Nella seduta del 29 aprile 2026, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha trasmesso alla Commissione europea una richiesta di valutazione dei servizi offerti da Google Ireland Ltd attraverso le interfacce AI Overviews e AI Mode. La segnalazione, adottata con il voto contrario della commissaria Elisa Giomi, invoca gli articoli 27, 34 e 35 del Digital Services Act: trasparenza dei sistemi di raccomandazione e mitigazione dei rischi sistemici per la libertà di informazione e il pluralismo dei media.
AGCOM ha agito nella sua qualità di Coordinatore nazionale dei servizi digitali (DSC), attivando l’articolo 65 del DSA, la norma che consente ai coordinatori nazionali di sottoporre questioni relative alle piattaforme di dimensioni molto grandi (VLOP/VLOSE) direttamente alla Commissione.
Si tratta di una segnalazione, non di un procedimento, la competenza sulle grandi piattaforme resta a Bruxelles. Il presidente Lasorella aveva anticipato la mossa già a febbraio, dichiarando pubblicamente che il rischio è di non leggere più i giornali parlando di compressione della libertà informativa. Lasorella ha poi precisato che gli elementi acquisiti da AGCOM lo hanno convinto che il rischio sistemico non sia stato valutato da Google e che non siano stati predisposti adeguati strumenti per mitigarlo.
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Il reclamo degli editori contro Google AI Overviews
L’iniziativa nasce da un reclamo formale della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), che accusa Google di aver trasformato il motore di ricerca in un traffic killer. Secondo gli editori, AI Overviews, disponibile in Italia da marzo 2025, fornisce risposte sintetiche direttamente nella pagina dei risultati, disincentivando il click verso le fonti originali. A seguito della segnalazione, AGCOM ha condotto audizioni con Google, FIEG e FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) prima di decidere il deferimento a Bruxelles.
Google AI Overviews e la convergenza europea
La segnalazione italiana non è un caso isolato. In Germania, un’alleanza di associazioni del settore media e digitale, tra cui ENPA, EMMA, Corint Media, VAUNET e AlgorithmWatch, ha già presentato un reclamo analogo alla Bundesnetzagentur in qualità di DSC tedesco, contestando le stesse disposizioni del DSA. Lo stesso Lasorella ha ricordato che un’analoga segnalazione è stata fatta dall’autorità tedesca prima di noi. La Commissione si trova dunque di fronte a due allarmi convergenti dallo stesso strumento normativo.
La FIEG ha peraltro precisato che la propria iniziativa si inserisce in un’azione coordinata dall’ENPA (European Newspaper Publishers’ Association) presso i Coordinatori dei servizi digitali di altri Paesi dell’Unione, con l’obiettivo esplicito di ottenere l’apertura di un procedimento DSA da parte della Commissione.
Ma il DSA non è l’unico fronte. Il 10 febbraio 2026 l’European Publishers Council (EPC) ha presentato un reclamo formale antitrust alla Commissione europea, contestando un abuso di posizione dominante ai sensi dell’articolo 102 del TFUE. L’EPC, che riunisce gruppi editoriali come DMG Media, The Guardian, News UK, Axel Springer e The New York Times, sostiene che Google utilizza i contenuti giornalistici senza autorizzazione, senza meccanismi effettivi di opt-out e senza equa remunerazione, trasformando il motore di ricerca da servizio di rinvio in un answer engine che trattiene gli utenti nel proprio ecosistema. Il reclamo si innesta sull’indagine antitrust che la Commissione stessa aveva aperto il 9 dicembre 2025 sull’uso da parte di Google dei contenuti dei web publisher per finalità AI.
Tre binari regolatori distinti convergono così sulla stessa condotta. Il DSA, con le segnalazioni dei coordinatori nazionali sui rischi sistemici per il pluralismo; l’antitrust, con il reclamo EPC e l’indagine della Commissione su condizioni commerciali inique; il copyright e l’equo compenso, terreno su cui AGCOM ha competenze proprie e su cui ha istituito un tavolo permanente di confronto tra Google, altre piattaforme ed editori. Non si ricorda un’analoga convergenza di strumenti europei su un singolo servizio digitale.
Il calo del traffico con Google AI Overviews
Le contestazioni degli editori non si fondano solo su argomenti di principio. I dati empirici sul calo dei tassi di click-through (CTR) sono convergenti e provengono da fonti indipendenti. L’analisi Ahrefs di febbraio 2026, condotta su 300.000 keyword e dati aggregati di Google Search Console, ha rilevato che la presenza di AI Overviews è correlata a una riduzione del 58% del CTR per le pagine in prima posizione, quasi il doppio rispetto al 34,5% documentato nella precedente rilevazione dell’aprile 2025. Lo studio Pew Research Center, che ha tracciato 68.000 ricerche reali, registra un CTR dell’8% quando il sommario AI è presente, contro il 15% in sua assenza: una riduzione relativa del 46,7%. In Germania, i dati SISTRIX stimano 265 milioni di click organici persi ogni mese, con AI Overviews presenti in circa il 20% delle keyword monitorate.
Un aspetto particolarmente rilevante per la valutazione della Commissione riguarda il cosiddetto dilemma insostenibile evidenziato dall’EPC: gli editori che vogliono impedire l’uso dei propri contenuti nelle AI Overviews devono rinunciare alla visibilità nei risultati di ricerca tradizionali, perché gli strumenti tecnici di opt-out offerti da Google (come il tag NOSNIPPET) rimuovono anche i frammenti descrittivi nei risultati organici. Per la stragrande maggioranza degli editori, questa non è un’opzione praticabile.
AGCOM, Google AI Overviews e il nodo Giomi
Il dissenso della commissaria Giomi non è una nota a margine, ma tocca un nervo scoperto dell’intera costruzione regolatoria. Giomi ha dichiarato pubblicamente che, segnalando alla Commissione europea il presunto danno al pluralismo causato da AI Overviews e AI Mode, il Consiglio di AGCOM crea un problema di identità istituzionale prima ancora che regolatorio, rischiando di assumere un ruolo protezionistico degli interessi economici degli editori della stampa quotidiana, più che di garante del pluralismo e della diversificazione delle opinioni nel dibattito pubblico.
La critica è sostanziale, non procedurale. Giomi non nega che la sostenibilità economica dell’editoria sia un tema reale, ma sostiene che sarebbe stato più trasparente riconoscere esplicitamente il valore storico e simbolico dell’editoria in Italia piuttosto che inquadrare la questione come tutela del pluralismo. Il punto è delicato: il DSA è pensato per la mitigazione dei rischi sistemici, non per la protezione di modelli di business. La domanda che Giomi pone implicitamente è se la compressione del traffico editoriale sia un rischio sistemico per il pluralismo dell’informazione oppure un problema di mercato che andrebbe affrontato con strumenti diversi, per l’appunto quelli del diritto della concorrenza e del copyright.
La risposta a questa domanda non è ovvia. Se il DSA finisce per essere usato come leva industriale, perde credibilità come strumento di protezione dei diritti fondamentali. Se invece si interpreta il pluralismo informativo come un bene che dipende dalla sostenibilità economica dei suoi produttori, allora la connessione tra perdita di traffico e rischio sistemico diventa più difendibile. In ogni caso, la frattura interna ad AGCOM rende visibile una tensione che probabilmente attraversa anche altre autorità europee.
La posizione di Google su AI Overviews
Google respinge l’accusa di voler sostituire la stampa. Diego Ciulli, responsabile Government Affairs and Public Policy di Google in Italia, ha definito AI Overviews e AI Mode una naturale evoluzione del motore di ricerca, sostenendo che l’obiettivo è migliorare il modo precedente di fare ricerca, non l’accesso all’informazione. A livello europeo, l’azienda ha parlato di affermazioni imprecise volte a frenare funzionalità AI che gli europei desiderano, e ha sottolineato di offrire strumenti tecnici per la gestione dei contenuti. Come rilevato dall’EPC e confermato da analisi indipendenti, gli strumenti di opt-out attualmente disponibili pongono gli editori di fronte a una scelta tra accettare l’uso dei propri contenuti nell’AI o perdere visibilità nei risultati organici.
Tavolo italiano e decisione europea su Google AI Overviews
Nella stessa seduta del 29 aprile, AGCOM ha istituito un tavolo permanente di confronto tra Google, altre piattaforme ed editori su copyright, intelligenza artificiale e pluralismo. La FIEG ha accolto favorevolmente l’iniziativa, definendola un elemento distintivo nel panorama europeo. Il tavolo è volontario, come ha ammesso Lasorella, non sono obbligati, ma è importante che si siedano e trovino un momento di dialogo. Inoltre, il 12 maggio è attesa la decisione definitiva della Corte di giustizia europea sul modello italiano di equo compenso per l’uso online di contenuti editoriali (delibera AGCOM 3/2023/CONS), contestato da Meta. Una pronuncia favorevole all’Italia rafforzerebbe il terzo binario regolatorio, quello del copyright, ma Lasorella stesso ha riconosciuto che con l’AI servirà probabilmente un aggiornamento della disciplina.
La partita, però, si gioca ora a Bruxelles. La Commissione si trova a gestire una pressione crescente e convergente da più fronti nazionali e da più strumenti normativi. Se deciderà di avviare un’indagine formale, le sanzioni per le piattaforme VLOP/VLOSE possono arrivare fino al 6% del fatturato globale. Al di là dell’esito, il caso segna un punto di svolta nel modo in cui l’Europa affronta l’impatto dell’AI generativa sull’ecosistema dell’informazione: non più come questione settoriale tra editori e piattaforme, ma come stress test della propria architettura regolatoria.












