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Data center in Italia: investimenti record, ma la burocrazia frena tutto



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In Italia gli investimenti nei data center crescono rapidamente, con annunci che superano i 25 miliardi nel triennio 2026-2028. Restano però criticità strutturali: iter autorizzativi frammentati, disallineamento tra richieste di connessione e capacità reale, e la necessità di una governance pubblica più coordinata

Pubblicato il 4 mar 2026

Alessandro Piva

Direttore dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano



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I data center in Italia sono a un punto di svolta: mai così tanti investimenti annunciati, mai così evidenti le criticità da superare per trasformarli in infrastrutture operative. Il quadro che emerge dall’Osservatorio del Politecnico di Milano impone una riflessione strutturata su governance, energia e ruolo delle istituzioni.

Il boom dei data center in Italia: tra aspettative e criticità strutturali

Negli ultimi anni i data center sono diventati una delle infrastrutture più discusse nel dibattito pubblico italiano ed europeo. La crescente digitalizzazione dei servizi, l’espansione del cloud computing e l’attenzione verso l’intelligenza artificiale hanno portato questi asset al centro delle strategie industriali di molti Paesi. In Italia, tale attenzione si è tradotta in un numero crescente di annunci di investimento e in un forte interesse da parte di operatori internazionali.

I dati raccolti dall’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano mostrano però come l’aumento delle aspettative si debba confrontare con alcune criticità tecnologiche e burocratiche che possono minare la capacità di realizzazione dei progetti. Questo scarto non rappresenta un’anomalia isolata, ma un segnale strutturale che richiede una riflessione più ampia sul ruolo delle politiche pubbliche, sulla governance del settore e sulla collocazione dei data center all’interno di una strategia industriale nazionale.

Investimenti in crescita, ma con tempi incerti

Nel triennio 2023-2025 in Italia sono stati investiti circa 7,1 miliardi di euro per la costruzione, l’allestimento e l’equipaggiamento di nuove infrastrutture Data Center. Guardando al periodo successivo, 2026-2028, gli annunci superano i 25 miliardi di euro, distribuiti su oltre 80 iniziative infrastrutturali.

L’analisi storica evidenzia tuttavia che solo una parte degli investimenti annunciati tende a concretizzarsi nei tempi inizialmente previsti. Nel triennio più recente, la capacità di realizzazione si è attestata intorno al 68% rispetto alle stime iniziali. Le principali cause di questo disallineamento sono riconducibili a diversi fattori principali.

La complessità degli iter autorizzativi, che in Italia rimangono fortemente frammentati e demandati in larga misura agli enti locali, con tempistiche e criteri non omogenei sul territorio; la presenza di numerosi nuovi operatori internazionali, spesso al primo ingresso nel mercato italiano, che hanno formulato previsioni senza considerare appieno le specificità normative, energetiche e amministrative del contesto nazionale e infine l’alto tasso di innovazione tecnologica che porta gli operatori a ridisegnare o applicare modifiche ai progetti in corso.

Questo scenario non va interpretato come una frenata del mercato, ma come l’indicazione che la fase di espansione richiede un salto di maturità sul piano della governance.

Domanda reale e richieste potenziali: un disallineamento da gestire

Un indicatore particolarmente rilevante riguarda il rapporto tra capacità IT installata e richieste di connessione alla rete elettrica. Nel 2025 la potenza IT installata in Italia si attesta intorno ai 600 MW, di cui solo la metà allacciata alla rete elettrica in alta tensione, mentre le richieste di allacciamento all’alta tensione presentate a Terna superano i 60 GW.

Questo rapporto evidenzia come una parte significativa delle richieste non sia legata a progetti industriali immediatamente cantierabili, ma a iniziative ancora in fase preliminare o esplorativa. In alcuni casi si tratta di operazioni di opzione su terreni e aree industriali, rese possibili da barriere d’ingresso relativamente contenute nelle prime fasi del processo.

In assenza di criteri condivisi di priorità e selezione, il rischio è duplice: da un lato congestionare le procedure autorizzative e le infrastrutture di rete; dall’altro rallentare proprio quei progetti che presentano maggiore solidità industriale e coerenza con le esigenze del sistema Paese.

Il ruolo dell’Italia nel contesto europeo

Nel panorama europeo, l’Italia — e in particolare il polo milanese — emerge come uno dei mercati più dinamici. Milano concentra oggi oltre il 68% della capacità IT nazionale, con più di 400 MW installati, e sulla base dei progetti più avanzati potrebbe avvicinarsi nel medio periodo a valori prossimi al gigawatt, avvicinandosi alle dimensioni dei mercati storici del continente.

A livello europeo, i principali poli Data Center hanno attratto circa 29,5 miliardi di euro di investimenti nel triennio 2023-2025, con stime che superano i 100 miliardi nel periodo 2026-2028. In questo contesto, l’Italia potrebbe intercettare una quota rilevante dei nuovi investimenti, stimata intorno al 20%, a condizione di offrire un quadro regolatorio e infrastrutturale competitivo.

La competizione tra Paesi europei per attrarre data center è sempre più legata a fattori quali certezza normativa, pianificazione energetica e prevedibilità dei tempi autorizzativi. Su questi aspetti, l’Italia presenta ancora margini di miglioramento significativi.

Infrastrutture fisiche e catena del valore digitale

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il rapporto tra infrastrutture fisiche e servizi digitali. La presenza di data center sul territorio nazionale non coincide automaticamente con un presidio della catena del valore del cloud e dell’intelligenza artificiale, oggi fortemente concentrata in capo a pochi operatori globali.

Anche quando le infrastrutture sono localizzate in Europa e gestite da entità giuridiche locali, la governance tecnologica e strategica dei servizi rimane spesso centralizzata. Questo non implica necessariamente una criticità, ma rende evidente che lo sviluppo infrastrutturale deve essere accompagnato da politiche industriali mirate, capaci di rafforzare competenze, servizi a valore aggiunto e capacità di integrazione lungo la filiera digitale.

In questo senso, il tema della sovranità digitale non può essere affrontato esclusivamente sul piano infrastrutturale, ma richiede un approccio sistemico che coinvolga dati, servizi cloud, cybersecurity e capacità di innovazione applicativa.

Energia, sostenibilità e pianificazione

Il tema energetico rappresenta una delle principali sfide per lo sviluppo dei data center. I nuovi progetti, in particolare quelli ad alta potenza, richiedono connessioni stabili alla rete elettrica e una pianificazione di lungo periodo degli approvvigionamenti.

L’Osservatorio evidenzia come la sostenibilità non possa essere ridotta a una valutazione generica dei consumi, ma debba essere analizzata attraverso indicatori concreti: efficienza energetica delle infrastrutture, utilizzo di Power Purchase Agreement, integrazione di fonti rinnovabili, consumo idrico effettivo e recupero di aree brownfield.

In molti casi, inoltre, i data center consentono una razionalizzazione di infrastrutture IT frammentate, contribuendo a una maggiore efficienza complessiva del sistema. Anche su questo fronte, una valutazione basata su dati e contesto risulta più efficace rispetto a letture semplificate.

Il ruolo delle istituzioni: dalla frammentazione al coordinamento

Alla luce delle evidenze emerse, appare sempre più evidente la necessità di rafforzare il ruolo di coordinamento pubblico. Oggi molte decisioni sono demandate a livello locale, dove non sempre sono disponibili competenze tecniche adeguate per valutare progetti complessi come quelli dei data center.

Una cornice nazionale di riferimento, capace di armonizzare gli iter autorizzativi e di supportare le amministrazioni locali, potrebbe contribuire a ridurre le incertezze e a migliorare la qualità delle decisioni. Questo non significa rallentare lo sviluppo, ma renderlo più selettivo e coerente con gli obiettivi strategici del Paese.

In parallelo, risulta fondamentale integrare lo sviluppo dei data center all’interno di una strategia energetica e industriale di medio-lungo periodo, evitando interventi frammentari e non coordinati.

Conclusione

I data center rappresentano una componente essenziale dell’economia digitale contemporanea. Per l’Italia, la sfida non è semplicemente attrarre nuovi investimenti, ma governare una fase di crescita complessa, trasformando l’interesse attuale in uno sviluppo ordinato, sostenibile e coerente con le priorità nazionali ed europee.

Solo attraverso una strategia pubblica coordinata, basata su dati affidabili e su un dialogo strutturato tra istituzioni, operatori e mondo della ricerca, sarà possibile valorizzare appieno il potenziale infrastrutturale del Paese e rafforzarne il ruolo nel contesto europeo.

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