La trasformazione dei processi organizzativi legati all’innovazione e alla generazione di idee sta affrontando un passaggio cruciale, guidato dalla progressiva adozione dell’intelligenza artificiale agentica. Questa dinamica è stata analizzata dal gruppo di ricerca LEADIN’Lab durante la presentazione dei risultati condotti nell’ambito del convegno organizzato dall’Osservatorio FUTURES | Sense Making by System Thinking, promosso dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Attraverso la disamina curata da Emilio Bellini, Research Direction al Politecnico di Milano, la riflessione si sposta dall’efficienza pura verso nuove modalità di cooperazione nei team, in cui il concetto di embodied creativity diventa centrale per restituire senso, presenza e relazione alle pratiche lavorative nei prossimi anni.
Indice degli argomenti
La transizione dall’accelerazione al piacere del lavoro creativo
L’evoluzione delle pratiche organizzative necessita di distinguere due orizzonti temporali distinti, destinati a sovrapporsi nell’operatività. Da un lato figura il Near Future, ovvero un futuro prossimo e concreto legato al coordinamento quotidiano, caratterizzato dall’accelerazione a seguito dell’introduzione delle Agentic AI a supporto delle organizzazioni autonome. Dall’altro lato si colloca il Distant Future, inteso non come un’epoca cronologicamente lontana, ma come una dimensione cognitivamente e fenomenologicamente distante, improntata ad aspirazioni mirate alla riscoperta del piacere del lavoro di gruppo.
Nell’analisi di Emilio Bellini, la distinzione tra la mera velocità di esecuzione e l’accelerazione dei processi costituisce un punto di partenza imprescindibile per comprendere le trasformazioni in atto. Spiegando questa dinamica, Bellini evidenzia come: “La velocità è quanto rapidamente produciamo l’output creativo, l’accelerazione è invece quanto rapidamente aumenta la velocità con cui noi produciamo l’output creativo”. Se nel futuro prossimo l’impiego dei sistemi tecnologici spinge le strutture verso una corsa continua alla produzione immediata, il futuro distante punta al recupero del piacere creativo. Tale piacere supera il solo rilascio di tensioni psichiche e abbraccia una dimensione filosofica fondata sulla capacità di apprezzare il bello e sulla gioia di lavorare concretamente insieme ad altre persone.
La metafora musicale e le dinamiche di mediazione cognitiva
Per illustrare le modalità con cui i team creativi interagiranno con i sistemi sintetici nel Distant Future, la ricerca condotta dai quaranta ricercatori del team ha individuato episodi emblematici di collaborazione, tra cui quello descritto come Collective Creativity through Cognitive Mediation. All’interno di questo scenario emergono strumenti come la Metacognitive Foundry e l’agente Socrates AI, progettato per svolgere un ruolo maieutico ponendo interrogativi critici anziché erogare semplici soluzioni automatizzate.
Questa interazione avanzata trova un parallelismo diretto nella struttura concettuale della musica. Bellini sottolinea infatti come la lingua inglese utilizzi il termine tempo per definire la velocità d’esecuzione metronomica di un brano, distinguendolo nettamente dalle altre componenti della performance. Bellini chiarisce che: “In questo episodio si coglie bene la metafora della musica, che ci ha molto colpito elaborando i risultati”. Il ritmo rappresenta la frequenza con cui si alternano le battute, gli accenti e le pause mantenendo inalterata la misura, mentre l’intensità riflette l’energia e il volume sonoro impiegati nell’esecuzione. L’adozione di agenti artificiali nei contesti di gruppo punta dunque a migliorare la gestione del ritmo e dell’intensità lavorativa, superando la sola fissazione per la velocità pura.
Riconcettualizzare il modello di Flow nell’era agentica
Il rinnovamento delle pratiche creative richiede una revisione strutturale della teoria del Flow elaborata da Csikszentmihalyi, originariamente fondata sul bilanciamento tra il livello delle sfide e la percezione delle proprie competenze. Nel nuovo scenario operativo governato dalle Agentic AI, entrambe le dimensioni subiscono una ridefinizione profonda.
La natura della sfida affrontata dai professionisti si sposta dalla sola esecuzione formale alla gestione del contesto. Come osserva Bellini: “La sfida non sarà più produrre un output creativo (fare una bella presentazione o una bella analisi dati su Excel), anche perché tutti sapranno che non l’abbiamo fatta noi; l’authorship così come la conosciamo non c’è più”. La vera complessità risiede nella capacità di contestualizzare il brief, elaborare i significati e governare le relazioni con i committenti, ambiti che le tecnologie autonome non svolgono autonomamente. Parallelamente, le competenze richieste non riguardano più la semplice abilità manuale o digitale nell’assemblare dati, bensì la capacità di orchestrare ecosistemi complessi formati da persone, tecnologie e agenti sintetici.
Le distorsioni del futuro operativo: trappole e noia
Dall’incrocio tra livelli differenti di sfida e competenza emergono diversi stati critici nei team. Quando sia le competenze sia la sfida percepita rimangono su livelli bassi, si verifica il collasso del significato, caratterizzato dall’incapacità di attribuire valore al proprio operato. In presenza di sfide elevate non supportate da competenze adeguate, i team rischiano di cadere nella trappola della fantasia, intesa come una regressione immatura e sterile verso scenari irrealizzabili.
L’eventualità opposta, ovvero la presenza di elevate competenze umane a fronte di sfide modeste totalmente delegate all’automazione, sfocia nella cosiddetta AI-augmented freedom, una condizione in cui la libertà operativa genera noia professionale. Il raggiungimento del Creative Pleasure richiede al contrario una sfida elevata incentrata sul senso e competenze orchestrali adeguate, manifestandosi attraverso due pilastri principali: il ritmo creativo e la embodied creativity.
Embodied creativity: il valore della presenza fisica e dell’orchestrazione
Il concetto di embodied creativity rappresenta la risposta fondamentale alla progressiva smaterializzazione dei processi generativi e al rischio di isolamento individuale. La embodied creativity sposta la focalizzazione dell’esperienza lavorativa dal soddisfacimento narcisistico dell’autore singolo alla partecipazione corale e corporea all’interno dei gruppi di lavoro.
Mentre l’utilizzo superficiale delle intelligenze artificiali generatrici rischia di generare un “effetto karaoke”, in cui le persone presentano lavori automatizzati illudendosi di averli realizzati autonomamente, la embodied creativity ristabilisce l’importanza dell’esperienza condivisa sul campo. Bellini spiega questa differenza ponendo l’accento sulla natura della presenza fisica: “Nell’Embodied Creativity il piacere non consisterà più narcisisticamente nel fare la presentazione in pubblico; tanto tutti sapranno che non l’abbiamo fatta noi”.
Attraverso la embodied creativity, il valore del lavoro collettivo si sposta sulla capacità di vivere l’esperienza collaborativa attraversandola anche fisicamente insieme agli altri membri del team. La embodied creativity permette di superare la fruizione solitaria della tecnologia per approdare a un godimento meno elementare, fondato sullo sviluppo congiunto del pensiero critico e sulla co-presenza nelle fasi decisionali e laboratoriali. In questa visione, l’orchestrazione dei sistemi tecnologici diventa un atto vissuto in prima persona, dove la embodied creativity fa da ponte tra l’azione biologica e il supporto fornito dalle macchine.
Tensioni identitarie e sintesi tra intelligenza umana e artificiale
L’integrazione degli agenti sintetici nelle dinamiche organizzative solleva interrogativi cruciali sulla tenuta identitaria dei singoli e dei gruppi. Le trasformazioni in atto generano una tensione costante tra la idem identity, che rappresenta il nucleo stabile, coerente e continuativo dell’organizzazione, e la ipse identity, definita come la componente evolutiva, dinamica e adattiva sollecitata dal confronto con l’esterno.
Il superamento delle criticità operative richiede un’elaborazione dialettica in grado di integrare la tesi e l’antitesi tra fattore umano e intelligenza artificiale. A tal proposito, Bellini sintetizza l’obiettivo primario per le organizzazioni affermando: “Dobbiamo uscire dalla trappola cognitiva della dicotomia e trovare una nuova sintesi”. L’allenamento del pensiero immaginativo, affiancato all’approccio analitico e misurabile tramite KPI, costituisce la leva attraverso cui i team possono iniziare già nel presente a sperimentare la embodied creativity e la mediazione cognitiva, ridefinendo le pratiche del lavoro creativo.












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