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Fortnite torna sull’App Store nel mondo: conta anche per noi in Europa, ecco perché



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Il ritorno globale di Fortnite su App Store, annunciato da Epic il 19 maggio 2026, riapre il confronto tra Stati Uniti ed Europa. Il punto non è soltanto l’accesso allo store, ma la possibilità per gli sviluppatori di usare canali di pagamento esterni senza commissioni e vincoli che ne svuotino il vantaggio competitivo

Pubblicato il 21 mag 2026

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu



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Il 19 maggio 2026 Epic Games ha annunciato che Fortnite è tornato sull’App Store “around the world”, nel mondo, con una nota che trasforma il rientro del gioco in una dichiarazione politica e regolatoria.

La novità è interessante anche per noi europei, che abbiamo affrontato il tema con il Digital markets act e che quindi già avevamo Fortnite su App Store.

Il punto: la battaglia con Apple ora non riguarda più soltanto un singolo titolo o il mercato statunitense, ma il modo in cui le autorità di più giurisdizioni intendono affrontare il tema della libertà concessa agli sviluppatori dentro l’ecosistema iPhone.

Epic sostiene che la pressione internazionale stia crescendo e che Apple continui a difendere il proprio modello con fee, requisiti onerosi e percorsi dissuasivi.

Partita aperta, anche in Europa: perché non basta aprire formalmente il mercato con le regole ma anche verificare se quell’apertura è concreta e praticabile. Su questo punto, la partita negli Usa ha qualcosa da dire anche qui in Europa.

Epic su App Store di Apple nel mondo

Da notare che il primo ritorno di Fortnite su iPhone negli Stati Uniti è avvenuto già il 20 maggio 2025 dopo quasi cinque anni di assenza. La novità di questi giorni è che Epic prova ora a usare quel precedente come leva globale.

Nella nota del 19 maggio 2026, l’azienda richiama direttamente un argomento emerso nel contenzioso americano: Apple stessa, davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, ha sostenuto che i regolatori di altri Paesi stanno osservando il caso per capire quali commissioni possano essere applicate sugli acquisti coperti dalle nuove regole. Epic parte da qui per rilanciare: se Apple sarà costretta a mostrare con più trasparenza i costi che giustificano le sue commissioni, diventerà più difficile difendere in altri mercati fee considerate sproporzionate.

La questione è quale prezzo Apple possa continuare a imporre quando un acquisto avviene fuori dal circuito classico dell’in-app purchase. Fattore che può di fatto fare la differenza tra apertura vera o illusoria.

Il precedente americano resta centrale

Dopo la lunga causa avviata da Epic nel 2020, i giudici americani hanno contestato il tentativo di Apple di rispettare solo in apparenza l’obbligo di consentire link e call to action verso pagamenti esterni. Il cuore della contestazione era semplice: se il collegamento esterno è gravato da una commissione quasi equivalente a quella interna, il diritto esiste solo sulla carta.

Per questo motivo il contenzioso Usa ha avuto un impatto che va oltre il singolo caso. Ha introdotto un criterio di valutazione più severo: la compliance non si misura solo dal testo delle regole, ma dagli effetti economici reali che quelle regole producono per sviluppatori e utenti.

La posizione in Europa su App Store

Sul piano formale, l’Europa ha costruito un perimetro più ampio. Il DMA non si limita ai pagamenti esterni. Consente anche marketplace alternativi, web distribution e maggiori possibilità di steering verso offerte esterne. Apple stessa, nella documentazione per gli sviluppatori nell’Unione europea, riconosce che in UE gli utenti possono installare app da marketplace alternativi e direttamente dal sito di uno sviluppatore autorizzato.

In questo senso, il quadro europeo è più esteso di quello statunitense. Negli Usa il risultato ottenuto da Epic ha inciso soprattutto sulle condizioni commerciali dentro l’App Store. In Europa, almeno sul piano normativo, l’apertura riguarda anche la distribuzione.

Ma qui emerge la frizione più importante. Diritti più ampi non significano automaticamente mercato più aperto. La traduzione pratica del DMA passa infatti per addendum contrattuali, disclosure sheet, requisiti tecnici, modelli di attribuzione della transazione e soprattutto commissioni.

App Store: la partita vera è sulle fee

È su questo terreno che il confronto con gli Stati Uniti diventa più interessante. La Commissione europea, il 23 aprile 2025, ha stabilito che Apple aveva violato l’obbligo anti-steering del DMA e ha inflitto una multa da 500 milioni di euro. Il messaggio politico era chiaro: gli sviluppatori devono poter informare e indirizzare i clienti verso offerte alternative.

Apple, però, ha continuato a costruire il proprio sistema europeo distinguendo tra diversi livelli di servizi e relative remunerazioni. Nella documentazione attuale per l’UE, la comunicazione e promozione di offerte esterne può essere soggetta a initial acquisition fee del 2%, store services fee del 5% o del 13% a seconda del tier scelto, e in alcuni casi anche a una Core Technology Commission del 5% sulle transazioni digitali avvenute entro un certo periodo dall’installazione o dall’aggiornamento dell’app. In altri casi continua inoltre a rilevare la logica della Core Technology Fee da 0,50 euro oltre il milione di first annual installs per anno.

Il risultato è che il diritto europeo appare più esteso, ma la sua applicazione resta più intricata e ancora oggetto di verifica regolatoria. Negli Stati Uniti, invece, il contenzioso ha aggredito in modo più diretto il principio secondo cui un collegamento verso l’esterno non può essere neutralizzato con una fee quasi equivalente a quella originaria.

La differenza tra i due modelli si può riassumere così:

TemaStati UnitiUnione europea
Base giuridicaContenzioso giudiziario Epic-AppleRegolazione ex ante con DMA
Ambito dell’aperturaSoprattutto steering e pagamenti esterniSteering, marketplace alternativi, web distribution
Punto di forzaMaggiore pressione sull’efficacia economica del rimedioMaggiore ampiezza dei diritti riconosciuti
Punto criticoNessuna apertura generale a store alternativi come in UEFee e condizioni che possono ridurre il vantaggio pratico per gli sviluppatori

Che cosa significa per sviluppatori e piattaforme

Per gli sviluppatori il nodo resta il margine. Se una piattaforma consente formalmente di portare l’utente verso un pagamento esterno, ma continua a reclamare una quota rilevante del valore generato, il beneficio competitivo si riduce drasticamente. Questo vale in particolare per app in abbonamento, editoria digitale, streaming, software professionale, dating app e giochi con acquisti ricorrenti.

Per Apple il tema è ancora più strutturale. L’App Store non è solo un canale di distribuzione: è una macchina che lega discovery, pagamento, sicurezza, gestione cliente e monetizzazione. Ogni intervento che separa una di queste funzioni indebolisce la giustificazione di una commissione unica e generalizzata.

Epic, con il ritorno globale di Fortnite, prova a trasformare un conflitto legale in un caso simbolico internazionale. La tesi è che l’ecosistema mobile non si apre davvero finché Apple riesce a recuperare altrove, sotto forma di fee e requisiti, il controllo economico perso sul pagamento diretto.

La prossima fase

Il DMA ha già messo in discussione il monopolio distributivo dell’App Store nell’Unione europea. La prossima fase sarà capire fino a che punto Commissione e autorità sapranno intervenire non solo sulle clausole, ma anche sui meccanismi economici che definiscono il costo reale dell’uscita dal perimetro Apple.

È qui che la vicenda Epic-Apple diventa un test più ampio. Se negli Stati Uniti il contenzioso ha costretto i giudici a guardare dentro la struttura concreta delle commissioni, in Europa il tema è ormai lo stesso. La vera misura della concorrenza non è l’elenco delle libertà dichiarate, ma quanto costa esercitarle.

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