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millennials e lavoro

Quello che ho imparato incontrando gli studenti con l’alternanza scuola lavoro

I ragazzi sono curiosi, hanno la condivisione nel DNA (anche se spesso non conoscono il significato dell’espressione sharing economy), hanno voglia di emergere ma hanno bisogno di guide per prepararsi al futuro ed essere pronti al mondo del lavoro. Ecco perché scuola e aziende devono cambiare e come

06 Feb 2019

Andrea Radin

Business Analyst e Consulente GDPR


Sono molte le cose che si danno per scontate sugli studenti di oggi. Sono probabilmente gli stessi pregiudizi che ogni generazione ha rispetto alla precedente. Per questo bisogna, sempre, sforzarsi di conoscere e ascoltare questi ragazzi, per sentire la loro energia e la loro voglia di emergere. Anche la scuola e le aziende devono farlo: per quanto difficile possa sembrare bisogna cambiare metodo di insegnamento, coinvolgendo i coinvolti i professori in un percorso di aggiornamento professionale e serve un patto generazionale per mettere a sistema e creare valore dalle molte capacità delle nuove generazioni.

Le cose che ho imparato sugli studenti

Grazie all’alternanza scuola-lavoro ho potuto incontrare in tre anni 3000 ragazzi e ragazze, girando tra licei, istituti professionali e istituti tecnici. E sicuramente ho imparato più io da loro che loro da me.

Io sono uno dei primi Millennials, quelli “nuovi”sono un altro mondo. Nel 2001 facevo la terza superiore. Nel 2019 incontro gli studenti nati nel 2001 e sono in terza superiore.

Mentre parli di come realizzare un progetto, mentre spieghi i blocchi del business model canvas e affronti il mondo dei clienti, dei canali, del valore, delle risorse, metti gli studenti alla prova, fai domande, la cosa particolare è che la percentuale di mani alzate non cambia tra le diverse tipologie di scuole.

In quelle due ore, escono fuori dai muri della scuola, sentono termini nuovi, che identificano in sostanza cose che sanno già, lavorano in gruppo e si mettono alla prova.

Sono curiosi e si sentono parte del mondo: se chiedi agli studenti le novità tecnologiche o i fatti che stanno caratterizzando il mondo, ti sanno rispondere. Quando fai vedere video o parli di argomenti che non conoscono, ma fanno parte del loro mondo (tecnologia, applicazioni, nanotecnologie, crowdfunding, realtà aumentata, artigianato 2.0), rimangono in silenzio a guardare.

La condivisione è nel loro DNA (dal saper fare – al far sapere): grazie a Internet, ai social e alla sharing economy (parola che gli studenti non conoscono, ma sistema che utilizzano quotidianamente), i ragazzi sono abituati a condividere, aspetto importante che li differenzia dalle precedenti generazioni concentrate più sul “fare”. Questo sarà il punto di forza, la rivoluzione che farà evolvere il nostro Paese: avrà un grosso impatto nel nostro sistema economico perché questa generazione farà conoscere le cose che sappiamo fare, ma che il mondo non conosce, le eccellenze tanto richieste ma che oggi rimangono nei confini delle nostre PMI.

Interazione e coinvolgimento: in un mondo che ti stimola in continuazione con informazioni, dati, applicazioni e strumenti, gli elementi di distrazione sono molti e l’attenzione cala (questione che non riguarda solo i giovani). Le tradizionali lezioni frontali non sono più efficaci e la chiave di svolta è l’interazione che genera coinvolgimento ed infine partecipazione: provate a fare domande, mettere in discussione loro percezioni e convinzioni, parlare di cose che non conoscono e vedrete i loro sguardi cambiare.

Cambiare metodo di insegnamento sicuramente non è facile: sarà fondamentale dare agli insegnanti quegli strumenti e metodi per poter evolvere il loro modo di insegnare e non disperdere valore che possono trasferire agli studenti.

Infine i ragazzi vanno coinvolti in lavori di gruppo e vederli lavorare assieme, discutere, alzare la mano per chiedere spiegazioni, mostrare alla lavagna il lavoro completo con i post-it è la maggior soddisfazione che si possa avere. È il segnale che sarebbero disposti a continuare a fare altri progetti, lavori, apprendere e soprattutto acquisire nuove competenze, che saranno utili, magari tra qualche anno.

Verso una scuola 2.0

Da un lato non possiamo aspettare che il mondo dopo le superiori e delle aziende si occupino di formare e fornire quelle competenze necessarie e richieste dal mercato stesso: a quel punto è troppo tardi. Dall’altro non è sufficiente dotare le aziende di connessione a banda larga, lavagne digitali o laboratori tecnologici. Inoltre in un mondo veloce, iperconnesso, dove alla base ci sono la condivisione, l’interazione e la creazione di una rete della conoscenza, non è possibile avere ancora percorsi di studi a compartimenti stagni (liceo, istituto tecnico industriale, commerciale, istituto professionale).

Occorre cambiare il modello di insegnamento che tenga conto dei seguenti aspetti:

  • Inserimento di materie di studio, in tutti i percorsi scolastici, legate al presente, per esempio sul digitale, project management, programmazione, sharing economy, internet delle cose;
  • Revisione dei piani di studio e creazione di piani trasversali tra diversi percorsi scolastici;
  • Passare dalla logica di insegnare e dare informazioni a creare la base, che possiamo definire Mindset, gli strumenti e la “cassetta degli attrezzi” per far fronte ad un era dove ci sono un eccesso di informazioni, una evoluzione continua

L’alternanza scuola-lavoro è solo un primo passo

Non è possibile che ci sia il percorso di insegnamento sulla bioedilizia e l’efficienza energetica, ma nessuno sappia cosa siano le Smart City.

L’alternanza scuola lavoro è un primo passo che deve evolvere: vanno coinvolti i professori in un percorso di aggiornamento professionale che mostri quali siano gli scenari presenti e futuri e gli strumenti che dovranno adottare per preparare i ragazzi.

Le aziende devono entrare in modo più attivo nelle scuole, per capire e conoscere come sono queste nuove generazioni, preparare per tempo programmi formativi e apprendimento da sviluppare durante il percorso scolastico.

Le aziende si devono preparare per quanto questa generazione entrerà nel mondo del lavoro: da un lato i giovani sono abituati a essere connessi velocemente, utilizzare applicazioni e soluzioni che interagiscono tra di loro con semplicità; dall’altro nelle aziende troviamo reti lente, programmi obsoleti che si caricano lentamente.

Un patto generazionale

Va fatto un patto con le generazioni precedenti per sviluppare quel potenziale, quel valore che è l’insieme delle competenze e conoscenze che hanno appreso e sviluppato in questi anni assieme alle nuove capacità che le nuove generazioni hanno, mettendole a “sistema”: pensate a fare operazioni, fasi di lavoro, produrre materiali e macchinari con maggiore efficienza, risparmiando tempo, riducendo gli sprechi, ottimizzando il carico di lavoro delle persone, spostando il focus sul sapere e miglioramento. Per questo motivo una delle sfide sarà quella di far capire ai responsabili più anziani che dev’essere un onore trasferire il proprio sapere e non aver paura di perdere il “potere” e sentirsi non più indispensabili (c’è il rischio di perdere tanto).

I giovani hanno bisogno di guide per prepararli al futuro ed essere guidati nel mondo del lavoro. Vivono in un mondo, quello digitale, dove molte cose sono scontate ma a cui non sanno dare un nome. I primi Millennials vista la vicinanza di età possono fare da collante tra loro e le precedenti generazioni. Questo permetterebbe di trasferire quel sapere che con gli strumenti a disposizione oggi possono creare quella rete della conoscenza, che è il nostro patrimonio.

Sono il nostro futuro! Ogni volta che incontro nuove classi e nuove scuole, ne sono sempre più convinto guardando i loro occhi. Hanno quel distacco da un passato che è ancora la nostra zavorra; sono presenti nel mondo e hanno un’energia e qualità che, se noi generazioni passate sapremmo mettere a sistema, faranno fare un salto al nostro Paese.

Questi ragazzi hanno conosciuto la crisi e vogliono riscattarsi. Hanno bisogno di essere ascoltati e di sapere che hanno un valore che è da far emergere. Bisogna essere onorati di lasciare un segno lungo il loro percorso, vi invito a farlo se avete qualcosa da dire a questi ragazzi, che arrivano da un altro mondo.

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