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Governance It per il cloud sovrano, perché creare comitati inter-funzionali strategici



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La governance IT del cloud sovrano richiede un modello trasversale: comitati interfunzionali per bilanciare compliance, sicurezza dei dati e obiettivi di business. Normative UE, requisiti di localizzazione e rischi geopolitici accelerano l’adozione. Un framework strutturato guida strategia, implementazione, monitoraggio e miglioramento continuo

Pubblicato il 27 feb 2026

Federica Maria Rita Livelli

Business Continuity & Risk Management Consultant, BCI Cyber Resilience Group, Clusit, ENIA



fosdem open source (1); appalti digitali; governance it

In sintesi

  • La governance del cloud sovrano richiede comitati inter-funzionali per bilanciare sovranità dei dati, sicurezza, compliance e obiettivi di business.
  • Le normative UE (GDPR, NIS2, DORA) e iniziative nazionali come il PSN impongono localizzazione, resilienza e compliance-by-design.
  • Approccio operativo: assessment, PoC, strategia incrementale, formazione e metriche; supporto della leadership e exit strategy sono critici per il successo.
Riassunto generato con AI

Nel cloud sovrano la competenza tecnica non basta: serve una governance integrata. I comitati inter funzionali diventano il fulcro delle decisioni strategiche, assicurando equilibrio tra compliance, sicurezza dei dati e obiettivi di business.

La sovranità dei dati, nel contesto dell’UE, rappresenta un elemento chiave dell’autonomia strategica, poiché consente di tutelare le informazioni critiche da interferenze esterne e dall’applicazione di normative extraeuropee, garantendo – al contempo – un controllo consapevole sulle scelte tecnologiche e una riduzione delle dipendenze strutturali e dei rischi sistemici. Tale approccio è pienamente coerente con la “Declaration for European Digital Sovereignty”, adottata lo scorso 18 novembre 2025, che riconosce la sovranità digitale come leva strategica per rafforzare resilienza economica, competitività, sicurezza e coesione sociale

Inoltre, la governance IT del cloud sovrano non può più essere trattata come una responsabilità esclusivamente tecnica. Al contrario, richiede un modello di governo trasversale, basato su comitati inter-funzionali, in grado di guidare decisioni strategiche che impattano il rischio, la compliance, gli investimenti e la capacità competitiva dell’intera organizzazione.

Cloud dovrano, cosa dicono i dati

Analisti e leader del settore concordano sul fatto che l’adozione del cloud sovrano si sta accelerando. Gartner (secondo quanto si evince dall’articolo Gartner identifica le principali tendenze che stanno influenzando il futuro del cloud) prevede che oltre il 50% delle organizzazioni multinazionali attuerà strategie sovrane digitali entro il 2029, in aumento rispetto a meno del 10% nel 2025. Inoltre, l’adozione dell’IA, regolamenti sulla privacy più severi e rischi geopolitici in aumento stanno spingendo le imprese a proteggere dati e infrastrutture dal controllo di giurisdizioni esterne.

È interessante notare che, parallelamente, il cloud sovrano sta emergendo come componente strutturale delle strategie digitali delle organizzazioni europee, spinto dall’inasprimento dei requisiti normativi, dall’evoluzione dei rischi geopolitici e dalla crescente attenzione alla protezione dei dati e delle infrastrutture critiche.

Secondo il report “Cloud Monitor 2025” di KPMG, il 58% delle aziende considera ormai le capacità di cloud sovrano un requisito fondamentale, piuttosto che una funzionalità opzionale. Il report evidenzia come, in questo scenario, la fiducia nella sicurezza e nella conformità normativa emerge come un fattore determinante:

  • 72% delle imprese considera sicurezza e conformità normativa un requisito fondamentale.
  • 63% delle imprese richiede che i dati siano localizzati all’interno della propria giurisdizione legale.

Tali evidenze confermano come la localizzazione dei dati e il controllo giuridico dell’infrastruttura siano ormai elementi centrali nelle decisioni strategiche di adozione del cloud.

Inoltre, le imprese intervistate dimostrano una crescente disponibilità a investire, accettando sovrapprezzi fino al 20% per soluzioni di cloud sovrano. Di fatto, la sovranità digitale non è più percepita come un costo aggiuntivo, ma come una leva strategica di protezione contro rischi regolatori, operativi e geopolitici.

Obiettivo della strategia sovrana del cloud

L’obiettivo primario di una strategia di cloud sovrano è chiaro: garantire il massimo livello di controllo, autonomia e sicurezza dei dati e dei processi aziendali. Pertanto, per conseguire tale obiettivo, è necessario adottare un approccio olistico alla gestione del cloud, in grado di mitigare in modo sistematico i rischi, senza compromettere né la libertà operativa né l’evoluzione tecnologica dell’organizzazione. In tale prospettiva, il quadro normativo europeo – in materia di protezione dei dati e resilienza digitale – costituisce il fondamento della strategia di cloud sovrano, definendone principi, vincoli e requisiti operativi. In particolare:

Quadro normativo e framework di riferimento

GDPR – Definisce requisiti stringenti per la conservazione, il trattamento e il trasferimento dei dati personali, garantendo la piena applicazione della giurisdizione dell’Unione Europea e un regime di responsabilità legale riconosciuto a livello globale.
Direttiva NIS2 – Impone agli operatori di infrastrutture critiche e ai fornitori di servizi digitali l’adozione di programmi strutturati di cybersecurity e di procedure standardizzate per la gestione e la notifica degli incidenti, rafforzando l’esigenza di infrastrutture resilienti, localizzate nell’UE e di comunicazioni affidabili.
Regolamento DORA – Introduce requisiti specifici in materia di resilienza operativa digitale per il settore finanziario, imponendo controlli rigorosi sul rischio ICT, sulla continuità operativa e sulla concentrazione dei fornitori cloud, con un’attenzione particolare alla governance, alla gestione degli incidenti e ai test di resilienza.
Altri framework – Iniziative regolatorie quali il Data Governance Act, il Digital Markets Act, l’AI Act, insieme alle certificazioni nazionali, stanno innalzando ulteriormente gli standard in termini di localizzazione dei dati, trasparenza operativa e controllo degli accessi.

È doveroso ricordare che, in questo contesto normativo, si colloca l’iniziativa italiana del Polo Strategico Nazionale (PSN), concepita come infrastruttura di riferimento per la migrazione e la gestione dei dati critici della Pubblica Amministrazione e affidata a un consorzio composto da TIM, Leonardo, Sogei e Cassa Depositi e Prestiti Equity.

Il PSN costituisce un esempio concreto di attuazione dei principi di sovranità digitale a livello nazionale, traducendo il quadro regolatorio europeo in un modello operativo orientato a garantire controllo giuridico, sicurezza e resilienza delle informazioni strategiche del Paese.

Passaggi chiave per l’implementazione di un cloud sovrano

Di seguito si forniscono i cinque passaggi chiave per l’implementazione di un cloud sovrano e, precisamente:

1. Definizione degli obiettivi strategici e valutazione del rischio

Il primo passo verso il cloud sovrano è definire obiettivi di sovranità chiari, che possono essere raggruppati in quattro dimensioni essenziali, quali:

Sovranità legale – Garantire che tutti i dati siano archiviati e trattati all’interno della giurisdizione europea secondo regolamenti rigorosi (ad esempio, GDPR).

Sovranità operativa – Mantenere processi trasparenti e controllare le operazioni aziendali per rispondere rapidamente ai cambiamenti.

Sovranità tecnologica – Ridurre le dipendenze, sfruttando tecnologie proprietarie o alternative (ad esempio, soluzioni open source) per evitare il lock-in del fornitore.

Sovranità strategica -Costruire strategie a lungo termine con opzioni di exit strategy chiare e di migrazione indipendenti per rimanere agili in un mercato in evoluzione.

La definizione degli obiettivi è supportata da un’analisi completa del rischio, considerando aspetti di conformità, incertezze geopolitiche e il Cloud Act statunitense.

2. Architettura tecnica rinforzata

Un’infrastruttura tecnica solida è la base di qualsiasi strategia cloud sovrana. Pertanto, si consiglia di:

Selezionare e integrare più tipologie di cloud – Le organizzazioni, a seconda delle esigenze aziendali, possono considerare la combinazione di hyperscaler cloud, sovereign cloud e soluzioni cloud private. Di fatto, spesso, una soluzione ibrida è l’approccio migliore.

Definire la posizione e l’archiviazione dei dati -Si tratta, per la massima sicurezza, di concentrarsi sui data center ospitati localmente all’interno dell’UE per garantire che l’archiviazione dei dati rispetti gli standard europei di protezione e sicurezza.

Considerare servizi criptati e certificati – Le organizzazioni dovrebbero privilegiare soluzioni che adottino meccanismi di cifratura robusti e siano conformi a standard di sicurezza riconosciuti a livello internazionale, incluse le certificazioni ISO, al fine di garantire il pieno rispetto dei requisiti di sicurezza e di compliance.

3. Conformità-by-design

La conformità-by-design è al centro di una strategia di cloud sovrano e comporta:

Rispetto dei requisiti normativi – Garantire che tutti i sistemi e i processi siano conformi al GDPR e alle normative di cyber sicurezza, oltre che alle specifiche del settore.

Protezione contro l’accesso extraterritoriale – Minimizzare il rischio di accesso non autorizzato, utilizzando meccanismi di protezione come EU Shield o soluzioni simili.

Clausole contrattuali – Predisporre accordi contrattuali che, oltre a disciplinare la portabilità dei dati e le modalità di conservazione e deployment, prevedano meccanismi strutturati di exit strategy, comprensivi di condizioni, tempistiche e responsabilità per la migrazione verso ambienti alternativi.

4. Governance, trasparenza e monitoraggio

È doveroso evidenziare che un modello di governance efficace rappresenta un elemento abilitante fondamentale per garantire chiarezza, controllo e trasparenza nell’adozione e nella gestione del cloud sovrano. Ovvero, si tratta di garantire:

Definizione di un framework di governance – Progettare processi operativi coerenti con gli standard di IT service management e introdurre meccanismi di controllo strutturati, capaci di supportare il monitoraggio continuo dell’ambiente cloud ibrido, sia per le infrastrutture interne sia in coordinamento con i fornitori di servizi esterni.

Riduzione del rischio di lock-in del fornitore – Adottare soluzioni tecnologiche neutrali e interoperabili, facilmente “migrabili” verso ambienti cloud alternativi. A titolo esemplificativo, l’esecuzione di modelli di intelligenza artificiale su infrastrutture basate su Docker e Kubernetes, anziché su servizi proprietari degli hyperscaler, contribuisce a preservare flessibilità e reversibilità; una documentazione completa e l’impiego di componenti open source, ove possibile, rappresentano ulteriori leve chiave.

Opzioni di migrazione indipendente – Definire exit strategy strutturate e soluzioni di continuità operativa che consentano di garantire reversibilità e rapidità di risposta a evoluzioni tecnologiche, normative o di mercato. In tale ambito, i modelli ibridi rappresentano un approccio equilibrato per coniugare flessibilità operativa e controllo.

5. Proof of concept (PoC) e miglioramento continuo

Prima di procedere con l’implementazione su larga scala della strategia cloud, è fondamentale condure un Proof of concept (PoC), finalizzato a:

Validazione operativa – Verificare in condizioni reali l’efficacia delle misure di sicurezza, dei controlli di governance e dei meccanismi di conformità, assicurandone l’allineamento ai requisiti normativi, tecnici e organizzativi che sono stati definiti.

Miglioramento continuo – Garantire che l’infrastruttura e i processi di governance mantengano un adeguato livello di flessibilità e adattabilità rispetto all’evoluzione tecnologica, normativa e geostrategica, attraverso attività strutturate di monitoraggio, di controllo e reporting continuo.

Trasformazione della governance digitale e creazione di comitati inter-funzionali per la strategia

Il cloud sovrano sta determinando una profonda evoluzione dei modelli di governance tradizionali, richiedendo l’adozione di framework più strutturati e controllati. Le organizzazioni sono chiamate a dotarsi di assetti di governance multidimensionali, capaci di operare in modo integrato sui livelli normativo, operativo, tecnologico e strategico, garantendo una conformità regolatoria rigorosa senza compromettere l’agilità operativa necessaria a sostenere l’innovazione.

In questo contesto, un approccio intrinsecamente olistico – che supera la logica dei silos organizzativi – rende imprescindibile l’istituzione di comitati interfunzionali deputati alla definizione e al governo delle scelte strategiche in ambito cloud sovrano, evidenziando al contempo i limiti dei modelli di governance storicamente centrati sulla sola funzione IT.

Principali criticità dei modelli ITcentrici e valore dei comitati interfunzionali

È doveroso evidenziare che, sino ad oggi, le decisioni relative all’infrastruttura informatica sono state prevalentemente dominio dei reparti IT, con un coinvolgimento limitato di altre funzioni aziendali. Tale approccio si rivela inadeguato quando si affrontano tematiche legate al cloud sovrano. Di seguito il valore dei comitati interfunzionali:

Complessità normativa e giuridica – Le decisioni in ambito cloud sovrano presentano implicazioni legali e regolatorie che eccedono il perimetro tecnico tradizionale. La corretta interpretazione dei requisiti in materia di protezione dei dati, giurisdizione e vincoli contrattuali rende necessario il coinvolgimento strutturato delle funzioni legali e di compliance.

Impatto strategico sul business – Le scelte infrastrutturali influenzano direttamente la strategia aziendale, incidendo su: capacità di innovazione, agilità operativa, struttura dei costi e posizionamento competitivo. Pertanto, un modello di governance efficace richiede il contributo attivo delle funzioni di business e operative.

Gestione integrata del rischio – Il rischio associato al cloud sovrano è multidimensionale e include componenti tecnologiche, geopolitiche, reputazionali e finanziarie. Di fatto, i comitati interfunzionali consentono una valutazione trasversale e coordinata, superando approcci frammentati e parziali.

Allineamento strategico e decisionale – L’integrazione di prospettive eterogenee favorisce decisioni più consapevoli e coerenti con le priorità aziendali, riducendo il rischio di soluzioni tecnicamente valide ma non allineate agli obiettivi di lungo periodo.

Governance del cambiamento – La collaborazione interfunzionale rafforza i processi di change management, favorendo il coinvolgimento tempestivo degli stakeholder, oltre a ridurre il rischio di scelte unilaterali, che potrebbero generare inefficienze o criticità operative nelle fasi successive.

Struttura dei comitati e articolazione della governance

Un comitato interfunzionale efficace per la governance del cloud sovrano dovrebbe includere rappresentanti delle principali funzioni aziendali coinvolte nella sicurezza, con responsabilità chiaramente definite, oltre alle funzioni legale, compliance, procurement e alle business unit.

Il contributo di queste ultime è essenziale per assicurare una prospettiva operativa, definire requisiti funzionali concreti e garantire che le soluzioni adottate supportino effettivamente gli obiettivi di business. In funzione della complessità organizzativa, la governance del cloud sovrano risulta opportuno articolarsi su più livelli, quali:

Livelli di comitato

Comitato strategico – Composto dal top management, è responsabile della definizione della strategia complessiva di cloud sovrano, dell’approvazione degli investimenti rilevanti e dell’allineamento con la strategia aziendale, operando tipicamente su base trimestrale o in occasione di decisioni di rilievo.

Comitato operativo – Costituito da manager e responsabili funzionali, presidia l’implementazione della strategia, coordina le attività interfunzionali, gestisce le criticità operative e monitora l’avanzamento rispetto agli obiettivi, con una cadenza più frequente.

Gruppi di lavoro tecnici – Dedicati a specifiche aree tematiche (migrazione applicativa, sicurezza, conformità normativa, ottimizzazione dei costi), operano con elevata frequenza e coinvolgono specialisti ed esperti tecnici.

Sfide dei comitati inter-funzionali

L’implementazione di modelli di governance basati su comitati interfunzionali presenta sfide rilevanti, legate alla complessità del coordinamento tra funzioni con priorità e linguaggi differenti, nonché alla carenza di competenze che combinino dimensioni tecniche, normative e strategiche.

A ciò si aggiungono considerazioni economiche, poiché i costi del cloud sovrano possono risultare superiori rispetto alle soluzioni tradizionali, rendendo necessarie analisi costi-benefici che tengano conto anche della riduzione del rischio e dei benefici di lungo periodo.

Di fatto, il passaggio dalle infrastrutture esistenti al cloud sovrano è un processo complesso, che richiede un coordinamento articolato e può generare interruzioni temporanee dei servizi; ciò rende fondamentale la progettazione di un piano di migrazione ben strutturato, con fasi pilota e meccanismi di rollback, per salvaguardare la continuità operativa.

Fattori critici di successo vs. comitati inter-funzionali

Un elemento fondamentale per il successo dei comitati interfunzionali per la governance del cloud sovrano è il commitment della leadership. Pertanto, in assenza di un supporto esplicito, continuo e visibile da parte del top management, tali iniziative rischiano di rimanere confinate a progetti di natura esclusivamente IT, privi della necessaria rilevanza e di incisività strategica.

Un ulteriore elemento determinante è rappresentato dalla chiara definizione di ruoli e responsabilità all’interno dei comitati. Di fatto, la formalizzazione delle competenze attribuite a ciascuna funzione, unitamente alla strutturazione dei processi decisionali e dei meccanismi di escalation, consente di prevenire sovrapposizioni operative, lacune di accountability e potenziali conflitti interni.

Inoltre, la comunicazione costituisce un fattore abilitante critico, dato che un flusso informativo efficace – sia all’interno del comitato sia verso il resto dell’organizzazione – favorisce l’allineamento strategico e il coinvolgimento degli stakeholder. Ne consegue che è essenziale adottare un modello di comunicazione bidirezionale, in grado di raccogliere feedback e contributi dalle diverse funzioni coinvolte.

Infine, l’adozione di metodologie agili e iterative – rispetto ad approcci rigidi e sequenziali – permette ai comitati interfunzionali di rispondere con maggiore tempestività all’evoluzione del contesto tecnologico, normativo e geopolitico, garantendo flessibilità decisionale e capacità di adattamento nel tempo.

Prospettive future e raccomandazioni

Il panorama del cloud sovrano è in continua evoluzione, con diverse tendenze che stanno emergendo. In particolare, l’integrazione crescente tra cloud sovrani nazionali ed europei sta creando un ecosistema più ampio che combina i benefici della sovranità con economie di scala maggiori. In quest’ottica, iniziative come Gaia-X rappresentano tentativi di federare capacità cloud sovrane mantenendo standard comuni di interoperabilità e sicurezza.

Inoltre, l’adozione di tecnologie edge computing, in combinazione con il cloud sovrano, permette di gestire dati sensibili localmente riducendo latenza e migliorando la conformità normativa; mentre, l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati su infrastrutture cloud sovrane sollevano nuove questioni relative alla proprietà degli algoritmi e alla governance dei modelli di machine learning.

Infine, la crescente attenzione alla sostenibilità ambientale sta influenzando anche le scelte di cloud sovrano, con organizzazioni che valutano l’efficienza energetica e l’impatto ambientale delle infrastrutture cloud, oltre ai tradizionali criteri di sicurezza e di sovranità.

Raccomandazioni operative

Si consiglia alle organizzazioni che intendono implementare o rafforzare la governance del cloud sovrano attraverso comitati inter-funzionali, di considerare i seguenti step:

Iniziare con un assessment approfondito della situazione attuale, classificando dati e applicazioni e identificando gap di sovranità critici. Tale assessment deve coinvolgere tutte le funzioni rilevanti fin dall’inizio per assicurare una comprensione condivisa della sfida.

Definire una strategia incrementale, anziché attuare una transizione completa immediata, considerando che un approccio per fasi permette di acquisire esperienza, dimostrare valore e costruire consenso progressivamente.

Investire nella formazione e nello sviluppo delle competenze, non solo tecniche ma anche relative alla governance, alla gestione del rischio e alla compliance, considerando che il capitale umano è spesso il fattore limitante in termini di successo dell’implementazione.

Stabilire metriche chiare e processi di monitoraggio fin dall’inizio, in quanto la misurabilità degli obiettivi costituisce un presupposto essenziale per una governance efficace. Di fatto, la disponibilità di indicatori oggettivi e verificabili consente di: supportare decisioni basate su evidenze; rafforzare i meccanismi di accountability; garantire un controllo continuo sull’evoluzione della strategia.

Preservare un adeguato livello di flessibilità strategica, riconoscendo la struttura dinamica del contesto del cloud sovrano. Pertanto, le decisioni strategiche del breve termine devono essere prese in modo da consentire adattamenti futuri, evitando situazioni di lock-in tecnologico e limitazioni derivanti da modelli architetturali o clausole contrattuali eccessivamente rigide.

Lo scenario

L’adozione del cloud sovrano si configura come un percorso strategico, capace di trasformare un vincolo regolatorio in una leva di: resilienza operativa, affidabilità sul mercato e vantaggio competitivo. La sovranità digitale, infatti, non si esaurisce nel rispetto dei requisiti normativi, ma implica la costruzione di una base digitale sicura e autonoma, in grado di sostenere nel tempo crescita, innovazione e competitività all’interno del mercato europeo.

Pertanto, per garantire una transizione efficace, è necessario adottare un approccio calibrato sul contesto organizzativo, fondato su una solida comprensione del quadro normativo e supportato da un impegno strutturato verso il miglioramento continuo. Ne consegue che, in questo scenario, la governance IT del cloud sovrano richiede un modello interfunzionale coordinato, basato su comitati che integrino competenze tecniche, legali, finanziarie e operative.

Di fatto, solo attraverso una collaborazione strutturata tra le diverse funzioni è possibile definire e attuare strategie capaci di bilanciare sicurezza, conformità normativa, sostenibilità economica e capacità di innovazione, adattandosi in modo dinamico a un contesto tecnologico e regolatorio in costante evoluzione.

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