scenario

Perché le minacce ibride spingono il mercato delle infrastrutture critiche



Indirizzo copiato

Il mercato globale della protezione delle infrastrutture critiche punta a 206,31 miliardi di dollari entro il 2031, spinto da minacce fisiche e cyber, obblighi di resilienza e automazione. Restano i nodi degli impianti datati, delle competenze OT e della sicurezza della supply chain

Pubblicato il 28 ago 2026

Luisa Franchina

Presidente Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche

Maria Beatrice Versaci

Junior Analyst Hermes Bay S.r.l.



Innovazioni nel settore IIoT per l'energia; fotovoltaico virtuale
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti


Secondo le stime pubblicate da MarketsAndMarkets, una società di ricerche di mercato specializzata nel settore tecnologico, il mercato globale della protezione delle infrastrutture critiche è destinato a raggiungere nel periodo 2026-2031 i 206,31 miliardi di dollari, dai 160,28 attuali, con un tasso di crescita annuo composto del 5,2%[1]. Con infrastrutture critiche si intendono i servizi essenziali che permettono il funzionamento del sistema Paese: le reti energetiche e idriche, i trasporti, le telecomunicazioni, i sistemi finanziari e sanitari.

Infrastrutture che, oltre che essenziali, sono anche interconnesse. Nell’attuale scenario globale di conflitti ibridi, un attacco a un’infrastruttura critica, sia esso fisico o cyber, ha il potenziale di interromperne i servizi mettendo in difficoltà un intero Paese, e propagandosi a cascata a tutti gli altri settori collegati. Lo sa bene il governo italiano, che a giugno ha pubblicato la Strategia Nazionale per la Resilienza dei soggetti critici[2], e l’UE, che già nel 2022 promulgava la Direttiva CER (2022/2557) [3], della quale la Strategia costituisce il recepimento.

Attacchi alle infrastrutture critiche e conflitti ibridi

Episodi del genere, di portata e impatto variabile, sono già all’ordine del giorno: nel contesto del conflitto con gli Stati Uniti, ad esempio, hacker affiliati all’Iran hanno colpito una centralina elettrica nel Regno Unito provocandone l’interruzione del servizio, anche se l’attacco non è stato percepito dagli utenti, e degli impianti di depurazione delle acque proprio in America, con un impatto in questo caso più grave[4].

Più indietro nel tempo, il gruppo di orientamento filo-israeliano Predatory Sparrow ha rivendicato, nel dicembre 2023, ossia due mesi dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre, un’operazione informatica che ha mandato fuori uso circa il 70 per cento delle stazioni di rifornimento in Iran, dopo aver già colpito in precedenza la rete ferroviaria iraniana e un impianto siderurgico, in quest’ultimo caso provocando un incendio[5].

Crescita della protezione delle infrastrutture critiche e norme

Secondo la proiezione di mercato, tra i fattori che trainano la crescita del settore c’è proprio l’aumento delle minacce, sia fisiche che informatiche. Questo è accompagnato dalla necessità di garantire la resilienza e la continuità operativa dei servizi essenziali. In particolare, anche gli obblighi normativi imposti dai governi ai gestori di infrastrutture essenziali in materia di resilienza e continuità operativa sono un elemento che spinge la crescita del settore.

La sicurezza, infatti, lasciata alla sola logica di mercato, può tendere a essere sottodimensionata rispetto al rischio reale. Per il singolo gestore, investire sulla resilienza è un costo che pesa sul bilancio, mentre il beneficio di quell’investimento ricade non solo sull’azienda, ma anche sulle altre infrastrutture collegate e si estende all’intero sistema paese.

Nel momento in cui il beneficio di una spesa si distribuisce su soggetti diversi da chi la sostiene, l’incentivo a spenderla si riduce. La regolamentazione serve proprio a correggere questo squilibrio, imponendo per legge un livello minimo di investimento che il mercato da solo non riesce a generare spontaneamente.

I vincoli degli impianti industriali e delle competenze OT

Per contro, elementi di freno alla crescita economica del settore sono la difficoltà di innestare tecnologie di sicurezza moderne su impianti industriali progettati decenni fa con un focus soprattutto sulla sicurezza fisica, e la disponibilità limitata di professionisti qualificati in sicurezza informatica OT.

Tecnologie per la protezione delle infrastrutture critiche

A proposito di sicurezza fisica, questa è anche la componente principale dell’attuale mercato CIP (Critical Infrastructure Protection), insieme alla sorveglianza, al controllo degli accessi e la protezione perimetrale, alla sicurezza delle reti e dei sistemi di controllo industriale, al monitoraggio e la risposta agli incidenti, e ai sistemi di rilevamento video delle intrusioni.

Tutti elementi che da anni costituiscono il grosso del fatturato del comparto e che sono, secondo la proiezione, destinati ad essere integrati da Intelligenza Artificiale, operazioni di sicurezza e sistemi di rilevamento e risposta alle minacce automatizzati e una maggiore integrazione tra sistemi IT, OT e IoT, creando entro il 2031 un nuovo ecosistema di prodotti, tecnologie e aziende.

Fornitori rilevanti e sicurezza della supply chain

La dipendenza crescente da fornitori terzi, appaltatori, piattaforme cloud e apparecchiature connesse è presentata dalla proiezione come una sfida che sarà difficile gestire, poiché allarga di fatto il perimetro da proteggere oltre i confini dell’organizzazione e richiede processi più solidi di valutazione dei fornitori e di gestione delle vulnerabilità lungo tutta la catena di fornitura.

In Italia, il problema è stato in parte affrontato dalla Determina dell’ACN n. 127437/2026[6], che si riallaccia al principio espresso dalla NIS2 per cui un soggetto può essere considerato critico anche in quanto elemento della catena di approvvigionamento. E infatti impone ai soggetti NIS di comunicare all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale l’elenco dei propri “fornitori rilevanti”, indicando denominazione, paese, codici CPV della fornitura e il criterio di rilevanza applicato. A livello europeo, anche il Cyber Resilience Act[7] impone degli obblighi che scattano proprio tra qualche giorno: l’11 settembre 2026.

Da questa data i produttori di prodotti con componenti digitali dovranno segnalare alle autorità europee (tramite la piattaforma di ENISA) le vulnerabilità attivamente sfruttate e gli incidenti gravi. La parte che riguarda più da vicino la supply chain è che il regolamento non distingue tra vulnerabilità originate internamente e vulnerabilità ereditate da componenti software di terze parti; quindi, obbliga di fatto i produttori a controllare anche la sicurezza dei propri fornitori di componenti.

Protezione delle infrastrutture critiche: il mercato europeo

Per quanto riguarda la posizione dell’Europa nel mercato CIP, all’interno della proiezione di MarketsAndMarkets, il mercato europeo rappresenta la seconda quota più ampia, preceduto da quello nordamericano e seguito dal blocco asia-pacifico. La crescita più rapida, secondo le stime, si registrerà però in Medio Oriente e Africa, dove la rapida digitalizzazione delle reti energetiche, dei trasporti e delle infrastrutture digitali sta ampliando l’esposizione di sistemi che fino a poco tempo fa restavano isolati da internet.

Sul piano settoriale, il comparto commerciale, che comprende strutture ad alta frequentazione come ospedali, musei, siti storici e centri ricreativi, rappresenta la fetta più ampia della domanda in valore assoluto, mentre le telecomunicazioni sono il comparto con il tasso di crescita più elevato (superiore al 7 per cento annuo) coerentemente con il ruolo sempre più centrale delle reti di connettività nel funzionamento di tutti gli altri settori critici.

Dalla protezione reattiva a quella autonoma

Lo scenario generale che emerge dal report è quello di un settore che si allontana progressivamente da un modello di protezione reattiva, in cui l’intervento arriva dopo che l’incidente si è già verificato, per avvicinarsi a un modello predittivo e via via più autonomo, in cui i sistemi di monitoraggio segnalano le anomalie prima che si trasformino in incidenti e, in una fase più avanzata, arrivano a coordinare parte della risposta senza un intervento umano diretto. Un percorso di maturazione che lo stesso report descrive come una progressione dalla protezione reattiva a quella preventiva, predittiva, adattiva e infine autonoma.

I limiti della protezione delle infrastrutture critiche

Questa evoluzione appare plausibile alla luce degli investimenti già in corso da parte dei principali operatori del settore energetico, dei trasporti e delle telecomunicazioni, ma resta condizionata dal superamento dei due ostacoli strutturali sopra menzionati, che il report stesso individua come persistenti: la difficoltà di aggiornare impianti industriali datati senza comprometterne la continuità operativa e la carenza di personale qualificato capace di gestire sistemi che uniscono competenze industriali e informatiche.

A questi si aggiunge un terzo elemento, cioè il fatto che l’automazione intelligente basata sull’IA, introdotta per difendere le infrastrutture critiche allarga, allo stesso tempo, la superficie dei sistemi la cui affidabilità e il cui allineamento agli obiettivi previsti vanno essi stessi sorvegliati con attenzione.

Note

[1] https://www.marketsandmarkets.com/Market-Reports/critical-infrastructure-protection-cip-market-988.html

[2] https://www.governo.it/it/articolo/strategia-nazionale-la-resilienza-dei-soggetti-critici/32064

[3] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32022L2557

[4] https://www.telegraph.co.uk/news/2026/08/22/iranian-hackers-shut-down-uk-power-plant/

[5] https://www.aljazeera.com/news/2023/12/18/iran-says-cyberattack-disrupts-petrol-stations-across-country

[6] https://www.acn.gov.it/portale/documents/d/guest/detacn_misuresicurezza-v4_post

[7] https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/2847/oj/eng

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x