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Cloud sovrano, ecco i benefici di una soluzione europea per le imprese



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La sovranità è un criterio fondamentale non solo in progetti cloud infrastrutturali, ma anche nell’adozione di servizi SaaS. Dalla crescita della consapevolezza tra le PMI ai requisiti che definiscono un cloud sovrano, scopriamo perché il tema è sempre più centrale e quali elementi valutare

Pubblicato il 15 mag 2026

Emanuele Villa

Giornalista Nextwork360



sovranità cloud; cloud PA; ENISA
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Da almeno un paio d’anni il tema del cloud sovrano occupa un ruolo sempre più centrale nell’evoluzione di questo mercato. Instabilità geopolitica, questioni legate alla giurisdizione e alla residenza dei dati, oltre a un quadro normativo sempre più stringente sotto il profilo della protezione delle informazioni, hanno trasformato la sovranità digitale in una priorità concreta anche per le imprese italiane.

Un segnale arriva dall’Osservatorio del Politecnico di Milano che, annunciando una crescita del mercato cloud italiano del 20% nel 2025, ha evidenziato come uno degli aspetti più interessanti sia la crescita del 23% del cloud privato, trainata proprio dalla domanda di maggiore controllo e sovranità sulle informazioni aziendali. “La sovranità del dato – osserva Gianluca Pellegrini, General Manager di smeup ICS, la divisione di smeup dedicata a infrastruttura, cloud e security – sta diventando un criterio strategico nelle scelte IT delle imprese, soprattutto per effetto di normative come GDPR e NIS2 che hanno aumentato l’attenzione verso governance, controllo e protezione delle informazioni”. 

L’importanza della sovranità digitale sta quindi cambiando il paradigma stesso del cloud. Il modello preferito dalle aziende è da tempo quello ibrido, basato sulla coesistenza di componenti pubbliche e private, ma oggi il peso della sovranità sta rimodulando l’equilibrio tra queste due dimensioni. Sempre più organizzazioni, infatti, tendono a collocare workload e informazioni sensibili all’interno di infrastrutture private, gestite internamente oppure fornite da cloud provider europei e italiani focalizzati proprio sul rispetto dei principi di sovranità digitale.

Cloud sovrano: come si muovono le aziende italiane

Alcune ricerche di mercato internazionali pongono l’accento sul fenomeno della cloud repatriation, ma qual è la situazione reale del mercato italiano, il cui tessuto economico si fonda prevalentemente sulle PMI?

Oltre a evidenziare la crescente consapevolezza sul tema, Gianluca Pellegrini sottolinea come questa maturità sia ancora distribuita in modo disomogeneo. Se da un lato il quadro normativo europeo ha contribuito ad aumentare l’attenzione, dall’altro la compliance continua spesso a essere percepita come un obbligo burocratico più che come una leva strategica.

Il fenomeno della cloud repatriation sembra avere un impatto limitato nel mercato italiano: “Il mercato italiano – spiega Pellegrini – sembra seguire traiettorie parzialmente diverse rispetto a quelle evidenziate dalle analisi internazionali, spesso focalizzate su grandi organizzazioni già fortemente migrate verso gli hyperscaler. In Italia, soprattutto nelle PMI, non si assiste tanto a un ritorno indietro dal cloud pubblico, quanto piuttosto all’affermazione di un modello sempre più ibrido e rispettoso della sovranità del dato”. Molte aziende italiane, infatti, hanno storicamente mantenuto in house una parte significativa dei sistemi e dei processi critici, avviando solo negli ultimi anni percorsi di migrazione al cloud estesi e strutturati. Questi percorsi, oggi, devono necessariamente confrontarsi con il tema della sovranità digitale. 

Il cloud sovrano riguarda anche il SaaS

Nonostante la disomogeneità tra realtà diverse, la consapevolezza sul tema sta crescendo, e questo non riguarda solo i percorsi di migrazione al cloud dei sistemi aziendali, ma anche scenari molto più comuni, come l’adozione di applicativi SaaS.

Sempre più aziende, infatti, iniziano a interrogarsi non solo sulle funzionalità e le prestazioni dei prodotti digitali che acquistano, ma anche sulla localizzazione dell’infrastruttura che li sostiene: dove risiederanno i dati, quale giurisdizione verrà applicata, da dove provengono le tecnologie utilizzate e chi gestisce concretamente l’infrastruttura sottostante.

Un esempio significativo è quello dei software chiave per la produttività aziendale come ERP o piattaforme di collaboration nelle quali transita una parte rilevante della conoscenza aziendale. Se nel mondo della collaboration, dominato da grandi player statunitensi, il dibattito sulla sovranità digitale è costante, anche nella scelta degli altri sistemi core le aziende dovrebbero preferire provider che sviluppano ed erogano i propri software su infrastrutture cloud sovrane.

Smeup, il cui core business è lo sviluppo e la gestione di piattaforme proprietarie come software gestionali e documentali, ospita le proprie applicazioni in un’infrastruttura cloud sovrana, la stessa che mette a disposizione delle aziende per progetti cloud ad alta criticità.

Cosa rende davvero sovrano un cloud e la posizione di smeup

Di cloud sovrano si parla sempre più spesso, ma cosa rende tale un’infrastruttura cloud? Anche su questo tema esiste un equivoco piuttosto diffuso: la sovranità digitale non si esaurisce con la localizzazione geografica dei dati.

Infrastruttura, governance e indipendenza tecnologica

Il primo pilastro è naturalmente la presenza fisica sul territorio. Per poter parlare di cloud sovrano, quanto meno in Europa, i dati devono risiedere all’interno di data center situati nel territorio continentale, così da garantire maggiore controllo sulla residenza delle informazioni e sul quadro normativo applicabile.

Il secondo elemento riguarda la sovranità operativa. Un cloud può definirsi realmente sovrano quando viene anche gestito da un soggetto europeo, meglio ancora se nazionale, non soggetto a giurisdizioni extra-UE e in grado di offrire un controllo diretto sull’intera filiera operativa.

E poi c’è il tema dell’indipendenza tecnologica, anch’esso sempre più centrale nel dibattito europeo. Ridurre il lock-in significa costruire infrastrutture e servizi capaci di mantenere elevati livelli di interoperabilità e flessibilità, e questo si ottiene evitando che dati, applicazioni e servizi diventino eccessivamente dipendenti da tecnologie proprietarie.

Il cloud sovrano di smeup

All’interno di questa visione si colloca l’approccio di smeup, realtà italiana che nel tempo ha sviluppato una forte integrazione tra sviluppo applicativo, infrastruttura cloud e gestione operativa dei servizi.

Proprio il tema dei servizi rappresenta uno degli aspetti più rilevanti dell’evoluzione del mercato cloud: “Negli ultimi anni – ci spiega Pellegrini – lo scenario è cambiato profondamente. Se fino a qualche anno fa molte aziende si limitavano a spostare workload e applicazioni nel cloud per poi continuare a gestirli autonomamente, oggi la domanda si sta orientando sempre di più verso la gestione completa dell’infrastruttura e dei servizi associati. Alla base di questa evoluzione c’è anche la crescente difficoltà, da parte delle imprese, di reperire e mantenere competenze IT adeguate, soprattutto su infrastrutture cloud sempre più complesse”. 

Per rispondere a questa esigenza, smeup si posiziona oggi come cloud service provider con capacità di progettare, implementare e gestire soluzioni cloud complesse e altamente personalizzate, costruite sulle reali esigenze applicative e normative delle aziende.

Sul fronte del cloud sovrano, la strategia di smeup vuole garantire alle aziende non soltanto la residenza del dato sul territorio europeo, ma anche il controllo diretto dell’intera filiera infrastrutturale e operativa. “Per noi la sovranità del dato non significa semplicemente avere server localizzati in Italia – sottolinea Pellegrini – ma fare in modo che i dati siano governati da un’azienda italiana, che conosce il territorio, i clienti e le loro esigenze, e che usa infrastrutture e modelli operativi coerenti con questo approccio”. 

Per concretizzare questa visione, smeup ha investito nella realizzazione di tre region distribuite sul territorio italiano e punta a mantenere il pieno controllo dello stack tecnologico, dall’hardware fino alla gestione applicativa, riducendo il più possibile la dipendenza da vendor specifici e privilegiando, dove possibile, tecnologie open source o comunque orientate all’interoperabilità.

Particolarmente rilevante, infine, è il tema della governance del servizio. Il supporto viene gestito interamente da personale smeup, senza esternalizzazioni del service desk, garantendo così un rapporto diretto e continuativo con il cliente.

Articolo realizzato in collaborazione con smeup 

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