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Brani generati con l’AI, arriva la stretta su streaming e classifiche



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Con l’avvicinarsi degli obblighi di trasparenza dell’AI Act, il settore musicale accelera sulle misure contro i brani generati dall’intelligenza artificiale. Deezer, Spotify e industria discografica si muovono tra etichettatura, rimozioni, classifiche ufficiali e criteri per distinguere creatività umana e contenuti sintetici

Pubblicato il 31 lug 2026

Enzo Mazza

CEO F.I.M.I. (Federazione industria musicale italiana)



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Con l’avvicinarsi della deadline del 2 agosto, prevista dall’AI Act, con i relativi obblighi di cui all’articolo 50 della legge (obblighi di trasparenza per i fornitori e gli operatori di sistemi di IA generativi) che affrontano i rischi di inganno e manipolazione, promuovendo l’integrità dell’ecosistema dell’informazione, tutto il settore dei contenuti è in attività.

Tali obblighi di trasparenza, ricordiamolo, riguardano la marcatura e l’individuazione dei contenuti generati dall’IA e l’etichettatura dei deepfake e di alcune pubblicazioni generate dall’IA.

AI Act e obblighi di trasparenza sui contenuti generati dall’IA

Cosa sono i deepfake ai sensi dell’AI Act: “si tratta di immagini e/o contenuti audio e video che assomigliano notevolmente a persone, luoghi o eventi esistenti e che potrebbero apparire falsamente autentici” e i sistemi che creano contenuti (audio, video, immagini, testo) devono contrassegnarli in un formato leggibile meccanicamente, indicando che sono stati generati o manipolati artificialmente. L’obbligo si applica anche ai deployer che sono obbligati a rendere noto che il contenuto è stato creato o modificato artificialmente.

L’obbligo di labeling per i deepfake non si applica esclusivamente se il contenuto è chiaramente artistico, satirico, creativo o fittizio, ma l’esistenza di tali contenuti generati o manipolati deve comunque essere rivelata in modo appropriato.

L’applicazione di tale previsione è stata corredata dalla EU con la definizione di un insieme di icone per etichettare determinati contenuti generati dall’IA.

Musica generata dall’AI, il caso Deezer

Tali previsioni avranno un deciso impatto anche sul settore musicale dove la guerra ai cloni AI è in pieno svolgimento. La piattaforma di streaming Deezer ha recentemente annunciato che i brani interamente caricati con l’AI sul proprio servizio hanno raggiunto la cifra di 90 mila in un giorno, con punte di oltre il 50 % dei brani caricati quotidianamente.

Nel 2025, Deezer è diventata la prima piattaforma di streaming a individuare, etichettare ed escludere la musica generata dall’IA dalle raccomandazioni algoritmiche.

In futuro, Deezer rimuoverà sistematicamente i brani generati dall’IA utilizzati per frodi nello streaming, nonché quelli che non saranno stati ascoltati in streaming per almeno 6 mesi.

Spotify e il nodo dell’etichettatura dei brani AI

Nei giorni scorsi è arrivata anche la notizia che Spotify abbia intrapreso un’iniziativa significativa per rimuovere contenuti. Secondo quanto dichiarato da Sam Duboff, dirigente responsabile degli artisti, del marketing e delle politiche globali dell’azienda, l’operazione avrebbe riguardato oltre 75 milioni di brani rimossi negli ultimi 12 mesi.

Sempre nei giorni scorsi la testata 404 Media aveva rilanciato anche un’altra notizia di rilievo secondo la quale Spotify non etichetta la musica generata e ciò ha portato alla nascita di strumenti indipendenti per “fare il lavoro di Spotify”.

Per colmare il vuoto lasciato dalla piattaforma sono nati siti come SoullessMusic e SlopTracker, che catalogano artisti sospettati di essere generati dall’IA e analizzano i brani per valutarne l’origine. Nel caso di Slime Dot, un artista con oltre 100 mila stream, uno di questi strumenti ha stimato che il brano “Fully” fosse altamente probabile che fosse stato generato con Suno.

L’articolo evidenzia casi in cui contenuti IA avrebbero imitato l’estetica, la voce o addirittura l’identità di artisti reali. Viene ricordato anche il fenomeno delle tracce pubblicate sotto il nome di musicisti deceduti, un problema che hai già seguito in passato e che compare anche in altre analisi presenti nella tua posta.

Royalties, playlist e attenzione algoritmica

Il problema non è solo etico ma economico. Secondo i creatori di questi database, la proliferazione di artisti artificiali rischia di assorbire una quota crescente delle royalties e dell’attenzione algoritmica. Il sito SlopTracker sostiene che numerosi progetti IA accumulano milioni di stream e competano direttamente con artisti umani per playlist, raccomandazioni e ricavi.

Spotify viene criticata per la scarsa trasparenza e l’autore sottolinea che altre piattaforme, come YouTube e più recentemente Deezer, hanno introdotto meccanismi di identificazione o segnalazione della musica generata dall’IA. Spotify, invece, viene accusata di non fornire informazioni sufficienti agli utenti e di non rendere visibile l’origine artificiale dei contenuti. Secondo l’articolo, questa assenza di etichette identificative rende difficile capire l’effettiva dimensione del fenomeno sulla piattaforma.

L’industria discografica verso un labelling volontario

Su questo fronte si è mossa l’industria discografica con una soluzione lanciata dalle maggiori organizzazioni che rappresentano un ampio spettro di creator e aziende discografiche in tutto il mondo definendo un approccio unificato all’etichettatura (labelling) volontaria delle tracce per offrire ai fan informazioni più chiare sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa nelle registrazioni sonore. Distinguendo tra “Generato dall’IA” e “Assistito dall’IA”, le etichette sono pensate per un’adozione ampia e globale, su tutti i servizi musicali digitali e altri partner. Il sistema di etichettatura (labelling) è progettato per evolversi al mutare della tecnologia e dei requisiti.

A questo annuncio è poi seguito anche un intervento che riguarda le classifiche di vendita dei dischi più venduti.

Classifiche ufficiali e criteri per i brani sviluppati con l’IA

L’industria ha adottato una nuova serie di princìpi che disciplinano l’idoneità delle registrazioni sviluppate utilizzando l’intelligenza artificiale generativa ai fini dell’inclusione nelle classifiche ufficiali, tra le quali la Top of the Music by FIMI/NIQ italiana.

La policy stabilirà un confine netto tra la creatività guidata dall’essere umano e le opere puramente sintetiche o generate da modelli di IA non autorizzati. Contribuirà inoltre a garantire che i brani con un numero di ascolti gonfiato in modo fraudolento non vengano riconosciuti e celebrati nelle classifiche.

Si tratta di princìpi che permetteranno alle classifiche ufficiali di consentire un uso appropriato dell’IA nel processo creativo, pur rimanendo un’autentica celebrazione della creatività umana.

In base alle nuove linee guida, una registrazione sviluppata con l’IA potrà essere inclusa in classifica solo se soddisfa tre criteri fondamentali:

  • il servizio di IA utilizzato è debitamente autorizzato e lecito,
  • il brano è sostanzialmente realizzato da un essere umano,
  • non solleva preoccupazioni relative alla manipolazione degli ascolti o della classifica;

a cui si aggiungono questi altri criteri:

  • è conforme alle leggi applicabili, comprese quelle relative al diritto d’autore, ai diritti connessi e ai diritti della personalità,
  • la messa a disposizione non viola i termini del servizio GenAI utilizzato,
  • l’uso di servizi di GenAI per lo sviluppo è adeguatamente segnalato ai consumatori sui servizi a valle (ad es. le piattaforme di streaming digitale), in conformità con la normativa applicabile e/o gli standard di etichettatura del settore.

Musica generata dall’AI, una nuova sfida per il mercato

Lo scenario complesso dell’AI generativa nel settore musicale richiede di essere governato evitando le derive avvenute nel passato con la pirateria digitale. L’AI costituisce una nuova grande opportunità tecnologica per il settore musicale, ma i rischi connessi all’utilizzo improprio devono essere sicuramente contrastati con efficacia e questo sarà possibile solo con il coinvolgimento attivo di tutti gli attori del mercato.

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