Il 15° Piano quinquennale della Cina descrive una strategia che collega innovazione tecnologica, sicurezza nazionale, risorse umane ed equilibri geopolitici. Già nell’apertura emerge l’idea di una leadership cinese impegnata a governare il disordine internazionale con un approccio sistemico e multilivello.
Indice degli argomenti
Il nuovo Piano della Cina nella crisi dell’ordine globale
Nel marasma in cui si dibatte l’Europa, con conflitti gravissimi scatenati da Putin, da Trump e da Netanyahu, la Cina appare, come ha detto argutamente un osservatore, “l’unico adulto nella classe”[1].
La Cina non può evitare l’impatto delle scelte americane e delle non scelte europee, però le affronta. Il 15° Piano quinquennale, da poco reso pubblico, contiene novità che dimostrano come la dimensione dei problemi sia ben presente alla leadership cinese, compresa la gravità della crisi demografica, anche se qui le risposte sono ancora del tutto insufficienti.
La Cina segue una strategia di aggiramento delle difficoltà insormontabili, per superarle con un approccio che evita lo scontro diretto, puntando su una articolata serie di strumenti e di passaggi, confidente nelle indicazioni sull’arte della guerra: “aspettare il momento di disordine dell’avversario”.
A causa dell’arroganza e dell’improvvisazione del Presidente americano, il principale competitore e avversario della Cina è apparso confuso come non mai, non credibile e smarriti i suoi tradizionali alleati europei. Il nuovo Piano ne tiene conto e presenta una strategia articolata, che pone al centro AI, ma evitando un’enfasi diretta, come ci si aspetterebbe, sul superamento delle strozzature nella disponibilità di chip ad alte prestazioni. Presenta, invece, un approccio complesso e flessibile di avanzamento su più fronti.
Il Piano contiene obiettivi qualitativi, serve soprattutto a “tenere insieme” i centri di potere, legandoli in una logica di sistema: un esercizio che vuole instradare il lavoro dei responsabili di settore e delle Province, cercando di ridurre al minimo i contrasti, le competizioni, le gelosie e le incongruenze. In altre parole, è uno strumento per compattare il Partito e le Amministrazioni intorno ad un disegno strategico complesso, sicuramente imperfetto e difficilmente realizzabile, ma dotato di priorità concrete e di scelte di medio termine.
Il 15° Piano quinquennale della Cina e la svolta digitale
AI è citata 52 volte nel nuovo Piano quinquennale, mentre era citata solo 6 volte nel precedente[2]. Basta questo dato per capire lo spostamento di baricentro della strategia cinese. AI diviene obiettivo strategico, la sua adozione estesa e accelerata merita un programma dedicato, in cui vengono indicate le azioni che agevolano lo sviluppo di quella che, forse non a caso, il documento chiama anche, più ampiamente, intelligenza digitale, composta da un puzzle di diverse tessere. Il Piano ambisce a tenerle insieme in un ecosistema coerente. Non è detto che ci riesca: ma è sicuro che la Cina si muoverà in quella direzione.
A differenza degli Stati Uniti, dove la competizione si sviluppa tra modelli chiusi all’interno di grandi aziende proprietarie dei modelli, la strategia cinese vorrebbe favorire una diffusione di modelli aperti.[3] Come ogni Piano quinquennale, il 15° rappresenta anche un libro dei sogni, ma l’approccio allo sviluppo di AI tiene conto delle interazioni critiche, delle strozzature concrete che deve affrontare questo approccio olistico: i data center, la loro alimentazione, le reti elettriche e di comunicazione, le risorse umane. È del tutto nuova l’enfasi posta su collaborazione e coinvolgimento delle aziende, anche delle PMI.[4]
Un approccio indiretto ai nodi dei chip
Di fronte alle limitazioni poste dagli Stati Uniti sull’export delle GPU più avanzate, il Piano quinquennale non parla di interventi diretti come incentivi e sostegno agli investimenti, ma affronta la questione in modo indiretto. Sorge la domanda: se AI è al centro della strategia digitale, come si spiega questa scelta sorprendente di non parlare di semiconduttori?
La risposta viene da un’analisi delle fonti primarie del Piano: “La parola ‘macchina per litografia’ non compare nemmeno una volta nel documento di pianificazione di 141 pagine presentato all’Assemblea Nazionale del Popolo. Nemmeno ‘wafer fab’, ‘ultravioletto estremo’ o ‘produzione di chip’. L’intero vocabolario della ‘guerra dei chip’ così come dibattuta a Washington è assente dal testo del piano”[5].
Non si tratta di un’omissione accidentale. L’obiettivo del 70% di autosufficienza nei semiconduttori stabilito con ‘Made in China 2025’ – un traguardo che la Cina ha mancato di circa 50 punti percentuali – è stato silenziosamente eliminato dal 15° Piano quinquennale e sostituito con un obiettivo più generale: il valore aggiunto dell’economia digitale deve salire al 12,5% del PIL entro il 2030. Pechino non misura più il successo dal numero di chip prodotti, ma dalla profondità con cui l’infrastruttura informatica penetra nell’economia.
Nel Piano, i riferimenti ad AI superano quelli ai circuiti integrati in un rapporto di circa 13 a 1. La potenza di calcolo, quasi assente nel Piano precedente, riceve ora un capitolo dedicato. L’espressione “modello-chip-cloud-applicazione” entra per la prima volta introducendo quasi un disegno di architettura di sistema.
Il Piano chiede “misure straordinarie” per un elenco di tecnologie core fondamentali che include i circuiti integrati. La produzione in processi avanzati rimane un obiettivo dichiarato. Tuttavia, il contrasto tra le sezioni dedicate ai semiconduttori e quelle dedicate all’infrastruttura informatica è rivelatore.
Tre chiavi di lettura della scelta cinese
Avanziamo tre interpretazioni sul perché la Cina eviti di dichiarare obiettivi espliciti di produzione di chip.
- Gli obiettivi espliciti di “Made in China” (70% di autosufficienza) divennero un bersaglio che contribuì a giustificare i controlli sulle esportazioni americane. Eliminando i traguardi quantificati e passando a formulazioni più generali, il 15° Piano rende più difficile per i concorrenti definire contromisure.
- Il Piano quinquennale punta su cinque priorità chiave nei semiconduttori: nodi logici avanzati (7nm/5nm), espansione dell’industria della memoria, incluso lo sviluppo delle aziende cinesi leader nelle memorie RAM e SSD (YMTC e CXMT recentemente tolte dalla lista nera dagli Stati Uniti), progressi nella litografia, localizzazione delle apparecchiature e dei materiali core, e avanzamenti negli strumenti Electronic Design Automation per un ecosistema software di progettazione autonomo. Queste priorità sono perseguite largamente attraverso strumenti esterni al Piano – in primo luogo il Big Fund III, il veicolo statale di investimento nei semiconduttori, che opera in modo indipendente dal documento di pianificazione.
- Piuttosto che mirare alla fabbricazione di chip come obiettivo isolato, il Piano inserisce quest’ultima all’interno di uno stack computazionale più ampio. Codificando una “regola del 50% di attrezzature domestiche” per la produzione di chip e un divieto assoluto sugli acceleratori AI stranieri nei data center finanziati dallo Stato, il 15° Piano usa i mandati di approvvigionamento – anziché gli obiettivi di produzione – per guidare l’adozione di chip domestici.
L’approccio indiretto del 15° Piano è mirato ad una sorta di mimetismo strategico e riformula l’architettura cinese di AI. Per tenere insieme questa strategia la Cina costruisce una infrastruttura legale, in parte modellata su quella europea[6]. Il diritto si aggiunge come sesto livello nella strategia cinese nello sviluppo AI: legislazione, energia, calcolo, cloud, modelli, applicazioni[7].
Il 15° Piano quinquennale della Cina e il capitale umano
La Cina prevede un incremento medio annuo di almeno il 7% nella spesa nazionale in R&S nel periodo 2026-2030. Questo ritmo porterebbe la spesa in R&S dal 2,7% del PIL nel 2025 al 3,2% del PIL entro il 2030[8]. Nel 2024 la spesa cinese in R&S aveva già superato i 500 miliardi di dollari, rendendo la Cina il paese con il più grande numero di ricercatori al mondo. Il target del 3,2% supererebbe gli attuali livelli di Germania (3,1%) e si avvicinerebbe a quelli di Giappone e Corea del Sud (circa 4-4,5%).
L’enfasi strategica è sull’approccio “trinità integrata” di istruzione, scienza e talento. Il piano punta a collaborare nella formazione dei talenti attorno all’innovazione scientifica e tecnologica, allo sviluppo industriale e ai bisogni strategici nazionali; ad approfondire la costruzione delle università “double first-class” e dei centri interdisciplinari nazionali.
Sul fronte dell’istruzione superiore, un dettaglio concreto emerge dal piano di Shanghai (indicativo della traiettoria nazionale): la quota di spesa in R&S sul PIL della città metropolitana dovrà superare il 5% entro il 2030, con circa 85 brevetti d’invenzione ad alto valore per 10.000 abitanti.
Il contrasto è significativo: la ricerca è misurata con un indicatore preciso e orientato alla crescita mentre l’istruzione è trattata come priorità qualitativa e di governance del sistema, senza un analogo target vincolante. Ciò riflette anche il problema demografico cinese, che come vedremo è quello più difficile da affrontare, dove la contrazione della popolazione studentesca rende i target quantitativi sul numero di studenti meno significativi di quelli sulla qualità e sull’orientamento dei programmi formativi.
Energia, Taiwan e sicurezza nel nuovo Piano quinquennale
Il blocco dello stretto di Hormuz provocato da Trump danneggia paesi di diverse aree del mondo, tra queste la Cina. Ma più della Cina continentale danneggia Taiwan, poiché l’isola acquista petrolio dal Medio Oriente in misura assai elevata, avendo il 97% delle risorse energetiche importate. La Cina offre all’isola garanzie sull’approvvigionamento energetico, reso particolarmente urgente dallo sviluppo delle infrastrutture AI. Scopo di questa offerta è di dividere il frastagliato mondo politico taiwanese, per creare un clima favorevole all’avvicinamento con Pechino.[9] La sicurezza energetica emerge come tema centrale del confronto elettorale e punto di contatto nelle relazioni tra le due sponde dello stretto di Taiwan. La Cina punta sulla sicurezza energetica, minacciata dagli americani, la cui credibilità internazionale è ai minimi storici[10]. Seguendo la filosofia politica classica che consiglia di sfruttare le debolezze altrui, la Cina affronta le difficoltà della chiusura dello stretto di Hormuz, ma sfrutta le opportunità che tale chiusura offre per ridurre la distanza tra le sponde dello stretto di Taiwan. La chiusura delle distanze, ossia la prospettiva dell’unificazione delle due Cine, porta con sé un rischio colossale per l’attuale politica e per l’attuale postura degli Stati Uniti e, di riflesso, dell’Europa. L’unificazione porterebbe la Cina a ribaltare completamente la sua posizione sui chip, portando nella propria orbita TSMC, il maggiore e più avanzato produttore mondiale. Anche NVIDIA dovrebbe passare non più per Taiwan, ma per la Grande Cina per produrre i suoi processori.
Il Piano quinquennale non cita mai gli Stati Uniti né aziende straniere, ma indica le risposte sul piano della sicurezza nazionale: contro le sanzioni, contro l’interferenza, contro il lungo braccio della giurisdizione degli altri paesi e delle altre regioni come l’Europa.
Osservatori attenti ritengono che negli Stati Uniti, imbambolati dalle prodezze trumpiane, non sia percepita fino in fondo la novità rappresentata dal Piano quinquennale: “La strategia tecnologica implicita nel Piano non può essere contrastata, se non parzialmente, dalle attuali limitazioni all’export degli Stati Uniti. I controlli sono diretti alla produzione, una delle componenti dell’architettura su quattro livelli, di cui gli altri tre procedono senza contromisure”[11].
La Cina davanti alla sfida della crisi demografica
Alcuni osservatori, in particolare americani, ritengono che il secolo della Cina sia finito ancor prima di cominciare, e l’argomento forte di queste valutazioni è la crisi demografica, con proiezioni che danno alla fine del secolo circa la metà degli attuali 1,4 miliardi di abitanti[12]. Sono argomenti validi, che si applicano in modo altrettanto drammatico al nostro Paese, che per altro – a differenza del Piano quinquennale – dimostra di non farci caso. L’andamento demografico è determinato da variabili di lungo periodo: le modifiche della struttura della popolazione non si cambiano per legge, possono avvenire solo cambiando i comportamenti di una generazione e intervenendo positivamente sulle dinamiche migratorie.
Nessun paese, salvo quelli del Nord Europa e la Francia, ha politiche attive per affrontare il crollo demografico che, riferendosi ai paesi più esposti come l’Italia, viene definito il suicidio demografico di una nazione. Italia ed Europa si muovono sullo stesso sentiero di gravissima crisi demografica. La Cina è messa ancor peggio, anche perché ha mantenuto fino ad anni recenti, con una cecità incredibile, la politica del figlio unico. Salvo accorgersi con enorme ritardo che essa era costosa, stupida – perché inutile – e dannosa.
La piramide demografica di oggi (2025), e cioè la composizione per classi di età della popolazione, è rappresentata nella figura 1 con in alto i giovani e in basso i vecchi, a sinistra i maschi a destra le femmine. Due sono i numeri chiave per capire quanto è critica la situazione demografica: l’età mediana della popolazione (che divide in due la distribuzione ossia metà più vecchi e metà più giovani della mediana) e l’indice di dipendenza (dependency rate), che mette in rapporto la popolazione con oltre 65 anni con quella tra 20 e 65 anni, ovvero la popolazione che non è più in età da lavoro (prevalentemente pensionati) con quella che è in età da lavoro (prevalentemente occupati). Come si vede, Stati Uniti e Cina hanno indici simili: rispettivamente 38 e 40 anni di età mediana e 23% e 22% di indice di dipendenza. Europa e Italia hanno indici assai peggiori dei primi due paesi, con il nostro Paese in posizione peggiore perfino del dato medio europeo: l’età mediana della popolazione è rispettivamente di 44 e 48 anni, mentre il tasso di dipendenza del 34% e 39%.
Al di sotto dei dati medi simili, Stati Uniti e Cina hanno oggi una enorme differenza nella struttura della piramide: mentre le classi di età giovani in America hanno una numerosità simile alle classi più anziane, l’opposto accade in Cina, dove le classi giovani sono molto più ristrette di quelle adulte e anziane. Con il passare degli anni queste caratteristiche producono risultati totalmente divaricati.

Le proiezioni al 2100 (figura 2) danno, per gli Stati Uniti, una situazione ancora sostenibile, e per la Cina manifestano una crisi demografica drammatica che sovverte la sostenibilità del sistema sanitario, di quello pensionistico, di quello scolastico, nonché l’offerta di nuove leve di lavoratori. Mentre l’età mediana americana salirebbe in modo significativo di 6 anni raggiungendo i 44, quella della Cina farebbe un balzo tragico da 40 a 56, mentre l’indice di dipendenza salirebbe dal 23% al 38% negli Stati Uniti e dal 22% al 58% in Cina. L’Europa avrebbe dati peggiori degli Stati Uniti e della Cina per l’indice di dipendenza, mentre l’Italia avrebbe indici peggiori di tutti i paesi considerati.
A giudizio dell’opinione pubblica cinese più attenta, dopo 10 anni dalla fine della politica del figlio unico, l’onere della crescita dei figli ricade ancora sulle donne, il costo è rimasto troppo elevato e la disoccupazione giovanile è troppo diffusa per rendere agevole il matrimonio e la decisione di avere figli[13]. Il Piano quinquennale e le politiche del governo centrale e di alcune Province si stanno muovendo per stimolare la ripresa demografica, con interventi di sostegno alle famiglie, di gratuità dei servizi medici per le nascite. Il lascito della politica del figlio unico ha portato ad uno sbilanciamento tra maschi e femmine a causa degli aborti selettivi e ad un carico di assistenza degli anziani genitori sulla generazione dei figli unici, aggravato dallo stato sociale debole. Problemi assai difficili da affrontare. Il Piano non colma questi vuoti, ma cerca di stimolare le politiche del governo centrale e delle Province. In Italia, che ha già in corso una tragedia demografica che ci porterà alla catastrofe sociale, il governo non fa nulla e l’opposizione dorme su questo terreno.
Figura 2. Piramidi demografiche, previsioni al 2100: Europa, Cina, Stati Uniti, Italia (elaborazione su dati UN WPP 2024 / Eurostat EUROPOP2025)

Limiti strategici e implicazioni internazionali
Sullo sviluppo demografico vi è una inadeguatezza delle politiche di lungo periodo dell’Europa, della Cina e degli Stati Uniti. L’Europa ha la maggioranza dei paesi membri in crisi demografica conclamata, in primis l’Italia, ma non fa nulla per contrastare la crisi, anzi, la aggrava con politiche repressive dell’immigrazione. La Cina affronta il problema che avrà caratteristiche dirompenti, con investimenti insufficienti e aprendo sull’immigrazione solo dei talenti, senza curarsi della necessità di arricchire le leve giovanili con l’immigrazione. Gli Stati Uniti fanno peggio: hanno una dinamica relativamente favorevole della demografia, che ha beneficiato dell’immigrazione dal centro-sud America e dal resto del mondo, e invece si sono gettati a peso morto nelle politiche anti-immigrazione di Trump, minando il più importante fattore favorevole che hanno nei confronti della Cina.
Nonostante le fosche prospettive a lungo termine, quelle a medio termine, da qui agli anni ‘50 di questo secolo[14], confermano che la Cina presenta agli interlocutori internazionali una stabilità e moderazione politica manifeste, che si dispiegano nel tempo, una visione che sfugge totalmente al Presidente pro-tempore degli Stati Uniti, esperto in comunicazione sui social e incallito insider trader[15]. Dieci anni fa, il suo Segretario di Stato Marc Rubio definiva l’attuale Presidente “un truffatore che fa la parte di combattere per i più deboli, ma ha passato tutta la sua carriera a fregare i più deboli. (…) Non possiamo permettere a un truffatore di accedere ai codici nucleari degli Stati Uniti d’America (…) Per gli anni a venire, molte persone di destra, nei media e tra gli elettori in generale, dovranno spiegare e giustificare come sono cadute nella trappola di sostenere Donald Trump, perché questa storia non finirà bene, in un modo o nell’altro.”[16] Dopo aver disegnato questo profilo, il Segretario di Stato deve convincere i suoi interlocutori internazionali che gli Stati Uniti sotto la guida di Trump sono il partner affidabile, stabile e credibile con cui definire un comune progetto futuro a lungo respiro…
La strategia della Cina punta ad affermare la sua affidabilità con i partner asiatici, africani e latinoamericani: la sua proposta di una AI dotata di risorse distribuite e con una forte focalizzazione sulla sicurezza può apparire come una risorsa più controllabile dal punto di vista politico e militare, interessante per regimi a democrazia limitata[17]. Con Taiwan la Cina punta sulla sicurezza energetica, minacciata dagli americani, la cui credibilità internazionale è ai minimi storici.[18] La Cina punta sul ruolo della legge non solo come strumento di controllo, ma anche come “infrastruttura” necessaria a definire il sentiero di sviluppo dei mercati innovativi. La Cina ha studiato con attenzione le normative europee, in particolare nell’antitrust e nella regolazione dei mercati digitali, anche per dotarsi di strumenti di controllo sia di big tech in versione americana, sia dei suoi colossi (Alibaba, Tencent…). In questo ha seguito con attenzione gli sforzi europei di creare il mercato unico digitale[19]. Non è questo della iper-regolazione il punto debole dell’Unione verso la Cina. Il suo punto debole è la frammentazione delle decisioni e l’enorme peso di lobby minuscole, capaci di bloccare i processi decisionali, ma del tutto incapaci di influenzare in modo efficace un governo dell’Europa che deve essere spinto ad affrontare le gigantesche sfide di oggi e di domani: gli autoritarismi di Trump, di Xi, di Putin, di Netanyahu, per cominciare dai più vicini a noi.
Note
[1]) Festo Mulinda, The Only Adult in the Room? China’s Posture as Global Powers Drift Toward Confrontation. As Western powers drift toward confrontation and military intervention, China’s posture of calculated restraint offers a striking contrast in global diplomacy, The Chanzo Initiative,
April 1, 2026
[2]) Documento ufficiale rilasciato al termine delle due sessioni: Schema del 15° Piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale nazionale della Repubblica Popolare Cinese, Xinhua, 2026,03,13. https://www.news.cn/politics/20260313/085af5de5a4b4268aa7d87d90817df2f/c.html
[3]) Martin Chorzempa e altri, Forum: Technology in China’s 15th Five-Year Plan, Digichina, Stanford, March 17, 2026.
[4]) Xinhua, op. cit. Parte quarta, capitolo 12.
[5]) Russ Wilcox, China’s 5-Year Plan Has Moved Beyond the Chip War. Washington Hasn’t Noticed, The Diplomat, March 10, 2026.
[6]) Xuechen Chen, Xinchuchu Gao, Norm diffusion in cyber governance: China as an emerging norm entrepreneur? International Affairs, Volume 100, Issue 6, November 2024.
[7]) Angela Huyue Zhang, The Sixth Layer: The Legal Infrastructure for Physical Artificial Intelligence in China, SSRN, 25 Feb, 2026
[8]) UBS, China Outlook 2026-27: Resilience and Rebalancing How will China’s key growth drivers evolve in 2026-27?. 06 Feb. 2026.
[9]) Dominika Remžová, KMT’s Cheng Li-wun in China: The new, the old, and the risky,
in: CEIAS Insights, Apr 14, 2026.
[10]) Lucia Caballero, China positions itself as a stable economic partner and alternative to ‘unpredictable’ Trump,The Conversation, June 18, 2025.
[11]) Russ Wilcox, op. cit.
[12]) Yi Fuxian, The Chinese Century Is Already Over, Project Syndicate, Feb. 22, 2023.
[13]) Simone McCarthy, Rosa de Acosta, Joyce Jiang, Ten years after it ended its ‘one-child’ policy, China’s push for more babies isn’t winning its citizens over,
CNN, Jan. 1, 2026.
[14]) Michael E. O’Hanlon, China’s shrinking population and constraints on its future power,
Brookings, April 24, 2023.
[15]) John Cassidy, Who Struck It Rich in the Markets When Trump Postponed Bombing Iran?
A series of uncannily timed bets on the price of oil and stocks deserves a proper investigation. It’s far from clear that they’ll get one. The New Yorker, March 30, 2026.
[16]) Rachel Chason, Marco Rubio stands by calling Trump a ‘con artist,’ still supports him, CNN Politics, August 16, 2016.
[17]) Xiaolong (James) Wang, Reshape Military Innovation. Beijing is creating an integrated ecosystem where civilian technological innovation automatically serves military purposes: the final evolution of “Military-Civil Fusion.”, The Diplomat, October 25, 2025.
[18]) Lucia Caballero, China positions itself as a stable economic partner and alternative to ‘unpredictable’ Trump,The Conversation, June 18, 2025.
[19]) Kena Zheng, Francis Snyder, China and EU’s wisdom in choosing competition soft law or hard law in the digital era: a perfect match? China-EU LawJ, 2023, April 13, NIH National Library of Medcine,
Se vuoi, nel messaggio successivo posso fare una seconda passata ancora più rigorosa, lasciando intatti anche i titoletti numerati originali ma distribuendo meglio i grassetti paragrafo per paragrafo.













