Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un’accelerazione tecnologica senza precedenti. Tecnologie come l’AI e il cloud sono diventate leve strategiche attraverso cui le organizzazioni pubbliche e private costruiscono competitività e resilienza.
L’AI system integration, ovvero l’integrazione dell’AI nei sistemi aziendali esistenti, è uno degli ambiti in cui la complessità tecnologica e l’esigenza di conformità a un articolato quadro normativo emergono con forza, mettendo alla prova non solo le competenze, ma anche il ruolo del partner IT per eccellenza: il system integrator.
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Un mercato in crescita, tra nuove sfide e opportunità
Secondo i dati Assintel, il 2025 dovrebbe essersi chiuso con una crescita del 4,5% del mercato ICT italiano, e un dato analogo è previsto per il 2026, a conferma di come la spesa tecnologica sia ormai una leva strutturale per la crescita e non una voce comprimibile di budget.
In questo contesto, non sorprende che la principale voce di investimento riguardi l’intelligenza artificiale: Gartner stima per il 2025 un incremento della spesa del 76,4% e, in prospettiva 2026, individua traiettorie come i sistemi multi-agent e i modelli linguistici di dominio come le più promettenti. La centralità dei progetti di AI system integration nasce proprio in risposta all’incremento esponenziale degli investimenti.
A fronte di queste opportunità, le sfide per le organizzazioni non sono mancate e non mancheranno. Il quadro normativo si è fatto significativamente più articolato: solo nel 2025 sono diventate applicabili normative di grande impatto come DORA, NIS 2, AI Act e Data Act, insieme a un corpus crescente di linee guida, norme locali e requisiti settoriali. Parallelamente, le minacce informatiche continuano ad aumentare per frequenza e sofisticazione, il costo dei data breach cresce (superando in media i 4 milioni di dollari, secondo IBM) mentre le tensioni geopolitiche e i temi di sovranità del dato influenzano in modo diretto le scelte IT delle organizzazioni.
System Integrator 2026: nuove responsabilità tra AI e compliance normativa
Naturalmente, le aziende tendono a trasferire una quota crescente della nuova complessità sui partner di filiera. È quanto accade, come accennato, nei progetti di AI system integration, che richiedono al partner IT un insieme articolato di competenze che spaziano dall’architettura dei sistemi alla gestione dei dati, dalla sicurezza alla governance delle soluzioni adottate. Oggi, inoltre, diventano centrali anche capacità avanzate di gestione del rischio, la disponibilità di un osservatorio attivo sulle evoluzioni normative e una dimensione consulenziale orientata a comprendere l’impatto dell’AI sui processi e a supportare le aziende nel rimodellarli, individuando nuovi equilibri a livello organizzativo.
Ma rispetto anche solo a due, tre anni fa, in che modo sono cambiate le sfide per un system integrator? Ci risponde Tiziano Proietti Mari CEO di Sphera Service, azienda italiana che dal 2016 supporta la trasformazione digitale di organizzazioni pubbliche e private: “La complessità dei progetti di oggi, dalla gestione dei dati alla sicurezza, fino all’orchestrazione di ecosistemi applicativi eterogenei, non era solo meno visibile qualche anno fa, ma spesso neanche compresa. Oggi, invece, è il cuore delle decisioni tecnologiche e richiede un partner capace di muoversi trasversalmente, anticipare i rischi e sostenere la governance con una visione ampia e consulenziale. Ad oggi, essere sempre aggiornati su nuove tecnologie e integrarle nelle nostre soluzioni per offrire il massimo valore ai clienti è la più grande sfida che affrontiamo”.
Identikit del partner IT di successo nell’era AI
Se è vero che l’attuale scenario rappresenta, per un system integrator, un’opportunità di crescita e di evoluzione del proprio posizionamento, è altrettanto vero che miscelare visione, competenze tecnologiche e strategiche non è alla portata di tutti. Gli operatori, infatti, sono chiamati a misurarsi con un’accelerazione tecnologica senza precedenti e con il relativo skills gap.
Sphera Service ha scelto di cogliere questa opportunità. L’azienda italiana, che oggi si avvale di 30 professionisti e ha un fatturato di circa 3 milioni di euro, ha definito un piano industriale ambizioso che prevede il superamento dei 10 milioni di euro in tre anni attraverso una combinazione di sviluppo interno e acquisizione di nuove realtà del settore, con l’obiettivo di rafforzare il proprio posizionamento sul mercato italiano e internazionale.
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: quali sono gli ingredienti chiave per poter ambire a una crescita così importante a fronte di molteplici sfide?
Orientamento all’innovazione
Secondo Proietti Mari, sono diverse le leve che possono fare la differenza. Il primo fattore è l’orientamento all’innovazione, inteso non come semplice adozione di nuove tecnologie, ma come capacità strutturata di sperimentare, apprendere e adattarsi continuamente.
“Le aziende ICT – ci spiega il CEO – operano in un settore ad alto tasso di innovazione. Per questo, è fondamentale che chi le supporta promuova da un lato curiosità e sperimentazione, ovvero l’utilizzo di nuove tecnologie, linguaggi e approcci; dall’altro, un approccio di continuous learning, ovvero formazione continua attraverso certificazioni, corsi e conferenze”. A corollario, è inoltre essenziale mantenere un approccio aperto, capace di intercettare nuovi paradigmi, separando l’hype da ciò che può portare valore concreto per i clienti.
Qualità e customer centricity
Per essere un partner strategico e orientare l’evoluzione dei clienti, è ovviamente necessaria la convivenza di competenze iper-specialistiche, peraltro piuttosto rare sul mercato, e una solida visione d’insieme.
Meno scontato, ma altrettanto determinante, è l’orientamento al cliente. Portando l’esempio della sua azienda, Proietti Mari sottolinea che “La nostra governance aziendale si basa sul principio dell’orientamento al cliente e alla qualità: in particolare, la forte attenzione alle esigenze dell’utente finale (user-centered design), la cultura al miglioramento continuo e accountability sono alla base di ogni nostra soluzione”. Il miglioramento continuo, richiamato in modo quasi rituale da molte organizzazioni, diventa in realtà un requisito imprescindibile in un contesto in cui ogni giorno emergono nuovi framework, metodologie, tecnologie e modelli. Limitarsi a soluzioni consolidate non è coerente con le aspettative di chi chiede al system integrator non una risposta puntuale, ma una relazione di lungo periodo.
Organizzazione e cultura collaborativa
Tra gli elementi differenzianti non figura soltanto l’eccellenza tecnica sulle nuove frontiere dell’innovazione, ma anche tematiche di natura organizzativa. In particolare, si riferisce a “un modello organizzativo capace di adattarsi rapidamente senza perdere struttura e, soprattutto, una cultura collaborativa solida e consapevole. In Sphera Service lavoriamo con team cross-funzionali che operano fianco a fianco, promuoviamo una comunicazione aperta e trasparente tra i diversi livelli dell’organizzazione e investiamo molto nella condivisione della conoscenza attraverso strumenti collaborativi”.
È proprio questo elemento di collaborazione e condivisione, spesso meno visibile rispetto alla componente tecnologica, a giocare un ruolo determinante per un operatore IT che ambisce a un posizionamento evoluto. Una cultura organizzativa di questo tipo consente infatti di trasformare ogni nuovo trend in un’opportunità per rafforzare competenze, valore e rafforzamento sul mercato.
Articolo realizzato in collaborazione con Sphera Service















Interessante il passaggio sui dati