il quadro

Come vanno le app covid-19 nel mondo? Ecco tassi di adozione e studi sull’efficacia

I download sono pochi, con qualche eccezione. E Immuni è tra le app che vanno meglio. Vediamo il quadro internazionale. Tenendo conto che anche livelli di adozione molto bassi delle app di contact tracing possono salvare vite umane…a patto che siano rispettate altre condizioni di sistema

22 Set 2020
Luigi Mischitelli

Privacy & Data Protection Specialist at IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza


Le app di contact tracing come la nostra Immuni – specificatamente progettate per porre un freno all’avanzata della pandemia Covid-19 – stanno avendo una popolarità incerta nel mondo, con poche eccezioni: Australia, India, Germania. In Italia siamo tra quelli messi meglio, curioso a dirlo, con un’adozione ora del 10% della popolazione.

Queste app sono da alcuni mesi al centro dell’attenzione, non solo nel nostro Paese, per la loro parziale efficacia e la loro mancata adozione “generalizzata”.

Un quadro internazionale ci può aiutare a capire meglio lo status.

Il prospetto internazionale per le app covid-19

Secondo l’azienda statunitense Sensor Tower, da marzo 2020 a oggi le app di contact tracing sono state installate da circa il 9,3% dei cittadini dei 13 paesi più popolati del mondo. L’analisi di Sensor Tower si è concentrata sulle app di contact tracing approvate dai governi nazionali in 13 paesi con una popolazione di 20 milioni o più di abitanti. Nell’analisi di Sensor Tower ricadono i seguenti paesi: Australia, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Perù, Filippine, Arabia Saudita, Thailandia, Turchia e Vietnam. Considerando il tasso di adozione delle app, Sensor Tower ha utilizzato le attuali stime della popolazione delle Nazioni Unite per i residenti di questi paesi di età pari o superiore ai 14 anni, non escludendo – tuttavia – i cittadini che non hanno uno smartphone ovvero uno smartphone compatibile.

Australia

Al primo posto in termini di adozione per singolo paese vi è l’app nazionale australiana COVIDSafe, che ha registrato il più alto tasso di “apprezzamento” tra i cittadini, raccogliendo circa 7 milioni[1] di installazioni dall’App Store e da Google Play dal suo lancio a fine aprile. Questa cifra rappresenta il 28% della popolazione del Paese (poco più di 25 milioni di persone). COVIDSafe non è stata la prima applicazione ufficiale dell’Australia rivolta alla sicurezza dei suoi cittadini, anche se gli sforzi precedenti sono stati meno “urgenti”. In passato, il governo australiano ha lanciato la sua app Emergency+ abilitata con GPS per aiutare gli utenti a contattare la polizia e altri servizi di emergenza. Ad oggi, quest’app ha visto circa 1.5 milioni di installazioni, un terzo dei download di COVIDSafe durante la pandemia di COVID-19. L’alto tasso di adozione di COVIDSafe in Australia si riflette nelle sue classifiche rispetto ad altre app. Sull’App Store australiano è stata classificata al primo posto tra le migliori app gratuite per iPhone per 24 giorni dopo il suo lancio il 26 aprile 2020, scendendo al secondo posto solo il 20 maggio, quasi un mese dopo. Ad oggi, rimane la prima app in Australia nella categoria Health & Fitness sull’App Store. Le installazioni dell’app COVIDSafe australiana hanno raggiunto il culmine nella settimana a cavallo del 27 aprile, in concomitanza con le segnalazioni del governo di casi giornalieri in calo, e sui comunicati che guardavano all’uso diffuso dell’APP, la quale potrebbe aver potenzialmente contribuito a far sì che la curva dei contagi rimanesse piatta per il paese nelle settimane successive. In media, l’APP ha continuato a essere scaricata circa 67.000 volte a settimana per tutto il mese di giugno.

Europa, Giappone

Tra le app esaminate da Sensor Tower, i primi cinque tassi di adozione più alti sono stati quelli di Australia, Turchia, Germania, India e Italia (sì, la “nostra” Immuni è tra le prime cinque al mondo in termini di download).

L’app tedesca Corona-Warn-App, lanciata il 15 giugno 2020, ha registrato il terzo più alto tasso di adozione con più di 18 milioni di download da parte del 21,6% della popolazione del Paese[2].

In Italia siamo a 5,9 milioni di download al 14 settembre, 10% della popolazione.

StopCovid va male in Francia (4%), idem in Giappone l’app COCOA che si è fermata al 6%. Il Regno Unito non hanno ancora lanciato l’app. Questo Paese e la Francia sono stati frenati dai tentennamenti iniziali: prima a favore del modello centralizzato, rigettato poi per motivi privacy per passare a quello decentralizzato (usato anche in Italia).

India

Dei 13 paesi analizzati da Sensor Tower, l’India è attualmente il più gravemente colpito dalla pandemia Covid-19. Secondo la statunitense Johns Hopkins University, il numero di nuovi casi segnalati è in aumento. I download per l’app di contact tracing indiana Aarogya Setu hanno raggiunto il culmine in aprile con circa 80 milioni di download dall’App Store e da Google Play. Circa 127 milioni di persone, pari al 12,5% della popolazione indiana, hanno installato l’app nazionale, un numero che può essere integrato da app locali autorizzate dai governi dei singoli stati federali e delle singole città del subcontinente asiatico, come Corona Watch nello stato del Karnataka e SMC COVID-19 Tracker nella città di Surat.

Tuttavia, non vi è una percentuale esatta per definire il successo di un’app di contact tracing. Come affermano da Sensor Tower, qualsiasi nuova ricerca di contatti che andasse a buon fine sarebbe già di per sé un vantaggio, sia per l’app stessa che per il paese interessato. Secondo Sensor Tower, il contact tracing sarà una pietra miliare di come ci muoviamo in questa pandemia e qualsiasi cosa “alleggerisca” questa situazione sarà molto importante.[3]

Vi è necessità di un’ampia adozione?

Ciò che sembra ormai un mantra, è che la mancata diffusione delle app di contact tracing tra la popolazione potrebbe portare ad una totale Caporetto per i governi nazionali. Ma facciamoci un’altra domanda: le app di contact tracing aiutano a salvare vite umane o sono uno spreco di tempo e denaro?

Un nuovo studio condotto dall’Università di Oxford e da Google afferma che le app di contact tracing riducono i contagi, i ricoveri ospedalieri e i decessi a quasi tutti i “livelli di adozione”, dimostrando che la tecnologia può fungere da complemento ad altre misure come il distanziamento sociale e il tracciamento “manuale” dei contatti da parte delle autorità sanitarie. Il messaggio chiave dello studio è che il contact tracing “digitale” è utile anche con una bassa adozione generale da parte della popolazione, poiché è complementare ad altre misure “concorrenti”.

È importante vederlo come un pilastro fondamentale di un pacchetto di intervento più ampio. L’adozione del contact tracing “digitale” e delle – integrate – notifiche di esposizione sta diventando, salvo che in alcuni paesi, molto facile: Apple e Google hanno recentemente annunciato che le autorità sanitarie nazionali possono usare la loro tecnologia anti-Covid per iPhone e Android senza creare app specifiche. Gli utenti iPhone devono solo “toccare” un punto dello schermo del loro dispositivo, mentre i dispositivi Android “genereranno” automaticamente alcune app: un cambiamento che è destinato a portare la più alta adozione possibile del contact tracing, con l’obiettivo – secondo i ricercatori di Oxford – sull’abbassamento significativo dei contagi da Covid-19 in tutto il mondo. Tuttavia, lo studio di Oxford non è stato ancora sottoposto a peer review (valutazione da parte di esperti, con finalità di pubblicazione scientifica).

I ricercatori di Oxford – armati di nuovi dati sulla pandemia e di una migliore comprensione del sistema di notifica dell’esposizione di Apple e Google – hanno preso a modello tre contee dello stato di Washington (USA). I ricercatori hanno effettuato simulazioni per stimare l’impatto del contact tracing. Se gli strumenti di notifica dell’esposizione digitale fossero adottati da una percentuale compresa tra il 15% della popolazione e il 75%, significherebbe che tutti gli utenti in possesso di un smartphone utilizzano effettivamente il sistema. I modelli hanno mostrato che se il 75% delle persone utilizzasse un’APP di contact tracing, si potrebbe contribuire con la riduzione dei decessi fino al 78% e dei nuovi contagi fino all’81%. Con un “tasso di adozione” dell’APP del 15% significherebbe comunque un 11,8% di morti in meno e un 15% di nuovi contagi in meno. In ogni caso un risultato positivo.

I ricercatori dell’università inglese sperano che tali modelli possano portare un po’ di chiarezza sul ruolo della tecnologia nella lotta contro la pandemia. Nei dieci mesi trascorsi da quando è apparso il Covid-19 sulla scena mondiale, sono state proposte decine di soluzioni tecnologiche per combattere la pandemia; ma la comprensione di come o se può funzionare un approccio innovativo come questo in esame è molto scarsa. I precedenti studi sul contact tracing sono stati ampiamente distorti. Un fraintendimento circa un precedente studio di Oxford dell’aprile 2020 ha portato a credere che le app di contact tracing debbano essere necessariamente adottate almeno dal 60% della popolazione nazionale prima che possano avere qualche effetto. Poiché nessun paese ha raggiunto un tale tasso di adozione, in molti additavano tale mancato raggiungimento come un fallimento. In realtà, lo studio di aprile era ben diverso: anche piccoli livelli di adozione possono salvare vite umane se combinati con altre misure di prevenzione e di contenimento come il distanziamento sociale, test rapidi ed efficaci, mascherine e cure mediche.

Una recente ricerca dell’University College of London è giunta a conclusioni simili: gli strumenti digitali sono efficaci quando si integrano con altre misure di prevenzione. Paesi come l’Irlanda e la Germania considerano i loro strumenti digitali per il contact tracing un successo. Entrambi sono al di sotto del 60% di adozione, ma stanno comunque riscontrando un successo grazie alla “rottura delle catene dei contagi” e alla riduzione del numero dei ricoveri. Per Oxford è un successo che le app di contact tracing nel Regno Unito e negli Stati Uniti abbiano il potenziale per ridurre significativamente il numero di casi, di ricoveri ospedalieri e di decessi a tutti i livelli di adozione da parte della popolazione. Il nuovo studio ha anche esaminato l’impatto della ricerca manuale dei contatti. Si è concluso, come per gli studi precedenti, che la strategia più efficace è quella di combinare gli “interventi”. La ricerca digitale e la ricerca manuale dei contatti funzionano meglio insieme quando integrano il distanziamento sociale. E il risultato può riguardare un minor numero di quarantene e la possibilità di riaprire i vari settori economici in modo più rapido e sicuro.[4]

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  1. Four months of the COVIDSafe contact tracing app: Where are we now? The New Daily
  2. Corona-Warn-App als Lebensretter: Wichtiger Meilenstein bereits erreicht. Chip365
  3. COVID-19 Contact Tracing Apps Reach 9% Adoption In Most Populous Countries. Sensor Tower.
  4. Coronavirus tracing apps can save lives even with low adoption rates. MIT Technology Review. 

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