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Fondo nazionale connettività: ecco il piano su 1,8 mln di civici



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Consultazione aperta fino al 18 marzo per il “Fondo nazionale connettività”: 733,4 milioni affidati a Invitalia per portare 1 Gbit a 1,8 milioni di civici residui. Una bella notizia, un bando innovativo. Ma non la fine della storia

Pubblicato il 18 feb 2026

Sergio Boccadutri

Consulente antiriciclaggio e pagamenti elettronici



fondo nazionale connettività
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Il Dipartimento per la Trasformazione Digitale con Invitalia ha pubblicato il piano di intervento pubblico denominato “Fondo Nazionale Connettività”, avviando una consultazione pubblica fino al 18 marzo. Il nuovo piano poggia su una solida base finanziaria: 733,4 milioni di euro affidati a Invitalia in qualità di soggetto attuatore per coprire 1,8 milioni di civici al 2030 con velocità gigabit (fibra o wireless).

Sono parte dei civici rimasti scoperti dai precedenti bandi. Consideriamo che l’ultima mappatura Infratel stima in 3,8 milioni quelli che non saranno coperti ancora nel 2028.

Il nuovo piano però è una novità di governance che merita attenzione, anche se si inserisce nel solco del regime di aiuto già approvato dalla Commissione europea nel 2022.

I civici ammessi al bando per copertura Gigabit 2030

L’obiettivo dichiarato è portare connettività ad almeno 1 Gbit/s in download e 200 Mbit/s in upload a tutte le unità immobiliari che, all’esito della mappatura effettuata da Infratel Italia nel 2025, risultano prive di copertura adeguata.

Il criterio di selezione adottato, la cosiddetta soglia di intervento, identifica come ammissibili al finanziamento pubblico i civici non raggiunti da almeno una rete in grado di garantire, nelle ore di picco, velocità superiori a 300 Mbit/s in download. La scelta di questa soglia non è banale: fissarla a 300 Mbit/s significa escludere dall’intervento i civici già coperti da reti di media capacità, concentrando le risorse pubbliche laddove il mercato non arriverà autonomamente a garantire prestazioni in linea con gli obiettivi del Digital Decade 2030.

Il fondo nazionale connettività e le due mappature del 2025

In particolare, le aree interessate dal nuovo piano sono state individuate attraverso due procedimenti di mappatura successivi, che il documento illustra con una certa completezza. Il primo è la “Mappatura 2025 delle reti fisse a banda ultralarga”, avviata il 17 febbraio 2025, a cui hanno risposto 41 operatori. Il secondo, denominato “Mappatura 2025 dei civici non collegabili Italia a 1 Giga”, è stato avviato il 4 novembre 2025 e riguarda specificamente i 707.092 indirizzi civici che Open Fiber ha dichiarato di non poter collegare entro il 30 giugno 2026 nell’ambito del Piano Italia a 1 Giga. Alla seconda mappatura hanno partecipato 22 operatori, di cui 15 hanno conferito dati di copertura.

Dal piano italia a 1 giga al correttivo del nuovo intervento

Perché il Fondo Nazionale Connettività non è un progetto nato dal nulla: è il figlio diretto e, per molti versi, il correttivo del Piano Italia a 1 Giga, il programma che avrebbe dovuto collegare oltre tre milioni di civici entro il 30 giugno 2026 e che, com’è ormai noto, mancherà ampiamente i propri obiettivi, per responsabilità di Open Fiber.

Il fondo nazionale connettività e la platea dei civici ammissibili

L’intreccio tra i due procedimenti è il cuore dell’operazione. Dai 707.092 civici dichiarati non collegabili da Open Fiber, 437.951 sono risultati privi di copertura adeguata entro il 2030. Sommati ai 1.376.170 civici individuati dalla mappatura generale delle reti fisse, si arriva al totale complessivo dei civici ammissibili al finanziamento: 1.814.121 indirizzi, distribuiti su tutto il territorio nazionale, con una concentrazione particolarmente elevata in Toscana (266.269), Emilia-Romagna (211.633), Veneto (186.257) e Lazio (169.584). Non è un caso che queste siano le stesse regioni, Toscana, Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, in cui il fallimento del piano precedente si rispecchia plasticamente nella geografia del nuovo.

Regola dei 50 metri, coordinate e “zona grigia” dei civici

Vale la pena soffermarsi su un aspetto tecnico che il piano introduce e che ha conseguenze pratiche rilevanti: un civico non è considerato ammissibile al finanziamento se si trova entro 50 metri da reti già esistenti o pianificate con prestazioni superiori alla soglia, siano esse frutto di interventi pubblici BUL già realizzati in fibra ottica o FWA, del Piano Italia a 1 Giga, o di piani privati al 2024. L’obiettivo è evitare di finanziare reti parallele a quelle già presenti o imminenti, ma la regola introduce una zona grigia di civici tecnicamente “vicini” a una copertura adeguata senza poterla effettivamente utilizzare.

Sono 1,5 milioni i civici esclusi dal nuovo bando per questo motivo. Forse sono già coperti, in realtà, come ritiene qualche operatore? Chissà.

Per 749.279 civici, poi, non è stato nemmeno possibile stabilire la distanza dalle reti esistenti per via della scarsa qualità delle coordinate geografiche disponibili: un dato che da solo dovrebbe far riflettere sull’affidabilità del perimetro di intervento così definito.

Accesso wholesale, clawback e vincoli di correttezza formale

Il documento affronta anche il tema dell’accesso wholesale, rimandando alle indicazioni dell’AGCom e alla delibera 406/21 CONS come parametro di riferimento per i prodotti attivi e passivi, e prevede un meccanismo di clawback per il recupero degli extraprofitti derivanti dalla gestione delle reti sovvenzionate, con un periodo di osservazione di dieci anni a decorrere dal completamento delle opere e un tasso di rendimento del capitale calcolato sulla base del WACC. Si tratta di prescrizioni standard nel quadro degli aiuti di Stato alle infrastrutture di rete, e la loro presenza è rassicurante dal punto di vista della correttezza formale. La domanda, semmai, è se i meccanismi di verifica saranno abbastanza robusti da funzionare nella pratica.

Il fondo nazionale connettività e l’estensione oltre il perimetro

L’ultimo elemento che il piano introduce è la possibilità per gli operatori privati di estendere la copertura finanziata oltre il perimetro strettamente necessario, in linea con quanto previsto dal paragrafo 138 degli Orientamenti europei.

È una scelta pragmatica: se un operatore che sta già scavando in un’area può raggiungere con costi marginali bassi anche civici che non rientrano nel target del piano, è nell’interesse collettivo consentirlo. Il rischio, naturalmente, è che questa flessibilità diventi un vettore per distorsioni competitive, e il piano dovrà definire con precisione le condizioni entro cui tale estensione è ammissibile.

Modello “gap funding”, proprietà dell’infrastruttura e nodi di gara

Il modello di intervento scelto è il cosiddetto “gap funding” o incentivo diretto: gli operatori aggiudicatari ricevono un contributo pubblico determinato come percentuale massima sul costo complessivo delle opere e diventano proprietari dell’infrastruttura realizzata. È la stessa logica del Piano Italia a 1 Giga, e questo non è di per sé un difetto: il modello è consolidato, è stato validato dalla Commissione europea e ha una sua razionalità economica nelle aree a fallimento di mercato, dove l’investimento privato da solo non è sufficiente a garantire la copertura. Il punto critico, che il documento lascia aperto alle risposte della consultazione, è la struttura delle gare: numero e dimensionamento dei lotti, meccanismi per il rispetto dei tempi, penali e incentivi.

Open fiber, penali e la contraddizione del possibile ritorno in gara

C’è però una questione che è difficile ignorare: nulla, allo stato, impedisce che Open Fiber si presenti come concorrente. E qui si apre una contraddizione di sistema che ha dell’incredibile. Open Fiber ha dichiarato di non poter collegare 707.092 civici entro il 30 giugno 2026, civici che erano contrattualmente suoi da coprire nell’ambito del Piano Italia a 1 Giga.

Di quei civici, solo una parte è stata raggiunta poi da Open Fiber con tecnologie alternative e ovviamente non paragonabili alla fibra ma che per questo rimangono fuori dall’intervento; per il resto, semplicemente, il collegamento non c’è stato. Eppure l’operatore non ha sopportato penali significative: la Corte dei Conti aveva già denunciato, nel caso del Piano BUL (relativo alle Aree Bianche), che il sistema sanzionatorio ha prodotto risultati irrisori, con incassi reali pari a una frazione marginale delle penali comminate, il resto sepolto nel contenzioso. Non c’è ragione di ritenere che le cose siano andate diversamente con Italia a 1 Giga.

Ultimo miglio, pozzetto e “copertura” solo formale

Ma c’è un secondo capitolo della storia di Open Fiber nelle aree bianche che merita di essere raccontato, perché è ancora più rivelatorio della qualità dell’esecuzione. In molti comuni, Open Fiber ha posato la rete fino al pozzetto stradale, ma si è fermata lì. Il cosiddetto “ultimo miglio”, quello che dovrebbe portare la fibra dal pozzetto all’edificio percorrendo spesso non più di qualche decina di metri, non è stato completato.

Il risultato è paradossale e documentato da migliaia di segnalazioni sui forum specializzati: cittadini che abitano a 15-20 metri da un’infrastruttura finanziata con denaro pubblico e formalmente “collaudata”, ma che non possono attivare alcun servizio perché il microscavo finale non è mai stato eseguito. In alcuni casi il completamento dell’allaccio viene lasciato a carico dell’utente o dell’operatore retail; in altri rimane semplicemente in sospeso a tempo indeterminato, mentre il civico figura ufficialmente come “coperto” nelle banche dati. Parte della responsabilità ricade su Infratel, che aveva disegnato capitolati di gara non sufficientemente stringenti sull’obbligo di completare la connessione fino alla singola unità immobiliare.

Invitalia, Infratel e il conto istituzionale dell’operazione

Il conto, in larga misura, lo paga Infratel: la società in-house del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ha condotto le mappature, gestito le consultazioni, costruito il perimetro tecnico su cui poggia l’intero intervento, e che ora si vede sottrarre anche il ruolo di soggetto attuatore, affidato a Invitalia. Si può discutere se questa scelta sia giustificata da ragioni di efficienza o sia invece il segnale di una sfiducia istituzionale che colpisce il soggetto sbagliato. Quello che è certo è che l’operatore che ha prodotto il fallimento e che non ne ha risposto in modo adeguato, Open Fiber, potrebbe tornare a candidarsi per gestire i fondi pubblici destinati a rimediare a quel fallimento. È una logica che, se applicata in qualsiasi altro settore della pubblica amministrazione, sarebbe difficilmente difendibile.

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