Dal 18 febbraio 2027 entra in vigore l’articolo 11 del Regolamento (UE) 2023/1542, il cosiddetto Batteries Regulation. Il principio è netto, ma la sua applicazione confusa.
Facciamo chiarezza.
Indice degli argomenti
Regole batterie rimovibili dal 2027: i punti chiave
Si stabilisce che le batterie portatili incorporate nei dispositivi elettronici di consumo devono essere rimovibili e sostituibili dall’utente finale, in qualsiasi momento della vita utile del prodotto, con strumenti disponibili in commercio.
Niente colle aggressive, niente utensili proprietari, niente design sigillati.
La norma, adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE il 12 luglio 2023, è solo l’ultimo capitolo di una strategia regolamentare che ha già prodotto l’obbligo della porta USB-C e l’eliminazione del caricatore dalle confezioni dei laptop. Ma è di gran lunga il capitolo più ambizioso, tocca l’architettura interna dei prodotti, non solo le loro interfacce esterne. Lo fa in un contesto in cui la miniaturizzazione spinta e la sigillatura ermetica sono diventate la norma progettuale dell’industria.
Due regolamenti, una zona grigia
Per comprendere cosa accadrà è necessario distinguere i due pilastri normativi in gioco, perché si sovrappongono parzialmente. La zona di sovrapposizione è diventata il terreno di una disputa regolamentare con ricadute molto concrete.
- Il primo pilastro è il Regolamento (UE) 2023/1670, noto come Ecodesign per smartphone e tablet, in vigore dal 20 giugno 2025. Questo regolamento si rivolge esclusivamente a smartphone, feature phone, telefoni cordless e tablet (da 7 a 17,4 pollici), impone requisiti di durabilità della batteria (almeno 800 cicli conservando l’80% della capacità), disponibilità dei pezzi di ricambio per almeno sette anni, aggiornamenti software garantiti per cinque anni e accesso non discriminatorio ai mezzi di riparazione.
- Il secondo pilastro è il Batteries Regulation, che estende il principio della batteria rimovibile a tutta l’elettronica di consumo. L’articolo 11 stabilisce che chiunque immetta sul mercato UE un prodotto con batteria portatile deve garantirne la rimovibilità da parte dell’utente finale.
Il nodo critico sta nell’intersezione tra i due regolamenti. Nel gennaio 2025, la Commissione europea ha pubblicato linee guida interpretative (Notice C/2025/214) contenenti un passaggio decisivo: per i prodotti già coperti dall’Ecodesign, smartphone e tablet, quest’ultimo prevale sul Batteries Regulation.
Smartphone esentati
Tradotto: smartphone e tablet sono esentati dall’obbligo di batteria rimovibile dall’utente finale. La batteria deve restare sostituibile, ma la sostituzione può essere riservata a tecnici professionisti, senza lo sportellino per l’accesso diretto.
A rendere l’esenzione ancora più specifica, il regolamento prevede una clausola di durabilità: un dispositivo può mantenere il design sigillato se la batteria conserva almeno l’80% della capacità originale dopo 1.000 cicli di ricarica (o l’83% dopo 800 cicli) e se il dispositivo possiede certificazione IP67 o superiore. Un doppio requisito che i flagship attuali di Apple e Samsung, nella maggior parte dei casi, già soddisfano.
Gli smartphone (più economici) che non soddisfano il requisito durata batteria o IP67 (resistenza acqua) dovranno permettere la possibilità di rimuoverla con facilità agli utenti (senza bisogno di pistola termica). Ma è anche possibile che dal 2027 anche i modelli più economici faranno un upgrade a IP67 e durabilità della batteria, evitando così l’obbligo di riprogettare lo smartphone.
Un bene, questo, per il consumatore (sempre che non aumenti di conseguenza il costo finale).
Le critiche: una falsa dicotomia
Right to Repair Europe, la coalizione di organizzazioni che ha seguito il processo legislativo fin dall’inizio, ha definito questa interpretazione un precedente pericoloso. La critica è filosofica prima che tecnica. Creare un’alternativa tra durabilità e riparabilità è, secondo le ONG del settore, una falsa dicotomia. Un dispositivo può, e dovrebbe, essere entrambe le cose. Premiare i produttori che scelgono soltanto la durabilità, consentendo loro di mantenere batterie sigillate, indebolisce l’impatto della norma proprio nella categoria di prodotti con il volume di vendita più alto.
C’è anche un problema di definizioni. Il Batteries Regulation parla di strumenti disponibili in commercio (commercially available tools) come soglia per la rimovibilità. Ma la soglia è più elastica di quanto sembri: un cacciavite pentalobe, quello necessario per aprire un iPhone, si ordina online per pochi euro, eppure nessun utente medio lo ha nel cassetto degli attrezzi. Altre normative europee di ecodesign facevano riferimento a strumenti di base (basic tools), uno standard più restrittivo che avrebbe garantito un accesso reale da parte dell’utente medio. La formulazione attuale lascia margini che i produttori potrebbero sfruttare.
Un’altra battaglia vinta dal fronte della riparabilità riguarda invece il divieto esplicito di parts-pairing, la pratica con cui Apple e Samsung collegano via software componenti specifici al numero di serie del dispositivo. In passato, sostituire la batteria con un’unità identica ma non accoppiata in fabbrica poteva generare messaggi di errore o disabilitare funzionalità come la percentuale di stato della batteria. Il nuovo regolamento vieta questa pratica, una batteria compatibile deve funzionare senza restrizioni software arbitrarie.
I prodotti nel mirino: laptop, auricolari, console
Se gli smartphone restano in una zona protetta, l’articolo 11 si applica pienamente a tutti gli altri dispositivi con batteria portatile: laptop, cuffie wireless, auricolari true wireless, smartwatch, fitness tracker, console portatili, action camera, speaker Bluetooth, smart glasses, e-reader.
Per ciascuna di queste categorie, il livello di impatto varia enormemente in funzione delle attuali scelte progettuali.
I notebook rappresentano il caso più significativo. I design attuali puntano su corpi sempre più sottili con celle spesso incollate e difficili da separare senza strumenti specializzati. Dal febbraio 2027, i laptop venduti in Europa dovranno consentire la sostituzione della batteria da parte dell’utente. Considerando che i cicli di sviluppo hardware nel settore vanno dai 12 ai 18 mesi, le piattaforme in progettazione oggi devono già tenere conto di questo requisito.
Le console portatili offrono il caso di studio più eclatante del momento. Nintendo, secondo un’inchiesta del Nikkei, sta sviluppando una versione della Switch 2 con batteria sostituibile, sia per la console che per i controller Joy-Con 2, destinata specificamente al mercato europeo. La console, uscita nel giugno 2025, ha una batteria che iFixit ha trovato facile da disconnettere ma incollata in sede. Il redesign per l’Europa potrebbe arrivare attorno al 2027, in coincidenza con l’entrata in vigore del regolamento. Al momento, Nintendo non prevede di estendere la versione riprogettata ad altri mercati, le altre regioni continueranno a ricevere console con batterie incollate. Un caso esemplare di frammentazione regolamentare.
Gli auricolari true wireless pongono un problema ingegneristico quasi irrisolvibile con le tecnologie attuali. Come si realizza un vano batteria su un dispositivo in-ear da 5 grammi è una domanda alla quale l’industria non ha ancora risposto. Molti produttori stanno esplorando la deroga prevista per dispositivi specificamente progettati per funzionare in un ambiente periodicamente soggetto a spruzzi d’acqua, flussi d’acqua o immersione, una clausola pensata per computer subacquei che rischia di trasformarsi in un’esenzione di comodo per una vasta gamma di wearable.
Thomas Opsomer di iFixit ha segnalato esplicitamente questo rischio, alcuni stakeholder industriali cercano di utilizzare l’esenzione per ambienti umidi per evitare la conformità, basandosi su argomentazioni di sicurezza non fondate, dato che esistono numerosi prodotti resistenti all’acqua con batterie rimovibili.
Il caso Meta: quando la batteria diventa questione geopolitica
Il terreno dove la norma incontra la resistenza più visibile è quello degli smart glasses. Meta non ha ancora lanciato i Ray-Ban Display nel mercato europeo, la batteria non rimovibile ed è uno dei motivi principali. Andrew Puzder, ambasciatore USA presso l’UE, ha dichiarato pubblicamente: “Qual è l’unico posto al mondo dove non puoi vendere questi occhiali? L’Unione Europea. Perché? Perché la batteria non è rimovibile.”
Meta sta negoziando con le istituzioni europee un’esenzione che copra non solo i propri prodotti ma l’intera categoria degli smart glasses, argomentando che il vincolo della batteria rimovibile penalizzerebbe i dispositivi indossabili in generale, occhiali, orologi, auricolari, pin. Per ora, senza successo.
Il caso è interessante sotto più profili. Sul piano tecnico, l’argomento di Meta non è privo di fondamento. Negli smart glasses ogni grammo e ogni millimetro contano, un vano batteria occupa spazio, aggiunge peso e impone compromessi sull’ergonomia. L’obiezione ha un controesempio già sul mercato, sia gli Inmo Go 3 sia i Quark AI S1 di Alibaba offrono batterie rimovibili in formato occhiale. La fattibilità ingegneristica è dimostrata, ciò che è in discussione è se il compromesso sul design sia accettabile per un produttore che compete anche sull’estetica.
Sul piano politico, il caso Meta trasforma una questione di regolamentazione industriale in un punto di attrito transatlantico. L’ambasciatore statunitense ha usato il blocco dei Ray-Ban Display come esempio delle barriere normative europee che ostacolano i prodotti americani, una narrativa che si inserisce nella più ampia tensione tra Washington e Bruxelles sulla regolamentazione tecnologica, dall’AI Act al Digital Markets Act.
Sul piano strategico, la vicenda rivela un pattern, le regolazioni europee costringono i produttori globali a scegliere tra adeguarsi (investendo nel redesign) o ritirarsi dal mercato. Apple ha dovuto ritardare il lancio di Apple Intelligence nell’UE per conformarsi alla normativa locale. Meta, per il momento, ha scelto la sospensione. Ma il mercato europeo, 450 milioni di consumatori, è troppo grande per essere ignorato indefinitamente.
Il Pixel Watch 4: la prova che si può fare
Mentre Nintendo riprogetta e Meta negozia, c’è un produttore che ha già dimostrato come la conformità sia raggiungibile anche in dispositivi miniaturizzati: Google, con il Pixel Watch 4.
Lo smartwatch, lanciato nell’ottobre 2025, è stato riprogettato da zero rispetto alle generazioni precedenti. Il retro si apre svitando due viti T2 nascoste sotto il cinturino, senza colla. I sensori posteriori restano collegati anche a retro aperto, così la sostituzione della batteria non richiede disconnessioni complesse. Google ha collaborato con iFixit per le parti di ricambio e ha pubblicato un manuale di riparazione ufficiale di 118 pagine. Il punteggio di riparabilità assegnato da iFixit è di 9 su 10, il più alto mai attribuito a uno smartwatch.
Il dato più significativo è che tutto questo è stato ottenuto mantenendo la certificazione IP68. La tenuta stagna è garantita da guarnizioni in silicone e O-ring su ogni vite, esattamente come negli orologi meccanici. La sostituzione della batteria, durante una dimostrazione ufficiale di Google documentata da Chrome Unboxed, ha richiesto 13 minuti, un tempo paragonabile alla manutenzione di un orologio al quarzo, come Google stessa ha dichiarato ad Android Centra.
Il Pixel Watch 4 smonta, letteralmente, l’argomento secondo cui riparabilità e miniaturizzazione sono incompatibili. Se Google è riuscita a rendere riparabile uno smartwatch con protezione dall’immersione, l’onere della prova si sposta su chi sostiene che sia impossibile farlo con gli smart glasses o con gli auricolari.
La timeline batterie rimovibili: cosa succede prima del 2027
L’articolo 11 del febbraio 2027 è la scadenza più nota, ma non è l’unica. La Batteries Regulation prevede un calendario di adempimenti progressivi che sta già producendo effetti.
Dall’agosto 2024 tutte le batterie vendute nell’UE devono recare la marcatura CE e superare una procedura di valutazione della conformità. Dall’agosto 2025, la vecchia Direttiva Batterie (2006/66/CE) è stata completamente abrogata e sostituita dal nuovo regolamento.
La prossima scadenza rilevante è agosto 2026: le batterie portatili dovranno riportare in etichetta il produttore, la chimica, il peso, la capacità e la data di produzione. Le batterie portatili ricaricabili dovranno inoltre indicare la durata prevista. Le batterie non ricaricabili dovranno essere identificate come tali con chiarezza.
Dal febbraio 2027, oltre all’obbligo di rimovibilità, scatta l’obbligo del passaporto digitale della batteria: un QR code collegato a informazioni su modello, storia individuale della batteria e istruzioni di riciclo. Contemporaneamente, i target di raccolta salgono al 63% per le batterie portatili a fine vita, per arrivare al 73% entro il 2030. Il recupero del litio dovrà raggiungere l’80% entro il 2031.
Le batterie sostitutive, inoltre, dovranno restare disponibili a un prezzo ragionevole e non discriminatorio per almeno cinque anni dopo l’ultimo esemplare del modello immesso sul mercato. Una clausola che cambia l’economia stessa dell’obsolescenza: se un telefono venduto fino al 2029 viene poi ritirato dal mercato, le batterie di ricambio devono restare reperibili fino almeno al 2034.
La deadline per presentare richieste di deroga aggiuntive, prevista dall’articolo 11(4), si è chiusa il 30 aprile 2025. Il processo è concluso e le deroghe concesse dalla Commissione definiranno il perimetro finale degli obblighi.
L’effetto Bruxelles sui prodotti di elettronica, di nuovo
L’impatto della normativa non si fermerà ai confini dell’Unione. È difficile immaginare che i produttori sviluppino versioni strutturalmente diverse dello stesso dispositivo per mercati diversi, lo si è già visto con la USB-C, dove la decisione europea ha di fatto imposto lo standard globale, successivamente adottato anche dall’India.
Il Batteries Regulation presenta un potenziale analogo. La scala del mercato europeo (450 milioni di consumatori) e i costi di una doppia linea produttiva rendono più conveniente, nella maggior parte dei casi, adeguare il prodotto globale allo standard più esigente. Il caso Nintendo, che per ora progetta una versione europea separata, potrebbe rivelarsi l’eccezione, non la regola.
Diversi stati USA stanno già esplorando legislazioni sul diritto alla riparazione lungo linee simili. La Cina sta valutando normative analoghe. Se il pattern si ripetesse, il Batteries Regulation potrebbe diventare il punto di riferimento regolamentare mondiale, non perché i legislatori di altri paesi lo copieranno direttamente, ma perché l’industria avrà già adeguato i prodotti.
Un cambio strutturale, non estetico
Sarebbe riduttivo leggere questa normativa come una questione di design industriale. Il suo significato è più profondo, è il tentativo europeo di spostare il paradigma da un’elettronica di consumo progettata per essere sostituita a un’elettronica progettata per durare.
Le implicazioni toccano almeno tre livelli.
- Sul piano ambientale, l’UE genera circa cinque milioni di tonnellate di rifiuti elettronici all’anno, il degrado della batteria è la prima ragione per cui dispositivi ancora funzionali vengono dismessi. Rendere la batteria un componente sostituibile, anziché il timer biologico del prodotto, potrebbe ridurre significativamente il ciclo di sostituzione.
- Sul piano economico, la Commissione stima risparmi collettivi fino a 20 miliardi di euro entro il 2030, derivanti dall’estensione della vita utile dei dispositivi. Un dato che riflette l’entità del costo nascosto dell’obsolescenza accelerata.
- Sul piano dei diritti del consumatore, il regolamento segna un ribaltamento del rapporto di forza tra produttore e utente. Per oltre un decennio, l’industria ha progressivamente sottratto all’utente il controllo sulla manutenzione dei propri dispositivi, trasformando la sostituzione della batteria da un gesto domestico in un servizio a pagamento in regime di quasi-monopolio. Il Batteries Regulation, con tutti i suoi limiti e le sue esenzioni, inverte la direzione.
Non sarà un processo lineare. Le deroghe per ambienti umidi saranno probabilmente oggetto di contenzioso. La definizione di prezzo ragionevole per le batterie di ricambio resta priva di soglie concrete, con il rischio di un’applicazione disomogenea tra i 27 Stati membri.
L’esenzione per smartphone e tablet rimane, per le organizzazioni del diritto alla riparazione, una ferita aperta. Ma il vettore è chiaro, l’industria lo ha capito: le decisioni progettuali prese oggi, nei laboratori di Cupertino, Suwon, Kyoto e Shenzhen, definiranno i prodotti che vedremo sugli scaffali tra due anni. In quel momento, il regolamento non sarà più una prospettiva normativa, sarà il nuovo perimetro del possibile.








