telecomunicazioni

Frequenze, perché il rinnovo gratuito è la scelta giusta per l’Italia



Indirizzo copiato

Gli operatori italiani chiedono il rinnovo gratuito delle frequenze mobili in scadenza nel 2029, in cambio di nuovi obblighi di copertura e investimenti. In gioco non c’è solo il gettito per lo Stato, ma la sostenibilità del settore e la competitività digitale del Paese

Pubblicato il 12 dic 2025

Sergio Boccadutri

Consulente antiriciclaggio e pagamenti elettronici



rinnovo frequenze 2029

Il dibattito sul destino delle frequenze mobili in scadenza al 31 dicembre 2029, di cui gli operatori ora si battono per il rinnovo gratuito, si è arricchito di un contributo fondamentale: la consultazione pubblica avviata da AGCOM e pubblicata il 10 dicembre.

Rinnovo gratuito frequenze: la consultazione Agcom e il dibattito governativo

Agcom ha dato un primo via libera all’opzione del rinnovo gratuito e ora si appresta a fare un’ulteriore consultazione per entrare nel merito dei dettagli operativi.

Ventiquattro soggetti hanno presentato le loro osservazioni, delineando un quadro articolato che conferma quanto la questione sia cruciale per il futuro delle telecomunicazioni italiane. Sul tavolo non ci sono solo le bande “core” della telefonia mobile – dagli 800 ai 2600 MHz, fino alla porzione 3,4-3,6 GHz utilizzata per il 5G – ma anche la banda a 28 GHz destinata ai sistemi WLL e FWA.

L’altra faccia della medaglia è il dibattito ora in corso sulla Manovra finanziaria, dove erano comparsi e poi spariti emendamenti (Fdi e Forza Italia) per il rinnovo gratuito, a fronte di un impegno degli operatori a investire nelle reti.

A pesare, pare, sono le resistenze del Ministero dell’Economia, che però non colgono il momento cruciale per il settore, che con una misura di questo tipo potrebbe recuperare molto terreno perso in confronto agli altri operatori europei.

È tempo di guardare a questa scelta con una prospettiva più ampia, che consideri non solo il gettito immediato per le casse pubbliche, ma soprattutto gli effetti di medio-lungo periodo sulla competitività del settore, sulla capacità di investimento degli operatori e, in ultima analisi, sul ritorno economico complessivo per lo Stato.

Rinnovo gratuito delle frequenze mobili: perché è una scelta strategica

Il peso già sostenuto dagli operatori e la “memoria corta” della finanza pubblica sono un punto di partenza inevitabile. Gli operatori italiani portano ancora i segni delle aste 5G del 2018, che hanno fruttato oltre 6,5 miliardi di euro alle casse dello Stato.

Una cifra record in Europa, che ha pesantemente gravato sui bilanci delle compagnie proprio nel momento in cui avrebbero dovuto concentrare le risorse sullo sviluppo infrastrutturale. A questi costi si aggiungono i canoni annuali per l’utilizzo dello spettro, che rappresentano un esborso ricorrente e tutt’altro che simbolico.

Ma quella del 2018 è solo l’ultima di una lunga serie: TIM ha evidenziato nella sua risposta alla consultazione AGCOM che l’industria delle telecomunicazioni ha speso complessivamente oltre 21 miliardi di euro nelle ultime due decadi solo per l’acquisizione dello spettro tramite aste competitive.

Richiedere ulteriori somme per il rinnovo di frequenze già pagate a caro prezzo significherebbe imporre un secondo balzello alle telco quando ancora non hanno potuto dispiegare pienamente i loro investimenti per poter sfruttare pienamente quelle risorse frequenziali, con il rischio concreto di drenare capitali che potrebbero essere destinati all’ammodernamento e all’espansione delle reti.

La consultazione AGCOM ha fatto emergere con chiarezza questa preoccupazione: TIM, Vodafone-Fastweb e Wind Tre hanno sottolineato come la proroga o il rinnovo dei diritti fino al 2037 sia la via più coerente con la necessità di dare orizzonte temporale agli investimenti, evitando il ripetersi di esborsi che comprometterebbero la sostenibilità finanziaria del settore.

Il peso delle aste 5G e delle frequenze mobili sui conti delle telco

Wind Tre, in particolare, ha definito l’opzione di rimettere a gara anche solo parzialmente le bande in scadenza come “assolutamente da evitare”, evidenziando che esborsi ulteriori drenerebbero risorse necessarie non solo per il consolidamento delle reti 5G esistenti, ma anche per la preparazione delle future reti 6G.

I dati ASSTEL sul saldo EBITDA–Capex degli operatori mobili italiani confermano questa lettura: i margini sono già sotto pressione, e ogni euro sottratto agli investimenti produttivi è un euro perso per la crescita del sistema.

Il mercato delle telecomunicazioni in Italia è in crisi strutturale da quasi tre lustri. TIM ha fornito dati inequivocabili nella sua risposta alla consultazione: i ricavi retail totali sono passati da 41,9 miliardi di euro del 2010 a 27,2 miliardi di euro del 2023, registrando tutti gli anni una diminuzione di alcuni punti percentuali, con l’unica eccezione del 2016, 2017 e del 2023, durante i quali si sono registrate crescite marginali, inferiori all’1%.

La riduzione dei ricavi ha avuto effetti pesanti sui margini degli operatori: nello stesso periodo l’EBITDA si è più che dimezzato, risultando ormai quasi totalmente assorbito dagli investimenti necessari sia al mantenimento delle reti esistenti sia alla realizzazione di nuove reti.

Se nel 2010 il settore disponeva di oltre 10 miliardi di euro (risultato di EBITDA meno CAPEX), pari al 21% dei ricavi, per il servizio del debito finanziario, il pagamento delle imposte e la remunerazione degli azionisti, nel 2023 questo valore si è ridotto a circa 500 milioni.

Una situazione che solleva forti interrogativi sulla sostenibilità prospettica dell’industria con l’attuale livello di investimenti. Nel 2024 il quadro non è migliorato: nel segmento mobile i ricavi sono ulteriormente diminuiti del 3,4% rispetto al 2023, registrando complessivamente una riduzione del 18,1% rispetto al 2020.

Una dinamica simile si riscontra negli investimenti in immobilizzazioni nella rete mobile, scesi del 3,6% rispetto al 2023 e complessivamente dell’11,1% rispetto al 2020. Questo scenario evidenzia in modo inequivocabile come un eventuale rinnovo oneroso delle frequenze non sia compatibile con l’attuale livello di investimenti sostenuto dagli operatori.

Le risorse finanziarie sono indispensabili anche nei prossimi anni, sia per la realizzazione della nuova rete 5G standalone, sia per il potenziamento di capacità delle reti esistenti, necessario a supportare la crescita di traffico attesa per la diffusione della banda ultra-larga mobile.

Come il rinnovo gratuito delle frequenze mobili impatta su investimenti e crescita

La logica contabile che vede nel rinnovo a pagamento una fonte di entrata immediata per lo Stato trascura una considerazione economica fondamentale: gli investimenti in infrastrutture digitali generano ritorni fiscali ben superiori al gettito iniziale di un’eventuale contribuzione.

Questo principio, che dovrebbe guidare ogni scelta di politica industriale, sembra essere stato dimenticato nel dibattito pubblico sulla gestione dello spettro radioelettrico.

Secondo quanto emerso al tavolo tecnico del Mimit con Asstel, l’associazione degli operatori, e con i sindacati, il pacchetto di interventi necessario per completare la copertura delle reti mobili e sviluppare i servizi di nuova generazione richiede centinaia di milioni di euro.

Queste risorse, se effettivamente impiegate sul territorio, genererebbero un moltiplicatore economico significativo: posti di lavoro nella costruzione e manutenzione delle infrastrutture, commesse per l’industria tecnologica nazionale ed europea, sviluppo di servizi innovativi che a loro volta creano occupazione e valore aggiunto, soprattutto per il tessuto delle piccole e medie imprese.

Inoltre, un settore delle telecomunicazioni robusto e competitivo è la precondizione per lo sviluppo dell’economia digitale nel suo complesso. Servizi cloud, cybersecurity, intelligenza artificiale, e-commerce, telemedicina, smart city: tutti questi comparti dipendono dalla disponibilità di infrastrutture di rete performanti e capillari.

Incentivare gli investimenti in telecomunicazioni significa quindi fertilizzare l’intero ecosistema digitale, con ricadute fiscali che si dispiegano su un orizzonte temporale medio-lungo e che superano di gran lunga il gettito iniziale di un’eventuale asta o contributo di rinnovo.

Riequilibrare il vantaggio competitivo con il rinnovo gratuito delle frequenze mobili

Il confronto internazionale evidenzia una tendenza che dovrebbe far riflettere: i Paesi che hanno adottato politiche più equilibrate sul fronte dello spettro radioelettrico godono oggi di sistemi di telecomunicazioni più avanzati e competitivi.

Mentre l’Italia ha battuto ogni record nelle aste 5G con ricavi superiori a 6,5 miliardi, altri Stati europei hanno scelto approcci meno onerosi per gli operatori, privilegiando lo sviluppo infrastrutturale e la qualità del servizio.

Questa disparità si traduce in uno svantaggio strutturale per le telco italiane nella competizione europea. I nostri operatori si trovano a competere con rivali che hanno potuto destinare maggiori risorse alle infrastrutture, all’innovazione tecnologica e all’espansione dei servizi.

Il gap competitivo si allarga ulteriormente se consideriamo che molti dei player esteri operano anche in Italia, beneficiando così di economie di scala che i nostri operatori, gravati da costi regolatori più elevati, faticano a conseguire.

Wind Tre e TIM hanno richiamato esplicitamente nella loro risposta alla consultazione AGCOM l’esempio del “New Deal” mobile francese, un modello che ha scambiato canoni e introiti per obblighi ambiziosi di copertura del territorio.

La Francia ha compreso che investire nella qualità e nell’estensione delle reti genera benefici superiori all’incasso immediato di somme ingenti da destinare al bilancio pubblico. È una scelta di visione industriale che l’Italia dovrebbe considerare con attenzione.

Un rinnovo gratuito, o quantomeno a condizioni molto favorevoli, delle frequenze rappresenterebbe una misura di riequilibrio competitivo, permettendo agli operatori italiani di colmare il divario accumulato e di competere ad armi pari nel mercato europeo delle telecomunicazioni.

Non si tratta di fare un favore alle aziende, ma di riconoscere che il settore delle telecomunicazioni è un’infrastruttura critica per la competitività del sistema-Paese, esattamente come le reti di trasporto o l’approvvigionamento energetico.

Secondo GSMA, nel 2023 la copertura di zone rurali e gli investimenti nell’infrastruttura di rete sono divenuti la nuova “moneta di scambio” per le frequenze.

Uno studio realizzato dalla stessa organizzazione su 250 operatori in 100 Paesi (inclusa l’Italia) dimostra che negli ultimi 10 anni i prezzi dei servizi mobili nel mondo sono crollati e il prezzo pagato per l’acquisizione dello spettro non ha riflesso il suo valore di mercato.

Si calcola che i ricavi per MHz di spettro siano crollati del 67% (53% in Europa) mentre il costo aggregato dello spettro tra il 2014 e il 2024 è aumentato dal 4,5% nel 2014 al 7,5% nel 2023.

Rinnovo gratuito delle frequenze mobili e tutela della concorrenza

La consultazione AGCOM ha fatto emergere una linea di faglia piuttosto netta tra chi teme che nuove gare possano aggravare la crisi finanziaria del settore e chi, al contrario, vede nel rinnovo generalizzato il rischio di cristallizzare l’attuale assetto oligopolistico.

Iliad, insieme ad associazioni come AIIP e a vari operatori FWA, ha sottolineato che l’allocazione delle frequenze è il principale driver delle dinamiche concorrenziali, e che un rinnovo pieno senza gara finirebbe per rendere strutturale l’attuale asimmetria di dotazione spettrale.

Questa preoccupazione è legittima, ma la soluzione non passa necessariamente attraverso nuove aste che drenerebbero ulteriori risorse dal settore. Esistono strumenti regolatori alternativi, più sofisticati ed efficaci, per garantire una concorrenza effettiva senza compromettere la capacità di investimento degli operatori.

AGCOM stessa, nell’ipotesi di rinnovo, prevede che gli operatori con maggiore dotazione spettrale – Fastweb-Vodafone, TIM e Wind Tre – debbano offrire, a condizioni eque e non discriminatorie, accesso alle frequenze in varie forme: dalla capacità wholesale fino allo spectrum sharing e al 5G network slicing, di altri soggetti quali MVNO e service provider.

Quindi l’ipotesi sarebbe quella di garantire l’accesso al mercato attraverso obblighi di apertura delle reti, piuttosto che frammentare ulteriormente uno spettro già scarso e costringere gli operatori a nuovi esborsi che sottrarrebbero risorse agli investimenti.

Tiscali ha accolto “con ampio favore” questo orientamento, auspicando che trovi “seguito e sostanza” nel provvedimento finale proprio per ridurre il rischio che un rinnovo integrale si traduca nell’irrigidimento del potere di mercato dei grandi operatori.

Open Fiber ha proposto un approccio basato su meccanismi di “use it or lease it” che obbligano alla restituzione o locazione delle risorse spettrali inutilizzate entro termini ragionevoli, insieme a obblighi di accesso più stringenti per chi detiene maggiori quantità di spettro.

È una soluzione delicata perché impatta profondamente con le strategie di sviluppo delle imprese che spesso sono basate anche su valutazioni giustamente riservate.

In ogni caso gli strumenti regolatori dovrebbero tenere conto delle diverse situazioni, ad esempio di chi come Iliad ha avuto vantaggi immensi, oggi inimmaginabili, in occasione del merge tra Wind e H3G, essendo stata selezionata come “remedy taker” nel merger, cioè nuovo quarto operatore nazionale creato per condizione antitrust, invece che dover entrare in piena autonomia.

Grazie a questa condizione ha ricevuto un pacchetto di spettro 3G/4G nei 900, 1800, 2100 e 2600 MHz, più numerose stazioni radio esistenti, riducendo drasticamente tempi e costi di costruzione della rete.

Ha ottenuto un accordo di roaming nazionale transitorio sulla rete Wind Tre, che le ha consentito di offrire da subito copertura ampia prima di completare la propria infrastruttura.

Nel complesso, Iliad ha beneficiato di un percorso d’ingresso regolatorio e industriale molto più favorevole di quello che oggi potrebbe realisticamente ottenere un nuovo entrante “puro” che dovesse comprare spettro, siti e backhaul sul mercato aperto.

Pertanto, in questo caso la regolazione potrebbe anche imporre un eventuale accesso a condizioni differenziate, considerando cioè il peso di vantaggi pregressi che oggi non sarebbero possibili.

Frequenze, reti e servizi: verso un nuovo modello industriale

Come evidenziato nel dibattito tecnico e nelle risposte alla consultazione, la nuova configurazione del mercato richiede un nuovo approccio regolatorio.

Il modello tradizionale, che legava il diritto d’uso dello spettro a contributi economici significativi, era concepito per operatori verticalmente integrati che controllavano l’intera catena del valore, dalla rete fisica al servizio retail.

Oggi, con la diffusione di modelli di sharing infrastrutturale e la possibile evoluzione verso assetti più disaggregati, ha senso considerare lo spettro radioelettrico come un’infrastruttura essenziale il cui accesso dovrebbe essere facilitato, anziché ostacolato da barriere economiche.

Un rinnovo gratuito accompagnato da obblighi stringenti di copertura, qualità del servizio e apertura all’accesso rappresenterebbe un approccio più coerente con questa nuova realtà del mercato.

La separazione tra reti e servizi, che procede inesorabilmente sotto la spinta delle dinamiche industriali e delle scelte regolatorie europee, suggerisce che lo spettro vada considerato sempre più come un bene comune da gestire nell’interesse generale, piuttosto che come una merce da monetizzare al massimo nel breve periodo.

Rinnovo gratuito delle frequenze mobili e certezza regolatoria per il settore

Un aspetto cruciale emerso dalla consultazione riguarda la continuità dei servizi e la salvaguardia degli investimenti già realizzati. Wind Tre ha evidenziato con particolare chiarezza il nesso tra rinnovo delle frequenze e continuità dei servizi 2G nella banda 900 MHz.

Pur in assenza di un obbligo formale, il mantenimento del GSM è oggi giustificato dall’elevato numero di dispositivi M2M e di apparati e-call installati a bordo dei veicoli. Una riduzione o un’incertezza sui diritti in banda 900 accelererebbe il processo di switch-off del 2G, con effetti critici per i servizi di sicurezza, telemetria e automazione che ancora si appoggiano a questa tecnologia.

Le preoccupazioni del settore dei trasporti, in particolare del Gruppo Ferrovie dello Stato, convergono su questo punto. La necessità che le infrastrutture ferroviarie godano di coperture radio affidabili lungo le tratte, sia per servizi GSM-R sia per applicazioni legate alla sicurezza e alla gestione del traffico, non può essere sottovalutata.

Il refarming dello spettro non può prescindere dalla salvaguardia dei servizi mission-critical che supportano infrastrutture essenziali per il Paese.

Più in generale, le compagnie hanno pianificato e avviato i loro piani di investimento sulle reti partendo dal presupposto di poter utilizzare le frequenze acquisite per l’intero arco temporale necessario ad ammortizzare i costi.

Modificare le condizioni in corso d’opera, richiedendo ulteriori esborsi per il rinnovo o rimettendo a gara porzioni significative dello spettro, crea incertezza regolatoria e rischia di scoraggiare investimenti futuri.

Gli operatori, le associazioni di categoria e i sindacati concordano su questo punto fondamentale: la prevedibilità del quadro regolatorio è essenziale per pianificare investimenti che richiedono orizzonti temporali di lungo periodo, spesso superiori al decennio.

Un rinnovo gratuito, o quantomeno a condizioni molto favorevoli, rappresenterebbe un segnale positivo di stabilità regolatoria, incentivando le compagnie a proseguire e intensificare i loro piani di sviluppo senza la preoccupazione di dover destinare risorse ingenti a nuove aste o contributi.

La lezione della banda 28 GHz per la gestione dello spettro

Un elemento particolarmente interessante emerso dalla consultazione riguarda la banda a 28 GHz, attualmente utilizzata per sistemi WLL e FWA. AGCOM propone di prorogare fino al 31 dicembre 2037 tutti i diritti d’uso esistenti, allineando così le scadenze con quelle delle bande 5G.

La proposta ha raccolto un consenso quasi unanime: operatori mobili, FWA, associazioni come AIIP, Tiscali, Open Fiber e FiberCop hanno tutti sottolineato come la proroga garantisca il ritorno degli investimenti fatti nelle reti FWA e preservi una risorsa preziosa per servizi simmetrici, locali o di ridondanza dove fibra e rame non sono disponibili o sufficientemente affidabili.

Tiscali ha ricordato che questa banda è stata fondamentale per lo sviluppo di servizi FWA funzionali al raggiungimento degli obiettivi europei e nazionali di banda ultralarga, anche nell’ambito dei piani BUL e “Italia a 1 Giga”.

La decisione di prorogare senza oneri aggiuntivi questi diritti d’uso rappresenta un riconoscimento implicito del fatto che la certezza normativa e la stabilità degli investimenti prevalgono sull’obiettivo di massimizzare il gettito immediato.

Perché questo approccio non dovrebbe valere anche per le bande mobili core? Se per la banda 28 GHz si è compreso che la proroga al 2037 è necessaria per dare certezza agli operatori FWA e agli investimenti già effettuati, la stessa logica dovrebbe applicarsi alle frequenze utilizzate per i servizi mobili tradizionali, che rappresentano una componente ancora più critica dell’ecosistema digitale nazionale.

FiberCop ha sottolineato un punto rilevante: differenziare i periodi di proroga tra titolari diversi sarebbe distorsivo, dal momento che i differenti orizzonti temporali delle licenze attuali derivano da scelte di investimento autonome delle società, non da preferenze regolatorie.

Questo principio di equità dovrebbe informare l’intero processo di rinnovo, evitando trattamenti discriminatori che potrebbero alterare le dinamiche competitive senza giustificazioni oggettive.

Gli obblighi di copertura come vera contropartita del rinnovo gratuito delle frequenze mobili

Se il rinnovo deve essere gratuito o comunque non oneroso, quali contropartite può legittimamente richiedere lo Stato? La risposta è chiara ed è emersa con forza dalla consultazione: obblighi ambiziosi di copertura, qualità del servizio e apertura all’accesso.

Questi impegni hanno un valore economico e sociale ben superiore a quello di un contributo monetario una tantum. Si pensi anche soltanto al maggiore gettito fiscale grazie all’indotto degli investimenti e al conseguente aumento di produttività e quindi di pil ottenuti per il decollo di servizi 5G evoluti, stand alone, nelle industrie italiane. Servizi che non vedremo mai senza nuovi investimenti degli operatori.

Molti contributi alla consultazione AGCOM hanno sottolineato che gli obblighi di copertura associati alle nuove assegnazioni o ai rinnovi dovranno tenere conto non solo della percentuale di popolazione coperta, ma anche delle principali infrastrutture di trasporto – stradali e ferroviarie – e di parametri qualitativi come velocità effettiva, latenza e densità di connessioni.

Open Fiber ha proposto che gli obblighi in caso di rinnovo siano ancora più ambiziosi di quelli previsti nell’opzione mista, proprio perché gli operatori beneficerebbero di una dotazione spettrale ampia e stabile.

AIIP ha chiesto che tali obblighi siano calibrati sulla quantità di spettro detenuta e orientati a migliorare le prestazioni anche nelle aree a fallimento di mercato.

Questa potrebbe essere una strada: scambiare il diritto di utilizzare una risorsa pubblica scarsa come lo spettro radioelettrico con l’impegno concreto a realizzare infrastrutture che servano l’intero territorio nazionale, incluse le aree periferiche e montane dove il business case è più difficile.

È un modello che privilegia gli impegni industriali e di servizio rispetto alla massimizzazione del gettito per l’erario, in piena coerenza con gli obiettivi della strategia “Italia 5G” e con le ambizioni digitali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il superamento del modello dell’asta finanziaria

Quasi tutti i soggetti intervenuti nella consultazione AGCOM concordano su un punto fondamentale: il modello di aste puramente finanziarie del passato non è più replicabile né auspicabile.

L’esperienza dell’asta 5G del 2018, che ha generato un gettito record ma ha anche drenato risorse ingenti dal settore, ha dimostrato i limiti di un approccio orientato esclusivamente alla massimizzazione degli introiti per lo Stato.

Open Fiber e AIIP hanno insistito sul fatto che criteri di aggiudicazione basati su copertura, qualità e sostenibilità debbano prevalere su quelli puramente economici.

Anche gli operatori mobili dominanti, pur da posizioni diverse sulla questione del rinnovo versus gara, hanno convenuto che eventuali procedure competitive dovrebbero privilegiare gli impegni di servizio rispetto al prezzo offerto.

Questo consenso trasversale rappresenta un’opportunità che il decisore pubblico non dovrebbe sprecare. Se tutti gli attori del settore riconoscono che il modello del passato era sbagliato, perché persistere su quella strada?

Un rinnovo gratuito condizionato a obblighi stringenti di investimento, copertura e accesso rappresenta un’alternativa più moderna e più efficace rispetto al modello dell’asta finanziaria, che premia chi ha maggiore disponibilità di cassa a breve termine piuttosto che chi è in grado di sviluppare meglio le infrastrutture nel lungo periodo.

La dimensione satellitare e la complessità della banda 28 GHz

Un aspetto particolare emerso dalla consultazione riguarda la coesistenza tra servizi terrestri e satellitari nella banda 28 GHz. Amazon Kuiper e Starlink hanno partecipato alla consultazione evidenziando l’importanza di garantire procedure di coordinamento efficaci tra stazioni terrestri fisse e gateway satellitari.

Amazon Kuiper ha sottolineato che l’attuale approccio, basato su un coordinamento bilaterale con intervento ministeriale solo in caso di insuccesso, si traduce spesso in ritardi e incertezza, proponendo la piena applicazione di procedure standard in linea con le raccomandazioni ITU e CEPT.

Starlink ha contestato l’obbligo di fornire piena trasparenza sull’ubicazione delle reti WLL e la formulazione attuale delle regole di coordinamento, ritenute tarate su operatori GEO e non adeguate alle costellazioni LEO.

Gli operatori FWA e le associazioni hanno replicato di non aver riscontrato finora particolari criticità di interferenza, chiedendo però che gli operatori FSS (Fixed Satellite Service) rendano più chiari i propri piani di sviluppo al 2037 – numero e localizzazione dei gateway – affinché possano essere pianificati in modo razionale gli investimenti in reti FWA.

Questo confronto evidenzia la complessità tecnica e regolatoria della gestione dello spettro nelle bande millimetriche, dove coesistono servizi diversi con esigenze talvolta divergenti.

La soluzione individuata da AGCOM – la proroga al 2037 con affinamento delle regole di coordinamento – rappresenta un equilibrio ragionevole, che garantisce certezza agli investimenti terrestri senza precludere lo sviluppo dei sistemi satellitari.

È un modello di regolazione pragmatica che privilegia la coesistenza tra tecnologie diverse piuttosto che la competizione per l’appropriazione esclusiva delle risorse spettrali.

Perché il rinnovo gratuito delle frequenze mobili è la scelta giusta per il Paese

Il rinnovo gratuito delle frequenze mobili non è un regalo agli operatori, ma una scelta di politica industriale che guarda al medio-lungo periodo.

Si tratta di riconoscere che il settore delle telecomunicazioni è una industria fondamentale per la competitività del sistema-Paese, e che investire nella sua crescita genera benefici economici e sociali superiori all’incasso immediato di contributi o proventi d’asta.

I dubbi del Ministero dell’Economia sulla scelta finale sono comprensibili in una fase in cui le finanze pubbliche sono sotto pressione e ogni euro di entrata mancata deve essere giustificato.

Ma viviamo da anni in emergenza, e forse più che aumentare le entrate per sostenere la spesa pubblica sarebbe il caso di invertire la tendenza e iniziare a ridurre le spese per liberare risorse che i diversi operatori economici potrebbero impiegare più efficientemente.

Inoltre una valutazione attenta dei costi e benefici, che consideri non solo il gettito immediato ma anche gli effetti economici di medio periodo, dovrebbe condurre a privilegiare l’opzione che massimizza gli investimenti e, di conseguenza, la crescita e il gettito fiscale futuro.

Il nodo dei mancati introiti va affrontato con una prospettiva più ampia e lungimirante. Quanto vale, in termini di competitività e sviluppo economico, avere un sistema di telecomunicazioni all’avanguardia, con coperture capillari e servizi di qualità elevata?

Quanto costa, invece, continuare ad accumulare ritardi rispetto ai competitor europei, con operatori finanziariamente indeboliti dalle aste pregresse e impossibilitati a sostenere gli investimenti necessari per lo sviluppo delle reti di nuova generazione?

La consultazione AGCOM ha messo in luce la complessità delle posizioni in campo, ma ha anche evidenziato alcuni punti di convergenza significativi.

Quasi tutti i soggetti concordano sul fatto che il modello di aste puramente finanziarie del passato non sia replicabile, e che occorra privilegiare impegni industriali e di servizio rispetto alla massimizzazione del gettito per l’erario.

Questa convergenza rappresenta una base solida su cui costruire una soluzione equilibrata. La decisione finale si muove in uno spazio complesso, cercando di conciliare esigenze solo in apparenza inconciliabili: stabilità regolatoria e sostegno agli investimenti da un lato, contendibilità dello spettro e apertura a nuovi modelli di servizio dall’altro; tutela delle infrastrutture critiche e degli utenti legacy, sviluppo del 5G avanzato e delle future reti 6G; valorizzazione del ruolo delle reti terrestri FWA e delle nuove costellazioni satellitari nella banda millimetrica.

Ma al centro di tutte queste considerazioni deve rimanere un principio fondamentale: lo spettro radioelettrico è una risorsa pubblica che deve essere gestita nell’interesse generale del Paese.

E l’interesse generale, in questo momento storico, consiste nel garantire che gli operatori dispongano delle risorse necessarie per sviluppare infrastrutture digitali all’altezza delle sfide del prossimo decennio, non nel massimizzare un gettito una tantum che verrebbe dilapidato in spese correnti senza lasciare traccia nel patrimonio infrastrutturale della nazione.

Le risposte a queste domande dovrebbero guidare la decisione finale, nel superiore interesse del Paese e della sua capacità di affrontare le sfide dell’economia digitale.

Un rinnovo gratuito delle frequenze, condizionato a obblighi ambiziosi di investimento, copertura e apertura all’accesso, rappresenta la scelta più lungimirante per garantire che l’Italia disponga delle infrastrutture digitali necessarie per competere nel contesto europeo e globale.

È una scelta di visione strategica che privilegia il futuro rispetto alla contabilità di breve periodo, gli investimenti reali rispetto agli introiti effimeri, la crescita di lungo termine rispetto alla cassa immediata.

È, in definitiva, la scelta giusta per il Paese.


guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x