L’Italia porta a casa un risultato concreto dal più grande vertice globale sull’intelligenza artificiale mai organizzato.
A margine dell’AI Impact Summit di New Delhi, cinque giorni di lavori al Bharat Mandapam, prima edizione della serie ospitata da un paese del Global South, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha formalizzato un accordo di collaborazione strategica trilaterale tra Italia, India e Kenya per sviluppare in Africa le infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
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AI Impact Summit 2026, accordo trilaterale in India sull’AI: l’intesa e il perimetro operativo
L’intesa si inserisce nell’AI Hub for Sustainable Development, il programma promosso dal MIMIT con l’UNDP lanciato durante la Presidenza italiana del G7 e si colloca coerentemente nel quadro del Piano Mattei.
I numeri della Lettera di Intenti e i 15 casi d’uso dal 2026
La Lettera di Intenti, di natura non vincolante ma politicamente significativa, è stata firmata da Urso insieme al ministro indiano dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’Informazione Ashwini Vaishnaw e al ministro keniano dell’Informazione, Comunicazioni ed Economia Digitale William Kabogo Gitau.
Il documento si colloca nel perimetro del Piano d’Azione Strategico India–Italia 2025-2029 e prevede l’avvio, già dal 2026, di quindici casi d’uso prioritari ad alto impatto.
L’obiettivo più ambizioso è contribuire alla creazione di cento percorsi di diffusione dell’AI nei paesi del Global South.
Un gruppo di lavoro trilaterale Italia–India–Kenya sarà istituito per guidare e monitorare i primi 15 casi d’uso, raccordandosi con le strategie nazionali dei tre paesi.
Tra le priorità operative spicca la diffusione della voice AI nelle lingue africane, strumento considerato cruciale per abbattere le barriere linguistiche e ampliare l’accesso ai servizi digitali in contesti a bassa connettività.
Accanto all’AI Hub del MIMIT, partecipano all’accordo la EkStep Foundation / People+AI per la parte indiana e la Direzione per l’Economia Digitale e le Tecnologie Emergenti del governo del Kenya.
“Con questo accordo consolidiamo la collaborazione tra Italia, India e Kenya per sviluppare l’intelligenza artificiale nel continente africano, in linea con gli obiettivi del nostro Piano Mattei”, ha dichiarato Urso.
“L’India potrà svolgere un ruolo centrale al fianco dell’AI Hub promosso dal MIMIT durante la Presidenza italiana del G7: insieme trasformiamo la cooperazione in progetti concreti al servizio dello sviluppo sostenibile in Africa.”
AI Impact Summit 2026. New Delhi e la svolta Global South nella governance dell’intelligenza artificiale
L’AI Impact Summit 2026 è il quarto appuntamento di una serie avviata nel 2023 a Bletchley Park, nel Buckinghamshire, Inghilterra, a circa 80 km a nord-ovest di Londra, famosa soprattutto per essere stata la sede dei crittoanalisti britannici durante la Seconda Guerra Mondiale dove Alan Turing e il suo team decifrarono il codice Enigma dei nazisti.
Il secondo appuntamento si è svolto a Seul, il secondo lo scorso anno a Parigi.
Questo è il primo ad essere ospitato in un paese in via di sviluppo.
La scelta dell’India non è casuale, segnala un cambio di paradigma nel dibattito globale sull’intelligenza artificiale, che sposta il baricentro dalla sicurezza e dalla governance astratta verso l’impatto concreto, chi beneficia dell’AI, chi ne viene escluso, chi ha voce in capitolo sulle regole.
La scala dell’evento è senza precedenti: oltre 3.250 speaker, più di 500 sessioni, rappresentanti di oltre 100 paesi, più di 20 capi di stato e di governo, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, il brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e il segretario generale dell’ONU António Guterres, oltre a 60 delegazioni ministeriali.
Tra i CEO del settore presenti Sam Altman (OpenAI), Sundar Pichai (Google/Alphabet), Dario Amodei (Anthropic), Demis Hassabis (Google DeepMind) e Mukesh Ambani (Reliance).
Sul piano degli investimenti, Google ha annunciato 15 miliardi di dollari per un AI hub a Visakhapatnam, Microsoft 17,5 miliardi nei prossimi quattro anni, il Tata Group 11 miliardi per una AI innovation city nel Maharashtra.
Le discussioni in corso al summit riguardano investimenti potenziali nell’ordine dei 100 miliardi di dollari.
Modi, MANAV e la replica europea nel confronto geopolitico
Il 19 febbraio, giornata inaugurale con le sessioni riservate ai leader politici, il Presidente indiano Modi ha presentato il framework MANAV per l’intelligenza artificiale, acronimo che in hindi significa «umano».
I cinque pilastri: sistemi morali ed etici, governance responsabile, sovranità nazionale sui dati (“whose data, his right”), tecnologia accessibile e inclusiva, sistemi validi e legittimi.
“L’AI deve essere un moltiplicatore, non un monopolio”, ha dichiarato Modi.
“Per garantire che gli esseri umani non siano ridotti a mero materiale grezzo, l’AI deve essere democratizzata, soprattutto nel Global South.”
Il discorso di Macron ha assunto invece i tratti di una risposta diretta alle polemiche aperte un anno fa al summit di Parigi dal vicepresidente americano JD Vance.
All’AI Action Summit del Grand Palais, l’11 febbraio 2025 Vance aveva dichiarato di non essere lì per parlare di sicurezza dell’AI ma di “opportunità”, aveva avvertito che “eccessiva regolazione del settore AI potrebbe uccidere un’industria trasformativa proprio nel momento in cui sta decollando”, e aveva invitato i governi europei a smettere di “stringere le viti” sulle aziende tech americane.
Gli USA si erano rifiutati di firmare la dichiarazione congiunta sottoscritta da oltre 60 paesi, inclusa la Cina, per uno sviluppo AI “aperto, inclusivo, sicuro e affidabile”.
A New Delhi, Macron ha risposto senza citarlo: “contrariamente a quanto affermato da alcuni amici mal informati, l’Europa non è ciecamente concentrata sulla regolazione. L’Europa è uno spazio di innovazione e investimento, ma è uno spazio sicuro, e gli spazi sicuri vincono nel lungo periodo.”
Ha anche delineato una visione comune franco-indiana di “sovereign AI”, sviluppata e governata in modo da proteggere il pianeta e promuovere una crescita economica inclusiva.
Non a caso, a margine del summit Modi e Macron hanno elevato la relazione bilaterale a “Special Strategic Partnership” e inaugurato l’Anno dell’Innovazione India-Francia 2026, con un programma di collaborazioni su AI, healthcare, startup e ricerca.
Significativa, in questo contesto, l’assenza americana di alto livello: Washington ha inviato solo il proprio ambasciatore in India, Sergio Gor, senza alcun rappresentante dell’esecutivo.
Un anno dopo lo scontro di Parigi, gli USA hanno scelto un profilo volutamente basso in un summit dominato dalla narrativa multilaterale e dal primato del Global South, esattamente l’opposto della linea Vance
New Delhi Frontier AI Commitments e bilaterali a margine
Sul piano dei bilaterali intergovernative, la giornata del 19 febbraio ha visto Modi incontrare il premier olandese Dick Schoof e il presidente svizzero Guy Parmelin, quest’ultimo ha annunciato che la Svizzera si candida ad ospitare il prossimo summit AI nel 2027.
Nessuno di questi incontri ha prodotto accordi operativi paragonabili per concretezza all’intesa trilaterale firmata da Urso.
Il ministro Vaishnaw ha annunciato i “New Delhi Frontier AI Commitments”, un framework volontario adottato dalle principali aziende AI globali e indiane, tra cui OpenAI, Anthropic, Google e le startup indiane Sarvam, Bharatjan, Yani e Soket, per garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rimanga responsabile, inclusivo e orientato al bene della società.
“Questo posiziona l’India all’avanguardia nella costruzione di una prospettiva del Global South sulla governance dell’AI, che bilancia innovazione ed equità”, ha dichiarato il ministro.
Accordo trilaterale sull’AI nel Piano Mattei: il ruolo dell’AI Hub
La presenza italiana al summit di New Delhi non è improvvisata.
L’AI Hub for Sustainable Development, il programma che Urso ha portato come biglietto da visita dell’Italia, è stato co-progettato durante la Presidenza italiana del G7 insieme all’UNDP e ai partner africani, ed è stato ufficialmente inaugurato a Roma il 20 giugno 2025.
Con un budget annuale di 5 milioni di euro, punta ad accelerare la crescita industriale sostenibile in Africa attraverso l’uso responsabile dell’AI, con 14 paesi africani coinvolti nell’ambito del Piano Mattei: Algeria, Angola, Egitto, Etiopia, Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Mauritania, Marocco, Mozambico, Repubblica del Congo, Senegal, Tanzania e Tunisia.
I 5 milioni di euro annui non finanziano infrastrutture ma fanno da leva, il modello dell’Hub è quello del catalizzatore, che connette startup africane con partner industriali G7 e attrae capitali privati.
Al lancio erano presenti anche Brad Smith (Microsoft) e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che aveva annunciato l’adesione dell’UE all’iniziativa.
L’accordo trilaterale firmato a New Delhi ne rappresenta la prima estensione operativa con un partner asiatico di primo piano.
L’Italia si conferma così nel ruolo di ponte tra le economie avanzate del G7 e il Global South, una posizione che il governo Meloni ha costruito sistematicamente attraverso il Piano Mattei e che il summit di New Delhi ha offerto l’occasione di consolidare sul piano della diplomazia tecnologica.
Ministro Urso: “È il momento dell’India per le imprese italiane. Anche nel 2025, anno orribile per il commercio globale, il nostro export verso il mercato indiano ha continuato a crescere, quasi il 10 per cento in più. Possiamo ora puntare al raddoppio delle nostre esportazioni nei prossimi tre anni, grazie all’accordo di libero scambio sottoscritto dall’UE che dovrebbe entrare in vigore alla fine del 2026”.
La Delhi Declaration e la chiusura del summit
Il summit si conclude domani, venerdì 20 febbraio con il GPAI Council Meeting, la riunione dei paesi membri della Global Partnership on Artificial Intelligence, l’organismo intergovernativo fondato nel 2020 che promuove uno sviluppo dell’AI responsabile e centrato sull’essere umano.
In questa sede che verrà adottata la Leaders’ Declaration, la dichiarazione finale congiunta.
Come nelle edizioni precedenti, non si tratterà di un accordo vincolante, ma di una roadmap condivisa per la cooperazione globale sull’AI.
I contorni sono già delineabili dai lavori dei sette gruppi tematici del summit: democratizzazione delle risorse AI, framework standardizzati per il deployment intersettoriale, attenzione al Global South e ai diritti sui dati, AI sicura e affidabile.


















