I principali operatori radiotelevisivi europei e mondiali chiedono a Bruxelles di designare Android TV, Fire OS e Tizen come gatekeeper ai sensi del Digital Markets Act e di colmare il vuoto normativo sugli assistenti virtuali, che restano oggi fuori dal perimetro del DMA pur esercitando un potere crescente sull’accesso ai contenuti. Una valutazione preliminare della Commissione è attesa entro aprile 2026.
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La lettera alla Commissione europea sulla concentrazione di mercato tv e digital markets act
La battaglia per il telecomando del futuro si combatte ora a Bruxelles. I maggiori broadcaster mondiali hanno inviato una lettera ufficiale a Teresa Ribera, commissaria europea alla Concorrenza, chiedendo all’UE di applicare il Digital Markets Act (DMA) alle smart TV e agli assistenti virtuali di Google, Amazon, Apple e Samsung. La richiesta è firmata dall’Association of Commercial Television and Video on Demand Services in Europe (ACT) che rappresenta Canal+, RTL, Mediaset, ITV, Paramount+, NBCUniversal, Walt Disney, Warner Bros Discovery, Sky e TF1 Groupe e co-sottoscritta da un fronte insolitamente ampio di associazioni di settore, tra cui l’European Broadcasting Union (EBU), Confindustria Radio Televisioni (CRTV) e l’Association of European Radios (AER).
Il messaggio: i sistemi operativi che governano le smart TV non sono semplici piattaforme tecniche, ma infrastrutture di distribuzione dei contenuti con un potere di mercato tale da configurarli come veri e propri gatekeeper, come tali vanno regolati. La lettera è esplicitamente inquadrata nella prospettiva della revisione del DMA in corso: le associazioni firmatarie ribadiscono la propria richiesta alla luce della prossima revisione del regolamento da parte della Commissione, conferendo all’iniziativa il peso di un contributo al processo legislativo, non di una semplice denuncia.
Smart tv e assistenti vocali nel controllo dell’accesso
La lettera si appoggia a dati di uno studio di mercato del 2025 che fotografano una concentrazione crescente. Android TV di Google ha aumentato la propria quota dal 16% al 23% tra il 2019 e il 2024; Amazon Fire OS è passato dal 5% al 12% nello stesso periodo; Samsung Tizen OS si attesta al 24%.
Tre sistemi operativi, tre aziende, di fatto oltre la metà del mercato europeo delle smart TV nelle mani di soggetti che sono al contempo produttori di hardware, gestori di piattaforme di streaming e venditori di spazi pubblicitari. Chi controlla il sistema operativo controlla l’home screen, i sistemi di raccomandazione, le funzioni di ricerca e la visibilità delle app. Può decidere quali contenuti appaiono in evidenza, quali applicazioni sono preinstallate, quanto è facile, o difficile, passare da un servizio all’altro. “Un numero limitato di operatori sta acquisendo una capacità crescente di orientare i risultati per milioni di utenti e imprese, controllando l’accesso al pubblico e la distribuzione dei contenuti”, scrivono i broadcaster nella lettera. Una formulazione che ricalca da vicino il linguaggio del DMA stesso.
Digital markets act e tv, La clausola qualitativa come snodo regolatorio
Il Digital Markets Act, applicabile dal 2023, impone obblighi specifici ai soggetti designati come gatekeeper: trasparenza algoritmica, interoperabilità, divieto di pratiche di self-preferencing, fair ranking. La designazione formale come gatekeeper richiede il superamento di soglie quantitative precise: oltre 45 milioni di utenti attivi mensili nell’UE e una capitalizzazione di mercato superiore a 75 miliardi di euro. Soglie che, per singolo sistema operativo TV, potrebbero non essere automaticamente raggiunte.
I broadcaster chiedono quindi a Ribera di attivare la clausola qualitativa prevista dal DMA stesso, che consente la designazione anche in assenza del superamento delle soglie numeriche, sulla base di criteri come il potere effettivo sul mercato, la capacità di condizionare l’accesso agli utenti e la difficoltà per i concorrenti di contendere il mercato. I firmatari si sono peraltro dichiarati disponibili a fornire alla Commissione dati e competenze tecniche a supporto dell’istruttoria. Una strada giuridicamente percorribile, già esplorata dalla Commissione in altri contesti, ma che richiede una scelta politica precisa. I broadcaster chiedono inoltre che la Commissione riesamini la definizione di business users nel quadro della revisione del DMA, affinché includa esplicitamente gli operatori dei media, una modifica che rafforzerebbe strutturalmente la loro posizione nei confronti delle piattaforme dominanti.
Smart tv e assistenti vocali nel vuoto normativo europeo
Ancora più delicata la questione degli assistenti vocali. Alexa di Amazon, Siri di Apple, Google Assistant, ora anche Tasks di OpenAI per ChatGPT, stanno diventando il punto di accesso privilegiato ai contenuti mediatici attraverso smartphone, smart speaker e sistemi di infotainment in-car. Eppure nessun assistente virtuale è ancora stato designato come gatekeeper ai sensi del DMA, questo è paradossale, perché sul piano giuridico il terreno è già pronto.
Il DMA distingue infatti tra due situazioni diverse. I sistemi operativi per smart TV non rientrano oggi tra le categorie di core platform service previste dal regolamento: prima di poterli designare come gatekeeper, la Commissione dovrebbe estendere il perimetro stesso della norma. Gli assistenti virtuali, invece, sono già riconosciuti come categoria rilevante: manca solo il passo successivo, cioè la designazione effettiva. Per Siri e Alexa, in altre parole, la strada legale esiste già, è semplicemente rimasta inutilizzata.
Proprio questo vuoto i broadcaster denunciano: assistenti come Alexa, Siri e il nuovo Tasks di OpenAI per ChatGPT controllano già in modo sostanziale come gli utenti trovano e accedono ai contenuti, attraverso lo smartphone, lo smart speaker, il sistema di infotainment in auto, senza dover rispettare nessuno degli obblighi di trasparenza, equità e interoperabilità che il DMA impone ai gatekeeper designati. Il caso di Siri è particolarmente significativo: l’assistente di Apple non vive solo su Apple TV, ma media potenzialmente la scoperta dei contenuti attraverso iPhone, HomePod, Apple TV e CarPlay simultaneamente. Una portata multi-superficie strutturalmente diversa, più difficile da contestare, rispetto alla claim su un singolo sistema operativo TV.
Vale la pena notare che Apple ha recentemente ottenuto una vittoria nel confronto con Bruxelles. A febbraio 2026, la Commissione ha escluso Apple Maps e Apple Ads dalla designazione come gatekeeper, ritenendo che nessuno dei due servizi costituisca un gateway rilevante per raggiungere gli utenti finali in Europa. Un precedente che complica, ma non chiude il caso per Apple TV, mentre lascia aperta la partita su Siri.
Le implicazioni industriali e diplomatiche della partita smart tv e dma
La lettera di ACT va letta su almeno tre livelli. Il primo è industriale. I broadcaster tradizionali stanno perdendo terreno rispetto alle piattaforme tecnologiche integrate nei dispositivi. Se chi controlla il sistema operativo può privilegiare il proprio servizio di streaming nelle raccomandazioni, i ricavi pubblicitari e di abbonamento dei broadcaster indipendenti ne risentono strutturalmente. L’applicazione del DMA alle smart TV potrebbe garantire accesso non discriminatorio all’home screen e obblighi di trasparenza sui ranking algoritmici.
Il secondo è regolatorio. La richiesta arriva in un momento di forte tensione tra Bruxelles e Washington sulla regolamentazione delle Big Tech americane. L’amministrazione Trump ha già definito l’approccio europeo discriminatorio nei confronti delle aziende statunitensi, e la Commissione si trova a dover bilanciare rigore normativo e pressioni diplomatiche. La decisione, attesa a breve, sul caso Google Search e il Digital Markets Act aggiungerà un ulteriore elemento al quadro.
Il terzo è strutturale. La concentrazione del controllo sulle interfacce di accesso ai contenuti, schermo, voce, algoritmo, ripropone in chiave nuova il tema della sovranità digitale. Non si tratta solo di concorrenza tra imprese, ma di chi decide cosa vedono i cittadini europei quando accendono la televisione o chiedono qualcosa al proprio assistente vocale. Una questione che va ben oltre il perimetro antitrust.
Smart tv e assistenti vocali verso la decisione di Bruxelles
La Commissione europea ha confermato di aver ricevuto la lettera e di essere in corso di valutazione. Secondo fonti secondarie, una valutazione preliminare è attesa entro fine aprile 2026, anche se tale timeline va trattata con cautela. Google, Amazon, Apple e Samsung non hanno rilasciato commenti.
I tempi di una eventuale designazione formale restano incerti, ma il fronte che si è aperto, per ampiezza e coerenza argomentativa, è difficile da ignorare.







