l’Europa non ha inoltre un controllo (quindi sovranità) su questi sistemi.

Una CBDC (in Europa come in Cina) risponde a queste esigenze.

In un approccio CBDC centralizzato, le transazioni vengono scritte in registri gestiti da banche centrali che forniscono anche servizi rivolti agli utenti. In un approccio decentralizzato, una banca centrale stabilisce regole e requisiti per il regolamento delle transazioni CBDC che vengono poi registrate dagli utenti e/o dagli intermediari finanziari.

La corsa globale alla moneta digitale e l’euro digitale

Negli anni recenti è cresciuta la diffusione dei servizi bancari e l’uso della moneta elettronica, per effetto della diffusione degli smartphones e delle app da essi supportate e dell’impatto della pandemia. In Italia la penetrazione dei servizi bancari tra gli adulti era del 71% nel 2011, salita al 97% nel 2021, con un livello leggermente superiore alla media europea.

Questi dati lasciano comunque al di fuori dei servizi di pagamento tracciabili circa 1,4 milioni di adulti che, in base alla legge del 2018, non possono ricevere salari regolari, tranne che siano colf.

La variabile chiave da considerare per capire l’impatto della valuta digitale emessa dalla banca centrale è la diffusione dell’accesso ai servizi bancari da parte della popolazione adulta. Uno dei premi Nobel dell’economia 2019 sostiene che i conti correnti, le carte di credito e il conto corrente bancario sono troppo onerosi per le famiglie povere che, per questi motivi, rimangono al di fuori del sistema bancario, e in questo vuoto si inseriscono usurai e commercianti senza scrupoli.

L’Europa presenta un elevato accesso ai servizi bancari, con divari tra est (ex satelliti dell’URSS) e ovest e tra nord e sud. La figura 1 riporta i dati sulla popolazione che non utilizza i servizi bancari in alcuni paesi e aree economiche.

*) Comprendente anche Austria, Germania, Olanda.

Stati Uniti e Cina: strategie opposte sulle CBDC

La Cina ha creato il renminbi digitale nel 2019 in via sperimentale e lo ha poi esteso e, recentemente, fornisce anche un rendimento sui depositi. È il paese più avanzato nell’adozione della valuta digitale della banca centrale (CBDC).

Al contrario, appena giunto in carica per il secondo mandato, Trump ha firmato un ordine esecutivo contrario alla creazione del dollaro digitale, orientando la strategia americana verso l’innovazione tecnologica privata e la circolazione di asset digitali, inclusi gli stablecoin ancorati al dollaro. Secondo altri osservatori, questa scelta apre la strada alla Cina e in generale alla riduzione del peso del dollaro nelle transazioni internazionali e come moneta di riserva.

Il Regno Unito promuove la valuta digitale con il dichiarato obiettivo di rendere più efficiente il sistema finanziario, creando un meccanismo competitivo di gestione del risparmio e delle transazioni, che stimoli le banche commerciali e le carte di credito.

Euro digitale: strategie diverse tra inclusione e mercato

Per i paesi con basso accesso ai servizi bancari, la circolazione monetaria avviene prevalentemente in contante. Al di là dei costi della gestione del contante, fortemente superiori a quelli della moneta digitale, questo basso accesso ai servizi bancari significa che l’accesso al credito per i poveri è estremamente oneroso (usurai e commercianti senza scrupoli).

Persino le meritevoli società etiche di gestione del microcredito hanno, proprio perché operano in un contesto di circolazione di moneta contante, costi elevati di gestione e quindi debbono praticare interessi più elevati di quelli delle banche, anche se meno elevati e meno pericolosi di quelli dovuti agli strozzini. Per questi paesi la CBDC costituirebbe un formidabile strumento di modernizzazione finanziaria e di promozione sociale delle famiglie povere.

“Le CBDC possono comunque essere ottimali per il benessere delle famiglie anche quando i prestiti complessivi diminuiscono, poiché le famiglie beneficiano del valore dell’utilizzo delle CBDC per i pagamenti, offrendo un veicolo di risparmio alternativo e ‘sicuro’”.

Secondo Tan ed altri economisti che hanno lavorato per il Fondo Monetario Internazionale, le CBDC aumentano le transazioni digitali e i risparmi per chi non ha un conto bancario in questo modo:

  1. incentivano chi non ha un conto bancario ad aprire conti per accedere ai pagamenti digitali;
  2. offrono un rischio di liquidità pari a zero come alternativa ai risparmi informali rischiosi;
  3. i dati sulle transazioni delle CBDC consentono a chi non ha un conto bancario di costruire una storia creditizia e accedere a prestiti a tassi di interesse più bassi.

Cina all’avanguardia e lezioni per l’euro digitale

La Cina ha inizialmente posto l’obiettivo della riduzione dell’esclusione dai servizi creditizi tra quelli fondativi del renminbi digitale (digital RMB). Il progetto pilota viene avviato nel 2020 e aperto al pubblico nel 2022: la Cina è uno degli 8 paesi con maggiore popolazione non servita dalle banche, pur avendo una progressione notevole negli anni recenti (figura 2).

Ma la Cina ha anche altri obiettivi, sia interni, sia internazionali. All’interno intende frenare la crescita dei pagamenti privati via le reti di Alipay e WeChat Pay, pur rendendo il digital RMB interoperabile con entrambi i sistemi privati di pagamento maggiormente diffusi in Cina ed ancora preferiti dal grande pubblico (nel 2021 si stimava che il 90% delle transazioni digitali fossero gestite da queste due piattaforme).

A partire da gennaio di quest’anno il governo consente alle banche di pagare interessi sui depositi di digital RMB, integrando la valuta digitale della banca centrale con il sistema delle banche commerciali, prevalentemente sotto controllo pubblico. Questa mossa apre anche un fronte internazionale di confronto con il sistema delle transazioni basato su SWIFT e sul dollaro.

La Banca Centrale Cinese (PBOC) ha creato una nuova infrastruttura a Shanghai specificatamente per regolamentare e gestire gli scambi internazionali di RMB digitali. Il Centro Operativo Internazionale per il digital RMB è stato annunciato a giugno 2025 dal Governatore della PBOC Pan Gongsheng e ha iniziato ufficialmente le operazioni a settembre 2025.

È gestito dal Digital Currency Institute della banca centrale attraverso tre piattaforme:

  1. per i regolamenti internazionali;
  2. per sistemi di cybervalute a libro mastro distribuito (blockchain);
  3. per la gestione degli asset digitali.

Le funzioni principali del centro includono la costruzione e la gestione di infrastrutture transfrontaliere per il digital RMB, promuovendo la connettività internazionale tra i sistemi finanziari nazionali ed esteri e l’utilizzo globale del RMB digitale.

La PBOC ha creato questa infrastruttura esplicitamente progettata come alternativa al sistema SWIFT legato al dollaro, offrendo tempi di regolamento notevolmente più rapidi (secondi contro 3-5 giorni) e costi molto più bassi.

Il centro è anche il fulcro operativo per la partecipazione della Cina a progetti multilaterali come mBridge (con BRI, Hong Kong, Thailandia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita), che conta già oltre 26 membri osservatori, tra cui la BCE.

Il Governatore della banca centrale cinese ha espresso, nella sede sopra citata, una visione chiara della strategia sottostante. “Negli ultimi due decenni, l’evoluzione del sistema monetario internazionale ha avuto due caratteristiche chiave. La prima è stata la creazione dell’euro nel 1999. L’euro rappresenta ora circa il 20% delle riserve valutarie globali, secondo solo al dollaro statunitense. La seconda è stata la costante ascesa dello status internazionale del renminbi dopo la crisi finanziaria globale del 2008. Il renminbi è già diventato la seconda valuta di finanziamento commerciale al mondo. Calcolato su base globale, il renminbi è diventato la terza valuta di pagamento al mondo. Inoltre, il peso del renminbi nel paniere di valute dei Diritti Speciali di Prelievo (DSP) del Fondo Monetario Internazionale si colloca al terzo posto”.

Questa visione storica rappresenta un succedersi di valute di riferimento internazionali legate a un paese dominante nel panorama del commercio mondiale. Oggi, con il crescere delle economie emergenti, l’attuale sistema basato sul dollaro è entrato in crisi e si apre la strada ad una ridefinizione multilaterale del sistema dei pagamenti internazionali.

Euro digitale e Italia: sovranità, commissioni e costi

Secondo Piero Cipollone, membro del board della BCE: “le reti globali di carte dominano, affidando le transazioni quotidiane interamente a società extraeuropee. Questa eccessiva dipendenza non solo ostacola la concorrenza, con conseguenti commissioni più elevate per gli esercenti che si traducono in prezzi più elevati per i consumatori, ma mette anche in discussione la nostra sovranità, minacciando la nostra capacità di agire in modo indipendente in uno degli ambiti più critici per il funzionamento della nostra economia: il denaro”.

Christine Lagarde ha rafforzato, con il suo recente intervento al Parlamento europeo, queste preoccupazioni in linea con quelle manifestate dagli economisti. “L’euro digitale offrirà ai consumatori una soluzione accettata per qualsiasi pagamento digitale, in tutta l’area dell’euro. Garantirà il massimo livello di privacy… e sarà possibile pagare offline, con una privacy paragonabile a quella del contante. L’euro digitale porterà vantaggi anche alle imprese europee. Ridurrà le commissioni per gli esercenti, in particolare per quelli di piccole dimensioni. E renderà più facile per i fornitori europei di servizi di pagamento privati ampliare la portata delle soluzioni offerte. Infine, sarà basato su un’infrastruttura completamente europea, evitando un’eccessiva dipendenza da fornitori esteri per i sistemi di pagamento essenziali per il funzionamento della nostra economia”.

La risoluzione approvata non è vincolante a livello normativo, ma allinea di fatto la posizione dell’Eurocamera a quella del Consiglio e della BCE e indica la volontà politica di chiudere il negoziato entro il 2026, per rendere possibile un primo lancio operativo intorno al 2029.

Lagarde ha pure inserito il progetto di euro digitale tra le cinque riforme chiave in una “checklist” presentata ai leader europei, legandolo esplicitamente agli obiettivi di autonomia strategica, integrazione del mercato unico e resilienza economica dell’area euro.

Gli effetti pratici dell’euro digitale su tutti noi

Ma quali saranno gli effetti dell’euro digitale sul sistema Italia?

Una misura dei costi attuali arriva dai dati di Banca d’Italia: nel 2024 la spesa media annua di gestione di un conto corrente bancario è stata pari a 101,1 euro. Un’analisi sul costo sociale degli strumenti di pagamento mostra inoltre che, per transazione, le carte hanno un costo unitario medio di 0,46 euro, i bonifici di 0,70 e gli addebiti diretti di 0,19, mentre le operazioni legate al contante (prelievi/versamenti) risultano tra le più onerose.

In questo quadro, l’introduzione dell’euro digitale potrebbe ridurre una parte di questi costi, soprattutto commissioni e oneri di regolamento, pur richiedendo investimenti iniziali significativi.

Altri benefici si avrebbero per effetto della riduzione degli elevati costi del sistema bancario italiano, che oggi è ancora frammentato. Infine, ci sarebbe un significativo abbattimento della circolazione del contante, nonostante tale circolazione continui ad essere protetta da alcune importanti forze politiche.ebbe un significativo abbattimento della circolazione del contante, nonostante tale circolazione continui ad essere protetta da alcune importanti forze politiche.

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