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Come deve cambiare la scuola quando i compiti li fa l’AI



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Gli studenti usano l’Intelligenza Artificiale per studiare e scrivere: ignorarla o vietarla non funziona. Il nodo non è “scoprirli”, ma cambiare cosa misuriamo. Serve ripensare verifiche e valutazioni per premiare comprensione, ragionamento e metodo.

Pubblicato il 23 gen 2026

Marco Camisani Calzolari

Tecnologo, Scrittore, Divulgatore, Esperto e Docente di Comunicazione Digitale



social 16 anni

I compiti non li fanno più gli studenti. Li fa l’Intelligenza Artificiale. E la scuola deve urgentemente cambiare, profondamente.

Partiamo da un fatto che ormai è sotto gli occhi di tutti: gli studenti usano l’AI. La usano a casa, la usano per studiare, la usano per scrivere, la usano per capire. Fingere che non esista non serve. Vietarla non serve. Provare a “beccarli” non serve.

Scuola e intelligenza artificiale: perché i detector non bastano

I detector per scoprire se un testo è scritto dall’AI non funzionano come ci raccontano. Sono pieni di falsi positivi. Uno dei casi più noti riguarda la Dichiarazione d’Indipendenza americana. Inserita in uno di questi strumenti, è stata classificata come testo generato dall’Intelligenza Artificiale al 99,9%.

Un documento del Settecento, scritto da esseri umani, accusato di essere artificiale. Questo ci dice una cosa molto semplice: se uno strumento sbaglia su un testo storico, può sbagliare anche su un tema di uno studente.

Quando l’errore diventa un’accusa

Ho incontrato alcune scuole che mi hanno raccontato casi documentati di studenti accusati ingiustamente. Compiti ben scritti, lessico curato, struttura chiara. Bollino rosso. Accusa. Ansia. Colloqui con i genitori.

Poi magari lo studente sa spiegare tutto a voce, passaggio per passaggio. Quindi era vero. Il problema non è lo studente. È il metodo.

Come usare l’AI a scuola senza smettere di studiare

A scuola l’AI può essere usata bene. Può spiegare un passaggio che non è chiaro. Può rispiegare dieci volte la stessa cosa senza stancarsi. Può adattare una spiegazione al livello di chi studia.

Può diventare una palestra, uno spazio dove ci si allena prima della prova vera. Se uno studente usa l’Intelligenza Artificiale per capire un ragionamento di matematica, per farsi spiegare un periodo storico, per migliorare un testo e poi discuterlo, sta studiando.

Sta usando uno strumento, esattamente come un libro, come un dizionario, come una calcolatrice usata con criterio.

L’AI come alleato, non come scorciatoia

Il punto allora non è scoprire se l’AI è stata usata. Il punto è capire cosa misuriamo. Se continuiamo a valutare solo il prodotto finale fatto a casa, stiamo valutando chi sa usare meglio gli strumenti, non chi ha capito davvero.

E questo valeva anche prima dell’Intelligenza Artificiale.

Verifiche da ripensare: valutare il processo, non solo il risultato

Le verifiche devono cambiare: più frequenti, più brevi, fatte in presenza, senza schermi. Prove scritte essenziali, colloqui orali veri, esercizi svolti davanti al docente.

Momenti in cui lo studente deve spiegare come è arrivato a una risposta, non solo la risposta.

Ci sono casi straordinari di docenti che hanno già capito tutto questo, ma la scuola, nel suo insieme, non è ancora cambiata. Ripensarla non deve essere una cosa per pochi. Deve essere per tutti.

La scuola e intelligenza artificiale: una scelta urgente

L’AI c’è e non se ne può andare: deve diventare un alleato. Serve a studiare, a prepararsi, a chiarire. Se non facciamo questo passaggio, succede una cosa semplice: i compiti li farà l’Intelligenza Artificiale.

Gli studenti smetteranno di studiare davvero. Non per pigrizia, ma perché il sistema glielo permette. L’AI è qua. La scuola deve ripensarsi ora.

Non per inseguire la tecnologia, come tutti i tablet sui banchi, ma per tornare a misurare ciò che conta davvero: la testa degli studenti.

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