Il dibattito sul rinnovo e sulla futura assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze, in particolare nella banda 26 GHz, che sarà soggetta a gara nel corso del 2026 in seguito al refarming avviato dall’AGCOM nel 2024, si colloca in un contesto europeo in evoluzione, segnato dalla recente proposta di Digital Networks Act, formulata a fine gennaio dalla Commissione europea, e da un crescente orientamento verso modelli regolatori che promuovano maggiore armonizzazione del mercato unico digitale e condizioni favorevoli agli investimenti di lungo periodo.
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Banda 26 GHz e Digital Networks Act: il contesto europeo
In questo scenario, il Fixed Wireless Access (FWA), senz’altro uno degli utilizzi di maggiore interesse della banda in questione, si conferma anche in base agli ultimi dati disponibili una componente importante dell’ecosistema infrastrutturale, soprattutto nelle aree a fallimento di mercato e nei contesti territoriali in cui i costi di deployment della fibra ottica risultano elevati.
Peraltro, oggi le performance del FWA appaiono paragonabili ai migliori standard tecnologici e coerenti con una strategia Gigabit. La presenza di operatori specializzati nel wireless contribuisce, inoltre, alla dinamica competitiva del settore, favorendo innovazione, diversificazione tecnologica e ampliamento della copertura ultrabroadband.
Lo spettro radio come infrastruttura strategica
Come sottolinea da molti decenni la letteratura economica, lo spettro radio costituisce una risorsa pubblica limitata, la cui gestione richiede un delicato equilibrio tra obiettivi economici, industriali e sociali. Le decisioni relative alla sua assegnazione hanno effetti di lungo periodo sull’evoluzione del mercato delle telecomunicazioni, sulla struttura competitiva del settore e sulla capacità di innovazione dell’economia digitale.
Negli ultimi anni, il quadro regolatorio europeo ha progressivamente rafforzato il principio secondo cui la politica dello spettro debba contribuire alla realizzazione del mercato unico digitale e al raggiungimento degli obiettivi della Gigabit Society. Il Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche ha introdotto un approccio volto a garantire maggiore prevedibilità regolatoria, durate adeguate dei diritti d’uso e incentivi agli investimenti nelle reti ad altissima capacità.
La proposta di Digital Networks Act, presentata a gennaio 2026 dalla Commissione europea, rappresenta un ulteriore passo in questa direzione, proponendo un quadro di regole più armonizzato tra Stati membri e una maggiore coerenza nelle condizioni di assegnazione delle frequenze. In questo contesto, la gestione dello spettro non è più soltanto una questione tecnica, ma diventa uno strumento di politica industriale in grado di influenzare la competitività del sistema economico europeo rispetto ad altre aree del mondo.
L’asta 2018 in Italia e gli effetti sul mercato
L’Italia ha storicamente svolto un ruolo attivo nel processo di armonizzazione europea delle politiche di spettro, partecipando alle principali iniziative di coordinamento e anticipando in alcuni casi l’assegnazione delle bande identificate come strategiche per lo sviluppo del 5G. L’asta del 2018 ha rappresentato un passaggio cruciale, segnando l’assegnazione delle principali bande pioniere per i servizi 5G: 700 MHz, 3.6–3.8 GHz e 26 GHz. L’obiettivo della procedura era accelerare la diffusione delle reti di nuova generazione e favorire lo sviluppo di nuovi servizi digitali ad alta capacità. Tuttavia, secondo molti pareri, l’elevato gettito determinato dall’asta, il più alto nel confronto UE e non solo, ha contribuito alle difficoltà finanziarie degli operatori, mettendone a rischio la sostenibilità economica, base fondamentale degli investimenti nel medio-lungo termine.
Peraltro, si tratta di risultati che erano già stati evidenziati da numerosi studi empirici precedenti. Ad esempio, il rapporto NERA Consulting Effective Spectrum Pricing, realizzato per conto di GSMA e pubblicato nel 2017, mostrò il legame statistico tra prezzi elevati delle aste mobili e minore qualità del servizio e take-up ridotto dei servizi broadband. Una ricerca svolta per la Commissione europea sempre nello stesso anno arrivò alla stessa conclusione, rilevando come il gruppo di Paesi dove lo spettro era stato pagato di più fosse anche quello con la peggiore disponibilità di rete 4G nell’ultimo decennio.
Caratteristiche tecniche della banda 26 GHz
Negli anni più recenti, il dibattito regolatorio si è concentrato sulla valorizzazione delle bande millimetriche (mmWave), considerate fondamentali per sostenere l’evoluzione verso reti sempre più performanti in termini di capacità, latenza e affidabilità. Le caratteristiche tecniche delle mmWave consentono infatti di supportare applicazioni avanzate come smart manufacturing, servizi cloud distribuiti, realtà aumentata e virtuale, sistemi di mobilità intelligente.
La banda 26 GHz rappresenta uno degli asset più rilevanti in questo contesto, in quanto offre ampia disponibilità di spettro contiguo e consente di raggiungere velocità di trasmissione molto elevate, rendendola particolarmente adatta sia per applicazioni mobili (tipicamente in ambito indoor) sia per servizi FWA (tipicamente in ambito outdoor).
La disponibilità di ampie porzioni di spettro contiguo consente infatti di supportare throughput molto elevati e latenze ridotte, elementi fondamentali per l’evoluzione delle applicazioni digitali più avanzate. Al tempo stesso, le caratteristiche fisiche della banda comportano alcune sfide in termini di propagazione del segnale, richiedendo una maggiore densità di celle radio e investimenti infrastrutturali più consistenti rispetto alle bande sub-6 GHz. Ciò rende particolarmente importante la definizione di modelli regolatori che garantiscano adeguata prevedibilità e sostenibilità economica degli investimenti.
Le consultazioni europee e nazionali evidenziano come la banda 26 GHz possa svolgere un ruolo importante non solo per i servizi mobili tradizionali, ma anche per applicazioni verticali e servizi FWA gigabit, contribuendo ad ampliare il mix tecnologico disponibile per la diffusione della connettività ultrabroadband e a ridurre il digital divide.
In Italia la maggior parte dei diritti d’uso delle radiofrequenze assegnate per lo sviluppo delle reti wireless e dei relativi servizi fissi e mobili ad alta velocità andranno in scadenza il 31 dicembre 2029, fatta eccezione per i diritti di tipo Wireless Local Loop (WLL) nella parte inferiore della banda 26 GHz che scadono nel 2026 (con previsione di proroga al 2028) e quelli assegnati nel 2018 per il 5G, validi fino al 31 dicembre 2037.
Le tappe del procedimento AGCOM per l’assegnazione della banda 26 GHz
Tenendo conto del fatto che le frequenze WLL occupano solo una parte della banda 26 GHz, mentre il resto risulta in parte occupato da altre applicazioni, tra cui quelle della Difesa, e in parte inutilizzato, l’AGCOM (con delibera n. 258/24/CONS) ha ritenuto opportuno procedere al refarming della banda in questione e all’espletamento di una procedura di gara per l’assegnazione dei diritti d’uso delle relative frequenze, allo scopo di garantire l’uso più efficiente delle risorse spettrali in questione e di fornire al mercato un quadro regolamentare certo e di lungo termine in merito al loro impiego, favorendo così lo sviluppo di investimenti in reti e servizi c.d. “a prova di futuro”.
Nell’ambito del medesimo procedimento, l’Autorità ha successivamente condotto una consultazione, con delibera 21/25/CONS, sulle procedure per l’assegnazione e le regole per l’utilizzo delle frequenze disponibili nella banda 24.25–26.5 GHz (conclusasi il 13 marzo 2025). La consultazione ha evidenziato la centralità della banda 26 GHz per il perseguimento degli obiettivi comunitari di sviluppo di reti ad altissima capacità e servizi innovativi, anche attraverso la diffusione del 5G e la capacità di tale banda di fornire servizi di comunicazione elettronica di elevata capacità (ad esempio mediante il dispiegamento di small cell per densificare le reti) oppure di supportare applicazioni di tipo FWA che ambiscono a raggiungere prestazioni dell’ordine del Gbit/s in tipiche condizioni di punta del traffico, non solo in ambito rurale, o ancora per collegamenti di backhauling.
Infine, lo scorso ottobre, completando così il percorso di regolamentazione per l’assegnazione e l’impiego di una delle bande “pioniere” per lo sviluppo del 5G, il Consiglio dell’Autorità ha approvato all’unanimità le procedure per l’assegnazione e le regole per l’utilizzo delle frequenze disponibili nella banda 24.25–26.5 GHz (delibera n. 232/25/CONS). Le misure adottate dall’Autorità rispondono all’esigenza più volte manifestata dal mercato di definire tempestivamente un quadro regolamentare certo e di lungo termine per l’impiego delle frequenze in questione. L’obiettivo è quello di favorire la sostenibilità degli investimenti in reti e servizi 5G, che oggi si stanno sviluppando nella banda 26 GHz con particolare riguardo alle architetture FWA.
Il regolamento approvato tiene inoltre conto delle esigenze degli operatori che attualmente utilizzano parte della banda 26 GHz bassa per applicazioni di tipo Wireless Local Loop, assicurando loro la possibilità di continuare per ulteriori due anni a valorizzare gli investimenti già realizzati e di effettuare una migrazione ordinata e sostenibile dalle utilizzazioni esistenti ai nuovi e più performanti sistemi 5G, anche, ove possibile, anticipandone l’impiego rispetto ai tempi della proroga. Si prevede che i diritti d’uso delle frequenze siano assegnati mediante una procedura competitiva, sostanzialmente con le stesse modalità e gli stessi obblighi già adottati nel 2018 per l’assegnazione della banda 26 GHz alta, per evitare possibili effetti distorsivi sulle dinamiche concorrenziali.
Tuttavia, tenendo conto del cambiamento dello scenario di mercato, sempre meno remunerativo in media per gli operatori, l’Autorità ha introdotto la possibilità, per i futuri aggiudicatari, di effettuare il pagamento in rate annuali e di beneficiare di uno sconto sul prezzo di riserva al raggiungimento di specifici obiettivi legati all’avvio del dispiegamento delle reti, favorendo così lo sviluppo del mercato e incentivando gli investimenti. L’Autorità ha precisato, infine, che le decisioni adottate si riferiscono esclusivamente alla procedura relativa alla banda oggetto della presente valutazione e non pregiudicano eventuali future decisioni differenti da parte dell’Autorità per altre bande di frequenza.
Il contributo crescente del Fixed Wireless Access alla transizione digitale italiana
Come abbiamo già osservato, nel determinare i criteri per l’assegnazione della banda 26 GHz bassa, l’AGCOM ha riconosciuto esplicitamente, anche in prospettiva, il contributo alla transizione digitale del FWA. Nel contesto italiano, quest’ultimo ha progressivamente acquisito un ruolo rilevante nel supportare la diffusione della connettività ad alta velocità, soprattutto nelle aree caratterizzate da bassa densità abitativa o da condizioni geografiche che rendono più complessa la realizzazione di reti in fibra ottica.
Le tecnologie FWA consentono di offrire prestazioni sempre più elevate grazie all’utilizzo di frequenze licenziate e di soluzioni radio avanzate, contribuendo a ridurre il divario digitale tra aree urbane e rurali. L’evoluzione delle tecnologie 5G ha ulteriormente rafforzato il potenziale del FWA come soluzione complementare alla fibra, permettendo di raggiungere velocità gigabit anche in contesti territoriali meno densamente popolati.
La presenza di operatori specializzati nel FWA contribuisce inoltre a rafforzare la dinamica competitiva del mercato, offrendo alternative infrastrutturali e stimolando l’innovazione tecnologica. In un contesto in cui la sostenibilità economica degli investimenti rappresenta un elemento centrale, la pluralità di modelli infrastrutturali può favorire una maggiore resilienza del sistema delle telecomunicazioni.
L’apprezzamento del mercato per il FWA è testimoniato da risultati in forte crescita. Secondo gli ultimi dati AGCOM, tra il 2018 e il 2025 il numero di accessi è cresciuto di circa 1,2 milioni di linee, con un incremento medio annuo vicino al 9%. Nel 2024 gli accessi FWA hanno raggiunto circa 2,37 milioni, confermando un trend di crescita costante anche in presenza di una forte espansione del FTTH, trend confermato anche nel 2025 con un ulteriore aumento a circa 2,56 milioni alla fine dello scorso settembre, equivalenti a oltre il 12% delle linee broadband complessive. Inoltre, rispetto alla dinamica concorrenziale, il mercato del FWA, oltre a rappresentare di per sé un’alternativa infrastrutturale, è meno concentrato rispetto a quelli del FTTC e del FTTH. Basti pensare che, sempre a settembre 2025, le due aziende leader avevano una quota di mercato complessiva sotto il 50% (47,3%) contro il 72,2% per il FTTC e il 56,9% per il FTTH.
Spunti conclusivi: verso un quadro regolatorio plurale e sostenibile
La gestione dello spettro radio rappresenta una leva strategica per lo sviluppo digitale del Paese e per il raggiungimento degli obiettivi europei di connettività Gigabit. Di fatto, oggi deve essere considerato a tutti gli effetti un importante strumento di politica industriale. In questo contesto, nel quale gran parte del dibattito si sta concentrando sul rinnovo delle frequenze in scadenza alla fine del 2029, non va trascurato il ruolo che la banda 26 GHz bassa, che sarà assegnata dopo l’estate, potrà svolgere nello sviluppo delle reti di nuova generazione, offrendo opportunità significative per l’innovazione tecnologica e per la diffusione di servizi ultrabroadband.
L’esperienza internazionale evidenzia una crescente varietà di approcci nella gestione delle bande millimetriche. Alcuni Paesi europei hanno adottato modelli che prevedono riserve di spettro per applicazioni industriali o per reti private, mentre altri hanno introdotto meccanismi di assegnazione flessibili su base locale o regionale. In Germania, ad esempio, parte della banda 26 GHz è stata resa disponibile per reti locali dedicate all’industria manifatturiera, favorendo lo sviluppo di ecosistemi Industry 4.0. Il Regno Unito ha sperimentato modelli di shared access licensing che consentono l’ingresso di nuovi operatori e promuovono l’uso efficiente dello spettro. Queste esperienze mostrano come la progettazione delle procedure di assegnazione possa incidere significativamente sulla struttura del mercato e sulla capacità di attrarre nuovi investimenti.
Tra le opzioni possibili emergono modelli che prevedono il rinnovo dei diritti esistenti condizionato al rispetto di specifici impegni di investimento e copertura, oppure procedure competitive accompagnate da meccanismi di spectrum cap finalizzati a evitare un’eccessiva concentrazione delle risorse frequenziali. Un’altra opzione consiste nell’introduzione di modelli ibridi che contengano una riserva di spettro per operatori specializzati in servizi FWA o per applicazioni verticali, favorendo la pluralità tecnologica e la diversificazione degli investimenti infrastrutturali.
La scelta verso la quale si è indirizzata l’AGCOM tiene conto delle diverse possibilità, prevedendo una configurazione articolata che combina lotti nazionali e regionali, meccanismi di spectrum cap per evitare eccessiva concentrazione delle risorse frequenziali e una riserva per gli operatori WLL/FWA per consentire la continuità degli investimenti, una migrazione ordinata verso 5G mmWave e il mantenimento della concorrenza infrastrutturale.
Per concludere, un quadro regolatorio che favorisca la pluralità tecnologica e la presenza di diversi modelli infrastrutturali e di un livello elevato di concorrenza (senza spremere gli operatori per esigenze di cassa ma semmai premiandoli per gli investimenti effettuati a favore della collettività) può contribuire a rafforzare la resilienza del mercato e a sostenere lo sviluppo di un ecosistema digitale dinamico e innovativo.














